4/22/22

Claypool Lennon Delirium

2015. Les Claypool, perno del gruppo Primus, invita a casa sua Sean Lennon, figlio del famosissimo John Lennon e attuale membro della band The Ghost Of A Saber Tooth Tiger. 
Il duo prova nuove idee e ne risulta l'album Monolith Of Phobos, che si piazza nei primi posti della hit parade degli album di alternative rock più venduti.




2019. Il duo ci riprova e stavolta il successo è persino maggiore, oltre che immediato. South Of Reality (questo il titolo della loro seconda, giocosa fatica) viene infatti recensito positivamente anche dal mondo dei magazines dedicati al progressive rock, pur se lo stile è sempre quello di un rock psichedelico che a tratti sembra richiamarsi ai Beatles, a tratti ai Pink Floyd di Syd Barrett.




Anche se Sean Lennon, ancor più che il suo fratellastro Julian, rifiuta categoricamente di voler essere rapportato al celebre John, è evidente che i figli non possono sfuggire a un destino che peraltro è pesantemente influenzato dal DNA. Come il primo album dei Claypool Lennon Delirium, anche South Of Reality ricorda da vicino i Beatles (soprattutto gli ultimi anni della band), così come altri gruppi creativi - e per l'epoca rivoluzionari - del rango di Jefferson Airplane, Cream, Spirit, Blue Cheer (dei quali non si parla mai abbastanza!), Iron Butterfly... via via fino ai Beach Boys, che dei Beatles furono gli ideali partner e contraenti d'Oltreoceano. 

La voce di Sean non si discosta di tantissimo da quella del padre... sull'esempio di altri rampolli d'autore, tipo Adam Cohen che sembra aver voluto raccogliere il più possibile l'eredità vocale del genitore - altro mitico menestrello entrato nella Storia: Leonard Cohen. 

La sinergia tra Sean Lennon e Les Claypool, bassista dallo stile più unico che raro che così bene sembra incastrarsi nei riff chitarristici di Sean, si rivela alquanto felice. Il sound è spesso "hard" nonché volutamente rozzo, ma tale durezza è interrotta e mitigata da intermezzi melodici, armonie che sembrano veleggiare liberamente verso di noi come coloratissime lettere di un alfabeto marca Sixties ed effetti sonori tipici del circo del garage rock d'antan... un rock acido genuinamente folle e immaginifico. 





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... e quest'altro. 
http://www.amazon.it/exec/obidos/ASIN/B07JX4SG54/unitcolooffra-21


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Charlotte Kemp Muhl, modella di Atlanta (qui in una foto del 2009) e compagna da lungo tempo di Sean Lennon, con il quale ha formato il gruppo avanguardistico The Ghost Of A Saber Tooth Tiger ("Il fantasma di una tigre dai denti a sciabola"). Nome identico a un racconto da lei scritto.
 GOASTT



 Claypool Lennon Delirium



Attualmente, oltre al bassista e cantante Les Claypool (Primus) e al chitarrista e cantante Sean Lennon (The Ghost Of A Saber Tooth Tiger), al Claypool Lennon Delirium contribuiscono il tastierista e cantante João Nogueira (Stone Giant) e il batterista Paulo Baldi (Cake).

   Alquanto... beatlesiana: "Blood And Rockets, Movement I..."

4/17/22

L'integrità artistica dei Catapilla

                        Avanguardia, jazz-rock, psychedelic, rock sperimentale, prog-rock.

  


Line-up nel primo album, Catapilla

Anna Meek - voce
Robert Calvert - fiati
Hugh Eaglestone - fiati
Graham Wilson - chitarra
Thiery Rheinhart - wind instruments
Dave Taylor - basso
Malcolm Frith - batteria

 

Musicisti aggiunti
  Ralph Rolinson - tastiere
  Carl Wassard - basso 
  Bryan Hanson - batteria 




 

Changes.
Partecipano al secondo long-playingRobert Calvert (sassofono),  Anna Meek (voce), Graham Wilson (chitarra), Ralph Rolinson (tastiere), Carl Wassard (basso elettrico) e Brian Hanson (batteria).





