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12/21/25

GMZ - 'Diario di bordo'

Sia detto fin da subito: Diario di bordo ha molto da offrire, oltre ai due brani in "formato hit" che GMZ (al secolo Gianmaria Zanier) ha suonato online - sul palco - rispettivamente con gli Osanna e i Phoenix Again ("Energia nuova da bruciare" e "Amare... Soffrire... Gioire...").
Le conoscenze di GMZ in ambito cantautorale e nel progressive rock gli sono molto d'aiuto in fase sia creativa sia realizzativa. 

M.P. & RECORDS, G.T. Music


    Tutto ha avuto inizio da questa esibizione dal vivo con i Phoenix Again alla 'Casa di Alex' di Milano... allora c'era ancora Antonio Lorandi.

A supportare in Diario di bordo il cantautore / musicista / giornalista / DJ c'è buona parte dell'Who's Who del jazz-rock e del rock progressivo italiano. Si incomincia con

Gigi Venegoni: chitarra acustica, chitarra elettrica e mixaggio in "Energia nuova da bruciare"; mixaggio in "Amare... Soffrire... Gioire..." (versione live con i Phoenix Again). Venegoni (classe 1951) è un pioniere del jazz-rock nostrano. Co-fondatore degli Arti & Mestieri e apprezzato polistrumentista, ha anche un proprio gruppo: Venegoni & Co. (dal 1977). È nel progetto Banda Belzoni.

Piero Mortara: piano elettrico & synth in "Energia nuova da bruciare" e fisarmonica in "Interludio". Torinese, Piero Mortara è, tra le altre cose, un collaboratore di lunga data di Luigi / Gigi Venegoni; ha suonato anche con gli Arti & Mestieri. È, soprattutto, un noto fisarmonicista: fa parte dell'Aria Accordeon Trio.

Sergio Lorandi: basso elettrico (Fender Jazz Precision, appartenuto al rimpianto Antonio Lorandi) in "Energia nuova da bruciare"; chitarra elettrica in "Outsider (Prologo)" e "Outsider (Epilogo)". Per gli appassionati del neoprog, non avrebbe bisogno di presentazioni, ma comunque lo specifichiamo: Sergio Lorandi è un componente dei bresciani Phoenix Again.

Silvano Silva: anche lui della scuderia dei Phoenix Again (ma le sue prime esperienze musicali risalgono all'infanzia), vanta numerose collaborazioni. Suona la batteria in "Energia nuova da bruciare". 

Inoltre: i Phoenix Again in "Amare... Soffrire... Gioire... (Live Version)" e gli Osanna in "Energia nuova da bruciare (Live Version)".

Il bassista milanese Fabio Del Torchio ha suonato in tutti gli instrumentals, dei quali ha fatto peraltro l'equalizzazione.

E, distribuiti in vari brani:

La violinista e cantante Noemi Mazzoni, qui presente "solo" come violinista: in "Stile Libero (Parte 1 & 2)". Egidio Perduca, polistrumentista e compositore piemontese. Alfredo Ponissi (sì, il famoso jazzista di Torino; sax e flauto). Stefano Pastor (tra i più importanti e innovativi musicisti jazz contemporanei; violino). Il grande maestro delle chitarre Fabrizio Ugas. Il pianista, tastierista, compositore Stefano Nozzoli. 

Da non dimenticare, naturalmente:

Gianmaria Zanier (GMZ): voce, chitarra elettrica, chitarra acustica, chitarra classica, chitarra 12 corde, pianoforte, piano elettrico Fender Rhodes e Wurlitzer, synth, organo, clavinet, basso elettrico in "Uscita di sicurezza"; mixaggio di tutti i brani strumentali. 

