7/30/20

Novità Francesco Chiummento

musica #sperimentale #rock #progrock #punk #metal #hardrock




 È uscito Il Viaggio, di Francesco Chiummento


A breve, recensione su Prog Bar Italia


 #musica #Bandcamp produzioni indipendenti


Un piccolo sguardo all'equipe che ha lavorato con Chiummento:

francesco chiummento - voce e flauto
paolo ricca - computer programming. fonico, keyboards
riccardo moffa - guitars electric e acustic tracce 1,4,6,7,8,9,11,13
alex catania - guitars e keyboards tracce 3,5
stefano priola - guitar traccia 5
marco roagna - guitar traccia 12
valter valerio-  tromba traccia 2
 
"the supreme" e' un brano realizzato con ottone pesante.
 "i fiori del mare" scritta con giorgio bonino
 
cover: cosimo malorgio
grafica: gaia chiummento
tracce realizzate tra il gennaio 2019 e il maggio 2o20 negli studi liquid air di torino

 
 







7/28/20

Gli unici e originali Ivory

Oggi esistono diverse band che si chiamano "Ivory" o che hanno la parola "Ivory" come parte del loro epiteto. Esiste la band Ivory da Minsk (suonano un epic metal "sinfonico"), esistono gli italiani Ivory Moon... per tacere degli Ivory Tower, degli Ivory Wave, dell'Ivory Band... e c'è anche un gruppo progrock di Brema, gli Eyevory, che non è affatto male e la cui fama ha ormai varcato i confini della Germania.

    L'album Unrest degli Eyevory è uscito nel 2019


Ma quelli di cui ci interessa parlare qui sono gli Ivory nati in Baviera alla fine degli Anni 70 e fondati da un personaggio interessantissimo, Ulrich Sommerlatte, che arrivò a innamorarsi del rock progressivo a sessant'anni suonati.



Sommerlatte (1914-2002) era berlinese, diplomato al conservatorio, con una carriera davvero invidiabile alle spalle: direttore di svariate orchestre, autore di musiche per film, collaboratore in svariate registrazioni di musica folk tedesca e di jazz... e Arrangeur molto apprezzato.
Veniva comunque da tempi duri. Durante il nazismo aveva formato con alcuni commilitoni e amici musicisti un circolo per protestare contro il boicottaggio, da parte del regime, delle opere di alcuni musicisti (ad es. Paul Hindemith), opere che i nazisti includevano nel libro nero dell'"arte degenerata" (entartete Kunst).
Subito dopo la guerra, nel corso della "de-nazificazione" messa in atto dai vincitori, venne internato in un campo di prigionia inglese, dove fondò un'orchestra. Chiesto e ottenuto di poter avere gli spartiti di big band jazzistiche, con la sua Lager-Orchestra suonò la musica degli afroamericani, cosa che gli recò le simpatie degli alleati stelle-e-strisce e gli permise di occuparsi di musica anche nel dopoguerra.
Ad un certo punto della sua vita, mentre fiorisce la sua attività di arrangiatore, ha un brutto infarto: nel 1963, a 49 anni. Al che decide di ritirarsi sulle pittoresche sponde del lago di Schlier (Schliersee), sulle Alpi Bavaresi (e molto più tardi abiterà presso la figlia sul Tegernsee, altro lago sempre in Baviera).



Al primo disco degli Ivory partecipa suo figlio, Thomas Sommerlatte, alle tastiere: proprio come il papà. Il titolo è Sad Cypress e secondo molti suona "alquanto genesisiano". In realtà è un lavoro che ha una propria connotazione, compresa quella punta di classicismo teutonico che ci si attende da un direttore che vanta un tale curriculum. (Pur se i testi sono in inglese... con una sola eccezione, come vedremo subito.)
Contiene 5 brani (che diventano ben 9 con i bonus tracks della ristampa su CD a cura della Musea) e il secondo di questi brani, "In Hora Ultima", è cantato in latino. L'onore tocca al "guest" Antonio Ognissanti, del quale, a parte questa straordinaria e unica presenza, non abbiamo nessunissima informazione.



