4/22/21

Alias - 'The Second Sun'

Arrivano da Napoli e si chiamano Alias.
Dal loro album del 2020 The Second Sun, questo è il brano omonimo. 




Sono un quartetto. Alla voce:  Romilda Bocchetti (che inoltre suona il piano, le tastiere, la darbuka).


Il gruppo ha dalla sua il fattore spigliatezza, misto a un interessante multiculturalismo e a una spiccata tendenza per la ricerca sonora. Insomma: gli Alias producono musica colta... ma con una certa levità, e quindi musica ballabile, se si vuole! Almeno a tratti. È una di quelle formazioni che possiamo benissimo immaginare esibirsi sia a un festival popolare che sul palco di una manifestazione dedicata alla musica progressive.
Siamo più che certi che ci daranno ancora diverse soddisfazioni... Scommettiamo?


Tra Napoli Centrale e... Medio Oriente. Con qualche accenno di tarantella.


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Il dipinto della cover e dell'interno del CD, opera del maestro Raffaele Bocchetti, raffigura la Wardenclyffe Tower, stazione sperimentale che Nikola Tesla fece costruire a Long Island nel 1901 per le sue trasmissioni senza fili. 

Romilda Bocchetti: voce, piano e tastiere, darbuka
Giovanni Guarrera: chitarra classica, cori
Ezio Felaco: basso
Fredy Malfi: batteria.

Con la partecipazione di Max Fuschetto all'oboe in "Red Six"


Su Spotify c'è l'intero 'The Second Sun', questo piacevole e intelligente album di debutto della formazione partenopea.





#progrock #music #rock #postrock #folkrock #progfolk






Tre dei componenti degli Alias provengono dall'OMM (Orchestra Multietnica Mediterranea) mentre Fredy, il batterista, dai Napoli Centrale. Si sono coesi negli Alias per continuare a suonare e sperimentare progressive rock e musica etnica. 
Le influenze diverse che l'album ci suggerisce sono di folk tradizionale, folk-rock, jazz, rock, pop (ma un pop di tipo artistico: art pop)... 

Si parte con "Red Six", traccia di 4 minuti che disegna e stabilisce le coordinate dell'opera. Una sorta di latin jazz arricchito da passaggi ariosi. Per certi versi, qui gli Alias ci ricordano un'altra scoperta degli ultimi anni: gli Aliante (ma questi ultimi sono privi dei cori...). 
Si passa a "Pitch Black", forse il brano migliore (ma è difficile dirlo!), che ci porta a un rock psichedelico con una melodietta ossessiva cantata che arriva ad entrarti in testa e che ci richiama certe egregie produzioni francofone degli ultimi decenni (sebbene il canto sia, qui come nel resto del disco, in inglese). Il significato di "Pitch Black" va comunque oltre. Vi si evocano, sia con le note del pentagramma che con il testo, i sogni e le speranze dei migranti. "Pitch Black" ci riporta alla mente quelle fragili imbarcarzioni cariche di persone meno fortunate di noi le quali cercano un futuro migliore... e alla fine si ritrovano ad annaspare in acque nere. Acque nere, picee; in tutti i sensi. 
L'inizio di "Mediterraneo Prog" ci fa riprendere un po' fiato, con il suo clima più amichevole, relaxed... apparentemente. Poi parte un tema veloce, un inserto di stampo jazz che tradisce l'eleganza e il buon gusto di tutta la band (non solo della brava cantante, la quale lungo tutto l'album ci fornisce vocalizzi gradevoli). Si trovano qui le influenze medio-orientali cui accennavamo più sopra. Dal dolce assolo di pianoforte, un venticello caldo ci agguanta teneramente per sollevarci in volo. Ancora acqua, ancora una distesa enorme, ma stavolta c'è molto blu...  
Arriva poi “Around The Universe” che, davvero, sembra volerci far continuare il viaggio: tra diverse etnie - e diverse stelle - tramite una chitarra classica che sa di latin. Il nostro procedere in volo si è fatto più siderale... La canzone è basata su versi di Raffaele Bocchetti.