 

    "Energia Nuova da Bruciare" (Gianmaria Zanier feat. Osanna, al 'Porretta Prog Legacy 2025')
 

Le tracce sono 22, con il timone che sembra virare molto spesso verso Sud, là dove si colgono echi dei brani più "mediterranei" della PFM (ma anche degli stessi Osanna; e di Pino Daniele in "Amare... Soffrire... Gioire..."), con qualche giro, qua e là, sulle onde più varie e sui cavalloni (ci sono ad esempio richiami ad Alberto Fortis e forse anche al Banco del Mutuo Soccorso in "Rinascendo ora per ora").
Si coglie, lungo tutta l'opera, un senso di empatia vicendevole tra suonatori e ascoltatori, come se, al di là del momento in cui il CD viene messo su, un'energia invisibile si trasmettesse dagli uni agli altri e ritorno. Sembra a volte che quest'impresa
(a proposito: Diario di bordo è acquistabile anche presso il distributore ufficiale) sia nata per scherzo, per fare musica tra amici, e che abbia preso una piega seria - e anche impegnativa! - man mano che le composizioni venivano suonate e messe a punto.

 
Zanier su Facebook

Niente male, secondo noi, la scelta di inserire, in coda, dei pezzi strumentali. Il tutto parte con "Interludio", che potrebbe benissimo essere un Andante di Nino Rota (e rammenta infatti qualche film felliniano). E si decolla poi con "Il prezzo da pagare"...
Le canzoni di GMZ hanno testi fruibilissimi, ma ciò che sorprende è che, quando inizia la (lunga) parte dei brani non cantati, vi si cerca una sensazione, un significato, da attribuire alle singole melodie; ed ecco che titoli come il suddetto "Il prezzo da pagare", come "Tutto sommato, va bene così...", "Tentativo di fuga", "Ombre cinesi" e i vari altri, arrivano a centrare proprio quelle immagini che le note ci hanno creato dentro.

     


Facit: bellissimo CD! E piacevolissimo da ascoltare, con punte di ottima inventiva nei brani tendenti al jazz-rock. Grandi musicisti (basti sentire gli assoli nelle songs) e... complimenti sinceri a Gianmaria Zanier, importante paladino - con la sua trasmissione Prog & Dintorni e relativo gruppo Facebook (seguitissimo!) - della buona musica 'progressive'.

     "In continuo movimento"

4/25/25

I due lavori di transizione del Banco

 Nella formazione storica della band capitolina militavano i fratelli Gianni e Vittorio Nocenzi (tastiere e pianoforte), Francesco di Giacomo (voce), Rodolfo Maltese (chitarra; e occasionalmente fiati) e Pierluigi Calderoni (batteria); ma sono stati numerosi i cambi di personale, specialmente nella sezione ritmica. 

 Tra il 1972 e il 1985 pubblicarono ben dodici album, anzi: diciamo dieci, visto che Banco (1975) fu una specie di 'best of' in inglese e As in a Last Supper è solo la versione inglese di Come in un’ultima cena, 1976. 

Come in un'ultima cena fu tra l'altro il terzo e ultimo album del Banco prodotto dalla Manticore Records (degli Emerson, Lake & Palmer). Un onore che, per quanto riguarda gli artisti del Bel Paese, la storica etichetta aveva riservato solo alla PFM.


È logico che, per gli amanti del rock progressivo, gli album del Banco da possedere a tutti i costi sono soprattutto il primo (ha fatto storia il vinile in una confezione a forma di salvadanaio di terracotta), il suo seguito dal titolo Darwin! e ovviamente Io sono nato libero: tutti usciti tra il 1972 e il 1973. 

In quest'ultimo ci sono le splendide "Non mi rompete" (che fa capire in che maniera la band, similmente a Le Orme, riesce a nobilitare la forma "canzone") e "Canto nomade per un prigioniero politico" (che dura più di 15 minuti e rappresenta uno dei punti massimi del rock progressivo italiano). Darwin! è un concept album sull’evoluzione. E l'album di debutto contiene capolavori del prog rock come "Requiescat in pacem" e "Il giardino del mago" (lunga oltre 18 minuti).


Nonostante queste tre pietre miliari della musica in assoluto (al di là dei generi), ci si rattristisce ad apprendere che, presso la massa dei consumatori, la loro canzone più famosa sia "Moby Dick", pezzo del 1983 la cui risonanza li portò, due anni dopo, a partecipare al Festival di Sanremo (con "Grande Joe"). (Molto popolare anche "Paolo Pa", dall'album Urgentissimo del 1980.)



