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10/05/25

Popol Vuh - 'In den Gärten Pharaos'


                                     "Nei giardini del faraone"

Tutta l'attività dei Popol Vuh - notevole negli Anni Settanta - ruotava in pratica intorno a Florian Fricke, pianista-tastierista spentosi a 57 anni il 29 dicembre 2001 a Monaco di Baviera.

 Florian Fricke (1944-2001)



Werner Herzog, l'uomo che diresse in diversi film l'attore mattoide e geniale Klaus Kinski, usò molto spesso la musica dei Popol Vuh per il soundtrack, musica caratterizzata da un'aura mistica, spirituale, cosmica.



Popol Vuh Fan Site (German, English)





1/04/25

Triumvirat (GER)

Jürgen Fritz, un maestro delle tastiere, fondò nel 1969 i Triumvirat


Con questo suo progetto, che per formazione (un trio, almeno inizialmente) e intenti stilistici non era dissimile dai celebri ELP,  Fritz realizzò alcuni dischi godibilissimi. E raccogliendo anche un certo successo non solo in patria - non solo in Germania dunque. 

 Triumvirat, formazione tedesca di buon successo (Anni Settanta, seconda metà). Fritz è quello a sinistra nella foto.


        Il debutto: Mediterranean Tales (1972) 

Una lunga suite ("Across the Waters") vive nella prima facciata di questo loro primo lavoro, che rimarrà, coram populo, il loro migliore. La formazione è dominata dall'organo con influenze classicheggianti, con inserimento di pianoforte, batteria e basso. Siamo in quel di Colonia... 

I Triumvirat sono (ancora) un trio che prende le mosse da Emerson, Lake & Palmer, Focus e dintorni. E, essendo Mediterranean Tales uscito nel '72, reca, oltre alle sonorità davvero stupende nella loro ingegnosità insieme prog-anglosassone e di rock sperimentale/alternativo germanico alias #Krautrock, un tocco di esotismo antico alle platee di allora, perlopiù mittel e nordeuropee, dedite ai (se non primissimi, quantomeno primi) viaggi turistici nei meridiani caldi, che li conducevano fin sulla rena bagnata dal Mare Nostrum. Questa opera insomma parla, già nel titolo e nel packaging, proprio a queste masse agognanti un cambio di pelle a tempo - ma lo fa, certo, in maniera colta e non nel linguaggio della musichetta commerciale.

È rock dalle sfumature barocche e con un tocco di Brian Auger e forse anche di Peter Hammill, oltre che dei Nice di Keith Emerson.

"Across the Water", il primo lungo brano (una 'suite' di 16 minuti), è stato ispirato da W.A. Mozart. In questo modo si replica il connubio tra classica e rock; tuttavia i Triumvirat non sono la carta carbone di nessuno e sanno inserirsi nella già nota nicchia con una buona dose di innovativa originalità.

  - Jürgen Fritz: Hammond B3 organ, electric piano, Grand piano, Moog synthesizer, vocals on "Eleven Kids", vocals & chorus on "Broken Mirror"

  - Hans-Georg Pape: bass, lead vocals (except on "Eleven Kids"), vocals & chorus on "Broken Mirror"

  - Hans Bathelt: drums, percussion, words & lyrics

 

Tracks: 

     1. "Across the Waters"  16:31

     2. "Eleven Kids"         6:00

     3. "E Minor 5/9 Minor/5" 7:55

     4. "Broken Mirror"       7:14

Bonus tracks

     5. "Be Home for Tea"            3:40

     6. "Broken Mirror (Single Edit)"  3:25

     7. "Ride in the Night"            4:29

     8. "Sing Me a Song"            4:42

 

#Krautrock

       Illusion on a Double Dimple, il secondo album (1974)

Ed ecco che... si fanno in quattro.


  - Jürgen Fritz: Hammond organ, electric and Steinway grand piano, Moog synthesizer, Mellotron, producer, arranger

  - Hans-Georg Pape: bass on "Illusions on a Double Dimple"

  - Helmut Köllen: bass, acoustic & electric guitars on Mister Ten Percent, vocals on both sides

  - Hans Bathelt: drums, percussion, lyrics

      Con

  - The Cologne Opera House Orchestra  

  - Kurt Edelhagen Brass Section 

  - Brigitte Thomas, Hanna Dölitzsch, Ulla Wiesner: backing vocals



        Spartacus (1975) 

Il terzo album del Triumvirat ne sancì le fortune anche negli U.S.A. e in Canada, oltre che in Portogallo e in Brasile.

