Una piccola oasi di eccellente musica progressive, purtroppo semi-obliata.
Singles & Unreleased
1"Il Buono" (fromThe Spaghetti Epic 2 - Musea 2009)
25:09 2"Jill" (from The Spaghetti Epic- Musea 2004)
21:51 3
"Rune 49" (from Kalevala: A Finnish Progressive Rock Epic - Musea 2008)
8:57 4"Sguardo Verso Il Cielo"(Unreleased)
6:41 5"Father, Son" (from Family Snapshot: a tribute to Genesis solo careers - Mellow Records 2013) 4:22
Oltre un'ora di sonorità sopraffine, con muggiti di sintetizzatori e impennate di chitarre elettriche, testi e canti strazianti e/o romantici, e le classiche melodie bellissime di Nico Randone, questo Mozart del rock odierno.
Nella formazione storica della band capitolina militavano i fratelli Gianni e Vittorio Nocenzi (tastiere e pianoforte), Francesco di Giacomo (voce), Rodolfo Maltese (chitarra; e occasionalmente fiati) e Pierluigi Calderoni (batteria); ma sono stati numerosi i cambi di personale, specialmente nella sezione ritmica.
Tra il 1972 e il 1985 pubblicarono ben dodici album, anzi: diciamo dieci, visto che Banco (1975) fu una specie di 'best of' in inglese e As in a Last Supper è solo la versione inglese di Come in un’ultima cena, 1976.
Come in un'ultima cena fu tra l'altro il terzo e ultimo album del Banco prodotto dalla Manticore Records (degli Emerson, Lake & Palmer). Un onore che, per quanto riguarda gli artisti del Bel Paese, la storica etichetta aveva riservato solo alla PFM.
È logico che, per gli amanti del rock progressivo, gli album del Banco da possedere a tutti i costi sono soprattutto il primo (ha fatto storia il vinile in una confezione a forma di salvadanaio di terracotta), il suo seguito dal titolo Darwin! e ovviamente Io sono nato libero: tutti usciti tra il 1972 e il 1973.
In quest'ultimo ci sono le splendide "Non mi rompete" (che fa capire in che maniera la band, similmente a Le Orme, riesce a nobilitare la forma "canzone") e "Canto nomade per un prigioniero politico" (che dura più di 15 minuti e rappresenta uno dei punti massimi del rock progressivo italiano). Darwin! è un concept album sull’evoluzione. E l'album di debutto contiene capolavori del prog rock come "Requiescat in pacem" e "Il giardino del mago" (lunga oltre 18 minuti).
Nonostante queste tre pietre miliari della musica in assoluto (al di là dei generi), ci si rattristisce ad apprendere che, presso la massa dei consumatori, la loro canzone più famosa sia "Moby Dick", pezzo del 1983 la cui risonanza li portò, due anni dopo, a partecipare al Festival di Sanremo (con "Grande Joe"). (Molto popolare anche "Paolo Pa", dall'album Urgentissimo del 1980.)
... di Terra
(1978)
Primo album a recare il solo nome "Banco"
... di Terra e l'album successivo Canto di Primavera ('79) sono stati gli ultimi due dischi in studio davvero belli del Banco prima che finalmente uscissero - in tempi recenti - Transiberiana e Orlando: Le Forme dell'Amore, che sono riusciti, in qualche modo, a rappacificare i fans con il gruppo. In mezzo, tutta una serie di album in studio pochissimo o per niente amati dalla maggioranza degli aficionados del BMS. Forse si salvano veramente, di quel periodo di transizione, solo il remake di Banco del Mutuo Soccorso (ossia l'album Salvadanaio, riproposto nel 1991) e il remake di Darwin! (stesso anno, 1991).
Dopo il deludente Il 13 (1994), un silenzio - almeno in sala di registrazione - durato ben 25 anni, fino all'uscita appunto di Transiberiana. Ma Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese, purtroppo, nel fattempo se n'erano andati (uno nel 2014, l'altro nel 2015) e Gianni Nocenzi aveva lasciato la band di gran lunga.
