10. "My Guitar is a Spaceship" (Single edit) 04:26
Che cos'èUnending Ascending
Un viaggio estatico che ci porta a fare da testimoni a situazioni in cui supernovae esplodono, galassie muoiono trasformandosi in qualcos'altro e gli orologi si fermano.
È come se Daevid Allen non se ne fosse mai andato: la sua eredità è stata raccolta degnamente dai suoi colleghi-eredi, non per ultimo da Torabi... Anche se alcune differenze con prima ci sono!
Nell'album personale Hip To The Jag c'è il suo stile inconfondibile; ci riferiamo a Kavus Torabi, cantante e polistrumentista iraniano naturalizzato inglese, noto per aver lasciato una traccia in vari gruppi (Knifeworld, The Utopia Strong, Gong, Guapo, Cardiacs). Hip To The Jag, suo (tardo) debutto solista, del 2020, è alquanto mistico e... "mesmerico". Disponibile su Bandcamp.
Kavus
Prima di morire (il 13 marzo 2015), Daevid Allen decise quali dovevano essere i musicisti che avrebbero dovuto continuare la saga dei Gong, procedendo sul sentiero mistico-visionario da lui inaugurato. Kavus Torabi (classe 1971, di origine iraniana) è uno di costoro.
Unending Ascending si apre con "Tiny Galaxies", una canzone psichedelica che avrebbe potuto anche essere stata scritta dai Pink Floyd nei giorni di Syd Barrett. Si procede con "My Guitar is a Spaceship" (insieme al brano precedente, uno dei singles dell'album), che ci proietta nello spazio a pieni motori ionitronici. Il sax dell'imprescindibile Ian East qui ci rende più limpida ed evidente l'immagine di elevate emissioni di onde firion e criptoonde...
Un momento! Cosa?
Piccola pausa, per spiegare meglio che cos'è Gong.
Il gruppo ha origine nel 1969 ed è stato parte della controcultura hippy, quella delle comuni. Esiste dunque da oltre 50 anni. E i suoi componenti (sia nel loro insieme, sia in altri progetti - numerosi side projects sono nati dalla costola principale, difatti), hanno agito sempre in maniera "incentivante", pur comportandosi come monelli giocosamente dispettosi. Fioriti alla Scuola di Canterbury, i Gong si sono rivelati essere più o meno una "classe" a parte, un genere diverso. Che, in realtà, trova riscontri in altri gruppi storici degli anni d'oro della psichedelia.
L'attuale formazione è quella che sta insieme da più tempo e fare un paragone con i Gong originali, quelli formati da David(o Daevid) Allen, è fuori luogo; o quasi. I Gong hanno avuto molte sfaccettature nel corso degli anni, inclusa una, durante l'era punk, fatta di sperimentazioni (Planet Gong), perciò non si può pretendere che questo album suoni allo stesso modo di Camembert Electrique, Flying Teapots, Pothead Pixies... Tuttavia, ci offre qualità 'alia', creandosi un motivo di esistere, un suo perché.
Rimarchiamolo: i componenti dei Gong odierni sono stati selezionati personalmente da Daevid Allen. Il mitico australiano ha fortemente voluto che la sua visione "mistica" continuasse anche dopo la sua scomparsa.
Al caos maniacale di Allen si è oggi sostituita una profondità - che definiremmo seriosa - che promuove la psichedelia a una faccenda quasi terapeutica, apparentata alla musica ambient (vedi la terza traccia, "Ship of Ishtar"). Le variazioni di tempo sono presenti, ma l'ultra-alta-fedeltà e il canto "corretto", modulato al punto giusto e all'altezza appropriata, avvicinano questi Gong, i Gong del Terzo Millennio, ai lavori solisti di Steve Hillage, ai già accennati Pink Floyd prima maniera nonché agli Ozric Tentacles (e giusto con questi, guarda caso, i Gong vanno ormai spesso in tournée).
In Unending Ascending, assoli di chitarra nitidi e scale dal suono orientale affrontano tastiere sibilanti e scintillanti. Il sassofono alterna parti jazz ad echi lamentosi - ed è ciò che rende quello attuale un "disco dei Gong". La sezione ritmica è costantemente al lavoro; inoltre, in ogni spazio disponibile vengono inseriti colpi e rulli extra di batteria.