Jürgen Fritz alle tastiere (comprendenti organo Hammond e sintetizzatore Moog), Helmut Köllen alla voce, al basso e alle chitarre acustica ed elettrica, Hans Bathelt (autore dei testi) alla batteria e alle percussioni.

Helmut qualche tempo dopo lascerà il gruppo per iniziare la carriera solista. Morirà, appena 27enne, stroncato dalle inalazioni di monossido di carbonio della sua auto mentre era intento ad ascoltare alcune cassette musicali - riguardanti un suo proprio album - dentro il garage. Alcuni hanno sostenuto l'ipotesi del suicidio.



        Old Loves Die Hard (1976), il 4° album in studio

    Tracks:

    1. "I Believe" (7:51)

    2. "A Day in a Life" (8:14) :

             - a) "Uranus' Dawn"

             - b) "Pisces at Noon"

             - c) "Panorama Dusk"

     3. "The History of Mystery (Part One)" (7:50)

     4. "The History of Mystery (Part Two)" (3:59)

     5. "A Cold Old Worried Lady" (5:50)

     6. "Panic on 5th Avenue" (10:30)

     7. "Old Loves Die Hard" (4:26)

Bonus track on 2002 remaster:

      8. "Take a Break Today" (single) (3:44)

 


  - Barry Palmer: vocals

  - Jürgen Fritz: Hammond organ, Wurlitzer, Fender & Hohner electric pianos, grand piano, Moog synthesizer, String Ensemble, 12-string guitar, arranger & producer

  - Werner "Dick" Frangenberg: bass

  - Hans Bathelt: drums & percussion

               With

  - The Cologne Kinder Choir: chorus children vocals (1)

  - Hans-Günter Lenders: choir leader (1)

  - Sondra Fritz (uncredited): spoken word (1)

  - Jane Palmer: backing vocals (7)

  - Charly Schlimbach: saxophone (2)

 




        New Triumvirat - Pompei (1977)

Il gruppo di Colonia subì tanti cambi di formazione. Il 3 maggio del 1977, Helmut Köllen, come sopra riportato, muore tragicamente. In seguito allo shock psicologico (pur se il cantante aveva de facto già lasciato la band), ma anche per varie implicazioni legali, Pompeii viene pubblicato sotto il nome New Triumvirat.

Tracks:

1. "The Earthquake 62 A.D." (6:18)

2. "Journey of a Fallen Angel" (6:15)

3. "Viva Pompeii" (4:16)

4. "The Time of Your Life...(?)" (4:35)

5. "The Rich Man and the Carpenter" (5:57)

6. "Dance on the Volcano" (3:31)

7. "Vesuvius 79 A.D." (6:40)

8. "The Hymn" (7:04)


Bonus track on 2002 remaster:

9. "The Hymn" (single edit) (4:11)

- Barry Palmer: lead & backing vocals

- Jürgen Fritz: Steinway grand piano, Hammond C3, Moog, Yamaha polyphonic CS-80/GX-1 & ARP String Ensemble synths, Fender Rhodes, Hohner clavinet, bells, timpani, arranger & conductor (strings, horns & choir), producer

- Dieter Petereit: Fender, Rickenbacker & Yamaha basses

- Curt Cress: drums, roto toms, timbales, cymbals, gongs, handclaps, electronic percussion

        With:

- Sondra Fritz: vocals (4) 
- Ulla Wiesner: backing vocals
- Hanna Dölitzch: backing vocals
Brigitte Witt: backing vocals
- Hanne Wilfert: trumpet solo (2)
- Karl Löhe: string section master

 

        Di nuovo con il nome Triumvirat - Á la carte (1978)

Attorno al tastierista Jürgen Fritz i musicisti continuano a ruotare, i cambi di formazione sono frequenti e così, anche se la production continua ad essere di livello eccellente, capita che negli ultimi album manchino le progressioni e ci si avvicini di più all'art pop. Niente da eccepire, eh, la qualità rimane alta, ma comincia a intravedersi qualche ammiccamento eccessivo in direzione charts.



