10/26/20

ZAAL - 'Homo Habilis'

 Una delle novità più appaganti di questo 2020, Homo Habilis degli ZAAL!

Gli ZAAL fanno un bel fusion "groovy" con echi ethno. Formatisi a Genova nel 2002, dietro al progetto c'è il tastierista Agostino "McKor" Macor, che ha già suonato con la Maschera di Cera, Finisterre, Blunepal, Rohmer, Ombra della Sera, the Chanfrughen... Lo stesso Macor si considera un pianista di formazione classica "prestato" alle tastiere. (Ma ha suonato anche il theremin, in "Orpheus" de La Maschera Di Cera, rafforzandone il suono con il synth.)








In Homo Habilis abbiamo 8 brani più una "traccia nascosta". E il primo brano, "Meccanica Naturale", è anche la pietra angolare dell'album. Da qui in poi avremo a che fare con musica assai intrigante nei suoi voli sperimentalistici, ma sono suoni costruttivi, non distruttivi, e sporadicamente ci imbattiamo pure in citazioni coltraniane.

Macor ci presenta le sue composizioni al Fender Rhodes, e suona inoltre il pianoforte acustico (come in "Réveil (Post Big Bang)". Grande!) e i sintetizzatori, coadiuvato da

Paolo Furio Marassi contrabbasso,
Sergio Caputo violino,
Alessandro Quattrino percussioni...

... Emanuele Ysmail Minetti sitar...

E questo è solo il "core" della band. Abbiamo una cellista, un sassofonista, un trombettista... un flautista... e altri percussionisti/batteristi.

Completiamo la lista: 
Melissa del Lucchese violoncello, Francesco Mascardi sax, Roberto Nappi Calcagno tromba, Andrea Monetti flauto. Ospiti: Edmondo Romano legni e fiati, Mau di Tollo e Federico Branca batteria.




È musica colta che fa venire voglia di muoversi, andare. Si va dai toni delicati e semi-intimistici al jazz dalle sfumature medio-orientali, attraverso un'ottima elettronica cameristica. Con il violino di Caputo a fornire le sinuosità che rende il nostro viaggio più variegato. (Ma contribuiscono a ciò anche i fiati, per tacere del violoncello di del Lucchese)



Tracklist:

1. Meccanica Naturale
2. Revéil (Post Big Bang)
3. Presences
4. Broken Arm Impromptu
5. Homo Habilis
6. Jaime S*mmers
7. Instruments
8. Revéil (together project)
9. (Ghost track) Android Void


ZAAL "Homo Habilis" (LIZARD CD 0166)
Distribuzione: G.T. Music
Editore: Micio Poldo Edizioni Musicali.

Uscito a: Ottobre 2020

#NowPlaying su Spotify!





Discografia degli ZAAL (album)

La Lama Sottile Mellow Records 2004
Onda Quadra         AMS       2010
Homo Habilis      Lizard     2020






-- Avevamo già preannunciato l'uscita di Homo Habilis qui (click!).







Ecco l'album precedente degli ZAAL, risalente a ben dieci anni fa: Onda Quadra


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10/25/20

Daniele Sollo, l'esordio solista

 Avevamo già annunciato l'uscita dell'album (link: qui!) e adesso ne descriviamo in particolare tutte le tracce, ammettendo fin d'ora che quella che ci ha colpito di più, deliziando il nostro palato di cultori del prog rock, è stata senza dubbio la quinta, "Anytime, anyplace". Un brano davvero grandioso. 

Ma nell'affresco di Order and DisOrder, composto da sei titoli, si trova tutta la varietà di gusti e conoscenze di Sollo. Il bassista suona sia il fretless che il basso con i tasti, e qui arriva anche a proporre "qualcosina" del repertorio di musica classica che è stata parte importante della sua crescita. (Leggi l'intervista condotta da Donato Ruggiero).



L'album inizia con "11-IX-1683", che si richiama a una data storica: in quel giorno, a Vienna venne rintuzzato il tentativo dell'esercito ottomano di invadere la capitale... e, con la capitale, l'intero continente europeo. L'imponente attacco venne fermato dal re Giovanni III di Polonia, che, guidando personalmente la cavalleria polacca, riuscì a impedire l'espansione dei Turchi ottomani, appunto, nel Vecchio Continente. Un giorno cruciale per l'Occidente, quell'11 settembre (uno dei molti 11 settembre che sono riportati sui libri di storia!).
Il brano ha forma di canzone rock ed è "pesante" quanto basta per piacere anche agli appassionati del metal.