Line up di ... di Terra
(un album notevole, strumentale, ispirato dalla musica classica, in cui il progressive rock si inserisce al momento giusto)
- Rodolfo Maltese: electric & acoustic guitars, trumpet
- Vittorio Nocenzi: Crumar DS2 synth, Pari organ, electric piano, orchestration & conducting
- Gianni Nocenzi: piano, orchestrations
- Renato d'Angelo: bass
- Pierluigi Calderoni: drums, timpani, percussion
With:
- Alan King: flute, contralto sax
- Orchestra dell'Unione Musicisti di Roma
- Antonio Scarlato: orchestrations
I titoli dei brani, letti di seguito, compongono una poesia vergata da Francesco Di Giacomo:
“Nel cielo e nelle altre cose mute, terramadre, non senza dolore, io vivo.
Né più di un albero non meno di una stella nei suoni e nei silenzi di terra”.
Dunque il Banco si avvicina piano piano alla forma canzone pop più classica, abbandonando le lunghe composizioni tipiche del rock progressivo. Ma attenzione: lo fanno senza mai rinunciare alla qualità! E c'è sempre qualcosa di "traverso", richiami colti, allusioni anche letterarie nel loro (sigh!) pop.
Il cambio di strada è una scelta e noi non riteniamo di dover pronunciare la parola "pop" in maniera denigratoria: anche il progressive rock, alla sua nascita, era chiamato "pop" (pur se, più propriamente, si trattava di rock sinfonico - vedi i nostri articoli su Procol Harum e The Moody Blues -, andatosi via via arricchendo di elementi jazz - la Scuola di Canterbury, King Crimson, Van Der Graaf Generator e altri).
Una delle più belle composizioni brevi del Banco è la splendida "E mi viene da pensare" che è contenuta in Canto di primavera del 1979, album che segna l’abbandono (parziale!) del progressive e l’accettazione della forma canzone da 4 o 5 minuti. In questo che è il loro ottavo album, caratterizzato da suggestioni etniche e atmosfere pastorali, Giovanni Colaiacomo (dei Kaleidon) subentra al basso, sostituendo D'Angelo.
Siamo ancora su buoni livelli compositivi, i brani si ascoltano con piacere; tracce come "Sono la bestia", la terza dell'album, farebbero la loro porca figura in qualsiasi platter di qualsiasi gruppo di rock progressivo di ieri e di oggi.
Sempre ottimo il lavoro di tastiere dei fratelli Nocenzi; funzionale qui il canto di Di Giacomo, non centrale come in altre opere e tuttavia "sentito" nelle due ballad "Niente" e nella suddetta "E mi viene da pensare", le quali richiamano il lato più intimo e delicato del gruppo. In particolare colpisce la performance di "Big Francesco" nel secondo dei due brani citati, che verrà successivamente dedicato alla memoria di Demetrio Stratos - cantante degli Area che era venuto a mancare dopo una malattia proprio nel 1979.
Altra canzone "ricantabile" e bella nella sua intimità urbana che profuma di stanzette di adolescenti solitari è "Interno Città" (la più lunga del lotto, con i suoi 6 minuti e 46 secondi).
- Luigi Cinque: soprano sax, harmonica, Mongol mouth harp
- George Aghedo: percussions
Canto di Primavera rappresenta quindi un'operazione di rinnovamento stilistico del Banco del Mutuo Soccorso (Banco o BMS che dir si voglia). A così tanti decenni di distanza dall’uscita di questo disco, si può serenamente affermare l’evidente bontà dei pezzi. Canto di Primavera chiude con successo il periodo artisticamente migliore della formazione romana che, a partire da quel momento e per tutto il decennio Ottanta e buona parte dei Novanta, rimodellerà il proprio modo di scrivere canzoni, distanziandosi - in parte, almeno - dal glorioso passato.
Il nuovo Banco del Mutuo Soccorso, con Tony D'Alessio alla voce
L'articolo di Fabio Zuffanti su Rolling Stone"Do you speak prog? Dieci tentativi di internazionalizzare il progressive italiano" ci rammenta degli anni in cui gruppi come la Premiata Forneria Marconi, Il Banco, Le Orme e compagnia bella sognarono (lecitamente!) di poter conquistare il mercato anglosassone offrendo, al pubblico di altre lande, la loro musica con i testi nella lingua di Shakespeare.