Due soli album, ambedue per l'etichetta Vertigo: Catapilla e Changes (usciti rispettivamente nel 1971 e 1972), con tutta una serie di bravi suonatori. Obbligatoriamente, vanno ricordati un paio di nomi: al sax (più altri fiati) Robert Calvert (che non è lo stesso Robert Calvert degli Hawkwind!) e alla voce Anna Meek.
Proprio la voce dà adito a opinioni contrastanti. Infatti, se parliamo del disco di debutto, non soltanto la musica è improvvisata, ma anche i testi e... la modalità canora. Almeno nei primi quindici-venti minuti di Catapilla, Anna sembra fuori tono. Nel primo brano, "Naked Death", lei grida, ha vocalizzi rauchi, suona un po' come Yoko Ono. Poi, in "Tumbleweed", il pezzo successivo, la stessa voce diventa tenue e incerta. In generale la cantante dimostra di possedere una bella energia, ma in questo album è colta un po' troppo in presa diretta e senza una vera e propria preparazione. Il paragone migliore sarebbe quella di una Nico in acido. Ciò vale solo per Catapilla, lo sottolineiamo, che è registrato tra l'altro non benissimo, e vale nelle prime due tracce. Diciamo tre. "Embryonic Fusion", il quarto e ultimo brano - di circa 24 minuti - vede ancora una Anna Meek appesa al filo della estemporaneità ma che almeno sembra sapere un po' più cosa fare, forse conoscendo le note su cui cantare.
Come molti hanno giustamente scritto: se questo fosse stato un album strumentale, sarebbe stato un capolavoro indiscusso.


I Catapilla durante una gig nel 1971



Nel secondo disco dei londinesi, dunque Changes, l'ugola femminile risulta più ben integrata, anzi essenziale: viene spesso usata come uno strumento aggiunto. C'è un taglio omogeneo di tutta la musica, e - tra l'altro - i brani sono meno frenetici. Changes in effetti è il tentativo dei Catapilla di inserirsi nel mercato, dopo che i tour iniziali non suscitarono propriamente l'interesse del pubblico. Con la seconda prova siamo ancora nella dimensione prog jazz / psichedelia, tuttavia c'è più atmosfera, il gesto canoro è calibrato alla perfezione e i brani risultano più "pensati", meglio costruiti. Ci si attiene maggiormente a uno spartito, insomma, e si riscontra meno Sturm und Drang. È (si direbbe!) una psichedelia ma non da LSD. Ugualmente, l'ascoltatore viene trasportato verso altri lidi. Anzi: il "viaggio" riesce in Changes ancor meglio che in Catapilla. I brani evocativi non mancano, e stavolta anche grazie alla voce della Meek. 
Nei tedeschi Can, c'era Damo Suzuki che ricopriva un ruolo simile a quello che la Meek ha avuto nei Catapilla.

I due album vanno presi insieme, secondo noi, e apprezzati ambedue. Grandiosa l'artcover delle copertine, realizzate da Martin Dean... il fratello del più celebre Roger Dean!




     Aggiunte sbadate ma essenziali

Alcuni credono che il Robert Calvert dei Catapilla sia il medesimo Robert Calvert degli Hawkwind. Non è così. Il primo è un sassofonista (vedi questa lunga intervista in inglese), il secondo un poeta e cantante. Il sassofonista purtroppo non ebbe la carriera che meritava; arrivò però a suonare tanto e con vari gruppi e artisti, tra i quali David Aellen e con i Mother Gong negli Anni '90 (intanto il Robert Calvert cantante era morto: nel 1988).
L'altra cosa da sapere è che Anna Meek aveva una sorella, Jo. E l'originale cantante dei Catapilla era proprio Jo Meek, che però lasciò il gruppo per andare a cantare in Waiters on the Dance, un album dello scrittore di fantascienza e organista Julian Jay Savarin, titolare della band Julian's Treatment. Anna quindi prese il posto della consanguinea. E, in Changes, riuscì a fare un lavoro davvero... astrale. Se la traccia canora di Catapilla risulta... beh, fuori di sesto, non è del tutto colpa sua. Le avranno detto: "Noi suoniamo. Tu imbastisci qualcosa. Inventa!"
Le qualità canore sono presenti (lo appuriamo in Changes), e anche il carattere; ma non siamo propriamente al cospetto di una Grace Slick.


