Nella formazione storica della band capitolina militavano i fratelli Gianni e Vittorio Nocenzi (tastiere e pianoforte), Francesco di Giacomo (voce), Rodolfo Maltese (chitarra; e occasionalmente fiati) e Pierluigi Calderoni (batteria); ma sono stati numerosi i cambi di personale, specialmente nella sezione ritmica.
Tra il 1972 e il 1985 pubblicarono ben dodici album, anzi: diciamo dieci, visto che Banco (1975) fu una specie di 'best of' in inglese e As in a Last Supper è solo la versione inglese di Come in un’ultima cena, 1976.
Come in un'ultima cena fu tra l'altro il terzo e ultimo album del Banco prodotto dalla Manticore Records (degli Emerson, Lake & Palmer). Un onore che, per quanto riguarda gli artisti del Bel Paese, la storica etichetta aveva riservato solo alla PFM.
È logico che, per gli amanti del rock progressivo, gli album del Banco da possedere a tutti i costi sono soprattutto il primo (ha fatto storia il vinile in una confezione a forma di salvadanaio di terracotta), il suo seguito dal titolo Darwin! e ovviamente Io sono nato libero: tutti usciti tra il 1972 e il 1973.
In quest'ultimo ci sono le splendide "Non mi rompete" (che fa capire in che maniera la band, similmente a Le Orme, riesce a nobilitare la forma "canzone") e "Canto nomade per un prigioniero politico" (che dura più di 15 minuti e rappresenta uno dei punti massimi del rock progressivo italiano). Darwin! è un concept album sull’evoluzione. E l'album di debutto contiene capolavori del prog rock come "Requiescat in pacem" e "Il giardino del mago" (lunga oltre 18 minuti).
Nonostante queste tre pietre miliari della musica in assoluto (al di là dei generi), ci si rattristisce ad apprendere che, presso la massa dei consumatori, la loro canzone più famosa sia "Moby Dick", pezzo del 1983 la cui risonanza li portò, due anni dopo, a partecipare al Festival di Sanremo (con "Grande Joe"). (Molto popolare anche "Paolo Pa", dall'album Urgentissimo del 1980.)
... di Terra
(1978)
Primo album a recare il solo nome "Banco"
... di Terra e l'album successivo Canto di Primavera ('79) sono stati gli ultimi due dischi in studio davvero belli del Banco prima che finalmente uscissero - in tempi recenti - Transiberiana e Orlando: Le Forme dell'Amore, che sono riusciti, in qualche modo, a rappacificare i fans con il gruppo. In mezzo, tutta una serie di album in studio pochissimo o per niente amati dalla maggioranza degli aficionados del BMS. Forse si salvano veramente, di quel periodo di transizione, solo il remake di Banco del Mutuo Soccorso (ossia l'album Salvadanaio, riproposto nel 1991) e il remake di Darwin! (stesso anno, 1991).
Dopo il deludente Il 13 (1994), un silenzio - almeno in sala di registrazione - durato ben 25 anni, fino all'uscita appunto di Transiberiana. Ma Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese, purtroppo, nel fattempo se n'erano andati (uno nel 2014, l'altro nel 2015) e Gianni Nocenzi aveva lasciato la band di gran lunga.
Line up di ... di Terra
(un album notevole, strumentale, ispirato dalla musica classica, in cui il progressive rock si inserisce al momento giusto)
- Rodolfo Maltese: electric & acoustic guitars, trumpet
- Vittorio Nocenzi: Crumar DS2 synth, Pari organ, electric piano, orchestration & conducting
- Gianni Nocenzi: piano, orchestrations
- Renato d'Angelo: bass
- Pierluigi Calderoni: drums, timpani, percussion
With:
- Alan King: flute, contralto sax
- Orchestra dell'Unione Musicisti di Roma
- Antonio Scarlato: orchestrations
I titoli dei brani, letti di seguito, compongono una poesia vergata da Francesco Di Giacomo:
“Nel cielo e nelle altre cose mute, terramadre, non senza dolore, io vivo.
Né più di un albero non meno di una stella nei suoni e nei silenzi di terra”.
Dunque il Banco si avvicina piano piano alla forma canzone pop più classica, abbandonando le lunghe composizioni tipiche del rock progressivo. Ma attenzione: lo fanno senza mai rinunciare alla qualità! E c'è sempre qualcosa di "traverso", richiami colti, allusioni anche letterarie nel loro (sigh!) pop.