Oggi ci sono gruppi nostrani come i Barock Project che si esibiscono senza difficoltà in Germania, Olanda... Successo meritato, sia pure non eclatante in fatto di vendite. Nel tempo che fu (è trascorso mezzo secolo e oltre!) occorreva appoggiarsi ai "compagni di genere" e i sogni erano immensi. La Manticore Records, così come certe etichette discografiche giapponesi, ha fatto molto per il RPI (Rock Progressivo Italiano; in inglese credo qualcuno lo scriva "IPR").
Grandissimo l'album 'Banco', l'esordio in inglese del Banco del Mutuo Soccorso e Francesco Di Giacomo per l'etichetta (vedi sopra) Manticore (di Greg Lake: Emerson, Lake & Palmer).
Era il 1975. Scopriamo che Di Giacomo è emozionante (nonché credibile) anche in una lingua non sua, che sembra ben padroneggiare. Ascoltatevi "Leave Me Alone", che sarebbe la versione di "Non mi rompete" nell'idioma del bardo di Stratford-upon-Avon!
1. "Chorale" (From "Traccia" Theme) (2:30)
2. "L'Albero Del Pane" ("The Bread Tree") (4:45)
3. "Metamorphosis" (14:54)
4. "Outside" (7:42)
5. "Leave Me Alone" (5:20)
6. "Nothing's The Same" (9:58)
7. "Traccia II" (2:42)
- Francesco Di Giacomo: vocals
- Rodolfo Maltese: electric & acoustic guitars, trumpet, backing vocals
- Gianni Nocenzi: grand piano, clarinet, synthesizer
- Renato D'Angelo: bass, acoustic guitar
- Pier Luigi Calderoni: drums, percussion
BMS allora
... e l'anno dopo...
Come in un'ultima cena del Banco del Mutuo Soccorso, 1976: il canto del cigno del prog rock italiano del periodo classico (il punk e la disco music domineranno, manipolandoli, i tardi Anni '70 e tutti gli Anni '80).
Il brano più lungo arriva qui ai 7 minuti e mezzo. Il progressive è ancora presente ma si fanno spazio già i motivi pop, e ciò, soprattutto in seguito, fu ragione di cruccio per i fans della prima ora del Banco.
1. "...a cena, per esempio" (6:20)
2. "Il ragno" (4:55)
3. "È così buono Giovanni, ma..." (3:32)
4. "Slogan" (7:23)
5. "Si dice che i delfini parlino" (5:50)
6. "Voilà Mida" ("Il guaritore") (6:14)
7. "Quando la buona gente dice" (1:57)
8. "La notte è piena" (4:14)
9. "Fino alla mia porta" (4:30) - Francesco Di Giacomo: lead vocals
- Rodolfo Maltese: electric & acoustic guitars, trumpet, French horn, vocals
- Vittorio Nocenzi: Hammond organ, synthesizer, harpsichord, Solina, vocals
- Gianni Nocenzi: electric & acoustic pianos, synthesizer, clarinet, recorder
- Renato D'Angelo: bass, acoustic guitar
- Pierluigi Calderoni: drums, percussion
La scomparsa - risalente ormai a oltre un decennio fa - di una delle più grandi voci del progressive italiano ha rattristato tutti i cultori del genere. Il modo migliore per ricordare Francesco Di Giacomo è quello di riascoltare la sua straordinaria voce. Uno dei brani prediletti dai suoi ammiratori è contenuto proprio in questo album: "È così buono Giovanni, ma..." Lo si potrebbe ascoltare all'infinito, senza mai stancarsi. Ovvio: i primi tre album della band sono senza ombra di dubbio i migliori della loro carriera, ma anche nella produzione posteriore troviamo perle non da poco. "È così buono Giovanni, ma..." ha un'intensità e un impatto emotivo paragonabili a quelli di "R.I.P." e "Non mi rompete".
Nello stesso 1976, Come in un'ultima cena venne realizzato altresì in lingua inglese (As in a Last Supper) con i testi di Angelo Branduardi: un po' troppo "cerebrali" per essere recepiti dal pubblico anglosassone. Sarebbe stato meglio chiamare Peter Sinfield o Peter Hammill, come già accaduto rispettivamente per la PFM e per Le Orme di Felona & Sorona.