Il quarto brano, "O, Arcturus", pur nella surrealtà da esso evocata, è ritmicamente più avanzato di "Ship of Ishtar", ma rimane un po' troppo sottile, un po' troppo evanescente. Questa evanescenza caratterizza in qualche modo l'intero album (almeno dalla terza traccia all'ottava) e viene a formare come una barriera tra l'ascoltatore e i musicisti; come una nebbia voluta. Torniamo al suono più noto e più amato dei Gong con "All Clocks Reset", canzone dapprima tranquilla e poi sempre più agitata, dal ritmo irregolare e - per fortuna - dalla sonorità accurata, netta.
"Choose Your Goodess" (traccia 6) parte con un bel ritmo rock che viene poi "spezzato" da un repentino gravitare nel cosmo per dopo ancora riprendersi (e via con il rock terrestre!) e dopo un po' di nuovo spararci fuori dalla navicella. Ian East, anche in questo caso, è superlativo ai fiati. È un grande pezzo della durata di quasi sette minuti, il secondo per lunghezza dopo "Ship of Ishtar".
È la volta quindi di "Lunar Invocation", altro brano da noi preferito insieme al precedente. Dal titolo, si evince - anche prima dell'ascolto - come e cosa può essere la musica: la follia seleniana dei Gong (e di Torabi) in tutta la sua peculiarità!
"Asleep Do We Lay" è la decorosa chiusura di un'opera che di sicuro la massa ignorerà e che molti altri - anche amanti del prog - non capiranno. Ma stiamo parlando dei Gong, quindi anche questo (triste?) dato di fatto si inserisce nel puzzle, alla fine.
Le ultime due tracce dell'album sono aggiunte assai gradite: "Tiny Galaxy (Single edit)" e "My Guitar is a Spaceship (Single edit)".
Planet Gong(per molti, l'emanazione migliore dei Gong)
"My Guitar is a Spaceship"
Tutto ebbe inizio con David Allen...
David Allen, che artisticamente si faceva chiamare Daevid Allen, nacque a Melbourne il 13 gennaio 1938 per spegnersi a Byron Bay il 13 marzo 2015. È stato un chitarrista, cantante, compositore e poeta australiano conosciuto soprattutto per aver fondato il gruppo di rock psichedelico Soft Machine (in Gran Bretagna, nel 1966) e il gruppo di space rock Gong (in Francia, nel 1969). [La sua biografia sembra un romanzo.] Viene talvolta accreditato con il nome di "Divided Alien".
Sciocco ma serio, semplice ma complesso, pazzo ma intelligente:
Camembert Electrique, del 1971.
Lo riascoltiamo quale omaggio a Daevid Allen, una sorta di Frank Zappa del Quinto Continente. Ma noi non rimpiangiamo soltanto Allen: noi ci ricordiamo anche di Gilli Smyth, cantante - e per un certo periodo compagna di Allen - che militò nei Gong e aggiunse alle canzoni ironia e malizia. Fu poetessa e pubblicò anche album propri. Molti dei brani bizzarri dei Gong erano opera sua.
Gilli lasciò il gruppo nel 1974 per dedicarsi ai propri figli, non prima però di aver collaborato ai tre capolavori Flying Teapot, Angel's Egg e You ("Trilogia di Radio Gnome").
Gilli
You (1974) è la terza parte della trilogia "Radio Gnome" (più propriamente: "Radio Gnome Invisible").
I Gong erano già un gruppo cult della controcultura e della psichedelia ma con questo album si superarono. Mentre gli altri membri avrebbero voluto fare un disco strumentale, Daevid Allen insisté per finire la storia di Zero the Hero, il quale, sul pianeta Gong, incontra strani personaggi dai nomi buffi. Il testo è a volte sussurrato, a volte cantato in maniera stridula e con strani accenti! Il viaggio del mitico Zero si concludeva con questo capolavoro, ma intanto l'universo dei Gong continuava a espandersi...