        Line-up 
- Ulrich Sommerlatte / keyboards
- Thomas Sommerlatte / keyboards
- Christian Mayer / lead vocals, acoustic & electric guitars
- Goddie Daum / acoustic & electric guitars
- Charly Stechl / bass, flute
- Fredrik Rittmüller / drums

       Tracks
1. At This Very Moment (3:57)
2. In Hora Ultima (7:12) (guest vocalist: Antonio Ognissanti)
3. Sad Cypress (8:34)
4. Time Traveller (4:15)
5. My Brother (13:52)
6. The Great Tower* (9:44)
7. Incantation* (4:42)
8. Construction N° 2* (2:29)
9. Barbara* (13:45)

Total Time: 68:30

*CD bonus tracks



Più di 15 anni dopo, nel 1996, esce il secondo e ben più misconosciuto album degli Ivory: Keen City.

Ulrich intanto è stravecchio, all'album non partecipa Thomas stavolta, e la particolarità è che il Maestro si serve qui del Mädchenchor von Eiselfing (coro delle fanciulle di Eiselfing) - Eiselfing è una minuscola località nell'Oberbayern.



Dettagli circa Keen City (che contiene 12 tracce): su Prog Archives.

Ulrich Sommerlatte morì nel 2002, a 88 anni, circondato dall'affetto dei propri cari.



'Oh No, It's Prog!' va al secondo round

Il musicista Gianni Nicola sta portando avanti il suo progetto di progressive rock Oh No, It's Prog! con una seconda uscita imminente. 

Intanto, occorrono ancora almeno una doppia decina di pre-ordinazioni del primo CD per finanziare l'opera in corso.

  "Medley" del CD di debutto

Ristampa in corso (è un lavoro "artigianale")! Ordinare presso (e-Mail) gianninicola@alice.it 







Gianni Nicola's 
'Oh No It's Prog!'

Order your copy today!
gianninicola@alice.it 


#progressiverock #progrock #artrock #music

7/27/20

Etichetta discografica Inside Out Music

Inside Out
Ecco una lista degli artisti della label Inside Out Music, e dove acquistare i loro album

InsideOut EU: http://www.insideoutshop.de/
InsideOut North America: https://centurymedia.store/store/

  • Anneke van Giersbergen: https://anneke.merchandise-entertainment.com/
  • Bent Knee: https://store.bentkneemusic.com/
  • Caligula’s Horse: https://wildthing-store.com/collections/caligulas-horse
https://www.omerch.com/shop/caligulas-horse
https://merchbooth.net/caligulas-horse/
  • Devin Townsend: https://www.omerch.eu/shop/devintownsend/
https://www.jsrdirect.com/bands/devin-townsend#
  • Dream Theater: https://dreamtheatershop.com/
  • The Flower Kings: https://www.roinestolt.com/s/shop
  • Gosta Berlings Saga: https://gostaberlingssaga.bandcamp.com/
  • Haken: https://www.omerch.eu/shop/haken/
  • Kansas: https://www.kansasband.colortestmerch.com/
  • Kayak: https://kayak.bandcamp.com/
  • Knifeworld: https://www.knifeworld.co.uk/merchandise/
  • Leprous: https://www.omerch.eu/shop/leprous/
  • Long Distance Calling: https://longdistancecalling.merchcowboy.com/
  • Nad Sylvan: https://www.nadsylvan.com/cd-shop
  • The Neal Morse Band: https://nealmorse.com/shop/
  • Pain of Salvation: https://painofsalvation.com/store/
  • Rikard Sjoblom: http://www.rikardsjoblom.com/store/
  • Sons of Apollo: https://sonsofapollo.com/store/
  • SOTO: https://sotoofficialstore.wixsite.com/mysite
  • Toundra: https://toundra.bigcartel.com/
  • Tim Bowness: www.burningshed.com
  • The Tangent: https://www.thetangent.org/buy/shop






7/21/20

Dove comincia il viaggio? (Jana Draka)

Dove comincia il viaggio?
Il viaggio per i Jana Draka è già iniziato: nel dicembre scorso. Dopo - comunque - qualche anno di preparazione. Titolo dell'album di debutto: Where the Journey Begins. (Pronunciato in maniera affermativa.) 
Ecco, qui sotto, il trailer. Che però - ma è ovvio - non dice tutto della completezza e ampiezza dell'opera.