 ... di Terra

(1978)

                     Primo album a recare il solo nome "Banco" 

... di Terra e l'album successivo Canto di Primavera ('79) sono stati gli ultimi due dischi in studio davvero belli del Banco prima che finalmente uscissero - in tempi recenti - Transiberiana e Orlando: Le Forme dell'Amore, che sono riusciti, in qualche modo, a rappacificare i fans con il gruppo. In mezzo, tutta una serie di album in studio pochissimo o per niente amati dalla maggioranza degli aficionados del BMS. Forse si salvano veramente, di quel periodo di transizione, solo il remake di Banco del Mutuo Soccorso (ossia l'album Salvadanaio, riproposto nel 1991) e il remake di Darwin! (stesso anno, 1991).

Dopo il deludente Il 13 (1994), un silenzio - almeno in sala di registrazione - durato ben 25 anni, fino all'uscita appunto di Transiberiana. Ma Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese, purtroppo, nel fattempo se n'erano andati (uno nel 2014, l'altro nel 2015) e Gianni Nocenzi aveva lasciato la band di gran lunga.


              Line up di ... di Terra 

      (un album notevole, strumentale, ispirato dalla musica classica, in cui il progressive rock si inserisce al momento giusto)

  - Rodolfo Maltese: electric & acoustic guitars, trumpet

  - Vittorio Nocenzi: Crumar DS2 synth, Pari organ, electric piano, orchestration & conducting

  - Gianni Nocenzi: piano, orchestrations

  - Renato d'Angelo: bass

  - Pierluigi Calderoni: drums, timpani, percussion

              With:

  - Alan King: flute, contralto sax

  - Orchestra dell'Unione Musicisti di Roma

  - Antonio Scarlato: orchestrations


I titoli dei brani, letti di seguito, compongono una poesia vergata da Francesco Di Giacomo:

“Nel cielo e nelle altre cose mute, terramadre, non senza dolore, io vivo.

Né più di un albero non meno di una stella nei suoni e nei silenzi di terra”.


Dunque il Banco si avvicina piano piano alla forma canzone pop più classica, abbandonando le lunghe composizioni tipiche del rock progressivo. Ma attenzione: lo fanno senza mai rinunciare alla qualità! E c'è sempre qualcosa di "traverso", richiami colti, allusioni anche letterarie nel loro (sigh!) pop.

Il cambio di strada è una scelta e noi non riteniamo di dover pronunciare la parola "pop" in maniera denigratoria: anche il progressive rock, alla sua nascita, era chiamato "pop" (pur se, più propriamente, si trattava di rock sinfonico - vedi i nostri articoli su Procol Harum e The Moody Blues -, andatosi via via arricchendo di elementi jazz - la Scuola di Canterbury, King Crimson, Van Der Graaf Generator e altri). 

Una delle più belle composizioni brevi del Banco è la splendida "E mi viene da pensare" che è contenuta in Canto di primavera del 1979, album che segna l’abbandono (parziale!) del progressive e l’accettazione della forma canzone da 4 o 5 minuti. In questo che è il loro ottavo album, caratterizzato da suggestioni etniche e atmosfere pastorali, Giovanni Colaiacomo (dei Kaleidon) subentra al basso, sostituendo D'Angelo.


Siamo ancora su buoni livelli compositivi, i brani si ascoltano con piacere; tracce come "Sono la bestia", la terza dell'album, farebbero la loro porca figura in qualsiasi platter di qualsiasi gruppo di rock progressivo di ieri e di oggi. 

Sempre ottimo il lavoro di tastiere dei fratelli Nocenzi; funzionale qui il canto di Di Giacomo, non centrale come in altre opere e tuttavia "sentito" nelle due ballad "Niente" e nella suddetta "E mi viene da pensare", le quali richiamano il lato più intimo e delicato del gruppo. In particolare colpisce la performance di "Big Francesco" nel secondo dei due brani citati, che verrà successivamente dedicato alla memoria di Demetrio Stratos - cantante degli Area che era venuto a mancare dopo una malattia proprio nel 1979.