Tra i membri che hanno fatto la storia di questo glorioso gruppo: Steve Hillage, che nel frattempo ha 72 anni.
Steve Hillage (Londra, 2 ago. 1951). Ha suonato con i Gong, Egg, Khan - insomma: un po' dappertutto nella scena di Canterbury. Primo album solista nel '75: Fish Rising, ascoltabile qui.
Steve Hillage and Gong - "The Glorious Om Riff" (live 2023)
È in corso un acceso dibattito, su un certo gruppo di Facebook, a proposito di cosa sia "progressive" e cosa no. Un paio di persone hanno contestato agli amministratori del gruppo il fatto di aver inserito gli Area nella lista delle band "prog rock"...
Gli Area non sono "progressive"? Allora che facciamo, mandiamo al macero milioni di libri e riviste specializzate? E... Frank Zappa oppure i Magma... o i Can... i Gong... non sono forse "prog"?
C'è evidentemente chi confonde il symphonic prog (Genesis, Yes...) con il prog rock 'tout court'!
Gong - "You can't kill me", live
"My Sawtooth Wake", live
Il prossimo video è: "Sold To The Highest Buddha",
da Angel's Egg (seconda parte di "Radio Gnome Invisible"), 1973,
L'album Shamal uscì nel 1976.
Magie esotiche assortite! Sulla base di un jazzrock più o meno scolastico, ma comunque venato da trovate "trasversali".
Senza Daevid Allen ma con Pierre Moerlen (batteria, vibrafono, campane tubolari).
Bass Guitar, Voice: Mike Howlett
Flute, Saxophone: Didier Malherbe
Guitar: Steve Hillage
Keyboards: Patrice Lemoine
Percussion, Drums: Mireille Bauer
Violin: Jorge Pinchevsky
Voice: Miquette Giraudy
Prodotto da Nick Mason (sì, lui!)
Tecnici del suono: Ben King, Simon Heyworth
"Tic-toc, Pussycat, Tropicalfish"
(dal vivo)
Altro musicista importante che ha gravitato intorno ai Gong: Allan Holdsworth (ex Nucleus, Tempest, Soft Machine).
Holdsworth ha suonato con i
Pierre Moerlen's Gong
(1976: Gazeuse!,1978: Expresso II,1979: Time Is the Key)
e con i Gongzilla.
Nato a Bradford nello West Yorkshire, Inghilterra, il 6 ago. 1946, questo chitarrista e compositore, spirato il 15 aprile di sei anni fa in California, ci ha regalato, oltre ai suoi album da solista, l'eredità della sua impronta creativa collaborando con diverse formazioni, soprattutto in ambito prog e jazz-fusion: oltre alle due su citate, anche Soft Machine, Bill Bruford, Tempest, U.K...
Un altro ramo della famiglia dei Gong! Formati nel 1994 dal chitarrista Ben Lozaga e dal bassista Hansford Rowe, i Gongzilla vennero completati dal chitarrista Allan Holdsworth, dal percussionista Bobby Thomas Jr. e dal vibrafonista Beniot Moerlen. Il loro debutto fu Suffer, dal suono più hard rock che nei Gong di Pierre Moerlen.
E che dire dei grandi reincontri? The Gong Family Unconvention!
Dalla "Unconvention" è sortito 2032, grande e folle album (pubblicato nel 2009) consistente in 14 tracce.
The Gong Family Unconvention, nel club Melkweg di Amsterdam, fu un evento di tre giorni tenutosi nel novembre 2006 e vi parteciparono tutti gli elementi allora ancora in vita dei Gong.
2032 rappresenta la prima volta dopo You del 1974 in cui Steve Hillage ha registrato insieme al fondatore dei Gong, Daevid Allen. 2032 è una specie di quarta parte, non epilogo bensì continuazione della trilogia di "Radio Gnome" (composta, lo ricordiamo, da Flying Teapot del 1973, Angel’s Egg anch'esso del 1973 e You, 1974).
Line-up stellare quella di 2032: Daevid Allen (chitarra, voce), Steve Hillage (chitarra), Gilli Smyth ("space whisper" e poesia), Miquette Giraudy (synthesiser), Mike Howlett (basso), Chris Taylor (batteria) e Theo Travis (sax e flauto).