 Anna Meek. Né lei né la sorella Jo ("Lady Jo Meek") ebbero la ventura di potersi lanciare in una vera e propria carriera artistica


Leggi un altro articolo circa i Catapilla sul blog di Derek Anderson (in inglese)

Controlla la disponibilità dei due album dei Catapilla nel mercato dell'usato

Intervista a Robert Calvert (in inglese)

4/15/22

Focus



I Focus sono un gruppo olandese che hanno accompagnato il prog rock fin dai suoi primi vagiti. Vennero fondati nel 1969 dall'organista e flautista Thijs van Leer, diplomato al conservatorio. Il loro mix di classica, rock e jazz costituisce il motore della band, che nel 1978 si sciolse e poi si riformò a più riprese; l'ultima volta nel 2002 (e sono ancora attivi!).

"Hocus Pocus", "Sylvia" e "House of the King" sono i loro brani più famosi.

I primi due album portavano i titoli Focus Plays Focus / In and Out of Focus (1970) e Focus II / Moving Waves (1971).


I membri originari Thijs van Leer (tastiere, flauto, voce) e Pierre van der Linden (percussioni) fanno ancora parte del gruppo. Menno Gootjes è l'attuale chitarrista (ruolo ricoperto un tempo da Jan Akkerman, divenuto una leggenda dentro e fuori i Focus...), mentre al basso c'è Bobby Jacobs (altri bassisti, in passato: Martin Dresden, Cyril Havermans, Bert Ruiter).



Nel video qui sotto:"Round Goes The Gossip" (da 'Focus III', 1972)
Il testo è qualcosa di speciale: 

Round Goes The Gossip
Round Goes The Gossip
Round Goes The Gossip
...
Extemplo libyae magnas it fama per urbes,
Fama, malum qua non aliud velocius ullum.
Mobilitate viget virisque adquirit eundo;
Parva metu primo, mox sese attollit in auras.
Ingrediturque solo et caput inter nubila condit.


Anche l'ascoltatore occasionale non può non notare il tocco "psichedelico" in molte loro composizioni. In "Sylvia" ad esempio lo psychedelic style è la patina che impreziosisce il ritmo jazz (non jazz pesante, ma lieve ed elegante) insieme alle progressioni classiche. Bello comunque anche il solo di chitarra.



Sono stati riscoperti quando il loro "Hocus Pocus" venne usato dalla Nike per lo spot 2010 World Cup (regista: il messicano Alejandro González Iñárritu). Lo stesso brano è stato inserito nel film RoboCop (2014).



Ecco, nella clip sottostante, lo spot della Nike. "Hocus Pocus" potete sentirlo più o meno a partire da 1:15

Indietro nel tempo...


Nel 1973 Havermans viene sostituito al basso da Bert Ruiter prima della pubblicazione di Focus 3 (alias Focus III), che vanta pezzi come "Sylvia" e "Answers questions, questions answers!". Segue un album dal vivo che documenta la storia del gruppo nel loro periodo "classico": Live at the Rainbow.
Nel 1974 Van deer Liden viene sostituito da Colin Allen, ex Stone the Crows, e il gruppo pubblica Hamburger Concerto, connubio tra musica rock e musica classica.



I fortissimi Focus, campioni del rock progressivo olandese, a metà Anni '70 nel periodo di Hamburger Concerto. RIP Bert Ruiter
♥️


Nel video seguente: "Sylvia" / "Hocus Pocus" (live 1972), con Bert Ruiter al basso.
Albertus Clemens Ruiter (questo il suo nome per intero) fu un bassista, compositore, arrangiatore e produttore olandese. Nato nel 1946, si è spento il 24 marzo 2022 (a 76 anni).
Dopo aver lasciato i Focus, entrò a far parte degli Earth And Fire nel 1978.