Il giovane quintetto (leggiamo che i Jana Draka sono, per tre quinti, originari di Cosenza) è "based in Rome". Si tratta di musicisti purosangue, alcuni di loro con titoli accademici e ruoli di docenza musicale, altri con una lunga esperienza "sul campo" (militanza in diverse band). 


Spirit flies to the sky
To my conception of reality I say goodbye
I see visions of eternity beyond space and time
I fly far beyond existence.
Light crystallized in jems, true forms of themselves
I think about my memory, trying to remember who I am. 
                 ("Coming Home") 

Sono uno di quei gruppi che fanno abilmente la spaccata tra il progressive Anni '70 e il metal. Anzi: diciamo pure che fanno parte di quella schiera di band odierne capaci di traghettare le sonorità "classiche" verso sponde più attuali. (Anche al di là del Prog 2.0, o "neoprog" o...) E a loro riesce in maniera naturale, per cultura e posizionamento spaziotemporale.

     Un brano degli Jana Draka successivo all'album: "Dusk"
 

Where the Journey Begins è ben strutturato, con un impianto "hard" e "dark", ma punteggiato da momenti di lirismo sotta forma di sognanti madrigali pianistici (nell'"Overture", in "A Gem's Last Moment" che ci ricorda il miglior Banco... in "Limbo", dove però la poesia sa più di Eric Satie. E che dire del dolce "Notturno" in chiusura?). 
Il pezzo più lungo dell'opus - opus che è di ben 54 minuti totali - è il secondo, "Coming Home", che dura poco più di 8 minuti. Gli altri sono di lunghezza media (3-4 minuti), ma ben concatenati, e ciascuno di essi trova la giusta collocazione nel CD. Tutto è ideato per intrattenere  l'ascoltatore, intrattenerlo nonostante i toni accorati e a tratti foschi. Abbiamo a che fare con un'abbondanza che soddisfa.



"Salem" e "Daydream" sono i due brani prescelti dai componenti della band per uscire come single, mentre "A Gem's Last Moment" era già uscito come single ancor prima della realizzazione dell'album.





I testi di Where the Journey Begins sono permeati dal dubbio e dallo smarrimento tipici dei cavalieri odierni dello Sturm und Drang. Le canzoni parlano della paura della perdita della padronanza di sé durante il viaggio nella vita... Una peregrinazione che, più per aderenza alla realtà che non per una propensione al Romanticismo, diventa un percorso a tappe nell'Incognito.

Take my hand, my heart and my fate
Take the spirit of my cry before it’s too late
And bring me home,
To the place where I’m safe
You lead me into the Storm
Above the way and the path revealed
Through skies and stars and much further
I’ve come, my journey’s not over.
                ("Carcosa")


Beh, sì. Anche là dove ci parlano di satiri e di "cancelli color cremisi" e di fate e di uomini "dannati per aver letto il Necronomicon", i Jana Draka ci raccontano di ora e di qui.




Tracklist: 
1. Overture (2:46)
2. Coming Home (8:12)
3. Salem (3:52)
4. The Outsider (5:35)
5. A Gem's Last Moment, Pt. 1 (3:20)
6. A Gem's Last Moment, Pt. 2 (4:48)
7. Carcosa (4:45)
8. Limbo, Pt. 1 (1:54)
9. Limbo, Pt. 2 (2:43)
10. Limbo, Pt. 3 (5:47)
11. Daydream (4:36)
12. Awaken (3:53)
13. Notturno (2:41)