Comunque, questo Come in un'ultima cena è un album che ancora si lascia apprezzare. Anche in inglese! Di Giacomo lo rimpiangiamo per vari motivi - e a ragione.
Il nuovoalbum sarà presentato al pubblico con due meet&greet, il 6 marzo a Milano (ore 18.30 presso Dischivolanti, Ripa di Porta Ticinese 47) e l’11 marzo a Roma (ore 18.00 presso Discoteca Laziale, Via Giolitti 263); eaccompagnato da un tour.
Ispirazione e profondità caratterizzano gli album dei Quanah Parker. Anche questo loro ultimo Nel Castello delle Fate ha potenzialità di successo grazie a musica non ostica ma accessibile, raffinata, ben suonata.
L’idea del concept e le sue musiche sono di Riccardo Scivales, i testi di Meghi Moschino. Arrangiamenti: Quanah Parker.
Scivales Music SM007. Distribuzione internazionale:MaRaCash Records.
L'opera racconta con una sorta di allegoria un percorso catartico, in un teatro ristretto ma con linguaggio planetario. Scivales e i Quanah Parker usano gli stilemi del progressive rock, però con un'apertura crossover necessaria dati i tempi. Se è caduto il Muro di Berlino, non c’è da meravigliarsi che cadano anche gli steccati tra scene e generi musicali...
Protagonista del concept è un uomo che si è smarrito e giunge a un misterioso castello che è abitato da avvenenti Dame Fatate. Dapprima spaventate per la nuova presenza, esse fuggono e si disperdono su per lo scalone del castello, per poi invitare l'uomo ognuna nella propria stanza e sedurlo con la loro Bellezza e le loro Arti Magiche.
«Vagando ferita per strade sconosciute, l’Anima si imbatté magicamente in un Castello Fatato. Luci, voci e suoni magnetici lo abitavano. Era giunto il momento di varcare quella soglia... “Entra, e i tuoi mali guarirò... In ogni stanza c'è la speranza, segui l'istinto che è in te: troverai braccia che ti cullano e ti poseranno in alto, dove la leggerezza ti permetterà di spiccare il volo. E poi, con il Magico Carillon, dipingerai la tela dei tuoi sogni. Le Fate ti aspettano.”»
Foto di Francesca Barriviera. Tante altre le troverete nel booklet del CD.
Ascoltiamo l'opera passo dopo passo.
Dopo l'ingresso, veniamo introdotti in un'atmosfera intrigante. Ben presto ci rendiamo conto che non siamo in ambito ostile. Il contesto ci incuriosisce. Vediamo una mano che si tende attraverso il velo: non è minacciosa ma vuole accompagnarci a un luogo, a un punto d'arrivo riservato a noi.
Procediamo tra buon rock "teso" (sostenuto ma non hard) e arie magiche. L'incanto della voce, delle voci, con i loro echi e richiami del passato parlano e cantano di occulto, ma è magia bianca, nulla di cui temere. Levitiamo tra carillon e gocce di cristallo, inebriandoci alla bellezza dell'ignoto.
Tutto ciò non è fine a se stesso e ha un significato doppio. Il CD ci racconta di un'avventura che ha a che fare con la Guarigione, nel vero senso della parola: Riccardo Scivales, colpito dal Covid, ha dovuto a lungo lottare contro le conseguenze della malattia. E cosa ti può guarire? La Musica; soprattutto se il dono ti viene recato dalle mani di una Donna.
La line-up della band vede, accanto a Scivales, a Pirrotta, a Ongaro e a Simeoni, la splendida vocalist Meghi Moschino. E come ospite speciale c’è anche una figlia di Riccardo, Martina.
- Riccardo Scivales: tastiere
- Meghi Moschino: voce, assorted percussion
- Giovanni Pirrotta: chitarre
- Alessandro Simeoni: basso elettrico
- Paolo Ongaro: batteria
Special Guest
- Martina Scivales: voci aggiuntive e improvvisazione al piano in "Giochi di Fate al Piano"
Meghi Moschino (che è anche insegnante di canto): oltre ad essere la cantante dei Quanah Parker, forma, insieme a Riccardo Scivales, il duo Magico Carillon.