"I Need A Bathroom". Traccia vocale isolata di Bert Ruiter.





 I locali di musica italiani ai suoi tempi ospitavano gruppi del genere





     La nuova vita dei Focus

Il 14 aprile 2014 usciva Golden Oldies.
Si tratta di nuove registrazioni di canzoni come "Hocus Pocus", "Sylvia" e "House of the King", oltre ad altre di più recente data. Hanno contribuito all'album, oltre ovviamente a Thijs Van Leer, i membri della nuova line-up: Pierre Van Der Linden (altro vecchio veterano, come Van Leer), e i più giovani Bobby Jacobs (basso) e Menno Gootjes (chitarra). Peccato per l'assenza di Jan Akkermann (che ha segnato la riuscita dei primi due album della band e compose, tra gli altri, "House of the King"), ma già nel 2002, quando Thijs van Leer decise di ricostituire i Focus, il chitarrista, che aveva intrapreso una carriera solista ed era attivo soprattutto in ambito jazz / jazz-rock, decise di non farne parte.


La band ha celebrato il mezzo secolo di attività con un ricco cofanetto... Clicca qui per infos.



"Completely Focussed": dal vivo in Brasile per il cinquantenario.




Nel novembre scorso (2021) ci ha raggiunto la notizia che Thijs van Leer ha contratto il Covid e perciò sono state cancellate tutte le date già fissate (UK e europee). "I Focus torneranno sulle scene ad aprile 2022, si presume."
Riascoltiamo insieme "I Need A Bathroom" (dall'album Mother Focus, 1975).


4/10/22

The Tangent. Il dodicesimo album in studio

Andy Tillison ci presenta il nuovo album dei Tangent 'Songs From The Hard Shoulder', e dice che sarà "mega prog"
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The Tangent celebrano il 20° anniversario con il loro 12° album in studio, Songs From The Hard Shoulder, in uscita il 19 giugno per InsideOut.
Il frontman vuole darci un assaggio del disco con questa versione modificata della traccia di apertura, "The Changes". [Vedi video in calce]
Tillison: "'The Changes' è stato scritto nel momento del primo - e più severo - lockdown per Coronavirus. Un periodo assai strano, che ha creato come un vuoto nella vita di noi tutti. Ebbene: questa canzone esplora ciò che sono stati i miei sentimenti in quel frangente. Iniziai a chiedermi se la band avrebbe mai suonato di nuovo insieme e, cosa più importante, quanto tempo sarebbe passato prima che potessi rivedere la mia famiglia.



"Alcune delle canzoni dell'album sono incentrate sulle cose più semplici dell'andare in tournée, le cose più quotidiane, le minuzie. Al protagonista non mancano tanto i concerti, i palchi e il suonare in sé, bensì le piccole cose pazze, come ad esempio non riuscire a trovare un hotel, lo smarrirsi in luoghi sconosciuti e il cameratismo generale che si stabilisce ovunque e sempre quando un gruppo è in viaggio. È importante specificare che il video mostra - in un montaggio speciale - soltanto cinque minuti di quello che è un brano di diciassette. Abbiamo qui dunque appena un accenno dello straordinario assolo di chitarra di Luke Machin (che è di una qualità davvero fuori dal mondo!) e altre cose bellissime che nel montaggio non vengono rappresentate a dovere."
Songs From The Hard Shoulder consta di cinque tracce. L'album fa seguito a Auto Reconnaissance, del 2020; e Tillison lo descrive come "un mega album prog con tre pezzi 'epici' di oltre 17 minuti e una breve canzone in stile Tamla Motown. Ogni canzone è completamente diversa e non correlata alle altre: ciò, perché una delle cose che preferisco del prog rock è la frequenza con cui vengono infrante le regole! In tal caso, non abbiamo sentito il bisogno di collegare i brani tra di essi".