"Turn left" comincia con un'atmosfera ugualmente grave e qui si comprende che Pastorius e Squire sono stati tra i fari, tra le figure ispiratrici di Daniele Sollo, pur se apparentemente lontani tra di loro: per il ruolo che hanno dato al basso elettrico, che è non più uno strumento che “sta dietro” agli altri ma avanza allo stesso piano delle tastiere, delle chitarre...

"A journey" ci rammenta che il curriculum di Sollo è ricchissimo. Spulciando la sua vita, infatti, troviamo il musicista non solo nel ruolo di bassista prog e di sperimentatore, ma anche in orchestre di liscio e latin-jazz. "A journey" inizia in maniera rilassata e si snoda in mid-tempo, pur se con ventate di inquietitudine e impellenza. Probabilmente, dal vivo questo brano sarebbe capace di trasmettere emozioni anche forti, che qui vengono un po' stemperate dopo l'ascolto delle prime due tracce (che sono diventate due singles su digitale, gli apripista di Order and DisOrder).

Bella e fantasiosa "In my arms", che inizia con una simil-orchestra apparentemente gioiosa insistente sullo stesso fraseggio mentre parte una melodia cantata in tono basso che sembra andare - e va! - in tutt'altra direzione. Alla fine, è soprattutto il gioco a due tra il basso e quel sempre più disturbante coro (di archi?) che non vuole smuoversi di un millimetro...
 
"Anytime, anyplace" (di quasi dodici minuti) è il brano di certo più accessibile, in forma canzone lunga, suite. Da proporre e riascoltare più volte. Davvero ben fatto, con tastiere progressive tutte da godere, cantato un po' alla Fish e con, verso la chiusura, una chitarra elettro-ritmica superlativa, che poi diventa una chitarra solista dotata di tutti i carismi.

"Pavane in F# Minor" è una di quelle "stravaganze" che riprendono, rielaborandolo, un motivo della musica classica infondendogli nuovo ossigeno, nuove energie: a forza di corde distorte che lo rendono degno di diventare il soundtrack di qualche film, magari un western ambientato in una delle nostre giungle metropolitane...

È così che finisce Order and DisOrder, sei tracce che ribadiscono e riconfermano, rafforzandolo, il talento creativo e tecnico di Daniele Sollo.


Sollo ha già suonato con Fabio Zuffanti nel progetto Höstsonaten e con Il Cerchio Medianico di Stefano Agnini, tra gli altri. 

Per leggere altri particolari su di lui e la sua musica, vedi il nostro articolo precedente (clicca qui). Oppure leggi la sua biografia come ci viene presentata su Mat2020. 


Order and DisOrder.


Cantanti: Alessandro Corvaglia, Fabio Zuffanti, Marco Dogliotti.

Tastiere: Stefano Agnini, Luca Scherani, Jason Rubenstein. Samuele Dotti

Chitarre: Domenico Cataldo.

Batteria: Maurizio Berti, Valerio Lucantoni.


Daniele Sollo ha suonato chitarre, tastiere e... il n'a pas besoin d'être dit... il basso.





Per acquistare il CD: GT Music Distribution

         Publisher: MP & Records




Daniele Sollo fa la cover di "Come On Come Over" (Jaco Pastorius, 1976) su un basso della Biarnel Liuteria




Daniele Sollo Official Youtube Channel



10/24/20

Métronhomme - "Arkè"

È un brano dal loro "lockdown"-EP dal titolo Tutto il tempo del mondo - 1.òikos. Vedi il nostro articolo dedicato (clicca qui!).

"Arkè" racconta di paura, di terrore. Le sonorità oscure lo evidenziano, ma, per rendere maggiormente l'effetto, in coda è stato inserito l'ultimo discorso pubblico del presidente romeno Nicolae Ceaușescu (Bucarest, 21 dicembre 1989). Un audio terribile che - i ragazzi di Métronhomme ne sono ben consci - amplifica l'effetto "disturbante".