Il cambio di strada è una scelta e noi non riteniamo di dover pronunciare la parola "pop" in maniera denigratoria: anche il progressive rock, alla sua nascita, era chiamato "pop" (pur se, più propriamente, si trattava di rock sinfonico - vedi i nostri articoli su Procol Harum e The Moody Blues -, andatosi via via arricchendo di elementi jazz - la Scuola di Canterbury, King Crimson, Van Der Graaf Generator e altri).
Una delle più belle composizioni brevi del Banco è la splendida "E mi viene da pensare" che è contenuta in Canto di primavera del 1979, album che segna l’abbandono (parziale!) del progressive e l’accettazione della forma canzone da 4 o 5 minuti. In questo che è il loro ottavo album, caratterizzato da suggestioni etniche e atmosfere pastorali, Giovanni Colaiacomo (dei Kaleidon) subentra al basso, sostituendo D'Angelo.
Siamo ancora su buoni livelli compositivi, i brani si ascoltano con piacere; tracce come "Sono la bestia", la terza dell'album, farebbero la loro porca figura in qualsiasi platter di qualsiasi gruppo di rock progressivo di ieri e di oggi.
Sempre ottimo il lavoro di tastiere dei fratelli Nocenzi; funzionale qui il canto di Di Giacomo, non centrale come in altre opere e tuttavia "sentito" nelle due ballad "Niente" e nella suddetta "E mi viene da pensare", le quali richiamano il lato più intimo e delicato del gruppo. In particolare colpisce la performance di "Big Francesco" nel secondo dei due brani citati, che verrà successivamente dedicato alla memoria di Demetrio Stratos - cantante degli Area che era venuto a mancare dopo una malattia proprio nel 1979.
Altra canzone "ricantabile" e bella nella sua intimità urbana che profuma di stanzette di adolescenti solitari è "Interno Città" (la più lunga del lotto, con i suoi 6 minuti e 46 secondi).
- Luigi Cinque: soprano sax, harmonica, Mongol mouth harp
- George Aghedo: percussions
Canto di Primavera rappresenta quindi un'operazione di rinnovamento stilistico del Banco del Mutuo Soccorso (Banco o BMS che dir si voglia). A così tanti decenni di distanza dall’uscita di questo disco, si può serenamente affermare l’evidente bontà dei pezzi. Canto di Primavera chiude con successo il periodo artisticamente migliore della formazione romana che, a partire da quel momento e per tutto il decennio Ottanta e buona parte dei Novanta, rimodellerà il proprio modo di scrivere canzoni, distanziandosi - in parte, almeno - dal glorioso passato.
Il nuovo Banco del Mutuo Soccorso, con Tony D'Alessio alla voce
10. "My Guitar is a Spaceship" (Single edit) 04:26
Che cos'èUnending Ascending
Un viaggio estatico che ci porta a fare da testimoni a situazioni in cui supernovae esplodono, galassie muoiono trasformandosi in qualcos'altro e gli orologi si fermano.
È come se Daevid Allen non se ne fosse mai andato: la sua eredità è stata raccolta degnamente dai suoi colleghi-eredi, non per ultimo da Torabi... Anche se alcune differenze con prima ci sono!
Nell'album personale Hip To The Jag c'è il suo stile inconfondibile; ci riferiamo a Kavus Torabi, cantante e polistrumentista iraniano naturalizzato inglese, noto per aver lasciato una traccia in vari gruppi (Knifeworld, The Utopia Strong, Gong, Guapo, Cardiacs). Hip To The Jag, suo (tardo) debutto solista, del 2020, è alquanto mistico e... "mesmerico". Disponibile su Bandcamp.
Kavus
Prima di morire (il 13 marzo 2015), Daevid Allen decise quali dovevano essere i musicisti che avrebbero dovuto continuare la saga dei Gong, procedendo sul sentiero mistico-visionario da lui inaugurato. Kavus Torabi (classe 1971, di origine iraniana) è uno di costoro.