Link: "Where Are They Now?" - The Tangent

(una breve biografia della band sul nostro blog)



 Songs From The Hard Shoulder, di The Tangent, è disponibile anche su vinile. Su Amazon già presente il link per prenotarlo

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4/06/22

Gentle Giant - "I Lost My Head" ('The Chrysalis Years')

Senza dubbio, tra tutte le band degli Anni '70 ascrivibili al progressive rock, i Gentle Giant sono stati i più immediatamente riconoscibili, con il loro stile che i critici chiamavano "contrapuntal" ("contrappuntistico", dunque) e il loro senso dell'umorismo. Davvero unici!

 Antologia I Lost My Head. Reperibile anche su Amazon




Difficile dire che cosa era - ed è - la loro musica veramente. Si presenta come un mix di blues e jazz-rock con inserti di ballate medievali, di minisinfonie barocche, il tutto caratterizzato da arrangiamenti vocali complessi e frequenti cambi di tempo. Le loro prime copertine (quella di Octopus venne disegnata da Roger Dean) presentavano caratteri di scrittura in 'Old English' e magari qualche sprovveduto comprava i loro dischi credendo di essersi imbattuto in un "normale" gruppo prog, un po' alternativo forse ma pur sempre richiamante atmosfere folk. E invece no: loro sono ben oltre!
Stiamo parlando dei Gentle Giant fino a Interview.
Poi ci fu la svolta. "Poi": quando sembrò anche a loro una necessità improrogabile abbandonare - almeno in parte - i sentieri progressivi.
I Lost My Head contiene tutto quello che i Gentle Giant hanno registrato con la Chrysalis tra il loro momento di maggior successo commerciale, nel 1975 (Free Hand) e l'ora del loro scioglimento, cinque anni dopo. 




Storia di un quinquennio 

Con la Chrysalis Records firmarono nell'aprile del 1975, e questa etichetta li accompagnerà fino al termine della loro strada. I rapporti con la precedente label, la WWA (fondata da Patrick Meehan, loro manager nonché manager dei Black Sabbath), si erano complicati non poco, dato che più volte la WWA aveva cercato di indirizzarli a suoni più commerciali. Dunque, esce per la Chrysalis Free Hand. E l'album si rivela essere il maggior successo di vendite della loro carriera - almeno negli U.S.A., dove raggiunge la 48sima posizione nella US Billboard 200. (Nel Regno Unito, invece, il risultato non fu così esaltante.)

Intanto il prog-rock entra in crisi (almeno così ci dicono le cronache): il punk, insieme al solito pop, domina il mercato, influenzando le scelte e i gusti di molti musicisti. 
Nel 1976 i Gentle Giant pubblicano Interview, album ugualmente pieno, come i precedenti, di trovate e soluzioni musicali affatto "popolari". Diremmo anzi che, dei loro album finali, proprio Interview è quello che ci piace di più, in quanto redifinisce il progressive in direzione jazz e sperimentazione, senza alcun compromesso con il pop. Esecuzione brillante di composizioni strutturate in maniera... de-strutturale. La riteniamo un'opera da 10 +. Ma, certo, è questione di gusti. Uno dei brani migliori è proprio il conclusivo "I Lost My Head" (sì: quello che dà il titolo all'antologia che stiamo recensendo in questo articolo), pezzo che alterna momenti di quiete ad esplosioni hard rock, ben sorrette da armonici arpeggi di chitarra acustica e incisivi riff di elettrica. L’architettura di "I Lost My Head" ricorda alcuni brani coevi dei Jethro Tull e in parte anche i King Crimson. Comunque sia: Interview non ha lo stesso successo del precedente (probabilmente anche perché qui si rinuncia a ogni pur minimo abbozzo di musica medievale).
Il prog è ancora presente ma assume connotati più psichedelici - e alcuni dicono pop - in The Missing Piece (tuttavia è un gran bel sentire, fidatevi di noi!). In Giant For A Day, sì, la band si presta a sonorità più pop. Ma niente di così disdicevole!
Il "Gigante Gentile" si trasferisce negli Stati Uniti, dove registra nel 1979 - e pubblica nel 1980 - Civilian, album in cui si sentono già le sonorità elettroniche degli Anni '80. Da lì a poco, i Gentle Giant termineranno la loro produzione artistica.
Tutti i dischi usciti dopo il 1980 sono raccolte antologiche (come questo I Lost My Head - The Chrysalis Years) oppure riproposte e riscoperte di registrazioni live del passato.