Il video è opera della videomaker Giorgia Tranquilli, moglie del pianista della band (Tommaso Lambertucci).


Curiosità; nel video si vede anche una mano, o meglio la radiografia di una mano... Beh, non è una finzione! Il chitarrista, Marco Poloni, si era fratturato un dito. In suo onore, è stato immortalato nel video di "Arkè", appunto, il suo arto attraversato dai raggi X...

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Tutto il tempo del mondo, quinto disco in studio del gruppo di Macerata, è nato in condizioni di difficoltà quasi estreme. L'idea di dare la stura a un "esperimento compositivo" per superare lo iato costrittivo è stata di Mirco (o Mirko) Galli, il bassista. I Métronhomme hanno iniziato nel secondo giorno del "lockdown", per essere precisi. Il problema era: non potevano usare la sala prove né andare a recuperare eventuali strumenti, trovandosi questi al di fuori dei confini comunali. (Conosciamo tutti le restrizioni imposte a causa del propagarsi del virus.)

Con l'eccezione di Lambertucci, che ha il pianoforte in casa e lo studio di registrazione nella sua cantina insieme all'intera strumentazione (una fortuna: così è stato possibile il mixaggio immediato del lavoro), gli altri si sono dovuti riorganizzare.

Marco, sprovvisto di chitarra elettrica rimasta in sala prove, ha utilizzato il pianoforte verticale che ha in casa (leggermente scordato, come si può sentire in "Quarantine", ma la band ha deciso di non scartare quel contributo proprio per l'effetto non artefatto); ha utilizzato inoltre il Maschine, strumento elettronico che si era comprato poco prima e dal quale è rimasto affascinato per via delle numerose possibilità sonore che esso offre; e ha usato altresì una chitarra acustica 12 corde di cui una rotta (!). Tutti gli effetti in "Di una Moneta che Cade" (terza traccia) è partita da un suo esperimento: collegare  la vecchia 12 corde al Maschine!




Mirko (il bassista) ha impiegato il periodo in casa costruendo il suo secondo basso (è bravo in falegnameria e in altri ambiti da homo faber!) e con quello ha registrato quasi tutti i nuovi pezzi. Ha usato anche un synth-bass. 

Andrea Lazzaro Ghezzi, il batterista, che non può suonare la batteria acustica nel suo appartamento (e la tiene in sala prove), si è sbizzarrito a trasformare diversi oggetti in strumenti percussivi (vedi nostro articolo).

Lo stesso Andrea ci racconta:

"Ho utilizzato un oggetto alla volta, cercando di ricostruire le ritmiche che avevo in mente, sincronizzando, alla fine, le varie tracce. È stato un lavoro tanto divertente quanto impegnativo! Spesso mi son ritrovato a ricominciare da zero perchè magari, la mattina dopo, non mi piacevano più le cose registrate il giorno precedente! Ma è stato fantastico sentire, di giorno in giorno, come crescevano i pezzi con gli arrivi via mail dei mix contenenti le aggiunte degli altri. Sorprendente soprattutto il fatto che le varie parti suonate senza comunicare direttamente tra noi fossero coerenti..."

Stupiamo nell'apprendere che una bacinella da bucato, usata come base ritmica, suona meglio di una cassa DW da 1000 €!

L'esito finale di questa vera e propria ricerca sperimentale... "coatta", in gruppo ma nel contempo separati, è davvero stupendo. I membri dei Métronhomme si sono divertiti a provare nuovi materiali e nuove tecniche. Ciò ha accresciuto la loro voglia di superare i limiti del fattibile. E, dopo aver terminato un paio di brani, hanno scoperto che erano sulla strada di potere e volere fare un album. Hanno perciò comunicato la loro idea a Vannuccio Zanella (il loro editore con la Micio Poldo) e a Loris Furlan, i quali li hanno sostenuti sulla fiducia.

Altro brano: "Supermarket"





Facit: un risultato geniale sul serio. Eccolo:






Tra arte sperimentalista, gioco e teatro: Métronhomme

 Una band dall'accento acuto!