Altra canzone "ricantabile" e bella nella sua intimità urbana che profuma di stanzette di adolescenti solitari è "Interno Città" (la più lunga del lotto, con i suoi 6 minuti e 46 secondi).


                      Lineup di Canto di primavera

  - Francesco Di Giacomo: vocals

  - Rodolfo Maltese: electric & acoustic guitars, charango, bouzouki, trumpet, horn

  - Vittorio Nocenzi: keyboards, synthesizers

  - Gianni Nocenzi: Yamaha electric piano, clarinet

  - Gianni Colaiacomo: bass, fretless bass, 6-string bass

  - Pierluigi Calderoni: drums, timpani, percussions

                    With:

  - Luigi Cinque: soprano sax, harmonica, Mongol mouth harp

  - George Aghedo: percussions


Canto di Primavera rappresenta quindi un'operazione di rinnovamento stilistico del Banco del Mutuo Soccorso (Banco o BMS che dir si voglia). A così tanti decenni di distanza dall’uscita di questo disco, si può serenamente affermare l’evidente bontà dei pezzi. Canto di Primavera chiude con successo il periodo artisticamente migliore della formazione romana che, a partire da quel momento e per tutto il decennio Ottanta e buona parte dei Novanta, rimodellerà il proprio modo di scrivere canzoni, distanziandosi - in parte, almeno - dal glorioso passato.

 Il nuovo Banco del Mutuo Soccorso, con Tony D'Alessio alla voce


LINKs correlati

4/24/25

Quando il Banco del Mutuo Soccorso "went English"

L'articolo di Fabio Zuffanti su Rolling Stone "Do you speak prog? Dieci tentativi di internazionalizzare il progressive italiano" ci rammenta degli anni in cui gruppi come la Premiata Forneria Marconi, Il Banco, Le Orme e compagnia bella sognarono (lecitamente!) di poter conquistare il mercato anglosassone offrendo, al pubblico di altre lande, la loro musica con i testi nella lingua di Shakespeare.

                          

Oggi ci sono gruppi nostrani come i Barock Project che si esibiscono senza difficoltà in Germania, Olanda... Successo meritato, sia pure non eclatante in fatto di vendite. Nel tempo che fu (è trascorso mezzo secolo e oltre!) occorreva appoggiarsi ai "compagni di genere" e i sogni erano immensi. La Manticore Records, così come certe etichette discografiche giapponesi, ha fatto molto per il RPI (Rock Progressivo Italiano; in inglese credo qualcuno lo scriva "IPR").

           

Grandissimo l'album 'Banco', l'esordio in inglese del Banco del Mutuo Soccorso e Francesco Di Giacomo per l'etichetta (vedi sopra) Manticore (di Greg Lake: Emerson, Lake & Palmer).


Era il 1975. Scopriamo che Di Giacomo è emozionante (nonché credibile) anche in una lingua non sua, che sembra ben padroneggiare. Ascoltatevi "Leave Me Alone", che sarebbe la versione di "Non mi rompete" nell'idioma del bardo di Stratford-upon-Avon!



1. "Chorale" (From "Traccia" Theme) (2:30)

2. "L'Albero Del Pane" ("The Bread Tree") (4:45)

3. "Metamorphosis" (14:54)

4. "Outside" (7:42)

5. "Leave Me Alone" (5:20)

6. "Nothing's The Same" (9:58)

7. "Traccia II" (2:42)


  - Francesco Di Giacomo: vocals

  - Rodolfo Maltese: electric & acoustic guitars, trumpet, backing vocals

  - Vittorio Nocenzi: organ, synthesizer, Mellotron (strings), producer

  - Gianni Nocenzi: grand piano, clarinet, synthesizer

  - Renato D'Angelo: bass, acoustic guitar

  - Pier Luigi Calderoni: drums, percussion


 BMS allora



... e l'anno dopo...