La preziosità di questa raccolta è che agli album in studio Free Hand, Interview, The Missing Piece, Giant For A Day e Civilian si unisce l'album dal vivo del 1976 tanto amato dai fans, Playing The Fool
Si trovano inoltre, nei 4 CD, brani delle John Peel sessions (1975), 7" mixes, esecuzioni dal vivo e un paio di B-Sides.

Ore e ore di gioia per chi ama la musica sofisticata e i tecnicismi da capogiro! Anche là dove i Gentle Giant sembrano voler far l'occhiolino ai Genesis di Phil Collins (neo-prog) e a un rock'n'roll / hard rock fatto per divertire e far ballare, la tecnica e la bravura rimangono ai livelli massimi.




  I musicisti:

Derek Shulman (vocals, saxes, alto sax, descant recorderm bass & percussion)
Ray Shulman (bass, violin, acoustic guitar, descant recorder, trumpet, vocals & percussion)
Gary Green (electric, acoustic & 12 string guitars, alto & descant recorder, vocals & percussion)
John Weathers (drums, tambour, vibes, percussion & backing vocals)

 


  I CD:

Disc One - Free Hand (1975) (con 6 bonus tracks, delle quali 3 della John Peel session, 1975)

Disc Two - Interview (1976)
         - The Missing Piece (1977)

Disc Three - Playing The Fool (live 1976)

Disc Four - Giant For A Day (1978)
          - Civilian (1980)



***





4/04/22

Dal cuore di un impero decaduto: Il Sogno Di Rubik

 M.P. & Records presenta: Stati Equivoci dell'Essere



               "Flussi elettrici equidistanti ci circondano adesso.

                Non sei, non sai, non puoi. Ma vorresti essere immortale o essere reale?"

                        (Dal primo brano, "Stati Equivoci dell'Essere")


 


 

Due anni dopo Tentacles and Miracles, che ne segnò l'esordio, il sodalizio binomiale Cosimo D'Elia (C.D'E.) e Francesco Festinante ci presenta un nuovo lavoro, con testi in italiano stavolta, e l'apporto, con il suo basso fretless, del mitico Richard Sinclair (Camel, Caravan, Hatfield & the North, Caravan of Dreams). Hanno inoltre contribuito alla riuscita dell'opera seconda de Il Sogno Di Rubik: Vito Rizzi (organo, mellotron e synth su "Animali Sintropici"), Carmine Fanigliulo (violino e viola), Vincenzo Vitti (violoncello), Mino Inglese (trombone), Roberto Sacco (mix e mastering).


  Trailer 


Si parte con la traccia che dà il titolo all'album: "Stati Equivoci dell'Essere". Le porte si schiudono su retropassaggi cibernetici e ci ritroviamo a guardare un ego imprigionato in una gabbia di ansie, un ego che ha tuttavia voglia di riscatto. Ma come si fa a non accorgersi del "fruscio delle stelle"?... 

Comincia così. E l'ultradinamica di Tentacles & Miracles non tarda a ristabilirsi già in questa canzone iniziale (assai dark nella seconda parte e che, chissà perché, ci fa pensare a Philip K. Dick) per riconfermarsi al più tardi nel secondo brano, "Animali Sintropici", tramite cui decolliamo. 


"Canti e suoni trascendono, 

Corpi astrali in preda a follia.

Voci urlanti, gli Assiri sono alle porte della città


Torri al cielo, lodi a Crom, 

La freccia del tempo ha stregato il pensiero

Vecchi druidi raccontano storie su un regno nell'ombra 


Neve e sangue nascondono l'unicità. 