Novità: Tutto il Tempo del Mondo

Etichetta: Micio Poldo Edizioni Musicali (MP Records)

Distribuzione: G.T. Music Distribution  e  Lizard Records



I Métronhomme sono:


Mirco Galli: basso elettrico

Tommaso Lambertucci: piano, synth

Andrea Lazzaro Ghezzi: batteria e percussioni assortite *)

Marco Poloni: chitarre, elettronica


Nel video: il single "Quarantine".


*) Cesta per la biancheria, rullante rovesciato, bacchette cinesi, piatti, bottiglia di birra, distributore di peperoncino, distributore di semi di sesamo, matite di grafite, bacinelle. NESSUN campionamento, NESSUNA drum machine: tutto suonato a mano.



Ascoltando certi gruppi ti accorgi subito quando c'è un background  "classico". È il caso di questo quartetto maceratese, che nutre una predilizione per le avanguardie. Non per niente i Métronhomme avevano esordito - nel 2005 - con L'Ultimo canto di Orfeo, vera e propria opera prog, ardita e animata da giustificata ambizione. Una meraviglia immaginifica, ricca di inserti jazz fusion e neoclassici davvero da antologia.



Dopo quel magico anno e quello straordinario lavoro, che occorrerebbe riproporre in continuazione dappertutto poiché è giusto che meriti lo status di "longseller", nella fucina dei Métronhomme erano stati manifatturati altri tre dischi. (Neve il titolo del secondo, Bar Panopticon quello del terzo.) L'ultimo è dell'anno scorso e si intitola 4

Con 4, questi musicisti si sono ritrovati ad abbandonare la cornice teatrale e il "concept" sensu stricto per sfogare la creatività in maniera più libera. E sono piovuti - non per la prima volta, ma forse più che prima - elogi.

Ed ora... Tutto il tempo del mondo!





Apprendiamo che l'EP attuale (il cui titolo esatto è: "Tutto il tempo del mondo - 1.òikos") è stato composto e registrato durante le restrizioni per il Covid-19. Una precisazione che ricorre spesso nelle uscite di questi mesi: dovunque, si avverte la necessità di un messaggio incisivo e immediato, una sorta di reazione all'invisa semiprigionia. I Métronhomme reagiscono usando il loro, di  linguaggio: musica colta, per spiriti abituati a trovare l'entertainment (lo spasso) in ambiti alternativi. In particolare in questo disco risalta il gioco allucinatorio e si fa leva sulla distorsione visiva... pur se Tutto il tempo del mondo - così come il release precedente, direi - non è ambientato esattamente nella dimensione onirica. C'è sempre una risata che cavalca il pentagramma e, nascosto dalla e nella risata, un essere sgomitante, in preda all'angoscia e all'orrore. Dunque: specchio perfetto dell'era presente!

[ Ecco come una band deve arrangiarsi in tempi di pestilenza! Leggi qui quali strategie e quali accorgimenti sono stati usati dai membri dei Métronhomme per il loro "esperimento compositivo". ]

Ma raccontiamo il disco traccia per traccia.

"Quarantine" (durata: 2:41) è il pezzo che apre Tutto il tempo del mondo ed è stato scelto come primo single dell'EP. Splendido intro a un viaggio realmente appagante, nonché una sorta di "ponte" tra 4 e il nuovo lavoro. 

Nuovo lavoro che richiede 24 minuti o poco più di ascolto, eppure è un'esperienza talmente intensa, richiamante sia il minimalismo di Philip Glass che lo stesso mix di ingredienti già usato dai Métronhomme nei dischi precedenti, che si arriva a credere, alla fine, di aver ascoltato un long playing, non un extended playing.



Il secondo brano "Come la Neve" (2:44) è una canzone piacevole, relaxed e dai risvolti degregoriani per certi versi; ma ovviamente i Métronhomme si muovono in una dimensione 'alia' rispetto ai nostri cantautori... 

... come dimostra infatti la track immediatamente successiva, "Di una Moneta che Cade" (4:26): un florilegio di rumori ed effetti speciali smorzati da una marcia post rock, alternative. E da questi recessi profondi (il Maschine qui dà il meglio di sé!) veniamo traghettati al...