"Danza Dei Due Mondi" è una suite strumentale contraddistinta da un continuo scambio tra chitarra folk classica (a corde di nylon) e modulazioni prog tastieristiche, non dissimile dal prog-rock Anni Settanta. Tarantella-wise. Poco da invidiare alla PFM... 
Il brano che dà il titolo all'album, e dunque "The Second Sun", è di una brillantezza non facile né scontata. È qui che entrano in gioco Nikola Tesla e i suoi esperimenti che ai profani sanno di stregoneria futuristica. L'aura misteriosa evocata da note cupe si infrangono in luce, in un forte raggio di fotoni. Vediamo tante scintille (e le "sentiamo" pure! Bravi tutti a rendere frizzante ed elettrica l'atmosfera) ed entriamo in un tunnel di vento magnetico. Finché, tra echi suggestivi, non vedremo stagliarsi nel cielo il secondo sole... 
"Samsara" è, di nuovo, folk etnico con incursioni nel progressive tradizionale. Prog folk, insomma. Che riesce però a liberarsi da ogni confinamento e si fa... gioia. Non gioia assoluta: c'è qualche inquietitudine tra le corde. Ma gioia, tuttavia. Il titolo si riferisce ovviamente al ciclo della vita eterna attraverso il vagolare dell'anima (vita, morte e rinascita: la ruota dell'esistenza). Un brano allegro o, diciamo, allegro moderato, di una lietezza non proprio spensierata, nient'affatto sciocca, che conclude degnamente l'album, lasciandoci con un senso di speranza e, sì, anche ricchi di una qualche saggezza confermata o riscoperta.





4/17/21

Pink Floyd - 'Live In Venice', 15 luglio 1989

     La celebre esibizione tenutasi a Venezia - video completo (RAI)



Insieme al concerto nell'ex "zona franca" di Berlino (1988), quello di Venezia si svolge in uno scenario "storico" similmente all'ormai mitico Concerto a Pompei (1971).
Nel 1989 i Pink Floyd avevano ormai "perso" Roger Waters, anima del gruppo fin dall'auto-dissolvenza di Syd Barrett, e David Gilmour e Nick Mason si sforzarono di infondere uno spirito positivo al tour mondiale che serviva a promuovere A Momentary Lapse Of Reason, e ciò nonostante le beghe legali in corso con Waters per l'uso del nome della band e per l'esecuzione di vari brani da The Wall che l'ex membro considerava di sua proprietà.
Il tour fu un successo persino maggiore di tutti quelli che lo avevano preceduto, ma si avvertiva chiaramente che, de facto, trattavasi dell'epilogo: i Pink Floyd appartenevano già alla storia e non avrebbero potuto più offrire niente di veramente grande e geniale. L'ultima impennata sarebbe stata rappresentata da The Division Bell (1994); quindi, di nuovo stagnazione e, immancabilmente, the end.
Alcuni però affermano di no...

4/16/21

Nova

Cominciamo con il primo album dei NovaBlink, un incredibile debutto (1975).



Dopo lo scioglimento degli Uno, Elio D'Anna e Danilo Rustici, fondatori degli Osanna, rimasero a Londra e formarono i Nova con altri due musicisti italiani che erano già "di famiglia": Corrado Rustici (Cervello) e Dede Loprevite (Circus 2000). Più attivi all'estero che in Italia (da noi è infatti uscito solo uno dei loro 4 album), i Nova sono un caso unico di gruppo progressive italiano attivo quasi sempre oltre i confini.



L'influenza jazz-rock è evidente. L'opera prima, Blink, output da definire come minimo eccellente, vide il supporto di nomi come Pete Townshend e del paroliere Nick J. Sedwick (responsabile anche dei testi degli Uno). Chi cerca in questa musica gli Osanna, li troverà solo in parte: la virata infatti era già stata compiuta. Solo due dei sei brani di Blink sono strumentali. Alla voce: l'ottimo Corrado Rustici.
Blink è stato l'unico loro album ad avere un'edizione italiana (e, comunque, fu pubblicato da noi ben un anno dopo dell'uscita originale nel Regno Unito, sempre per l'etichetta Arista).



On stage



In Vimana, il sax di Elio D'Anna e la frenetica chitarra di Corrado Rustici richiamano vagamente ai Cervello e ovviamente agli Osanna, ma lo stile della band si sta più decisamente avvicinando a un jazz-rock mainstream con un tocco funky. Cosa che risalterà soprattutto negli ultimi due album, Wings of Love del 1977 e Sun City del 1978.
Il secondo long playing, Vimana, vede la band ridotta a un trio, con i pilastri Elio D'Anna e Corrado Rustici accompagnati dal tastierista Renato Rosset, ex New Trolls Atomic System. Come ospiti, tanto di star internazionali: Percy Jones (basso), Narada Michael Walden (batteria), Phil Collins (percussioni). E la classe... si sente!