I membri originali dei Gong Steve Hillage, Daevid Allen, Gilli Smyth e Miquette Giraudy hanno composto le canzoni di 2032 mentre si trovavano in Australia.
Ma perché 2032?
Perché il 2032 viene indicato come l'anno in cui il Pianeta Gong avrà un "full contact" con il Pianeta Terra, allo scopo - per citare le parole di Allen - di "scrivere un nuovo importante capitolo nella mitologia Gong, che è in continua evoluzione".
I Gong: sempre fantastici. A febbraio 2021 era uscito un doppio album, Pulsing Signals, con registrazioni dal tour 2019, mentre i fan continuavano a premere per un nuovo 'studio album'.
I musicisti - Kavus Torabi, Fabio Golfetti, Ian East, Dave Sturt e Cheb Nettles, come sappiamo scelti da Allen prima che lui morisse - portano avanti le visioni del rimpianto padre fondatore.
Il leggendario gruppo sembra voler traghettare la psichedelia progressive-sperimentale che lo contraddistingue anche nei secoli a venire. E forse nei millenni a venire!
Recensione su Arlequins:
"Dopo la dipartita di Daevid Allen, le redini dell’universo Gong sono passate saldamente nelle mani di Kavus Torabi (già protagonista con Cardiacs, Guapo, Knifeworld, Die Laughing e numerosi altri progetti). L’eredità di questo marchio importante non poteva trovare musicista migliore..."
Febbraio 2023 - Anche senza il rimpianto Daevid Allen, l'attività della band prosegue. Nuovo album in vista, come richiesto a gran voce dai fans. [E quest'album diverrà Unending Ascending.] Per molto tempo i Gong sono stati, in pratica, The Steve Hillage Band. Finché Hillage, nel 1991, non scese da quel pianeta, per tornare a risalirci solo a tratti, decidendo di occuparsi della propria attività solista e di collaborare soprattutto con Miquette Giraudy in un gruppo dal nome System 7.
Fino a ieri, in pratica, gli stessi musicisti dei Gong suonano non raramente sotto il nome Steve Hillage Band!
Back to where it started...
Gong are in Canterbury, at Dog House Studios, working on the final piece of our new album which we’ll be recording next week for release later this year, before we once again morph into The Steve Hillage Band for a UK tour next month.
"Tiny Galaxies", official video
"Tiny Galaxies" è un brano che possiamo ascoltare sul nuovo album dei Gong, Unending Ascending, uscito a novembre '23. Per l'ascolto e l'acquisto:
Ecco il fantastico produttore musicale / ingegnere del suono (che però a quanto pare non aveva alcuna specializzazione di studi tecnici universitari) Conny Plank, figura centrale del Krautrock.
Oltre a produrre e assistere gli "eroi" del rock alternativo, psichedelico e sperimentale tedesco, Plank arrivò a collaborare con Gianna Nannini. (Era di Plank lo studio di registrazione dove la cantante italiana produsse i suoi primi veri grandi successi.)
In altri post abbiamo già accennato a Conny Plank e alla sua importanza per il Krautrock, la Kosmische Musik e non solo... [Ecco alcuni link sul nostro blog relativi al Krautrock:]
Si incontravano tutti nello studio di Conny Plank negli Anni '70 e '80: gruppi come Kraftwerk, Neu!, Can, Whodini (formazione hip hop statunitense), DAF (più propriamente D.A.F.: Deutsch-Amerikanische Freundschaft - "Amicizia Tedesco-Americana" -, gruppo di musica elettronica esponente di punta della Neue Deutsche Welle), Ultravox, Eurythmics e - come detto - anche la Nannini incidevano e masterizzavano lì i loro album. La sala di registrazione era impiantata all'interno di una fattoria vicino a Colonia; un villaggio renano dove arrivarono nientedimeno che David Bowie e Brian Eno.
Conny Plank: uno dei fonici più innovativi del suo tempo. Le registrazioni effettuate da lui nello spazio di due decenni furono per certi versi rivoluzionarie...