I Jana Draka sono:
Valerio Magli: voce solista, basso 
Danilo Pantusa: chitarra elettrica, chitarra acustica, cori
Giorgio Belluscio: tastiere, synth, cori
Federico Aramini: pianoforte, tastiere
Valentina D'Angelo: batteria, percussioni, e-drums, cori


Ospiti nell'album:
Sara Mun: canto nella traccia 3
Lorenzo Caristi: batteria nella traccia 12
Benedetta Manfrinetti, Chiara Scordino, Alice Guercio, Veronica Bartolomei: coro femminile nelle tracce 4 e 12

Cover Art (immagine suggestiva e misteriosa!): Rachele Morganti
 
 

 

Interessante anche l'EP Introspection, uscito già nel 2016 e che li vede veramente "duri" e "cattivi" all'opera; ad ogni modo allora con qualche elemento diverso nelle loro fila.



7/18/20

Scena di Canterbury - i Caravan

     "Nine Feet Underground" (in versione live)





Anni Cinquanta. Un gruppo di adolescenti che si conoscono fin dalle elementari si riuniscono a casa di uno di loro, Robert Wyatt, ad ascoltare dischi jazz e strimpellare brani famosi. 1960. Una delle camere di quella casa viene presa in affitto dal chitarrista australiano Daevid Allen, che stravede per il jazz e vive in maniera anticonformista. Allen influenzerà il modo di far musica dei ragazzi... e finirà per essere conosciuto soprattutto per il suo ruolo di fondatore del gruppo di rock psichedelico Soft Machine (in Gran Bretagna, nel 1966) e del gruppo di space rock Gong (in Francia, nel 1969).





Nel prossimo video: The Wilde Flowers, 1969. Con loro - si può asserire senza tema di errare - iniziò l'avventura della "Scena di Canterbury". 
Suonarono nei Wilde Flowers, via via avvicendandosi: Dave Sinclair, suo cugino Richard Sinclair, Brian Hopper, suo fratello Hugh Hopper, Robert Wyatt, Kevin Ayers, Pye Hastings, Richard Coughlan. In pratica, i futuri Caravan e i futuri Soft Machine.




Quando l'avventura dei "Wilde" volge al termine, quattro dei membri, nel 1968, lasciano il gruppo e formano, appunto, i Caravan. Si tratta di Richard Sinclair (basso e voce), Pye Hastings (chitarra e voce), Dave Sinclair (keyboards) e Richard Coughlan (drums). In quasi tutti i lavori dei Caravan contribuirà come ospite Jimmy Hastings, sassofonista e flautista fratello di Pye, senza mai diventare membro ufficiale della band.


... I Caravan erano «i poeti di Canterbury, teneri visionari psico-prog», per dirla con le parole di Riccardo Bertoncelli, uno dei numi tutelari della critica rock tricolore.

(Letto in un articolo vecchio, del 2005, però utile.) 

#progrock #musica #artrock #Caravan 

E qui abbiamo un articolo-intervista sul Canterbury prog rock: 



I primi due album: 
 

I Caravan si trasferirono a Londra dopo essere stati scritturati dalla Verve Records. L'esordio è l'album eponimo (1968). Subito dopo, la Verve li lasciò cadere, avendo chiuso la divisione pop-rock, e loro passarono alla Decca. Nel settembre del 1970 esce, per la Decca, If I Could Do It All Over Again, I'd Do It All Over Youche li consacra musicisti di alto livello. Questa opera seconda rivela anche quanto diverso sia il loro percorso da quello dei Soft Machine, la cui musica si basava soprattutto sul jazz e sull'improvvisazione. Le fiabe vocali di Richard e Pye, la cui dolcezza è stemperata dal surrealismo dei testi, si incrociano con gli assoli delle tastiere e dei fiati (di Jimmy Hastings nuovamente ospite), per conferire all'album un sound spensierato, equilibrato e brillante. L'indulgere nella sperimentazione e nel jazz è contenuto – al contrario di quanto avviene nei lavori dei Soft.