A proposito della quarta e ultima produzione, Sun City, c'è da dire che è un disco registrato negli USA e che fa sfoggio di un suono a tratti più commerciale, nondimeno radio-friendly. Rimane tuttavia un gran bell'album anche questo, godibilissimo.



Un'immagine recente di Elio D'Anna


Successivamente, D'Anna è tornato in Italia per una carriera come produttore e imprenditore musicale, mentre Corrado Rustici è rimasto per qualche tempo negli USA. Rimpatriato anche lui, Corrado ha collaborato - sia come musicista che come produttore - con artisti come Zucchero ed Elisa, Loredana Bertè e Claudio Baglioni; e inoltre: con i Negramaro, con Ligabue, con i Tazenda, con Pino Daniele (nell'album Resta quel che resta) e dozzine di altri artisti famosi.

***

Il batterista originale Dede Loprevite, che lasciò i Nova dopo Blink, fece ritorno in Italia e militò per anni nei celebri Kim & the Cadillacs. Loprevite suonò anche in Anima latina, di Lucio Battisti, anche se il suo nome non si trova tra i credits. Spirò nel 2014.


***

Durante i loro primi giorni in Inghilterra con i Nova, sia Elio D'Anna che Corrado Rustici (accreditato sulla copertina come "Carrado Rusticci"!) apparvero nel disco del 1976 Sunset Wading di John G. Perry, bassista dei Caravan.

4/13/21

'Melos' (Cervello)

 Cervello, napoletani, si formarono nel 1970 e le loro particolarità maggiori erano 2: che erano giovanissimi e che non usavano le tastiere pur puntando sui suoni elettronici.



Corrado Rustici (fratello di Danilo, chitarrista degli Osanna), allora diciassettenne, formò una band di diciannovenni con Antonio Spagnolo (basso, chitarra acustica, flauto, pedaliera, voce), Giulio D’Ambrosio (sax, flauto, voce), Renato Lori e Pino Prota, dove Lori e Prota saranno successivamente sostituiti da Gianluigi Di Franco (voce, flauto, percussioni) e Remigio Esposito (batteria, vibrafono). Lo stesso Corrado cantava, suonava il flauto e le percussioni.


Le nuove sonorità avevano quale sorgente generatori d'eco abbinati a pedali di basso per organo, che producevano un suono simile agli archi distorti. Nel giugno 1973, al terzo Festival d'Avanguardia della Musica e Nuove Tendenze, che quell'anno si teneva a Napoli, ottennero un buon successo di critica.

Anche grazie al supporto di Danilo Rustici, i Cervello firmano un contratto discografico con la Ricordi - la stessa label del Museo Rosenbach e del Banco - e nell'estate del 1973 registrarono a Milano il loro unico album: Melos. Ove flauti e sassofoni sono spesso usati per sostituire le tastiere e il mellotron, popolari nel genere progressivo.



Nonostante Melos verrà poi considerato tra gli album più rappresentativi del rock progressivo italiano, l'album ebbe uno scarso successo di vendita e il gruppo si sciolse nel 1974.



Corrado Rustici, dopo una breve collaborazione con gli Osanna, proseguì la propria carriera nei Nova (gruppo fusion italo-britannico formato a Londra nel 1975 da Danilo Rustici, Elio D'Anna, Corrado Rustici, Luciano Milanese e Franco Loprevite) e parallelamente portò avanti una carriera di solista e di produttore. Gianluigi Di Franco intraprese l'attività di solista ed autore, collaborando con il percussionista Toni Esposito sino ai primi anni 1980.





>>   Melos è il personaggio della mitologia greca che rappresenta il canto, ed è il protagonista di questa ricostruzione del clima della tragedia e del mito che il Cervello ha voluto offrire al suo esordio.
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Musicalmente il Cervello presenta una certa autonomia dai modelli stranieri: è forse un momento di sintesi delle cose migliori offerte dal panorama italiano, dalla PFM al Banco, agli Area; soprattutto agli Osanna, cui il Cervello è doppiamente legato.
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Il recupero della tradizione mediterranea, e greca in particolare, vuol essere un fatto ispirativo, non di ricostruzione neoclassica: anzi le figure di Euterpe, la musa del canto, o del Satiro, dello stesso Melos, ambiguo, portavoce delle contraddizioni della realtà di ogni tempo, sono osservate attraverso un diaframma critico. Del rito dionisiaco viene esaltata la potenza energetica, ma condannata la forma. Gianluigi di Franco (flauto e voce) e Corrado Rustici hanno composto i brani, anche se sul disco figurano due prestanome.   <<