"Supermarket" (2:11), dove forse la medesima moneta viene usata, sciupandola; e qui ci ritroviamo in una quasi monomaniaca situazione di stallo e avvertiamo che il mondo non ne può più di consumismo e trivialità, e agogna perciò...

...l'"Arkè" (3:51), il principio originario di tutte le cose, che ci si mostra con zampe di ragno (belli i bassi del pianoforte!). "Arkè" è un brano sulla paura, sul terrore. Le sonorità oscure lo evidenziano, ma, per rendere maggiormente l'effetto, in coda è stato inserito l'ultimo discorso pubblico del presidente romeno Nicolae Ceaușescu (Bucarest, 21 dicembre 1989). Un audio terribile che - i ragazzi di Métronhomme ne sono ben consci- amplifica l'effetto "disturbante". Da qui non si può che tornare ad apprezzare...

"Il Rumore del Mare" (3:01). 

È questo il secondo pezzo cantato: un minicorale dalla struttura talmente complessa che non si può che stare ad ascoltare e... tacere.

Il disco si conclude con (e ne) "La Città di K." (5:36), brano ispirato alla trilogia di romanzi di Ágota Kristóf. Si "sente" molto soprattutto Kafka, qui. Il nostro è un procedere per viuzze e viali con svolte acutangolari. All'oboe: Mohammed Amir Ibrahim. 

                        Totale: 24:30



Da notare che questo album - com'è tipico dei nostri giorni - è stato realizzato "a distanza", sfruttando la comunicazione cibernetica, la telematica. E, oltre agli strumenti, sono stati anche usati - come si legge sull'homepage della band - oggetti di uso quotidiano "trovati in casa e riadattati all’uopo. Questo modus operandi ha necessariamente influenzato il nuovo materiale musicale, caratterizzandolo con originali ed inedite sonorità rispetto ai lavori precedenti."

                      Tutto il tempo del mondo. 1.òikos. Publisher: Micio Poldo Edizioni Musicali (https://www.mprecords.it/)



Ora una piccola rivelazione sul titolo: come mai l'aggiunta "1.òikos"? È perché questo EP vuole essere la prima parte di due! Parte prima è stata realizzata in "òikos", a casa quindi. E la seconda (2.) nascerà, speranzosamente, "all'aria aperta".

L'obiettivo dei Métronhomme è di poter poi unire i due EP in un unico CD, quale monumento da ergere ai nostri giorni sì strani.


 Due copertine dall'opus totale del gruppo











MÉTRONHOMME

Discography and Productions



2005 - "L'Ultimo Canto di Orfeo" -  theatral show and CD, produced by Métronhomme

2008 - "Neve" - theatral show, adapted from the book "Neve" by Maxence Fermine, music and production by Métronhomme

2010 - "Bar Panopticon" - theatral show, write by Métronhomme, music by Métronhomme, produced by A.M.A.T., Comune di Macerata, and Métronhomme

2019 - "4" - LP 33 rpm, 180gr. numbered limited ed., produced by Métronhomme, distributed by Lizard Records, G.T. Music distribution, Micio Poldo edizioni musicali

2020 - "Tutto il Tempo del Mondo - 1.òikos" - EP produced by Métronhomme, Micio Poldo edizioni musicali



Métronhomme 4 LIVE è stato presentato per la prima volta il 12 aprile 2019, presso il teatro Politeama di Tolentino (MC) recentemente ristrutturato. Nei live, le musiche, eseguite rigorosamente dal vivo, sono accompagnate dalla contestuale proiezione di una selezione di evocative immagini cinematografiche operata da Riccardo Minnucci.




Il disco 4 è liberamente disponibile per l’ascolto su Spotify e sulle altre piattaforme comuni.




Il vinile di 4 è distribuito e si può acquistare nei siti della G.T. Music Distribution (www.gtmusic.it), e della Lizard Records (www.lizardrecords.com) o su Discogs.com.


I Métronhomme sono attivi e disponibili anche per la composizione e l’adattamento di musiche e colonne sonore per spettacoli teatrali, audiovisivi, film, cortometraggi, video pubblicitari, videogiochi, etc…, e per la partecipazione a festival e rassegne musicali.