Guru Guru - Hinten (1971)
Durante la produzione dei propri dischi, i musicisti vivevano insieme alla famiglia di Conny: nel vero senso del termine. Condividevano il bagno dei Plank e mangiavano insieme a loro al tavolo della cucina.
Conny Plank si spense troppo presto, all'età di 47 anni. Lasciando in eredità alla sua compagna di vita, l'attrice Christa Fast, e al figlio Stephan allora tredicenne, uno studio musicale che a quel punto era ormai conosciuto ben oltre i confini d'Europa.
Vent'anni dopo (nel 2017) Stephan andò alla ricerca simbolica del padre e gli dedicò un film: Conny Plank - Mein Vater der Klangvisionär. ("Conny Plank - Mio padre il visionario del suono")
Davvero emozionante, con numerose interviste a musicisti che hanno lavorato con Conny e dove si parla delle loro hit e degli exploits ottenuti grazie a un ingegnere del suono che, ci dice la sua biografia, era nato in un piccolo e semisconosciuto comune: Hütschenhausen (non lontano da Kaiserslautern, nella Renania-Palatinato). Molte carriere del mondo della musica sono iniziate proprio grazie al biondobarbuto Conny Plank... che, per inciso, era anche un buon tastierista. E in un paio di album suonò la chitarra e cantò...
Il docufilm intero realizzato da Stephan Plank (in tedesco)
En Route, album di Conny Plank e Dieter Moebius. (1986) (Elettronica.)
Il suo nome è un po' dappertutto dove c'è l'etichetta "Krautrock" o anche "Deutschrock". Ha lavorato alquanto spesso con Dieter Moebius (nei Liliental, per dirne una, e in due album ancora precedenti firmati "Moebius & Plank"). En Route uscì appena un anno prima della scomparsa di Plank (47enne, come detto; aveva il cancro).
Conny (Conrad) Plank aveva iniziato il suo percorso lavorativo presso diverse emittenti regionali e nazionali, dalle quali veniva licenziato oppure si licenziava: sentiva che lì gli impedivano di sviluppare la sua creatività... Alla consolle non gli consentivano di fare quasi nulla e perciò, tra un periodo di disoccupazione e l'altro, si sbizzarriva (facendosi le ossa) in vari studi di registrazione, finché non aprì il proprio, dove appunto sarebbe capitata anche Gianna Nannini. Il manager della Nannini era lo svizzero Peter Zumsteg, il quale le consigliò di lavorare con il tedesco. Questi era diventato nel frattempo produttore degli Ultravox, degli Eurhytmics e dei Kraftwerk, tra gli altri. Da Latin Lover in poi, molti dei successi della Gianna nazionale targati Anni Ottanta nacquero in collaborazione con Conny Plank e/o furono registrati nel suo studio. Furono tre gli album della cantante su cui Plank lasciò la sua impronta: il sunnominato Latin Lover (1982), Puzzle (1984) e Profumo (1986).
Lo studio di registrazione si chiamava "Connys Studio" ed era a Wolperath, nella provincia di Neunkirchen-Seelscheid, a circa 35 km a sud-est di Colonia.
Era stato inaugurato all'inizio del 1974 dentro un ex porcile appartenente a una tipica fattoria a graticcio (con travi di legno esterne). Plank aveva cercato apposta un posto dove poter lavorare in maniera rilassata, lontano dal caos dei grossi centri urbani. Secondo le stesse affermazioni di Plank e più tardi della consorte e del figlio, l'atmosfera rurale, ritirata, serviva a creare un clima psicologico particolare, che permettesse di essere “liberi da paure e riserve”. In quel modo, si potevano realizzare sonorità spontanee, usando metodi non convenzionali pur rimanendo a contatto con la realtà o - letteralmente - "con i piedi per terra". Il marchio di fabbrica di Plank, ossia la voce moderna della macchina, nel suo nuovo studio avrebbe dovuto trovare maggiore espressione... E così fu.
Conosciamo Plank come pioniere della musica elettronica. Tuttavia, prima ancora si era affermato come produttore di numerosi album folk (canti popolari e musica folk, negli Anni '70).