(Da una recensione di Enzo Caffarelli su Ciao 2001)



 

4/05/21

Nicola Alesini & Saro Cosentino - 'Cities'

Ecco un incontro intrigante, che non poteva che dare i suoi frutti. I viaggi, la suggestione dei paesaggi, le atmosfere etniche sono tra i punti in comune dei due musicisti in questione. E il teatro. Entrambi infatti sono stati autori anche di musiche per spettacoli teatrali. (Per la biografia di Saro Cosentino, vi rimando alla nostra recensione di TV Dinner.)



I sette brani di Cities recano nomi di altrettante città e, considerate la preparazione e le caratteristiche dei titolari del progetto, non potevamo che aspettarci questi godibilissimi dagherrotipi in movimento, queste impressioni oscillanti. 
Nicola Alesini (Sanremo, 1947) lo conosciamo dagli Entropia, gruppo romano dedito alla ricerca di nuove sonorità nell’ambito dei ritmi e delle melodie della tradizione mediterranea. Il sassofonista-clarinettista ama esplorare le molteplici espressioni sonore dei fiati con l'apporto di effetti elettronici.
Saro Cosentino (qui al fretless bass, alle chitarre, alle tastiere e al programming) è un altro veterano di #jazz e #sperimentazione. (Ancora una volta: vedi la recensione di TV Dinner, album by Saro Cosentino & Mino Di Martino). Nato nel 1960, il compositore romano è riconosciuto a livello mondiale dagli esperti e gli usufruitori della musica d'avanguardia. (Saro Cosentino Music, su Youtube.)
Tra l'altro ha già fatto un album con lo stesso Alesini: Athmos Sphere (with Joao Filipe and Nicola Alesini - 2017). Per tacere dei vari soundtrack cinematografici, le musiche per la TV e il teatro, i lavori con Franco Battiato ecc.

Cosentino  Alesini



NICOLA ALESINI - SARO COSENTINO

          Cities

CD - Cod.: MPRCD095 - Barcode: 8001902100951

Etichetta: M.P. & Records - Anno: 2021
 Esce il 12 aprile 2021 - M.P. & Records



 


Cities: poco più di mezz'ora e... tutto il mondo. Quello conosciuto. Si comincia con il brano "Genova" ed è come se il suono, nell'intro, volesse penetrare nei meandri dei carrugi, avanzando e smuovendo ogni cosa come le onde; finché non parte la melodia. Melodia che viene trasportata, in tutte le tracce, ora dal clarinetto basso, ora dal "curved soprano sax Yanagisawa SC991". È Nicola Alesini a sprigionare la magia, a portarci nel blue... e nel blues, accompagnato da un altrettanto ispirato Saro Cosentino
Da Genova passiamo alla drammaticità di Istanbul, e quindi arriva "Lisbon", traccia che rispecchia appunto la regione e la città di Lisbona, senza troppa saudade in realtà... Questa, la saudade, ha invece traslocato nella cornice giocosa di "Palermo", città viva pur con la sua tristezza a strascico. "Praga" poi assume la natura di un classico;  è una composizione davvero bella, convolvoli di note. Infine "Venezia": Venezia come vista dal vaporetto, con un senso di sospensione. 
Ci sono citazioni disseminate qua e là, poche ma riconoscibili. Perché questo viaggio è anche un indagare la musica jazz, nelle sue articolazioni geografiche e stilistiche. 

Alesini fa uso degli electronic loops, per chi predilige il minimalismo.

Dall'interno del libretto





Che altro aggiungere? Si tratta di composizioni di pregio, spesso eteree e trasognate. I due artisti rinunciano al groove, rinunciano al rhythm and blues, e le città sembrano essere osservate a volo di uccello, in maniera tranquilla e distaccata (vedi ad esempio "Roma", traccia n. 6).