Jimmy Hastings: figura molto importante per la scena di Canterbury. Nato ad Aberdeen, Scozia, il 12 maggio 1938, e fratello di Pye, suonava il sassofono contralto, il clarinetto, il flauto... Partecipò al debutto dei Caravan e rimase nell'ensemble per i primi anni, tornandoci in seguito. Collaborò con: Soft Machine, Hatfield and the North, National Health, Bryan Ferry, Trapeze, Chris Squire, tra gli altri.

 The Battle of Hastings del 1995 è l'ultimo album dei Caravan con Jimmy Hastings


È il 1971. I Caravan si esibiscono al 'Beat Club'. È il loro ritorno all'inestimabile programma tv: c'erano già stati due anni prima. Suonano stavolta "Golf Girl", "Winter Wine"...

      "Golf Girl"


Sotto: altra registrazione "storica". I Caravan live in una radio statunitense, 1974. Trattasi di un bootleg formidabile.

    #progrock #music


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#canterbury #canterburyscene #music #progrock #artrock




... ed ecco la canzone che dà il titolo all'album! In una versione alia, contenuta in Travelling Man.
     Caravan - In the Land of Grey and Pink


I Caravan senza entrambi i cugini Sinclair. Siamo nel 1976. Pye Hastings scrisse tutte le canzoni del disco, dal titolo Blind Dog at St Dunstans



Nel '77 esce Better by Far.
Con il songwriting di Pye Hastings e con Jan Schelhaas alle tastiere, i Caravan tendevano ormai verso il pop, anche se la produzione qui è di Tony Visconti (molto importante per la carriera di David Bowie) e anche se, come per il precedente Blind Dog..., occorre ammirare la padronanza tecnica dei musicisti. A essersi spenta è l'immaginazione (a parte i giochi linguistici con numerosi riferimenti alla quotidianità inglese), la creatività. La spinta realmente "progressive".

 








Molti fan e quasi tutti i critici erano d'accordo nell'affermare che l'orientamento musicale dei Caravan era mutato soprattutto dopo il quarto album, Waterloo Lily del 1972. Gli ingaggi ottenuti come "apripista" per gli Slade e gli Status Quo avevano reso necessario che i membri componessero e suonassero brani dalla struttura meno complicata, brani più simili a canzoni convenzionali. Il successo non mancò: l'album Cunning Stunts si piazzò al 50simo posto nella classifica del Regno Unito e raggiunse la posizione numero 124 negli Stati Uniti, mentre Blind Dog at St. Dunstans fu al numero 53 della classifica britannica.
Nel 1980 i Caravan non sono già più quelli classici, che lasciarono un segno indelebile nella storia del prog rock. Hanno un taglio più commerciale, cosa dovuta certamente alle canzoni - e al modo di cantare - di Pye Hastings. Per registrare The Album, alle tastiere - e al canto - torna Dave Sinclair (suo cugino Richard Sinclair più o meno di questi tempi milita nei Camel!) e ci sono diversi momenti brillanti; non solo in The Album ma anche in altri lavori in studio. In effetti, i Caravan sopravviveranno anche senza ambedue i Sinclair...
Nel corso dei decenni saranno tanti i cambi di formazione e quasi altrettanti i come-back. Loro rimangono pur sempre tra i vetusti rappresentanti della "scena di Canterbury": persino le loro canzoni "semplici" sono godibili.

   Anni Settanta d'oro! I Caravan al 'Rockpalast' (GER). 1971. Con Steve Miller al Wurlitzer



Addii e reunion
Dave Sinclair lasciò dopo l'uscita di In the Land of Grey and Pink e il gruppo si sciolse una prima volta già l'anno successivo. Il cantante e chitarrista Pye Hastings e il batterista Coughlan (uniche costanti dei Caravan a partire da quel momento) rimpinzarono l'ensemble con nuovi membri, in particolare il violinista Geoffrey Richardson. Nel 1978 seguì un nuovo sbandamento...

La band si riformò più volte nei decenni successivi e i Caravan rimasero ancora attivi nel Terzo Millennio, in qualità di gruppo dal vivo... nonostante la morte di Coughlan, avvenuta nel dicembre 2013.