Russian Roulette (1980), che segna la fine

               Solo per i curiosi: questo è il link per ascoltare l'album su Youtube 

Attenti: non è più progressive rock. Dal 3°-4° brano l'album inizia un po' a diventare più "sperimentale" e coraggioso, ma solo per lo spazio di qualche titolo o meglio di qualche passaggio. In generale si mantiene molto al di sotto del livello di quei Triumvirat che erano considerati "gli ELP germanici". Qui ci sono addirittura atmosfere reggae, a volte. Il rock'n'roll è comunque più presente. (E perché? Perché alla batteria c'è Jeff Porcaro?)

Insomma, lo spirito imminente degli Anni Ottanta ha rovinato del tutto i Triumvirat. Tanto che questo fu l'ultimo loro album. Detto ciò, a prescindere dai generi, è un disco che si può ascoltare se avete bisogno di qualcosa di leggero per la spiaggia o per il vostro viaggio in auto. Grazie anche ai musici niente male convocati in studio. 

Ma Jürgen Fritz era dispiaciuto di essere chiamato il "Keith Emerson tedesco"?

Dopo il già debole Á la Carte, questo prodotto ibrido dei Triumvirat rappresenta una delusione immensa per i fan genuini della band. Una band che di fatto non esisteva più dai tempi di Pompeii.

  - Arno Steffen: lead vocals

  - Jürgen Fritz: piano, Moog, organ, percussion, synthesizers, arranger & producer

           With:

  - Mike Gong: guitar

  - Steve Lukather: guitar, bass

  - Tim May: electric & acoustic guitars

  - Pete Christlieb: saxophone, clarinet

  - David Hungate: bass

  - Neil Stubenhaus: bass

  - Jeff Porcaro: drums

  - Robert Greenidge: steel drums

  - Alan Estes: congas, maracas



5/04/24

Eloy

        

Presentazione del gruppo fondato ad Hannover nel 1969 dal chitarrista Frank Bornamann




    "Land of Nobody"- da Inside, 1973

Eloy è un altro valido gruppo Krautrock.
Ocean (cantato con spiccato accento tedesco) è del 1977 e ci racconta la storia di Atlantide. 
Il batterista, Jürgen Rosenthal, veniva dagli Scorpions.


#artrock 
Kosmische Musik
 #progressive #rock


Grandissimi! Ancora oggi producono un symphonic prog all'altezza dei dischi risalenti ai loro anni d'oro. Hanno avuto, agli inizi, drammatici rimescolamenti di line up dovuti a discussioni interne anche e soprattutto a proposito dello stile da abbracciare pienamente, ecco come mai Frank Bornemann è rimasto l'unico elemento della band a risultare costantemente presente. Il vecchio "marinaio del prog" rimane saldo sulla tolda, ma si può già prevedere che, quando l'età non glielo consentirà più, perderemo anche questa band. La loro discografia è comunque sconfinata e possiamo e potremo usufruire a ogni momento di molte, moltissime ore di ascolto. Il cantato "teutonico" di Bornemann, per anni deriso da tanti detrattori, viene oggi amato e riconosciuto come tipico marchio di fabbrica degli Eloy.
     



Debuttarono nel 1971 con un album eponimo.
Bornemann, cantante e chitarrista, è inamovibile (con il basco o meno sul capo) e gli Eloy ben presto diventano in pratica la "sua" band. 
Formatisi ad Hannover (Germania Settentrionale) nel 1969, decisero di chiamarsi secondo un popolo descritto nel romanzo utopistico La Macchina del Tempo, di H.G. Wells. 
Sono presenti elementi di fantascienza nella loro musica, particolarmente nei concept album di tutti gli Anni '70. 
Di Bornemann abbiamo già detto. Gli altri membri attuali sono: 

   - Steve Mann: chitarra (2000-2007; 2022-presente)
   - Hannes Folberth: tastiere (1979-1984; 1992-presente)
   - Klaus Peter Matziol: basso (1980-1984; 1988-presente)
   - Stephan Emig: batteria (2016-presente)


Inside (1973) vedeva in formazione Frank Bornemann (voce, chitarra, percussioni), Fritz Randow (batteria, chitarra acustica, percussioni e flauto), Wolfgang Stocker (basso) e Manfred Wieczorke (organo, chitarra, voce e percussioni).