Con Eberhard Kranemann, suo amico e collabratore fin dagli Anni Sessanta, Plank inaugurò anche un progetto multimediale (il nome: Fritz Müller Rock) e, alla morte di Plank, Kranemann lo ha commemorato dedicandogli un tributo postumo, con il suo trio krautrock Bluepoint Underground: "Conny Plank". Il brano è contenuto nell'album dal titolo In New York City (1999). Insieme a Eberhard Kranemann, anche il direttore di produzione dei Bluepoint Underground, Klaus Dinger, si poteva definire amico di Plank. Conny aveva conosciuto i due quando militavano in gruppi della zona di Düsseldorf e non solo: Neu!, La Düsseldorf, Kraftwerk.
Il geniale produttore e fonico si considerava "uno strumento di mediazione tra i musicisti, i suoni e il nastro". Come testimoniato da Kranemann, Dinger e tanti altri che hanno lavorato con lui, la sua apertura e la sua curiosità aiutavano a creare "suoni di ampio respiro".
Spesso Plank si accollava il rischio economico di un disco. Se un gruppo o un artista gli piaceva, lui lo finanziava di tasca propria. Così, molti poterono registrare un album nonostante fossero ignorati dalle grandi label. Dopo la fine del missaggio, era lo stesso Conny Plank a prendere contatto con i responsabili delle "major" e, una volta che c'era un contratto da sigillare, lui lo leggeva ben bene, per evitare ai suoi protetti di incappare in qualche trucchetto sgradevole che ne limitasse la libertà creativa e li portasse a ricevere poco o niente dalle vendite delle loro opere. La serie di dischi d'oro e di platino conquistati da band e cantanti da lui managerializzati, usava appenderli nel bagno degli ospiti: un'ironica mostra permanente! A parte Kraan, Neu! e altri "eroi" del Krautrock, Plank aiutò alla scalata delle classifiche i Kraftwerk, fin dagli inizi della loro attività. L'album Autobahn nacque nella sala di registrazione di Wolperath (novembre 1974). Poi la band si incamminò su sentieri meno innovativi (divenendo una "designer band") e Conny Plank decise di rivolgere loro le spalle. Bröselmachine, gli Harlis da Hannover e tanti altri erano spesso ospiti del "Connys Studio", in quella frazione rurale di Neunkirchen-Seelscheid. I membri dei Guru Guru si aggiravano tra le case del villaggio nei giorni in cui stavano rifinendo Tango Fango. C'erano inoltre i già citati La Düsseldorf (simili ai Kraftwerk) e una band rock in dialetto renano nota come Black Fööss. Infine arrivarono anche gli stranieri: Ultravox (che finora avevano registrato solo a Londra sotto la supervisione di Brian Eno e Steve Lillywhite), Eurhytmics (due album con Conny), Gianna Nannini... Una delle collaborazioni più stimolanti di Conny Plank fu quella con Eno. Intanto, andava ai concerti per registrare dal vivo questa o quell'esibizione delle "sue" band e... suonava musica propria. Lavorò, a questo scopo, con Dieter Moebius (Moebius & Plank; il duo esistette dal 1979 al 1986) e registrò un paio di dischi con un quartetto che comprendeva Hans-Joachim Roedelius oltre a Moebius e a Brian Eno (l'ensemble venne chiamato Eno Moebius Roedelius Plank).
Dopo la morte di Conny Plank, Christa Fast (1942-2006) prese il comando dello studio, ma dovette venderlo nel 2006 a causa di una grave malattia. Il figlio Stephan Plank si occupò di rinnovare il "Connys Studio"; tuttavia, la sua speranza di continuarne l'attività durò poco: nel 2009 la fattoria venne demolita.
Avevano contatti nella Abbey Road e Ringo Starr parlò molto bene di loro. L'album di debutto, Legend, venne prodotto dal celebre ingegnere del suono Conny Plank... e tuttavia il cammino della band tedesca di prog folk Parzival si interruppe appena dopo il secondo album.
"Senseless No. 6" è una loro canzone antibellica.
#Krautrock
Un altro dei numerosi album prodotti da Conny Plank: Die Kleinen und die Bösen, dei D.A.F.