Come in un'ultima cena del Banco del Mutuo Soccorso, 1976: il canto del cigno del prog rock italiano del periodo classico (il punk e la disco music domineranno, manipolandoli, i tardi Anni '70 e tutti gli Anni '80).
Il brano più lungo arriva qui ai 7 minuti e mezzo. Il progressive è ancora presente ma si fanno spazio già i motivi pop, e ciò, soprattutto in seguito, fu ragione di cruccio per i fans della prima ora del Banco.


1. "...a cena, per esempio" (6:20) 2. "Il ragno" (4:55) 3. "È così buono Giovanni, ma..." (3:32) 4. "Slogan" (7:23) 5. "Si dice che i delfini parlino" (5:50) 6. "Voilà Mida" ("Il guaritore") (6:14) 7. "Quando la buona gente dice" (1:57) 8. "La notte è piena" (4:14) 9. "Fino alla mia porta" (4:30) - Francesco Di Giacomo: lead vocals - Rodolfo Maltese: electric & acoustic guitars, trumpet, French horn, vocals - Vittorio Nocenzi: Hammond organ, synthesizer, harpsichord, Solina, vocals - Gianni Nocenzi: electric & acoustic pianos, synthesizer, clarinet, recorder - Renato D'Angelo: bass, acoustic guitar - Pierluigi Calderoni: drums, percussion

La scomparsa - risalente ormai a oltre un decennio fa - di una delle più grandi voci del progressive italiano ha rattristato tutti i cultori del genere. Il modo migliore per ricordare Francesco Di Giacomo è quello di riascoltare la sua straordinaria voce. Uno dei brani prediletti dai suoi ammiratori è contenuto proprio in questo album: "È così buono Giovanni, ma..." Lo si potrebbe ascoltare all'infinito, senza mai stancarsi. Ovvio: i primi tre album della band sono senza ombra di dubbio i migliori della loro carriera, ma anche nella produzione posteriore troviamo perle non da poco. "È così buono Giovanni, ma..." ha un'intensità e un impatto emotivo paragonabili a quelli di "R.I.P." e "Non mi rompete".

Nello stesso 1976, Come in un'ultima cena venne realizzato altresì in lingua inglese (As in a Last Supper) con i testi di Angelo Branduardi: un po' troppo "cerebrali" per essere recepiti dal pubblico anglosassone. Sarebbe stato meglio chiamare Peter Sinfield o Peter Hammill, come già accaduto rispettivamente per la PFM e per Le Orme di Felona & Sorona.
Comunque, questo Come in un'ultima cena è un album che ancora si lascia apprezzare. Anche in inglese! Di Giacomo lo rimpiangiamo per vari motivi - e a ragione.
Links attinenti (circa album recenti, senza più Big Francesco)

   Transiberiana (2019)




3/01/25

È uscito! Banco del Mutuo Soccorso - 'Storie Invisibili'

 Lo avete ascoltato?



Comunicateci i vostri pareri!


L'album rappresenta la terza parte della trilogia composta da: Transiberiana - Orlando: le forme dell'amore - Storie Invisibili.


     Songs / Tracks Listing
          1. "Studenti" (3:16)
          2. "Il Mietitore" (3:36)
          3. "Il Pittore" (3:26)
          4. "Non Sono Pazzo" (2:56)
          5. "L'Ultimo Moro Dell'Alhambra" (4:28)
          6. "Senza Nuvole" (3:59)
          7. "La Casa Blu" (4:41)
          8. "Sarà Ottobre" (3:41)
          9. "Cena Di Natale" (2:21)
         10. "Spiegami Il Cielo" (4:59)
         11. "Solo Meraviglia" (2:27)
         12. "Capo Horn" (5:24)


                                       Total Time 45:14

Line-up / Musicians

- Tony D'Alessio / lead vocals

- Vittorio Nocenzi / organ, synthesizer, vocals

- Michelangelo Nocenzi / piano, keyboards

- Filippo Marcheggiani / electric guitar, acoustic guitar, vocals

- Marco Capozzi / bass

- Dario Esposito / drums


 