Se qualcosa può andar male non è detto che lo farà!

E scopro onde retrocausali che si diffondono…


(...)


Particelle subatomiche intrise di volontà, 

Alice nel Quantumland e l’equazione di Dirac

E se Dio giocasse a dadi con il mondo e l'universo, 

Tra un milione di varianti 

Sceglierebbe gli svitati e i quanti" (...)


           

Scatti di Stefano D'Elia. Non fanno parte del digipak, ma rappresentano il passaggio dal protagonista del primo disco a quello - "l'omino di legno" - di Stati Equivoci dell'Essere.



Si prosegue alla grande, traccia per traccia, attraverso la piacevole singolarità dal titolo "Chanson Balladée", fino all'ultimo, lungo brano (oltre 10 minuti): un gioiello in tutto e per tutto: "Jerofante".


(...) "Siamo viaggiatori tra le dimensioni del tempo

chissà dove sei! Lontano e sfinito, 

ma poco al di là c'è il mistico velo.

Il mago che è in te ancora non sa

che un umile servo può plasmare il vero.

Se potessi riascoltare i nastri del passato

per scoprire in quali corpi, in quali mondi sono nato...!" (...)


 

Se Tentacles and Miracles era il viaggio onirico di un gruppo di persone all'interno di un labirinto, ricerca affannosa che avveniva sotto la supervisione di "Tentaclenight" - entità antagonista ma non necessariamente un mostro da incubo -, questo Stati Equivoci dell'Essere si presenta meno come concept e più come un'antologia di canzoni dove C.D'E. e Francesco Festinante dimostrano che non disdegnano le bizzarrie, le sperimentazioni. Il cubo di Rubik è un gioco, no? Beh, Il Sogno di Rubik non può esimersi dal giocare!

Ad esempio, Mino Inglese, batterista, è al trombone; e alle registrazioni ha partecipato anche Vito Rizzi (componente della live band) con organo, mellotron e sinth, cui si è aggiunta un'altra stravaganza: il tecnico del suono Roberto Sacco, batterista, ha voluto dare un suo contributo con i sintetizzatori. Vincenzo Vitti, un compositore chitarrista innamorato della sua telecaster, sta qui a suonare il violoncello. (Sì, ma non esageriamo: anche se un grande chitarrista sperimentatore, Vitti è comunque un violoncellista diplomato al conservatorio...) 

Su "Jerofante", Festinante ha inserito un suono general midi... Roba superatissima, ma il musicista ha voluto rispolverare questa tecnica in segno di omaggio ai primi suoni "elettronici" che utilizzava al tempo del vecchio PC, PC con il quale iniziò a comporre e su cui usò via via programmi più professionali. Stiamo parlando della fine degli Anni '90. Il risultato in "Jerofante" è semplicemente sgargiante, vistosamente felice. Tanto è vero che non ci stanchiamo di riascoltare questo brano, in loop.

 La band.  Facebook homehttps://www.facebook.com/SognoDiRubik/


Le registrazioni hanno coinvolto il Nacholibre Studios di Andrea Rovetta a Cardano al Campo-Varese per il tracking voce, il Criptalie Recording Studio a Grottaglie-Taranto per le riprese di violini e viole di Carmine Fanigliulo e l'Aloora Studio di Londra per il mix e il mastering, affidati al sunnominato Roberto Sacco, che è stato anche coproduttore artistico dell'album, insieme con Francesco Festinante e Cosimo D'Elia.

La scelta di affidare parte della produzione artistica a una nuova leva da anni residente in Gran Bretagna è stata fatta allo scopo di ottenere innovazioni anche in campo sonoro.

Assecondando lo spirito di sperimentazione, la voglia di "giocare", è emersa un'altra esigenza: mentre il primo disco era cantato in inglese ma missato in Italia, Stati Equivoci dell'Essere è cantato in italiano (come da tradizione del nostro prog), però si è voluto cercare un suono più British, missandolo appunto in Inghilterra.