Unending Ascending si apre con "Tiny Galaxies", una canzone psichedelica che avrebbe potuto anche essere stata scritta dai Pink Floyd nei giorni di Syd Barrett. Si procede con "My Guitar is a Spaceship" (insieme al brano precedente, uno dei singles dell'album), che ci proietta nello spazio a pieni motori ionitronici. Il sax dell'imprescindibile Ian East qui ci rende più limpida ed evidente l'immagine di elevate emissioni di onde firion e criptoonde...
Un momento! Cosa?
Piccola pausa, per spiegare meglio che cos'è Gong.
Il gruppo ha origine nel 1969 ed è stato parte della controcultura hippy, quella delle comuni. Esiste dunque da oltre 50 anni. E i suoi componenti (sia nel loro insieme, sia in altri progetti - numerosi side projects sono nati dalla costola principale, difatti), hanno agito sempre in maniera "incentivante", pur comportandosi come monelli giocosamente dispettosi. Fioriti alla Scuola di Canterbury, i Gong si sono rivelati essere più o meno una "classe" a parte, un genere diverso. Che, in realtà, trova riscontri in altri gruppi storici degli anni d'oro della psichedelia.
L'attuale formazione è quella che sta insieme da più tempo e fare un paragone con i Gong originali, quelli formati da David(o Daevid) Allen, è fuori luogo; o quasi. I Gong hanno avuto molte sfaccettature nel corso degli anni, inclusa una, durante l'era punk, fatta di sperimentazioni (Planet Gong), perciò non si può pretendere che questo album suoni allo stesso modo di Camembert Electrique, Flying Teapots, Pothead Pixies... Tuttavia, ci offre qualità 'alia', creandosi un motivo di esistere, un suo perché.
Rimarchiamolo: i componenti dei Gong odierni sono stati selezionati personalmente da Daevid Allen. Il mitico australiano ha fortemente voluto che la sua visione "mistica" continuasse anche dopo la sua scomparsa.
Al caos maniacale di Allen si è oggi sostituita una profondità - che definiremmo seriosa - che promuove la psichedelia a una faccenda quasi terapeutica, apparentata alla musica ambient (vedi la terza traccia, "Ship of Ishtar"). Le variazioni di tempo sono presenti, ma l'ultra-alta-fedeltà e il canto "corretto", modulato al punto giusto e all'altezza appropriata, avvicinano questi Gong, i Gong del Terzo Millennio, ai lavori solisti di Steve Hillage, ai già accennati Pink Floyd prima maniera nonché agli Ozric Tentacles (e giusto con questi, guarda caso, i Gong vanno ormai spesso in tournée).
In Unending Ascending, assoli di chitarra nitidi e scale dal suono orientale affrontano tastiere sibilanti e scintillanti. Il sassofono alterna parti jazz ad echi lamentosi - ed è ciò che rende quello attuale un "disco dei Gong". La sezione ritmica è costantemente al lavoro; inoltre, in ogni spazio disponibile vengono inseriti colpi e rulli extra di batteria.
Il quarto brano, "O, Arcturus", pur nella surrealtà da esso evocata, è ritmicamente più avanzato di "Ship of Ishtar", ma rimane un po' troppo sottile, un po' troppo evanescente. Questa evanescenza caratterizza in qualche modo l'intero album (almeno dalla terza traccia all'ottava) e viene a formare come una barriera tra l'ascoltatore e i musicisti; come una nebbia voluta. Torniamo al suono più noto e più amato dei Gong con "All Clocks Reset", canzone dapprima tranquilla e poi sempre più agitata, dal ritmo irregolare e - per fortuna - dalla sonorità accurata, netta.
"Choose Your Goodess" (traccia 6) parte con un bel ritmo rock che viene poi "spezzato" da un repentino gravitare nel cosmo per dopo ancora riprendersi (e via con il rock terrestre!) e dopo un po' di nuovo spararci fuori dalla navicella. Ian East, anche in questo caso, è superlativo ai fiati. È un grande pezzo della durata di quasi sette minuti, il secondo per lunghezza dopo "Ship of Ishtar".
È la volta quindi di "Lunar Invocation", altro brano da noi preferito insieme al precedente. Dal titolo, si evince - anche prima dell'ascolto - come e cosa può essere la musica: la follia seleniana dei Gong (e di Torabi) in tutta la sua peculiarità!
"Asleep Do We Lay" è la decorosa chiusura di un'opera che di sicuro la massa ignorerà e che molti altri - anche amanti del prog - non capiranno. Ma stiamo parlando dei Gong, quindi anche questo (triste?) dato di fatto si inserisce nel puzzle, alla fine.