Pagina Facebook della band 

Mail della band: metronhommeband@gmail.com 





I Métronhomme su Spotify

Youtube channel

ProgArchives page

 


10/23/20

Webradio davvero speciale: Tao Radio


Dal Molise al mondo con... tanta anima musicale.


Una delle trasmissioni che vi raccomandiamo di Tao Radio è quella del venerdì dalle 18:00 alle 19:00.

Si chiama Scritture e Riletture del prog italiano Anni 70. (Cover prog!!)


Scritture e riletture
Nella puntata di oggi, venerdì appunto, c'era la seguente scaletta:

-
Hautville
- Non mi rompete (
Banco del Mutuo Soccorso - Official
) dall'album "Le Moire" (SPQR, 2013)
-
Finisterre
- Alta Loma Five Till Nine (
PFM Premiata Forneria Marconi
) dall'album "Zarathustra's Revenge" (Mellow Label Production @Mauro Moroni)
- Audio - Sguardo verso il cielo (
LE ORME
) dall'album "Zarathustra's Revenge"
-
Quintorigo
- Luglio Agosto Settembre Nero (Area - International Popular Group) dall'album "Il Cannone" (2006)
-
Mary Newsletter
- In un vecchio cieco (
OSANNA
) dall'album "Zarathustra's Revenge"
- Odessa - Alzo un muro elettrico (
Il Rovescio Della Medaglia
) dall'album "Stazione Getsemani" (1999)
- Eftus - Favole Antiche (Celeste -
Ciro Perrino
) dall'album "Zarathustra's Revenge"
LIVE @
TAO studios
 Ascolta la buona musica su Tao Radio!

10/18/20

Prog strumentale (alcuni esempi)

 Il progressive rock ci ha abituati a lunghi bridge strumentali, ma cosa ne pensiamo degli album e/o dei brani prog meramente strumentali? C'è una lunga tradizione di rock non cantato, o dove il cantante interviene raramente. Sì sì, è l'"instrumental rock", oggi sinonimo di rock sperimentale.

Quando nacque il rock'n'roll, in effetti, prima dell'esplosione della British Invasion, erano più gli artisti e i complessi che suonavano musica strumentale che cantata. Si è passati così dai leggendari The Ventures a Ozric Tentacles & Co.


A proposito degli Ozric Tentacles, cavalieri dello spacerock / psychedelic rock, trovate qui una traccia dal loro nuovo album Space for the Earth (2020).




***


 Passiamo ai Nodens Ictus, progetto parallelo dei suddetti britannici Ozric Tentacles. Sono nati così: Ed Wynne e Joie Hinton, rispettivamente chitarrista e tastierista degli OT, ricevettero dal Crypt Club in quel di Deptford (nel sud di Londra) l'incarico di produrre musica "ambient" per la "sala relax" del locale. Ne uscì dapprima un'audiocassetta dal titolo The Grove of Selves, più tardi riversata su CD... Comunque l'attività dei Nodens Ictus non finì lì e il duo diede concerti o fece da spalla agli stessi Ozric Tentacles. Momentaneamente i membri sono Ed Wynne e, alle tastiere, suo figlio Silas Neptune. Tre album sul conto dei Nodens Ictus, i cui suoni immaginifici sono a tinte forti, spazial-ipnotici e non troppo rilassanti a dire il vero: The Grove of Selves (1987), Spacelines (2000) e The Cozmic Key (2017).




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Indietro nel tempo... Continuum, gruppo che era residente in Olanda. Un solo album per loro, nel 1971: Autumn Grass.
Membri: Yoel Schwarcz (Classical guitar, Flute, Harmonica, Recorder, Saxophone); Tim Rice (Organ, Piano); Peter Billam (Bass Guitar, Electric Guitar); Harvey Troupe (Drums).



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Gli svedesi Agusa (uno dei gruppi preferiti di Prog Bar Italia) si esprimono non sempre, ma quasi sempre, in maniera prettamente strumentale. Ad esempio così:



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      Arti & Mestieri - Tilt
Era il 1974 quando esordiva questo ensemble  di straordinari musicisti. Stessa etichetta degli Area (Cramps) ma niente slogan politici cantati. Tuttavia, ancora oggi il suono conserva una valenza di spinta, di rottura... per chi ha "orecchie per vedere". Jazz-rock di livello mondiale.