Album in studio

1968 - Caravan
1970 - If I Could Do It All Over Again, I'd Do It All Over You
1971 - In the Land of Grey and Pink
1972 - Waterloo Lily
1973 - For Girls Who Grow Plump in the Night
1975 - Cunning Stunts
1976 - Blind Dog at St. Dunstans
1977 - Better by Far
1980 - The Album
1982 - Back to Front
1994 - Cool Water
1995 - The Battle of Hastings
2003 - The Unauthorized Breakfast Item
2013 - Paraside Filter


(Sono più numerosi gli album dal vivo. Ed esistono almeno oltre una dozzina di compilations!)




Talvolta ritornano...
Caravan of Dreams (1992) di Richard Sinclair comprende, oltre lui stesso al basso, alla chitarra e alla voce, suo cugino David al sintetizzatore Korg M1, Andy Ward alla batteria + percussioni varie e Jimmy Hastings al flauto, al sax e al flauto piccolo. Sembra, a  tratti, quasi un nuovo album dei Caravan...



      "Is It Prog? - The Canterbury Scene", breve video


Rock psichedelico con venature jazz: questa, in sintesi, l'essenza della "scena canterburiana". Molti dei suoi protagonisti passarono, come abbiamo visto, per i Wilde Flowers (i cui componenti avevano un'età dai 17 ai 20 anni!) e il brano "Memories", qui cantato da Robert Wyatt ai tempi dei Soft Machine, era nato proprio dalla proficua fucina dei "Wilde".


          Caravan - "Nine Feet Underground" live nel 2016


Homepage: Official Caravan



7/17/20

Amazing Blondel

          England + Blondel

Nessuno, ascoltandoli la prima volta, si sognerebbe di catalogare gli Amazing Blondel come gruppo rock, né tantomeno "progressive". Eppure il loro nome compare in diversi registri, elenchi e libri dedicati proprio al prog. Sarà perché furono attivi principalmente in un decennio (gli Anni Settanta) in cui nascevano numerose band "anomale" e ciò che non era musica di puro consumo veniva solitamente considerato "fuori di testa", sperimentale, obliquo... e spesso - appunto - "progressivo". Io comunque imparai a conoscerli e amarli ascoltando l'unico loro album che sembra accennare a una svolta, a un avvicinamento ai canoni delle canzoni pop, e che quindi fece storcere la bocca ai puristi del folk. Blondel, il titolo.

Ripropongo qui un articolo già pubblicato su Topolàin e che prendeva lo spunto da una loro canzone (contenuta in Blondel) da me particolarmente apprezzata: "Depression".






Gli Amazing Blondel sono una macchina folk di atmosfere prevalentemente medievali-elisabettiane. 


Blondel è il loro album più ricco per creatività melodica (secondo Topolàin, bien entendu!) e contiene canzoni "classiche", contrariamente ad altre loro opere basate su ballate lunghe. Ogni volta che ascolto Blondel vengo invaso da una grande pace, mista a un'allegria intima e anche un po' esaltata: fa parte infatti delle mie "importanti" scoperte adolescenziali, tutte destinate a restare con me e ad accompagnarmi sull'intero percorso esistenziale (scoperte che non si limitano alla musica, naturalmente: anche prodotti letterari e film a iosa).


Fondati nel 1970 da John David Gladwin, Terence Alan Wincott  e Edward Baird, gli Amazing Blondel divennero ben presto celebri oltre i confini del Lincolnshire, acquisendo una discreta popolarità finanche in Italia e nei Paesi Scandinavi. I tre musici inglesi fanno uso di liuto, corno, spinetta, campane tubulari, tamburi e altri strumenti di origine medievale o comunque rinascimentale, pur non rinunciando a un'impronta musicale più moderna rispetto a bands analoghe - ad es. i Gryphon.