Le ultime due tracce dell'album sono aggiunte assai gradite: "Tiny Galaxy (Single edit)" e "My Guitar is a Spaceship (Single edit)".
Planet Gong(per molti, l'emanazione migliore dei Gong)
"My Guitar is a Spaceship"
Tutto ebbe inizio con David Allen...
David Allen, che artisticamente si faceva chiamare Daevid Allen, nacque a Melbourne il 13 gennaio 1938 per spegnersi a Byron Bay il 13 marzo 2015. È stato un chitarrista, cantante, compositore e poeta australiano conosciuto soprattutto per aver fondato il gruppo di rock psichedelico Soft Machine (in Gran Bretagna, nel 1966) e il gruppo di space rock Gong (in Francia, nel 1969). [La sua biografia sembra un romanzo.] Viene talvolta accreditato con il nome di "Divided Alien".
Sciocco ma serio, semplice ma complesso, pazzo ma intelligente:
Camembert Electrique, del 1971.
Lo riascoltiamo quale omaggio a Daevid Allen, una sorta di Frank Zappa del Quinto Continente. Ma noi non rimpiangiamo soltanto Allen: noi ci ricordiamo anche di Gilli Smyth, cantante - e per un certo periodo compagna di Allen - che militò nei Gong e aggiunse alle canzoni ironia e malizia. Fu poetessa e pubblicò anche album propri. Molti dei brani bizzarri dei Gong erano opera sua.
Gilli lasciò il gruppo nel 1974 per dedicarsi ai propri figli, non prima però di aver collaborato ai tre capolavori Flying Teapot, Angel's Egg e You ("Trilogia di Radio Gnome").
Gilli
You (1974) è la terza parte della trilogia "Radio Gnome" (più propriamente: "Radio Gnome Invisible").
I Gong erano già un gruppo cult della controcultura e della psichedelia ma con questo album si superarono. Mentre gli altri membri avrebbero voluto fare un disco strumentale, Daevid Allen insisté per finire la storia di Zero the Hero, il quale, sul pianeta Gong, incontra strani personaggi dai nomi buffi. Il testo è a volte sussurrato, a volte cantato in maniera stridula e con strani accenti! Il viaggio del mitico Zero si concludeva con questo capolavoro, ma intanto l'universo dei Gong continuava a espandersi...
Tra i membri che hanno fatto la storia di questo glorioso gruppo: Steve Hillage, che nel frattempo ha 72 anni.
Steve Hillage (Londra, 2 ago. 1951). Ha suonato con i Gong, Egg, Khan - insomma: un po' dappertutto nella scena di Canterbury. Primo album solista nel '75: Fish Rising, ascoltabile qui.
Steve Hillage and Gong - "The Glorious Om Riff" (live 2023)
È in corso un acceso dibattito, su un certo gruppo di Facebook, a proposito di cosa sia "progressive" e cosa no. Un paio di persone hanno contestato agli amministratori del gruppo il fatto di aver inserito gli Area nella lista delle band "prog rock"...
Gli Area non sono "progressive"? Allora che facciamo, mandiamo al macero milioni di libri e riviste specializzate? E... Frank Zappa oppure i Magma... o i Can... i Gong... non sono forse "prog"?
C'è evidentemente chi confonde il symphonic prog (Genesis, Yes...) con il prog rock 'tout court'!
Gong - "You can't kill me", live
"My Sawtooth Wake", live
Il prossimo video è: "Sold To The Highest Buddha",
da Angel's Egg (seconda parte di "Radio Gnome Invisible"), 1973,
L'album Shamal uscì nel 1976.
Magie esotiche assortite! Sulla base di un jazzrock più o meno scolastico, ma comunque venato da trovate "trasversali".
Senza Daevid Allen ma con Pierre Moerlen (batteria, vibrafono, campane tubolari).
Bass Guitar, Voice: Mike Howlett
Flute, Saxophone: Didier Malherbe
Guitar: Steve Hillage
Keyboards: Patrice Lemoine
Percussion, Drums: Mireille Bauer
Violin: Jorge Pinchevsky
Voice: Miquette Giraudy
Prodotto da Nick Mason (sì, lui!)