       Alcuni esempi di lavori trascorsi dei due musicisti:

   Nicola Alesini: "Annapoli"




   Saro Cosentino: "From Far Away" (featuring Peter Hammill)



   Saro Cosentino - Mino Di Martino: "Sheltering Sky"



   Nicola Alesini & Pier Luigi Andreoni feat. David Sylvian: "The Golden Way"



NICOLA ALESINI (piccola presentazione)

Ecco un altro musicista che ha iniziato relativamente tardi a suonare (vedi il nostro articolo su Lorenzo Giovagnoli). "Mi sono laureato in fisica teorica e ho insegnato per trentadue anni. I due mestieri per un lungo periodo si sono sovrapposti, poi c’è stata una dissolvenza incrociata, sono andato in pensione come insegnante e ho continuato a fare solo il musicista. Avendo iniziato tardi, intorno ai trent’anni, ho sempre avuto il complesso dell’autodidatta..."

A noi importa soprattutto che ci viene regalato un sax a dir poco cosmico. Usufruiamo del prolungamento delizioso delle note: si sente subito che questo musicista ha un rapporto di carattere mistico con lo strumento. Il lirismo non manca mai ed era già risaltato in album precedenti (la sua discografia include tra gli altri un tributo a Fabrizio De André registrato con i Radiodervish: FdA). Cosa ci si offre? Jazz e musica popolare, ambient e world music. Sicuramente lo scandinavo Jan Garbarek è un punto di riferimento per Alesini.
Visionarietà, magia, suggestione sono le cifre stilistiche delle sue composizioni e del suo fraseggio certamente lirico, come abbiamo visto, ma sempre netto, graffiante.

Mentre di Cosentino vengono giustamente ricordate, in primis, le sue collaborazioni con Battiato (è stato anche coautore di alcuni brani del genio siciliano), di Alesini dobbiamo specificare che ha lavorato con musicisti del calibro di Glen Velez, Hans Joachim Roedelius, David Sylvian, Roger Eno, David Thorn, Harold Budd, Steve Jansen, Richard Barbieri. Peraltro, Sylvian ha inserito due brani di Nicola Alesini nel suo doppio album antologico Everything and Nothing, del 2000.




 

Dalle note della M.P. & Records:

... Ne deriva la ricerca, spesso difficile, di trovare una identità all’interno di una situazione preordinata, come sottolineano le citazioni, inserite nel libretto, di Italo Calvino (nel libretto a pagina 4), di Nicola Alesini (nel libretto a pagina 8) e di Vannuccio Zanella (nel libretto a pagina 6).

Prodotto da Nicola Alesini e Saro Cosentino, realizzato da Vannuccio Zanella per M.P. & Records, progetto grafico e layout di OndemediE.

In uscita il 12/04/2021 per M.P. & RECORDS, distribuzione G.T. MUSIC DISTRIBUTION di Antonino Destra.


Musicisti:
Nicola Alesini: sax soprano, clarinetto basso, loops elettronici;
Saro Cosentino: basso fretless, chitarre, tastiere, programmazione;

Massimiliano di Loreto: batteria in "Praga".

 


     TRACKLIST:

1 – Genova (per Carlo) (5:41)
2 – Istanbul (3:52)
3 – Lisbon (4:22)
4 – Palermo (4:22)
5 – Praga (4:40)
6 – Roma (3:24)
7 – Venezia (4:48)

 


Una menzione speciale per il progetto grafico e il layout! OndemediE ci ha lavorato davvero bene e ha avuto delle idee straordinarie. 





4/04/21

Per i 70 anni di Francesco De Gregori

 Uno dei cantautori che ci ha dato di più!


   "Viva l'Italia"


Francesco De Gregori è nato a Roma il 4 aprile 1951. Noi ci uniamo agli auguri e alle celebrazioni riproponendo alcuni suoi brani.

   "Niente da capire" ("Le stelle sono tante...")

   "Alice non lo sa"

   "Pablo"

De Gregori inizia a suonare al Folkstudio di Roma dove conosce, tra gli altri, Antonello Venditti, con il quale pubblica il primo album nel 1971 (Theorius Campus). Il debutto da solista è nel 1973 con Alice non lo sa ma il vero successo arriva due anni dopo con Rimmel, che diventa uno dei dischi più venduti del decennio. Nella sua carriera ha pubblicato 21 album in studio più 16 live, testimonianza delle sue esibizioni dal vivo e delle tournée condivise con amici e colleghi, da Lucio Dalla (celebre il 'Banana Republic Tour') a Pino Daniele.