Gli Amazing Blondel su Prog Archives 


Dopo la registrazione dell'album England (1972) e l'ennesimo scarso riscontro commerciale, Gladwin decise di abbandonare il gruppo, che quattro anni più tardi, nel 1977, annunciò lo scioglimento.
Ma, come spesso accade nell'universo "progressive", la saga dei Blondel era destinata a non terminare ancora. Trascorsero due decenni e l'interesse del pubblico si risvegliò in maniera talmente vivace (grazie all'etichetta Edsel che ripropose tutti i loro lavori su CD) che il trio si riformò, quantunque, a conti fatti, non diede tantissimi concerti e benché in talune occasioni, per via delle defezioni di Gladwin, si ridusse a un duo (Wincott e Baird, e dunque i due che nel '73 realizzarono da soli Blondel, questo misconosciuto scrigno di piccoli gioielli).






La loro homepage ufficiale (http://www.amazingblondel.com) è stata chiusa, dopo che per anni ha mostrato un ultimo comunicato risalente al maggio 2008... Ma esistono diversi fan che mantengono ancora viva la fiamma. Un sito su tutti: http://www.gaudela.net/blondel/










                              





7/15/20

I Conqueror (Natale Russo and friends)

Hot! È uscito, già a fine maggio, un interessante statement di Natale Russo nella sezione "News" del sito della band. Attendiamo fiduciosi...



Quale, secondo voi, il migliore album di questo gruppo? Madame Zelle (quello su Mata Hari), o il primo, Istinto... o, ancora, il particolarissimo 74 Giorni?

Big nel Messinese! Una band di progrock / folkrock sempre in crescita. Che si meriterebbe di essere Big in the world. I Conqueror riescono a rendere atmosfere mediterranee senza mai scadere nel banale. Tecnicamente ineccepibili nonché cercatori di bellezza, passano dalla terra riarsa allo specchio del mare per raccontarci anche della grandezza delle galassie. La narrazione si svolge nel "qui" e "ora", ma lo sguardo, spesso malinconico, vaga lontano, verso l'Irraggiungibile. Prog vero: nei suoni e nei testi. 
Conqueror - "Verso un nuovo mondo"
Brano dal tema attualissimo. Anche se qui ci si riferisce in realtà a Yuri Gagarin, al quale è dedicato l'album In Orbita, del 2019.




                          In Orbita su Amazon! 




Un'aggiunta preziosissima: Sofia Ferraro (fiati)

"Morgana", da Storie fuori dal tempo



Parallelamente alla produzione discografica, i Conqueror sono attivi dal vivo. Li troviamo in vari festival di musica progressiva organizzati in tutta Italia e anche all'estero. Hanno diviso il palco con: Pendragon, Metamorfosi, Arti e Mestieri, Bernardo Lanzetti, Pure Reason Revolution, Delirium.

Hanno partecipato a diversi album-tribute, rivisitando grandi classici del rock. Per la Mellow Records, la band ha inciso brani dei Moody Blues, dei Santana, dei Marillon, di Steve Hackett, Yes, Pink Floyd.



Beh, che ci venga un accidente se quello che segue non è un brano epico!

  • "Kedr"
  • by Conqueror
  • from the album In Orbita, 2019

  • #IPR (Italian Progressive Rock)
  • #progrock #music
"Cambio di rotta" è un bel jazzrock Andante molto dall'opus del 2007 74 Giorni





Una canzone felice: "Star on the Moon"!
(Ancora i Conqueror... e di nuovo In Orbita. Il loro - finora - ultimo album, dalle qualità ipnotizzanti.)





Profezia di Prog Bar Italia:

Il loro prossimo disco sarà addirittura superiore a questo pur eccezionale In Orbita, vedrete.
Perché - come dicevamo - loro sono in crescita perpetua... per quanto sia possibile salire ad libitum verso le stelle, fino a sforare il limite dello spazio cosmico!





Discografia
(solo i long playing principali - in questa sede, tralasciamo alcuni live e gli EP)

Istinto (2003)
Storie fuori dal tempo (2005)
74 Giorni (2007)
Madame Zelle (2010)
Stems (2014)
Un'Altra Verità (2015)
In Orbita (2019)



"False idee", live in Giardini Naxos 2014