Tecnici del suono: Ben King, Simon Heyworth
"Tic-toc, Pussycat, Tropicalfish"
(dal vivo)
Altro musicista importante che ha gravitato intorno ai Gong: Allan Holdsworth (ex Nucleus, Tempest, Soft Machine).
Holdsworth ha suonato con i
Pierre Moerlen's Gong
(1976: Gazeuse!,1978: Expresso II,1979: Time Is the Key)
e con i Gongzilla.
Nato a Bradford nello West Yorkshire, Inghilterra, il 6 ago. 1946, questo chitarrista e compositore, spirato il 15 aprile di sei anni fa in California, ci ha regalato, oltre ai suoi album da solista, l'eredità della sua impronta creativa collaborando con diverse formazioni, soprattutto in ambito prog e jazz-fusion: oltre alle due su citate, anche Soft Machine, Bill Bruford, Tempest, U.K...
Un altro ramo della famiglia dei Gong! Formati nel 1994 dal chitarrista Ben Lozaga e dal bassista Hansford Rowe, i Gongzilla vennero completati dal chitarrista Allan Holdsworth, dal percussionista Bobby Thomas Jr. e dal vibrafonista Beniot Moerlen. Il loro debutto fu Suffer, dal suono più hard rock che nei Gong di Pierre Moerlen.
E che dire dei grandi reincontri? The Gong Family Unconvention!
Dalla "Unconvention" è sortito 2032, grande e folle album (pubblicato nel 2009) consistente in 14 tracce.
The Gong Family Unconvention, nel club Melkweg di Amsterdam, fu un evento di tre giorni tenutosi nel novembre 2006 e vi parteciparono tutti gli elementi allora ancora in vita dei Gong.
2032 rappresenta la prima volta dopo You del 1974 in cui Steve Hillage ha registrato insieme al fondatore dei Gong, Daevid Allen. 2032 è una specie di quarta parte, non epilogo bensì continuazione della trilogia di "Radio Gnome" (composta, lo ricordiamo, da Flying Teapot del 1973, Angel’s Egg anch'esso del 1973 e You, 1974).
Line-up stellare quella di 2032: Daevid Allen (chitarra, voce), Steve Hillage (chitarra), Gilli Smyth ("space whisper" e poesia), Miquette Giraudy (synthesiser), Mike Howlett (basso), Chris Taylor (batteria) e Theo Travis (sax e flauto).
I membri originali dei Gong Steve Hillage, Daevid Allen, Gilli Smyth e Miquette Giraudy hanno composto le canzoni di 2032 mentre si trovavano in Australia.
Ma perché 2032?
Perché il 2032 viene indicato come l'anno in cui il Pianeta Gong avrà un "full contact" con il Pianeta Terra, allo scopo - per citare le parole di Allen - di "scrivere un nuovo importante capitolo nella mitologia Gong, che è in continua evoluzione".
I Gong: sempre fantastici. A febbraio 2021 era uscito un doppio album, Pulsing Signals, con registrazioni dal tour 2019, mentre i fan continuavano a premere per un nuovo 'studio album'.
I musicisti - Kavus Torabi, Fabio Golfetti, Ian East, Dave Sturt e Cheb Nettles, come sappiamo scelti da Allen prima che lui morisse - portano avanti le visioni del rimpianto padre fondatore.
Il leggendario gruppo sembra voler traghettare la psichedelia progressive-sperimentale che lo contraddistingue anche nei secoli a venire. E forse nei millenni a venire!
Recensione su Arlequins:
"Dopo la dipartita di Daevid Allen, le redini dell’universo Gong sono passate saldamente nelle mani di Kavus Torabi (già protagonista con Cardiacs, Guapo, Knifeworld, Die Laughing e numerosi altri progetti). L’eredità di questo marchio importante non poteva trovare musicista migliore..."
Febbraio 2023 - Anche senza il rimpianto Daevid Allen, l'attività della band prosegue. Nuovo album in vista, come richiesto a gran voce dai fans. [E quest'album diverrà Unending Ascending.] Per molto tempo i Gong sono stati, in pratica, The Steve Hillage Band. Finché Hillage, nel 1991, non scese da quel pianeta, per tornare a risalirci solo a tratti, decidendo di occuparsi della propria attività solista e di collaborare soprattutto con Miquette Giraudy in un gruppo dal nome System 7.