Floating.
Un bell'Hammond ci fa scivolare sull'autostrada psichedelica di un Deutschrock parecchio anglesizzato; e non si paga pedaggio!
L'etichetta americana Chess / Janus pubblicò per il mercato americano sia il secondo - Inside - che il terzo album degli Eloy - Floating. La label purtroppo sparì già nel 1975 e da quel momento i dischi degli Eloy in America sarebbero stati disponibili solo come "import". Il  successo della band comunque era indiscutibile. L'etichetta madre era la EMI, anche se Floating viene pubblicato da Harvest. L'album esce dopo un ulteriore cambio di formazione (con il bassista originale Stöcker sostituito da Luitjen Jansen) e riprende le atmosfere del precedente, basandosi su sonorità Krautrock dove spiccano la chitarra elettrica di Bornemann e l'organo (e ora anche i synth) di Manfred Wieczorke. "Castle in the Air" e "Madhouse" hanno arrangiamenti che non prevedono le tastiere. Il sintetizzatore viene usato per la prima volta in "Plastic Girl".
Copertina fantascientifica. Il tema che lega quasi tutti i brani dell'LP: la fine del mondo.

Per molti, il miglior album dei tedeschi Eloy: Power and the Passion, 1975.
Lo stile qui è - secondo noi - ancora spigoloso, ma la band si va avvicinando al proprio suono. Il concept narra una storia bella e fantasiosa: il giovane Jamie, nell'anno 1975, beve una pozione o meglio droga inventata da suo padre e si ritrova proiettato nel 1375, a Parigi, dove si innamora di Jeanne (Giovanna), figlia di un ricco possidente terriero. Entrambi fumano uno spinello, il ragazzo viene coinvolto in una rivolta e finisce in carcere. Tornerà nel proprio tempo e nella propria realtà grazie all'aiuto di un mago. 

   - Frank Bornemann: voce solista, chitarra elettrica
   - Manfred Wieczorke: tastiere, pianoforte, Mellotron, sintetizzatore
   - Luitjen Janssen: basso
   - Detlef Schwaar: chitarra
   - Fritz Randow: batteria 

... E arrivò una crisi. Una prima ma bella grossa crisi tra le tante che hanno caratterizzato il percorso degli Eloy. E accadde perché l'influenza negativa dell'allora manager della band, Jay Partridge, portò sfortunatamente a delle rotture. Alla fine il gruppo si sciolse e Frank Bornemann si ritrovò solo e senza compagni. Ma la EMI rimase al suo fianco, continuando a fidarsi delle capacità artistiche dell'ormai esperto frontman: gli venne offerto di ricostruire gli Eloy con nuovi musicisti.

 Il celebre logo

 Una delle copertine più belle: Chronicles I, 1993


Dawn, di questo gruppo come detto tuttora attivo (malgrado i tanti terremoti) e in qualche modo sempre coerente alla propria linea, è del 1976. Come si noterà, gli Eloy alternano momenti lirici a un furor quasi wagneriano. Fantasmagorie corali a parentesi di alto lirismo che sembrano essere concepite in una cameretta adolescenziale. Tra le loro fonti di ispirazione erano, sono e sempre saranno - com'è facile arguire - i Pink Floyd.

"Poseidon's Creation", live 1978.
"Poseidon's Creation" è il brano che apre l'album Ocean del 1977. Lo ascoltiamo qui in una versione dal vivo.
Il 6. full-lenght della band prog rock di Hannover ebbe notevole riscontro soprattutto in patria. Fuori dai confini tedeschi, rimproveravano a Frank Bornemann di cantare in inglese con un troppo smaccato accento... accento che lui ha ancora oggi! E che non ha impedito al suo gruppo di divenire famoso anche all'estero.

         Line up del periodo d'oro degli Eloy (1976-1979):
   - Frank Bornemann: voce, chitarra elettrica e acustica
   - Klaus-Peter Matziol: basso, seconda voce
   - Detlev Schmidtchen: organo, tastiere, sintetizzatori
   - Jürgen Rosenthal: batteria, percussioni, flauto

Rosenthal e Bornemann avrebbero poi avuto delle dispute a proposito dei testi, che erano appannaggio del primo, nonché dissapori circa il nuovo studio di registrazione; e il batterista decise di abbandonare la band insieme a Schmidtchen. Solo uno dei numerosi "rimescolamenti" della formazione degli Eloy!

Silent Cries and Mighty Echoes.
Una casa in Normandia divenne il fulcro creativo di Silent Cries and Mighty Echoes, settimo album in studio degli Eloy (Electrola, 1979). 
"Un album astrale" lo ha definito qualcuno. È, di certo, uno dei punti massimi del German rock.
Ricalca stilisticamente Ocean, pur non possedendone la compattezza e l'intensitâ. Delle cinque tracce, una ha la durata di oltre 20 minuti e due addirittura superano la mezz'ora.