Al termine dell'avventura il protagonista si sente un uomo nuovo; esce dal Castello e si ritrova bambino a camminare tra l’erba alta di un meraviglioso prato luminoso, dove sua madre lo attende e lo prende per mano.
Il CD è uscito per le edizioni Scivales Music (numero di catalogo SM007). Si può ordinare sia scrivendo a riccardo.scivales@gmail.com (15 euro + spese spedizione e tasse) che al suo distributore mondiale Ma.Ra.Cash Records.
La nostra prima reazione:
"Sono senza parole. Pensando al tema, mi dicevo (a priori) che forse oggi il 'pubblico' (d'accordo, è un concetto astratto, in fondo) ha bisogno di altro, testi realistici ecc. Ma già fin dalle prime battute sono stato avviluppato dalle atmosfere. Peraltro, con questi suoni maturi, avanzati, e con questa voce solista ammaliante, non c'è da poter rimanere indifferenti. Grandissimo prog rock, rock sinfonico di livello elevato."
Da notare che i brani sono stati composti nella maggior parte già nel 2021 e sono stati suonati con successo in vari concerti dei Quanah (e del Magico Carillon di Meghi e Riccardo).
L'annuncio per un nuovo album era stato dato già un paio di anni fa. Poi la pandemia con i suoi lockdown - insieme ad altri fattori - hanno rallentato la realizzazione su disco.
Il celebre gruppo milanese ha festeggiato la nuova, attesissima uscita anche inaugurando/rinnovando la sua homepage: https://alphataurus.it/
In questo album, la storica band combina ancora una volta l'hard rock - che costituisce la sua base sonora - con elementi sinfonico-progressivi. La leggerezza mediterranea e i tipici elementi pastoral-folcloristici giocano un ruolo importante almeno quanto le melodie di ispirazione classica. In alcuni brani ("Metà e metà", "E=mc²") gli Alphataurus preservano una genuinità giovanile che ci ricorda la forma "canzone pop artistica" dei tempi pioneristici del prog italiano.
È un grande ritorno. Che segue, a dieci anni di distanza, quello del 2012 (allora accadde dopo 40 anni di assenza dalle scene), quando se ne rispuntarono, in formazione già rimaneggiata, con AttosecondO.
Purtroppo in tempi recenti sono venuti a mancare tre pilastri della formazione: il bassista Alfonso Oliva (R.I.P. 2022), il chitarrista Guido Wasserman (2023) e il cantante Michele Bavaro (2024). La caducità della vita, che si diverte a decimare i grandi gruppi rock Anni '70, ha preso il sopravvento una volta di più, implacabile. Tuttavia 2084... non è propriamente un album funereo, anche se il tema distopico lascia poco spazio alle speranze. Parte dell'umanità sarà costretta a lasciare il pianeta per salvarsi... dove?
Il tastierista Pietro Pellegrini, membro fondatore degli Alphataurus e deciso a non demordere, ha messo insieme un bel combo. E, sotto la sua guida, questa line up, come ben si sente, è in grado di proseguire nella tradizione alphataurusiana di musica di qualità. Dei sei brani, molto riusciti i primi quattro; nelle ultimi due tracce si passa al "mellow", che in una simile narrazione andrebbe bene in realtà come intermezzo. Forse l'unica pecca dell'album è proprio la mancanza di una chiusura "col botto".
La voce solista di Franco Giaffreda è elegiaca, piacevole nella tradizione dei migliori cantanti progressive nostrani. Anche gli altri neo-componenti non sono affatto sconosciuti agli appassionati del genere. E c'è ancora Guido Wassermann sulla tolda, a sigillare l'autenticità di questa operazione creativo-discografica.
Guido Wassermann (R.I.P.): chitarre elettriche e acustiche, synth, campionatore e cori Pietro Pellegrini: organo Hammond, synth e campionatore Franco Giaffreda: voce, chitarra elettrica, chitarra acustica, flauto Andrea Guizzetti: pianoforte, synth, cori Diego Mariani: batteria, glockenspiel, cori
Per chi ha amato e ama la band fin da Alphataurus, troverà appagamento nell'acquisire anche questo nuovo tassello del loro pregevole puzzle discografico. E nuovi fans sono ovviamente sempre "welcome"!