       Links

Transiberiana un anno dopo       (Articolo di 'Prog Bar Italia')

Orlando: 'Le forme dell'amore', del BMS     (Articolo di 'Prog Bar Italia')

 Indimenticabile


"750.000 anni fa... l'amore?" (nel giorno della scomparsa di Franz Di Giacomo)
          (Articolo su 'Topolàin')

            "Il ritorno del Banco" (Transiberiana, 2019)


Banco del Mutuo Soccorso Official (su Facebook)

Storie Invisibili su Spotify


Il nuovo album sarà presentato al pubblico con due meet&greet, il 6 marzo a Milano (ore 18.30 presso Dischivolanti, Ripa di Porta Ticinese 47) e l’11 marzo a Roma (ore 18.00 presso Discoteca Laziale, Via Giolitti 263); e accompagnato da un tour. 

   Queste le prime date annunciate: 

7 marzo Milano, Teatro Dal Verme; 

15 marzo Trento, Auditorium Santa Chiara; 

22 marzo Alessandria, Teatro Alessandrino; 

24 marzo Seriate – Bergamo, Teatro Gavazzeni; 

28 marzo Busto Arsizio (Varese), Teatro Sociale; 

29 marzo Varese, Teatro di Varese; 

04 aprile Rezzato (Brescia), Cineteatro Lolek; 

05 aprile Conegliano (Treviso), Teatro Accademia; 

12 aprile Piacenza, Teatro Politeama; 

27 aprile Corridonia (MC), Piazza del Lavoro; 

5 maggio Catania, Teatro ABC; 

6 maggio Palermo, Teatro Al Massimo; 

7 maggio Agrigento, Palacongressi.

... 

7/12/24

R.I.P. Antonio Lorandi

Si è spento stamani Antonio Lorandi

(Phoenix Again)



Messaggio su Facebook di Sergio Lorandi:

  

Ciao Antonio, oggi ci hai lasciati ma il tuo grande amore per la musica non smetterà di esistere attraverso la Fenice che un'altra volta dovrà rinascere


Il saluto di Prog Bar Italia:

Riposa in pace, Antonio!

La Fenice prog di BS era già risorta una volta, dopo la morte - nell'aprile 2007 - di Claudio Lorandi (cantante e chitarrista). Nel 2010, con la ripresa dell'attività, venne aggiunto al nome quell'avverbio, "Again", che rende il gruppo così speciale e riconoscibile.

 Ora se n'è andato anche Antonio Lorandi, il bassista.

Speriamo che (Phoenix Again) voli ancora in alto!



Phoenix Again (da Brescia) - "The Bridge of Geese"

(dal vivo, Olanda 2018)


Comunicato su Facebook di B.A.S.S. (Bassisti Attempati Senza Scrupoli):


Una triste notizia. È venuto a mancare oggi l’amico Antonio Lorandi.. Chi ha avuto modo di conoscerlo, sa che persona squisita e che bravo bassista fosse…Per chi non ha avuto questa fortuna, invito ad ascoltarlo con la sua band, autrice di un rock strumentale di spessore e qualità, i Phoenix Again…


La band Logos:


Sinceramente addolorati dalla notizia della perdita di Antonio Lorandi, un'anima gentile, un grande musicista, un vero amico. Il talento al basso era solo una parte di ciò che lo rendeva speciale. Abbiamo condiviso concerti con lui e i suoi Phoenix Again: tanti chilometri e molti momenti di sincero divertimento; tante chiacchierate sui progetti musicali futuri. 

Queste righe sono il nostro saluto e il nostro ringraziamento a te Antonio, oltre che il nostro affetto e dolore per i tuoi cari in questo momento difficile. 

LOGOS


Il gruppo Prog-MI saluta l'amico Antonio Lorandi:


Antonio era sempre presente dove c'era musica, a Veruno, al Porto antico di Genova, a Milano alla Casa di Alex...  Era sempre presente anche quando non erano i suoi Phoenix Again a suonare - e non è così scontato che succeda - perché amava davvero la musica e il piccolo mondo che le gravita intorno.