   - Frank Bornemann: canto, cori, chitarra acustica, chitarra elettrica 
  - Detlev Schmidtchen: organo Hammond, cori, mini Moog, synthesizer, Solina String-Ensemble, tastiere, pianoforte
   - Klaus-Peter Matziol: basso, cori, synthesizer
   - Jürgen Rosenthal: batteria, rototom, piatti, gong, percussioni, flauto
   - Brigitte Witt: voce in "Vision - Burn"

    "Ranking the Eloy albums"

L'ottavo album in studio: Colours, del 1980.
Finora - come abbiamo visto - i testi erano stati scritti da Jürgen Rosenthal, il batterista. Dopo Silent Cries and Mighty Echoes Rosenthal lascia la band con Detlev Schmidtchen (tastiere e altri strumenti) e rimangono Frank Bornemann e il bassista Klaus-Peter Matziol. Si aggregano ai due Hannes Arkona alle chitarre (che aveva già accompagnato gli Eloy nella tournée del 1979),  Hannes Folberth alle tastiere e Jim McGillivray batteria e percussioni. McGillivray è anche il nuovo autore dei testi. 
Brani in generale più brevi del solito: è questo il modo con cui gli Eloy salutano il nuovo decennio. 
L'album si apre con "Horizons", completo di Clavinet e coro femminile; le lyrics di questa canzone fanno pensare a Tales From Topographic Oceans degli Yes. "Child Migration", "Giant", "Silhouette" e "Gallery" sembrano più focalizzate, intense, concentrate e richiamano spesso all'orecchio l'Alan Parsons Project. C'è anche qualche passaggio AOR. "Sunset", l'ultimo titolo, è una traccia strumentale, dominata dai synth e con un Moog "spaziale".
Ho sentito alcuni commentare: "Il loro album numero uno! Insuperabile!" 
Di certo è tra quelli più accessibili.

   - Frank Bornemann: lead vocals, acoustic & electric guitars, co-producer
   - Hannes Arkona: acoustic & electric guitars
   - Hannes Folberth: keyboards
   - Klaus-Peter Matziol: bass, backing vocals
   - Jim McGillivray: drums & percussion

Planets (1981).

   - Frank Bornemann: voce, chitarra
   - Hannes Arkona: tastiera
   - Hannes Folberth: tastiera
   - Klaus-Peter Matziol: basso
   - Jim McGillivray: batteria
#progrock #artrock #symphonic 
#rock #music


Time to Turn (1982).
Time to Turn fu suonato dalla stessa formazione di Planets (ma senza Jim McGillvray, che era poco apprezzato dai fan del gruppo e aveva abbandonato per via di incomprensioni durante la registrazione dell'album precedente, sostituito alla batteria da Randow, già nella band dal 1972 al 1975).
La storia narrata da questo concept non è che la continuazione di Planets, che, per volere della EMI/ Electrola, non divenne un doppio album come invece avrebbe voluto Bornemann.
La lunghezza dei brani va da 4 minuti e mezzo a ("End of an Odissey") 9 minuti e mezzo.
Gli Eloy tengono viva la fiaccola del progressive rock anche negli Anni Ottanta.


Performance (1983).
Stessa etichetta e stessa line up ma cambio di stile in questo che è l'11° album in studio degli Eloy, con un Frank Bornemann a discutere con il resto dei membri, i quali premevano per un "miglioramento dei costumi di scena" e un suono più Anni '80!
 
In Germania imperava la Neue Deutsche Welle (una variante del punk e della new wave) e Frank dovette abbassarsi a rinunciare al suo leggendario basco e ad assumere una pettinatura alla moda. I compromessi da lui accettati a denti stretti e le scintille con gli altri quattro si avvertono (e si sentono) benissimo nel corso delle 7 tracce.

Alla maggior parte dei fan, Performance non piacque né per i contenuti musicali né per come si presentava visualmente. Le vendite furono più che deludenti. Così gli Eloy decisero di tornare a fare... gli Eloy.