Gigi Venegoni (chitarra) e Fulvio Chirico (batteria), degli Arti & Mestieri, sono stati intervistati nel 2016 (clicca qui!) a proposito dell'album Universi Paralleli e dell'accoglienza calorosa ricevuta in Giappone.

    Universi Paralleli


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L'Italia di oggi offre diversi esempi di musica strumentale progressiva. I Metronhomme ad esempio, da Macerata, qui con il brano "Quarantine". È in arrivo il quinto album per i Metronhomme, dal titolo Tutto il tempo del mondo. (Un EP.)



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O i Notturno Concertante, gruppo ethno-folk / prog che ha accompagnato diversi scrittori e poeti nelle loro letture pubbliche  e ha composto anche alcune colonne sonore. Qui un brano dal loro nuovo album Let Them Say.



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Nel 1976 usciva Voci, album solo strumentale di Luciano Basso che mise insieme una buona troupe (tra di loro il bassista Mauro Periotto, delle Nuvole Di Paglia), producendo una delle tante perle del prog-rock italico di matrice "easy". Qui, la musica barocca si "accoppia" con il rock, ricordando un po' i lavori di Walter/Wendy Carlos. Ma è una descrizione troppo semplicistica e il paragone con Carlos regge solo in parte. L'album fu registrato prima della data di pubblicazione e, dunque, al momento dell'uscita non appare più tanto "up-to-date". Tuttavia ci offre certamente un ascolto tutt'altro che disdicevole. Da ricordare che, quando si trovava a Londra nei primi Anni 70, Luciano Basso suonò con Brian Auger e Keith Emerson in varie jam e fu molto apprezzato dagli stessi...
Dopo questo primo disco, Basso virerà maggiormente verso la musica neoclassica, sempre facendo uso di un buon mix di strumenti acustici ed elettronici (ascolta Cogli il giorno, 1978). Per la cronaca, le tastiere (in Voci come altrove) vengono suonate tutte dallo stesso Luciano Basso: dall'Hammond al clavicembalo, dal pianoforte all'organo.



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Andiamo un po' in Francia. Rimanendo però tra i compositori e alla musica strumentale: con  Cyrille Verdeaux, autore di colonne sonore cinematografiche ma senz'altro da ascrivere all'universo prog-rock /sperimentale grazie soprattutto al suo progetto Clearlight, che esordì nel 1975 con la bellissima Clearlight Symphony, cui parteciparono tre membri dei Gong. (In altri album di Verdeaux si vedranno anche esponenti dei Magma e diversi nomi di musicisti francesi "alternativi".) 
Verdeaux, mago del piano e delle tastiere elettroniche, a soli 14 anni era stato ammesso al conservatorio Nazionale di Francia in quel di Parigi; e più tardi arrivò a creare una propria label: la Clearlight 888.




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Ecco un disco fresco di stampa: 

         Zaal - Homo Habilis 
                                             
Uscita di lusso per la Lizard Records, con distribuzione GT Music: Agostino Macor, tastierista molto noto negli ambienti prog, ci presenta le sue nuove composizioni, stavolta - di nuovo - con Zaal, uno dei suoi progetti maggiori. Macor (pianista di mestiere, "prestato alle tastiere" elettriche come dice lui stesso) è al Fender Rhodes, poi abbiamo Paolo Furio Marassi double bass, Sergio Caputo violino, Alessandro Quattrino percussioni... and many more! Jazz fusion / ambient di extraclasse. Eleganza, pezzi miniati di tecnica, suoni piacevoli con echi world (c'è anche il sitar di Emanuele Ysmail Minetti). 
Homo Habilis, uscito... now! (Clicca per andare al catalogo GT Music.)
                (Ascolta su Spotify.)


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E chiudiamo in stranezza e curiosità, con una serie di gemme (e meno gemme) sconosciute, in questa compilation per la quale ringraziamo di cuore lo sconosciuto contributore che l'ha messa su Youtube. Gli artisti sono: Shub-Niggurath, Birdsongs of the Mesozoic, Schtüng, Flying Island, Paul Brett, Kvartetten som sprängde, Eider Stellaire, George Jinda.