   "Quattro cani"

   "Rimmel"

   "Pezzi di vetro"

   "La casa di Hilde"

L'ombra di mio padre due volte la mia
Lui camminava ed io correvo
Sopra il sentiero di aghi di pino
La montagna era verde
Oltre quel monte il confine
Oltre il confine chissà
Oltre quel monte la casa di Hilde
Hmm, hmm, hmm, hmm, hmm
Hmm, hmm, hmm, hmm, hmm

Io mi ricordo che avevo paura
Quando bussammo alla porta
Ma lei sorrise e ci disse di entrare...


 

   "Piccola mela"
 

 




   "Generale"



4/03/21

Lorenzo Giovagnoli (Odessa)

Poiché gli Odessa sono in procinto di realizzare il loro terzo album (rigorosamente puntuali, dopo dieci anni o più dall'ultimo!), vediamo chi è il loro frontman, la cui voce, molto impostata e potente, è stata spesso paragonata a quella di Demetrio Stratos.



Odessa su "HearNow"  

           Odessa su Spotify 

  Odessa su Facebook  OdessaZone

   --- e su Youtube



Ritratto di Lorenzo Giovagnoli (Odessa)


La musica è irrinunciabile. Giovagnoli, un virtuoso delle tastiere, non viene dal conservatorio, per quanto possa sembrare strano. O, meglio... non direttamente. Lui ha fatto il liceo linguistico, poi Scienze Politiche. Alle scuole di musica (con tanto di riconoscimento e borsa di studio) c'è arrivato relativamente tardi... Anche perché la vita ci pone di fronte ad aut-aut ineluttabili.



Ci sono alcuni legami imprescindibili tra gli Odessa, band che lui formò alla fine degli Anni Novanta, e gli Area: la voce innanzitutto, che ricorda quella dell'indimenticato Stratos. E poi basti pensare al celebre brano degli Area dal titolo "La mela di Odessa"...


   Lorenzo Giovagnoli e gli Odessa (allora molto giovani) in una cover degli Area (live in Urbino)



Con il suo quartetto (identico a quello iniziale: si è infatti riformato nel 2018, dopo alcune vicissitudini), Giovagnoli ha sempre presentato non solo composizioni originali, ma anche cover. Anche nel nuovo album, L'Alba della Civiltà (probabile uscita: fine estate/inizio autunno, label: Lizard Records), ci sarà una chicca... Tenete aperti gli occhi e le orecchie! Sarà una sorpresa. La cover (abilmente variata) di un brano conosciutissimo di una band Anni '70: una band italiana famosa.

Il suono degli Odessa? Una rielaborazione originale del sound progressive classico, con la chitarra e la sezione ritmica che non disdegnano la deriva heavy. Il gruppo non manca certo di esperienza, avendo collaborato con Ian Paice e Glenn Hughes (Deep Purple) ed essendo stato presente in alcuni tra i più importanti festival di prog-rock internazionali (ProgFarm, Olanda 2003; ProgSud, Francia 2003, 2004 e 2005, BajaProg, Messico 2006...). Nonché da segnalare la loro cooperazione con la Banda Militare di Stato di San Marino in un “concerto grosso” per inaugurare il nuovo anno 2007. Tra l'altro si sono esibiti nei loro "Hard Rock Legends Show", concerti che riproponevano alcuni gruppi e artisti leggendari, da Hendrix ai Dream Theater passando per Deep Purple, Led Zeppelin, King Crimson e altri. Più di recente: tour in Indonesia e a Montecarlo. Ma, perlopiù, attivi in loco.


   "L'Alba della Civiltà"


Insieme al sunnominato tastierista-cantante, la formazione viene completata  da un chitarrista, un bassista e un batterista. Si tratta di Giulio Vampa (chitarre), Valerio de Angelis (basso) e Marco Fabbri (batteria, in tour anche con The Watch). Gli Odessa, insomma, sono sempre (e di nuovo!) loro: i soliti quattro geni e amici, più Gianluca Milanese al flauto (già ospite nel loro primo disco del 1999), un guest sempre benvenuto!

Al di fuori degli Odessa, ciascuno dei componenti vanta diverse collaborazioni (ad esempio con il gruppo di Alex Carpani).


   Stazione Getsemani, album degli Odessa del 1999 (Mellow Records)


Il debutto Stazione Getsemani presenta già quella che sarà la loro impronta stilistica: un blues "pesante" sorretto dall'Hammond, e tipica ritmica sostenuta.

Nel 2009 è la volta di The Final Day - il Giorno del Giudizio (Lizard Records). Un grande output!