Ciao Antonio, ci mancherai.

Un abbraccio a tutta la famiglia Phoenix Again.





7/11/24

Gli Entity e il loro 'Naufragio della Speranza'

Nel cinema e nella letteratura ci sono capolavori che hanno richiesto una lunga gestazione. E accade anche nella musica. Il Naufragio della Speranza (intitolato come un dipinto di Caspar David Friedrich) ha impiegato trent'anni prima di arrivare fino a noi. Un lungo viaggio nel vortice disordinato del tempo; ma se una freccia è scoccata bene, prima o poi colpisce il bersaglio. 

Di Mauro Mulas si sa quasi tutto (leggi questo nostro articolo sull'artista nuorese - click!): pianista e tastierista eclettico ma sempre con un'ammirazione per il progressive rock. Gli Entity sono un suo progetto sfarzoso che ha esordito nel 2013 con Il Falso Centro. Ugualmente che nel primo album, qui i musicisti sono:


Mauro Mulas: tastiere, percussioni, samples ed elettronica 

Gianluigi Longu: basso 

Marcello Panzino: batteria

Marcello Mulas: chitarre 

Sergio Calafiura: voce solista 



    Trailer, con l'ottimo video-editing di OndemediE
 

    "Derealizzazione" 


Si apre con "Derealizzazione", che è un brano che a volte sfiora la musica concreta. Già da questo incipit di 9 minuti si arguisce che abbiamo a che fare con un prodotto colto e, al più tardi dall'attacco del cantato (Calafiura), il nostro spirito è appagato: siamo nella buona tradizione del progressive rock italiano. Potremmo chiamare questo genere "operistica sperimentale". Vengono in mente giganti come il Banco, la PFM. Tuttavia il gruppo sardo mantiene la propria forte e maschia identità, rifiutando di scendere a patti con qualsiasi forma di compiacimento commerciale e si rivolge, pur rimanendo in una cornice di piacevolezza, a un pubblico "che la sa lunga". Ad orecchie erudite, quindi. 

"Inettitudine" è una bella mini-suite con un intro a base di pianoforte e accompagnamento orchestrale. Alto grado di lirismo (anche se il cantato non ha un testo) e poesia sonora, coadiuvati da una chitarra rock di classe (Marcello Mulas). La coda del brano è un jamming "fuori di testa".

"Cristallo" è una splendida canzone. Viene da pensare allo struggimento che aleggia nelle camerette di adolescenti solitari e innamorati di tutto (di una donna, dell'amore in sé, del mondo intero). 

L'album tocca a questo punto corde troppo importanti e rende più impegnativo il lavoro di chi recensisce. Sarebbe facile liquidare Il Naufragio della Speranza con un "bello!" e "da ascoltare!". Ci sono in quest'opera svolte e intrecci che vanno a scomodare la psiche e ricordi di altri ascolti, di esperienze di audiopercezioni trascorse. L'entità (appunto: Entity) "pesa", per quanto è seria, profonda, gravida di significati.

"Osservatorio" è l'esempio di un'antologia in sedicesima delle sonorità e delle voci musicali più solide e autorevoli che hanno finora punteggiato il percorso dell'uomo contemporaneo. 

Dopo l'intermezzo classico - classico moderno - di "Fuori dalla realtà", traccia breve ma illuminante poiché getta altra luce sull'esperienza e le conoscenze di Mauro Mulas & Co., gli Entity passano ad atmosfere all'apparenza più leggere con lo strumentale "Risveglio" - dall'inizio in veste impressionistica -, che occupa due slots; i rispettivi sottotitoli sono "Tango" e "Fuga".

L'ottava traccia è una canzone breve: "Un volto senza nome", paragonabile a un Lied schubertiano.

Il rock esplode in "Enigma": gli Entity in tutta la loro potenza. 

L'epilogo, traccia 10 - "E sarà domani" -, è un breve pezzo di preziosità espressiva. Una degna chiusura di sipario.