Metromania (1984).
Frank Bornemann non era soddisfatto con la situazione, per via del calo di vendite ma non solo. La band avrebbe dovuto fare da apripista per i Marillion ma la EMI decise di cancellare quei concerti, per tema che gli Eloy sul palco eclissassero il gruppo inglese.
Metromania è il ritorno alle antiche virtù della band e sia i supporters che i critici apprezzarono pienamente. Ci fu un invito della BBC e i due concerti in terra inglese - nel leggendario 
'Marquee Club' - furono un successone.
In Metromania, le chitarre sono più dure del solito ma i sintetizzatori (Hannes Folberth, Hannes Arkona) lavorano davvero a tutta canna, sebbene la musica non sia quella "sferica" di album come Planets.

Il protagonista di questo concept vive in un mondo dove computer e androidi hanno il comando; lui siede sul tetto di una casa e fa musica, sognando intanto di scappare altrove.

Quindi, di nuovo sulla cresta dell'onda? Ahiloro, no! Invece di emergere più forti e più motivati ​​dalle esibizioni nell'Isola di Albione, torna a rinfocolarsi il dibattito sulle posizioni artistiche di ciascuno. Il terreno si è rinsecchito, i musicisti sembrano non avere proprio più nulla in comune. Tutto ciò che definiva gli Eloy - lo spirito, la magia, il carisma e la gioia di suonare - è svanito. Perciò, si separano con un "ciao e grazie".



    Uno dei brani da un album mitico: "Decay of the Logos", da Ocean


Un nuovo tastierista... per ricominciare. Michael Gerlach e Frank Bornemann si incontrarono nel 1985. Gerlach, cresciuto a Berlino, veniva da una famiglia di musicisti. Studiò pianoforte, ma era destinato a dedicarsi agli strumenti a tasti elettronici oltre che diventare produttore di band in stile "gothic". Gli Eloy si erano sciolti ma Bornemann già scriveva nuovo materiale e, in compagnia di Gerlach, decise di dare la stura a un nuovo inizio (l'ennesimo). Insieme ad alcuni collaboratori ingaggiati per l'occasione, Frank Bornemann e Michael Gerlach registrarono Ra (1988) e, quattro anni dopo, Destination

          ***

"Voyager Of The Future Race" (live 1988).

Gli Eloy: temi fantascientifici, distopici, a volte profetici; tastiere e chitarre spaziali nonché intesa perfetta di basso e batteria. Musica piacevole attraverso i decenni - ora un po' più hard, ora più tendente al symphonic prog - con un "adattarsi" negli Anni Ottanta alle sonorità in voga in quel decennio.
In questo video abbiamo Bornemann con il suo famoso basco, che ha portato in testa per quasi l'intera sua carriera.

    Destination, l'album del 1992.

Nel 1994, con il rientro di Klaus-Peter Matziol, gli Eloy ritornarono ad essere un gruppo vero. Gerlach rimase per altri due dischi e relative tournée; in seguito tornò a lavorare con Bornemann saltuariamente.

The Tides Return Forever (1994). Alla batteria: Nico Baretta. È, a quanto ne sappiamo, l'unica partecipazione di questo misterioso batterista dal nome italiano a un album, degli Eloy o di qualsiasi altra band!

Reincarnation On Stage è un doppio disco dal vivo (davvero grandioso!) uscito nel 2014. 
Line up:
   - Frank Bornemann: lead vocals, guitar
   - Michael Gerlach: keyboards
   - Hannes Folberth: keyboards
   - Klaus-Peter Matziol: bass
   - Bodo Schopf: drums & percussion

  
La trilogia su Giovanna d'Arco


"Vaucouleurs",
da The Vision, The Sword, And The Pyre, Part 1, full-lenght dedicato alla storia di Joan of Arc.

By the rays of the morning light
Driven by confidence inside
She's leaving her home without a word
With sadness in her heart
Snow is falling to the ground
The winter's wind is piercing cold
Going through the garments on her skin
On the way to Vaucouleurs

Behold the virgin of Domremy
So pure and fearless in her heart inside
Ready to fight for our Liberty
Until the day we all will be forever free

At last inside of the castle's wall
She's talking about her heavenly call
Her aura irresistible – penetrating mind and soul
In belief we decide to follow hero
Chinon where the King dwells in despair
(Now) We're departing Vaucouleurs 6 guardians at her side

Behold the virgin of Domremy
We place reliance in her holy mission

We pray for her in humility
May the angels of heaven guide her on her way



The Vision, The Sword and The Pyre - Part 2 (2019)

   - Frank Bornemann: E-guitar, guitar, voice, keyboards
   - Klaus-Peter Matziol: E-bass
   - Michael Gerlach: keyboards
   - Hannes Folberth: keyboards
   - Stephan Emig: drums, percussion