Fino a ieri, in pratica, gli stessi musicisti dei Gong suonano non raramente sotto il nome Steve Hillage Band!
Back to where it started...
Gong are in Canterbury, at Dog House Studios, working on the final piece of our new album which we’ll be recording next week for release later this year, before we once again morph into The Steve Hillage Band for a UK tour next month.
"Tiny Galaxies", official video
"Tiny Galaxies" è un brano che possiamo ascoltare sul nuovo album dei Gong, Unending Ascending, uscito a novembre '23. Per l'ascolto e l'acquisto:
The Lodge: la "continuazione" elegante degli Henry Cow.
John Greaves, Peter Blegvad, Kristoffer Blegvad, Jakko Jakszyk, Anton Fier, Lisa Herman. Fantastico! Album registrato a New York con l'aggiunta a Cambridge (GB) di sovraincisioni. Purtroppo rimase l'unico lavoro della promettente formazione.
La storia di The Lodge parte da lontano...
1975. In seguito allo scioglimento degli Slapp Happy, band che si era in parte fusa con i più politicizzati Henry Cow, il chitarrista e cantante Peter Blegvad tornò a NYC per lavorare nel mondo dei cartoni animati. Non abbandonò del tutto la musica... anzi! Con John Greaves, bassista degli Henry Cow, e con la cantante e pianista Lisa Herman, realizzò l'album Kew. Rhone. Lo spirito della scena di Canterbury sembrava essere rimasto invariato. Rianimato e carico al massimo, Peter Blegvad tornò in Inghilterra nel 1982, dove lavorò con diversi musicisti, ma il successo rimase men che modesto. Quattro anni dopo, riattraversò il Grande Stagno. Negli States collaborò con The Golden Palominos, guidati da Anton Frier, ex batterista dei Pere Ubu.
Il gruppo The Lodge ebbe vita breve anche perché i singoli membri erano impegnati in vari, anzi troppi progetti; sia collettivi che individuali. Realizzarono un unico album (questo. Acquistalo su Bandcamp) e arrivarono a esibirsi soltanto in piccoli club del Greenwich Village e in location simili. (La loro era, in fondo, "pretentious music"... art rock.) In più, fecero qualche concerto europeo.
Formazione storica:
- Kristoffer Blegvad: voce
- Peter Blegvad: chitarra e voce
- Jakko Jakszyk: chitarra e flauto e voce
- Anton Fier: batteria
- John Greaves: basso, tastiere e voce
Altri musicisti e turnisti:
- Gavin Harrison: batteria
- Lyndon Connah: tastiere
- Steve Franklin: tastiere
- Nic France: batteria
Ulteriori supporti musicali per la registrazione dell'album furono forniti da:
- Gary Windo: sax tenore
- David Hofstra: contrabbasso
- Michael Blair: percussioni
- Chris Botti: tromba
- Deborah Berg e Jane Edwards: voci secondarie
Formazione del 2008:
- John Greaves: voce e pianoforte
- Peter Blegvad: programmazione e voce
- Lisa Herman: voce femminile
- Jef Morin: chitarra
- David Lewis: tromba e flicorno
- Daniel Yvinec: basso
- Simon Goubert: batteria
- Cecile Bohler: cori
Peter Blegvad (New York, 14 agosto 1951) è un musicista di avant-progressive rock nonché fumettista. Noto soprattutto per aver fatto parte degli Slapp Happy (la cui strada si sovrappose, per lo spazio di due album, a quella degli Henry Cow).
John Greaves (gallese, nato il 23 febbraio 1950) è stato un membro degli Henry Cow, dei National Health e del supergruppo Soft Heap.
Michael „Jakko“ Jakszyk (propriamente: Michael Lee Curran, nato l'8 giugno 1958 a Londra) ha collaborato con David Jackson, Gavin Harrison, Franco Battiato... È stato ne The Tangent. E avrebbe più tardi sostituito Adrian Belew nei King Crimson.
La storia del Rock Progressivo è approdata a Taranto con Richard Sinclair
di Vito Piepoli
Sinclair è considerato uno dei capostipiti della “scena di Canterbury”, corrente del rock progressivo che si è sviluppata tra gli anni
Sessanta e i primi Settanta, legata anche alla contaminazione di generi come il rock psichedelico, il jazz, la musica d’avanguardia e la musica elettronica.