    TRACKLIST

1) Derealizzazione (9:05) 

2) Inettitudine (9:06) 

3) Cristallo (6:27) 

4) Osservatorio (7:48) 

5) Fuori dalla realtà (1:22) 

6) Risveglio parte 1 (4:57) 

7) Risveglio parte 2 (2:31) 

8) Un volto senza nome (1:39) 

9) Enigma (5:36) 

10) E sarà domani (2:16)




Released on June 21st, 2024, by M.P. & RECORDS, distribution G.T. MUSIC DISTRIBUTION.

M.P. & Records is a brand of G.T. Music Distribution di Antonino Destra

        Via Municipio, 5 – 35019 TOMBOLO (Padova)

                        +39-49-9470749

                               email: mprecords@mprecords.it



            Biografia di Mauro Mulas

Nato a Nuoro il 31/05/1977.

Ha studiato composizione e successivamente musica elettronica presso il Conservatorio di Cagliari, diplomandosi nel 2007 con il massimo dei voti. Ha inoltre svolto numerosi studi jazz con musicisti importanti quali Dave Liebman, John Taylor, Steve Lacy, Paolo Fresu, Roberto Cippelli e Peter Waters, approfondendo lo studio del pianoforte jazz, della composizione e dell'arrangiamento.

Si è esibito come tastierista, pianista jazz e organista, collaborando con numerosi musicisti locali tra cui Massimo Ferra, Giorgio Crobu, Roberto Pellegrini, Francesco Sotgiu, Massimo Tore, Paolo Nonnis, Marco Argiolas ecc., e ha cooperato con musicisti di fama nazionale ed internazionale come Maax Furian, Max Jonata, Frank Gambale, Antonella Ruggiero, Tony Esposito, Lisa Hunt, Dario Deidda,  Pippo Mattino, Flavio Boltro, Joy Garrison, Joyce E. Yuille, Vhelade e altri.

Il suo amore per il prog rock lo ha portato a fondare, negli Anni '90, gli Entity. Il Falso Centro, pubblicato da "La Locanda del Vento" - side-label della Lizard -  nel 2013, è un lavoro già maturo pur essendo un progetto che sicuramente racchiude gli impeti e gli entusiasmi della gioventù. Il concept (ideato da Mauro Mulas insieme al bassista Gigi Longu) ha come protagonista un individuo che si accorge che la sua vita è stata guidata da regole e da convenzioni assortite; dunque, cerca di rinascere per vivere diversamente e fonda  questa nuova libertà sulla sua "morte sociale". (Ascolta su Youtube.)


Nel 2001 Mulas apre il concerto dei Jethro Tull a Cagliari con il gruppo KTL. Collabora inoltre con "Colossus Proudly", realizzando tre suites per gli album dell'Iliade A grand Piano Estravaganza del 2010, Decameron Part II del 2014 e Decameron Part 3 del 2016 - editi da Musea.

Ha lavorato per diverse associazioni di musica contemporanea come il "Centro Sardo Studi e Ricerche", "Gli amici della musica", "Spazio Musica" e "Accademia Terra" in qualità di performer, tecnico del suono e curatore di live electronics in numerosi concerti.

Ha partecipato sia come compositore sia come arrangiatore a numerose produzioni musicali pubblicate da etichette nazionali e internazionali. Si è occupato inoltre della produzione di musica per il cinema, il teatro e la pubblicità.


Altre informazioni sul musicista

 
Il dipinto di Caspar David Friedrich, pittore della Germania settentrionale. Il titolo del quadro è 'Das Eismeer' (Il Mare di Ghiaccio) ma l'opera è nota anche come Il Naufragio della Speranza

Il Naufragio della Speranza, degli Entity. 2024 


Album prodotto da Mauro Mulas e Vannuccio Zanella per M.P. & Records, il CD è distribuito da G.T. Music Distribution di Antonino Destra.

Editore: Micio Poldo. Foto di Sara Deidda, Artwork e grafica di OndemediE


    Il brano "Osservatorio" eseguito dal vivo nel 2010



Articolo del 2021 su Topolàin: Mauro Mulas... e gli Entity

Mauro Mulas su Facebook

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