... e si giunge, dopo quattro anni, al terzo capitolo della trilogia su Jeanne d'Arc, che è anche il più "heavy", se possiamo definirlo così.
In Echoes From The Past, Jean de Metz, un nobiluomo sostenitore di Giovanna d'Arco, si ricorda di lei, spesso in forma di monologo interiore. 
Grazie alla varietà musicale, dovuta alle diverse tastiere e anche a un bel coro femminile, questo disco risulta essere il migliore della trilogia.
Unica pecca, se vogliamo proprio chiamarla così: la voce più sottile, meno potente dell'ormai stravecchio Bornemann. Il tempo passa per tutti; tuttavia, qui addirittura questa fragilità vocale si inserisce bene nel quadro drammatico del concept - e sembra anzi essere fatta apposta per l'interpretazione di un de Metz che ci immaginiamo stanco e disperato.




La vita continua... con tutte le sue storie. Gli Eloy, gruppo musicale di rock progressivo tedesco che esiste da quando esiste il prog, prosegue la sua favola grazie alla caparbietà del chitarrista e cantante originale. 
Ebbene, Frank - nato nel 1945 - porta tuttora avanti il marchio (con nuovi musicisti, mentre altri si sono ritirati via via...) e nel giugno 2023, dopo un paio di anni di lavoro, ce l'ha fatta dunque a fare uscire Echoes From The Past.
...Che non sarà certo l'ultima opera che viene pubblicata sotto l'egida 'Eloy'!
O almeno si spera.


   The Story of Eloy
(docufilm in German language)
                           #spacerock / #progrock band from Germany




9/05/23

Conny Plank, maestro del suono

Ecco il fantastico produttore musicale / ingegnere del suono (che però a quanto pare non aveva alcuna specializzazione di studi tecnici universitari) Conny Plank, figura centrale del Krautrock. 



Oltre a produrre e assistere gli "eroi" del rock alternativo, psichedelico e sperimentale tedesco, Plank arrivò a collaborare con Gianna Nannini. (Era di Plank lo studio di registrazione dove la cantante italiana produsse i suoi primi veri grandi successi.)

In altri post abbiamo già accennato a Conny Plank e alla sua importanza per il Krautrock, la Kosmische Musik e non solo... [Ecco alcuni link sul nostro blog relativi al Krautrock:]

Renate Knaup, la voce femminile del Krautrock

Amon Düül II











 Tardo-Krautrock: Liliental 


            e Karlheinz Stockhausen


Si incontravano tutti nello studio di Conny Plank negli Anni '70 e '80: gruppi come Kraftwerk, Neu!, Can, Whodini (formazione hip hop statunitense), DAF (più propriamente D.A.F.: Deutsch-Amerikanische Freundschaft - "Amicizia Tedesco-Americana" -, gruppo di musica elettronica esponente di punta della Neue Deutsche Welle), Ultravox, Eurythmics e - come detto - anche la Nannini incidevano e masterizzavano lì i loro album. La sala di registrazione era impiantata all'interno di una fattoria vicino a Colonia; un villaggio renano dove arrivarono nientedimeno che David Bowie e Brian Eno

Conny Plank: uno dei fonici più innovativi del suo tempo. Le registrazioni effettuate da lui nello spazio di due decenni furono per certi versi rivoluzionarie...



    Guru Guru - Hinten (1971)

Durante la produzione dei propri dischi, i musicisti vivevano insieme alla famiglia di Conny: nel vero senso del termine. Condividevano il bagno dei Plank e mangiavano insieme a loro al tavolo della cucina.




Conny Plank si spense troppo presto, all'età di 47 anni. Lasciando in eredità alla sua compagna di vita, l'attrice Christa Fast, e al figlio Stephan allora tredicenne, uno studio musicale che a quel punto era ormai conosciuto ben oltre i confini d'Europa.






Vent'anni dopo (nel 2017) Stephan andò alla ricerca simbolica del padre e gli dedicò un film: Conny Plank - Mein Vater der Klangvisionär. ("Conny Plank - Mio padre il visionario del suono")

Davvero emozionante, con numerose interviste a musicisti che hanno lavorato con Conny e dove si parla delle loro hit e degli exploits ottenuti grazie a un ingegnere del suono che, ci dice la sua biografia, era nato in un piccolo e semisconosciuto comune: Hütschenhausen (non lontano da Kaiserslautern, nella Renania-Palatinato). Molte carriere del mondo della musica sono iniziate proprio grazie al biondobarbuto Conny Plank... che, per inciso, era anche un buon tastierista. E in un paio di album suonò la chitarra e cantò...