E ora... dieci... no, undici anni più tardi, tocca a L'Alba della Civiltà.

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Album che nasce in periodo di lockdown. 

Giovagnoli: "Anche se può sembrare stupido, avere a che fare con quella cinquantina di persone che seguivano le mie dirette su Facebook [appuntamenti settimanali con Giovagnoli alle tastiere e alla voce, della durata di circa mezz'ora], preparare qualcosa da offrire al pubblico mi ha aiutato, poiché ero in lutto sparato. Il mio formatore è morto a metà marzo, di Covid, giovane. Avevo la ragazza a Londra in lockdown. Dopo un po' è morta un'altra persona a me cara: il mio professore di conservatorio, hammondista straordinario. Sempre per il Covid..."

"Ricominciare a fare musica in quel modo è stato essenziale per me. Proprio salvifico. È lì che ho riallacciato con Loris, con Gianluca.. e a novembre mi è venuta l'idea di fare un singolo degli Odessa. Un singolo solo, ma a metà gennaio era pronto il long playing, praticamente."



Intanto ci viene dato di ascoltare il terzo pezzo bell'e pronto dell'album. Dopo gli ottimi "L'Alba della Civiltà" (che dà il nome al disco) e "Di buio e luce (parte 2)" (che segue di un ventennio la prima parte, presente in Getsemani), è la volta di "Rasoi". Al più tardi da adesso abbiamo la conferma, nonché la certezza, di avere a che fare con uno dei gruppi più importanti del nuovo rock progressivo italiano.



"Rasoi": un susseguirsi di note martellanti, che cercano di tirare fuori un po' di giocosità dagli accordi drammatici che incalzano come tuoni in un cielo apocalittico; una tempesta di crome e semicrome che giocano rincorrendosi e vorticando fino a quando non subentrano gli altri strumenti. La voce di Giovagnoli, imperiosa e sicura, ci riporta all'era dei vinili Anni '70 (è forse azzardato un paragone con gli Atomic Rooster, i Deep Purple, i Free, i Ten Years After?). Ottimo il mix e soprattutto assai felice il gioco di squadra. Il brano è alquanto composito, come c'era da aspettarsi dagli Odessa. L'intro ha una certa (presunta) levità, quasi a voler accarezzare l'ascoltatore, a "catturarlo". Il pezzo vira ben presto in direzione progressive e, come diceva un nostro amico, si sente immediatamente che "la classe non è acqua". Brividi.

L'outro ripropone bellamente l'inizio.


Lorenzo Giovagnoli (voce, tastiere)

Giulio Vampa (chitarre)

Valerio de Angelis (basso)

Marco Fabbri (batteria)


Guest: Gianluca Milanese (flauto)


Se non riescono ad affermarsi brani del genere, e a essere suonati in radio e su ogni dispositivo, possiamo chiudere baracca e burattini e smettere di parlare di musica!

Giovagnoli: "Progzilla, Terra Incognita, Italia Progressiva... Tutti gli addetti hanno gradito fin da subito gli assaggi dell'album."

Segnali concreti dalla comunità prog, dunque, la quale ha convinto Lorenzo e i suoi a procedere imperterriti nella realizzazione del disco (anche su supporto fonico, quindi, non solo in digitale), missione che questi valenti musicisti hanno deciso di compiere nonostante gli "hard times" che sappiamo. (A Pesaro e dintorni, dove la band è "based", il virus ha imperversato impietosamente.) Gli arrangiamenti dei singoli pezzi sono curati come non mai, le voci sono state ripetute e registrate più volte affinché suonassero come Giovagnoli desiderava. Davvero: qua, nei vocals, c'è tutto il bagaglio del cantante degli Odessa. Lui ha iniziato con i musical...



L'album esce per la Lizard di Loris Furlan. Dai primi tre brani che abbiamo avuto "in assaggio", riceviamo la conferma che l'attitudine hard arriva a dare un tocco di attualità ai canoni classici. Attualmente è in auge il progressive metal; perciò, il rock "tirato" degli Odessa piacerà anche alle classi meno tradizionaliste.



Sembra quasi impossibile che L'Alba della Civiltà sia un album "nato in casa". Una produzione digitale, sì, ma realizzata usando tutte le sonorità analogiche. Dal punto di vista delle tastiere, oltre al Kurzweil, che Giovagnoli usa dal 2001, si segnala l'impiego di emulatori Hammond, di Roland, di GSI (italiani, eccezionali) e IK Multimedia. Poi: Fender Rhodes e Wurlitzer, con tremolo e riverbero a molle.