È tra i fondatori di gruppi fondamentali di questa scena nata nel Kent in Inghilterra, come Wilde Flower a soli 15 anni, Caravan ed Hatfield and the North, e membro in altrettanti gruppi
come Camel, National Health, In Cahoots.
Nel 2006 ha lasciato la sua storica casa di Canterbury per trasferirsi definitivamente in Italia, in un trullo a Martina Franca (Taranto).
La sua musica dopo tanti anni, ha la freschezza magica del tempo sempre vivo, la magia dei suoni ‘giusti’ e delle emozioni condivise, come si è ascoltato l’altra
sera nel progetto “Taranterbury band of dreams”, nell’Arena della Villa Peripato nella 4° edizione di Taranto Jazz Festival, sotto la direzione artistica di Antonio Oliveti.
Da sinistra: Vito Rizzi, Richard Sinclair, Angelo Losasso, Gianluca Milanese, Francesco Festinante
Il suono di Canterbury si è risentito, sospeso tra fremiti progressivi, spigolature jazz e d’avanguardia, schegge
di psichedelia, rock e vibrazioni elettroniche, melodie rigogliosamente poetiche e nel bisogno generale di ritrovare la magia, ormai quasi perduta, di fare musica mentalmente aperta e senza paraocchi.
Nel corso della sua carriera è stato circondato da tanti musicisti innovativi, sempre protesi a creare qualcosa di nuovo.
Per Sinclair la scrittura e la composizione non sono mai attività che si esauriscono con la registrazione dei brani, perché anche i pezzi più ‘definiti’ possono
essere sempre aperti a una reinterpretazione, la vita continua e sia il pubblico che i musicisti cambiano nel corso degli anni.
I concerti, invece, conferiscono nuova linfa alle composizioni, spesso con l’aiuto di nuovi musicisti.
E con lui voce e basso si sono esibiti, Francesco Festinante alla chitarra con la quale sua band ‘Il Sogno di Rubik’ arriveranno altre collaborazioni ed esibizioni, come quella avutasi
in occasione del concerto al Jackstore Social Club di S.Vito (TA) a settembre del 2022 e Vito Rizzi tastierista della stessa band.
Inoltre Angelo Losasso, batterista in pianta stabile da oltre vent’anni. Al flauto, Gianluca Milanese, unico flautista italiano ad aver suonato
con Joe Zawinul (Weather Report), attivo sul panorama italiano da 30 anni ed al fianco di Richard Sinclair da venti.
“La maggior parte della musica che ho fatto è stata possibile grazie al contributo di quelli che condividevano le mie stesse idee musicali; per questo ora sono felice con i miei nuovi
amici e spero di poter registrare presto nel mio studio personale, immerso nella natura. Mi piace ancora viaggiare e suonare dal vivo. Si cresce pensando ai soldi come a una priorità imprescindibile, piuttosto che a
cercare di raggiungere la felicità tramite la creatività personale” aveva riferito Richard Sinclair in una sua intervista.
Una cosa è certa, lui sul palco si diverte e lo si è visto anche da come duettava alla chitarra in sintonia con Francesco Festinante (foto) con il quale collabora da due anni e da
questa collaborazione è nata la registrazione di un brano e la composizione di brani inediti.
Sinclair e Festinante
La voce principale della scena di Canterbury, il canto e il basso di Richard Sinclair sono stati una costante fonte di gioia per gli amanti della musica di Canterbury presenti l’altra
sera.
Una voce profonda e bassa, la sua, un talento per melodie memorabili, il suo, che pochi possono eguagliare, oltre a una tecnica fantasiosa e fluida al basso.
Per gli intenditori, i brani eseguiti sono stati: "Rifferama", "What’s Rattlin", "Felafel Shuffle", "Out of the Shadows", "What in the World", "Disassociation", "In the Land of Grey and Pink", "Golf Girl" e "Who do you think you are".
L’atteso Richard Sinclair, bassista straordinario, improvvisatore instancabile e vocalist, nel corso degli anni ha portato il proprio contributo a decine di progetti nei territori
del rock progressivo e del British Jazz più avanzato.
A Taranto ha confermato di rimanere il portabandiera di una forma di canzone che incorpora armonie sofisticate, influenze ‘popular’ e humor di stampo tipicamente britannico,
in una commistione assolutamente unica.