Dalle note del bollettino di stampa: 

"Ci si proponeva di rendere l'album alquanto relaxed nelle esecuzioni, meno maniacalmente preciso rispetto a quello precedente. Per lo stesso motivo, si è optato per l'utilizzo di amplificatori valvolari ed effettistica analogica; paradossalmente, anche per la batteria!"


"Meno maniacalmente preciso..." Tuttavia lo stile è stile, l'arte è l'arte, e quello che producono D'Elia, Festinante & Amici è un lavoro che, nuovamente, diletta e sollecita i fini intenditori con i suoi tecnicismi e le invenzioni. (Basta l'ascolto di "Frattali e santi", davvero bella e flippante con i suoi effetti raffinati.) La forma "canzone" è presente, la massa potrebbe dunque prenderne e mangiarne tranquillamente (e speriamo lo faccia!), ma l'impronta stilistica del duo rimane incontaminata. L'acceleratore di particelle Il Sogno Di Rubik non tenta necessariamente di portare armonia nel caos, bensì ci fa sobbalzare sulla giostra, mentre va trasmettendo messaggi nei quali - per quanto semicriptici - ci riconosciamo benissimo o che comunque accendono una lucetta nella nostra mente.


"La tentazione è un libro sul potere e sulla vanità, 

apparenze screpolate ci divorano mentre

io e te ora siamo in fuga senza respiro" ("Con le mani legate")


"E l'uomo è come un'antica piramide: 

al suo interno l'universo, la sacralità" ("Frattali e santi")


   e


"La terra inizia a tremare, è un'onda che arriva dal mare.

La terra inizia a tremare, è zolfo il fumo che sale.

La preda non sa dove andare. È l'uomo, si crede immortale." ("Jerofante")



L'entropia di suoni alla fin fine viene compattata dalla stupenda voce di C.D'E. (D'Elia è uno dei migliori cantanti in giro; al di là del genere prog!). Cosimo tiene il ritmo persino sull'aritmia di "Con le mani legate", uno dei due-tre pezzi migliori con il suo refrain perfetto. (Ma poi abbiamo ascoltato "Jerofante" e siamo rimasti senza parole: troppo ben riuscito!) E i sei brani offrono un quadro d'insieme, in qualche modo, e, come pentagramma, sono sapientemente vari e variegati. Certe canzoni ci arrivano addosso con una valanga inarrestabile di note, ricordando a volte il jazz-rock, la fusion, in stile King Crimson. E poi abbiamo gli intermezzi del tipo di "Frattali e santi", dove almeno c'è possibilità di tirare il fiato. 

Festinante questa volta ha usato un Jaguar Bass (in Tentacles and Miracles era uno Stinger "Precision Style", quindi un basso più usato nel prog rock). Inoltre le chitarre Gibson Les Paul Custom Shop, Gibson Les Paul Signature T, Fender Stratocaster metà Anni '70, Fender Super Strat Japan '86 e acustica Martin. Amplificatori: Orange e Farfisa Anni '60.

L’artwork è stato affidato all'artista fotografico Stefano D'Elia.

 Disponibile qui


Tracklist:


Stati Equivoci dell'Essere, 9'25''

Animali Sintropici, 5'30''

Frattali e santi, 4'

Chanson Balladée (L'Almanacco di Rubik), 2'50

Con le mani legate, 3'30''

Jerofante, 10'20''



Stati Equivoci dell'Essere, prodotto da Vannuccio Zanella e da Il Sogno Di Rubik, è uscito oggi, 4/04/2022, per l'etichetta M.P. & Records, con le edizioni di Micio Poldo edizioni musicali e distribuzione G.T. Music Distribution.



"Simboli e croci ci guardano da vicino e da lontano. 

Siamo viaggiatori tra le dimensioni del tempo. 

L'incedere dei suoi passi è come un tuono a ciel sereno,

È un richiamo che nel profondo alberga nell'ombra.

Lì non si può squarciare il velo, squarciare il velo. 

Lì non si può squarciare il velo, squarciare il velo."


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