Per il piano, un emulatore a livelli fisici, Pianoteq. E per gli archi i modelli Anni '70 analogici: Roland Jupiter, Solina, Roland Juno. Inoltre anche organi a transistor Farfisa.

Per un brano solo voce, tastiere e flauto, ad esempio, c'è un organo a transistor che passa per un Leslie e un riverbero a molle. Dà un'idea un po' inquietante stile fantascienza Anni '60. 



Giovagnoli ha usato la metodicità che gli hanno insegnato al corso laurea in arrangiamento e composizione... e che è ciò che ha sempre fatto da una vita. Importanti e riconoscibili le sue influenze, gli amori musicali. Un brano dal titolo "Invocazione" ha, nella parte centrale, quello che è praticamente un omaggio ai Pink Floyd e a Morricone.

Il basso e la chitarra sono stati registrati in presa diretta nella scheda audio del computer. Dopodiché il segnale pulito anche lì veniva processato dagli amplificatori virtuali.



Praticamente tutto il disco è stato ideato e arrangiato in due mesi. A risultare difficili sono state le registrazioni: come c'era da aspettarsi - viste le circostanze.

Hanno collaborato tutti i membri, a distanza. Giovagnoli mandava il brano completo di tutti, Marco gli rimandava la batteria, Gianluca il flauto, mentre Valerio e Giulio andavano a registrare a casa di Giovagnoli quando non c'era la zona rossa. Poi lui faceva un premix e consegnava il materiale a un conoscente che fa il fonico, per un mix professionale.


   Odessa - "Esilio". Da Stazione Getsemani (il loro primo album, quello del 1999). Quarantena jam, aprile 2020. 


Attention attention! Tra qualche mese esce l'album L'Alba della Civiltà (Lizard Records).



      Vita brevis, ars longa


Durante gli studi, Lorenzo Giovagnoli ha lavorato nella pasticceria di famiglia (un negozio storico: venne fondato dal bisnonno!). Quando i suoi si separarono, lui e sua madre hanno preso a Urbino un ristorante. Poi Lorenzo ha lavorato come insegnante di canto per scuole di musical e di musica. Ed è ciò che fa tuttora.

A vent'anni, mentre frequentava Scienze Politiche, ha ricoperto il ruolo di Gesù, per due anni, in Jesus Christ Superstar.

Iniziò a dare lezioni a 32 anni, dopo tre anni di studio sistematico della tecnica belcantistica, a sua volta seguito dalla sua insegnante. Successivamente ha dato un paio di esami da privatista in conservatorio: ha preso una triennale in canto jazz e la specialistica in direzione d'orchestra e arrangiamento. Nel frattempo, vincendo concorsi, ha avuto la grande opportunità di frequentare la scuola di Mogol. E ha vinto un premio a Umbria Jazz come cantante.

In conservatorio c'è entrato... a 38 anni. Una volta ottenuta la seconda laurea, in direzione d'orchestra, ha fatto un master in didattica oltre a una specializzazione in didattica per la disabilità. Lo stipendio di insegnante (precario) nelle scuole medie gli permette di pensare all'album, appunto in periodo di lockdown... dopo - a conti fatti - oltre 11 anni che gli Odessa non ne realizzavano uno. 


L'ultimo fu The Final Day (2009), che aveva fatto da seguito a Stazione Getsemani (1999, album che contiene le cover di "Caronte" di The Trip e "Alzo un Muro Elettrico" de Il Rovescio della Medaglia). Un disco ogni decina di anni: eh sì, la vita ci pone di fronte a delle scelte... 


Riesumando il cammino dell'artista: Scienze Politiche, ristoratore, insegnante di musica di canto ma anche di sostegno... 


"Alla fine, sono tutte cose che mi piacciono perché riguardano la relazione, la comunicazione e il rapporto."

E, dopo una breve pausa:

"Ma la musica è irrinunciabile".



   Odessa - "Di buio e luce (parte 1)" live at Progsud 2003. Il ProgSud si svolgeva al teatro Jas’ Rod di Pennes Mirabeau ed era organizzato da un gruppo formidabile di amici, appassionati, artisti, tecnici, musicisti, tutti accomunati, oltre che dall’amicizia, dalla passione per la musica e per il rock, in particolare progressivo.