  Il docufilm intero realizzato da Stephan Plank (in tedesco)



 

   En Route, album di Conny Plank e Dieter Moebius. (1986) (Elettronica.)


Il suo nome è un po' dappertutto dove c'è l'etichetta "Krautrock" o anche "Deutschrock". Ha lavorato alquanto spesso con Dieter Moebius (nei Liliental, per dirne una, e in due album ancora precedenti firmati "Moebius & Plank"). En Route uscì appena un anno prima della scomparsa di Plank (47enne, come detto; aveva il cancro).

Conny (Conrad) Plank aveva iniziato il suo percorso lavorativo presso diverse emittenti regionali e nazionali, dalle quali veniva licenziato oppure si licenziava: sentiva che lì gli impedivano di sviluppare la sua creatività... Alla consolle non gli consentivano di fare quasi nulla e perciò, tra un periodo di disoccupazione e l'altro, si sbizzarriva (facendosi le ossa) in vari studi di registrazione, finché non aprì il proprio, dove appunto sarebbe capitata anche Gianna Nannini. Il manager della Nannini era lo svizzero Peter Zumsteg, il quale le consigliò di lavorare con il tedesco. Questi era diventato nel frattempo produttore degli Ultravox, degli Eurhytmics e dei Kraftwerk, tra gli altri. Da Latin Lover in poi, molti dei successi della Gianna nazionale targati Anni Ottanta nacquero in collaborazione con Conny Plank e/o furono registrati nel suo studio. Furono tre gli album della cantante su cui Plank lasciò la sua impronta: il sunnominato Latin Lover (1982), Puzzle (1984) e Profumo (1986).



Lo studio di registrazione si chiamava "Connys Studio" ed era a Wolperath, nella provincia di Neunkirchen-Seelscheid, a circa 35 km a sud-est di Colonia. 


Era stato inaugurato all'inizio del 1974 dentro un ex porcile appartenente a una tipica fattoria a graticcio (con travi di legno esterne). Plank aveva cercato apposta un posto dove poter lavorare in maniera rilassata, lontano dal caos dei grossi centri urbani. Secondo le stesse affermazioni di Plank e più tardi della consorte e del figlio, l'atmosfera rurale, ritirata, serviva a creare un clima psicologico particolare, che permettesse di essere “liberi da paure e riserve”. In quel modo, si potevano realizzare sonorità spontanee, usando metodi non convenzionali pur rimanendo a contatto con la realtà o - letteralmente - "con i piedi per terra". Il marchio di fabbrica di Plank, ossia la voce moderna della macchina, nel suo nuovo studio avrebbe dovuto trovare maggiore espressione... E così fu. 




Conosciamo Plank come pioniere della musica elettronica. Tuttavia, prima ancora si era affermato come produttore di numerosi album folk (canti popolari e musica folk, negli Anni '70).

Con Eberhard Kranemann, suo amico e collabratore fin dagli Anni Sessanta, Plank inaugurò anche un progetto multimediale (il nome: Fritz Müller Rock) e, alla morte di Plank, Kranemann lo ha commemorato dedicandogli un tributo postumo, con il suo trio krautrock Bluepoint Underground: "Conny Plank". Il brano è contenuto nell'album dal titolo In New York City (1999). Insieme a Eberhard Kranemann, anche il direttore di produzione dei Bluepoint Underground, Klaus Dinger, si poteva definire amico di Plank. Conny aveva conosciuto i due quando  militavano in gruppi della zona di Düsseldorf e non solo: Neu!, La Düsseldorf, Kraftwerk. 

Il geniale produttore e fonico si considerava "uno strumento di mediazione tra i musicisti, i suoni e il nastro". Come testimoniato da Kranemann, Dinger e tanti altri che hanno lavorato con lui, la sua apertura e la sua curiosità aiutavano a creare "suoni di ampio respiro".



Spesso Plank si accollava il rischio economico di un disco. Se un gruppo o un artista gli piaceva, lui lo finanziava di tasca propria. Così, molti poterono registrare un album nonostante fossero ignorati dalle grandi label. Dopo la fine del missaggio, era lo stesso Conny Plank a prendere contatto con i responsabili delle "major" e, una volta che c'era un contratto da sigillare, lui lo leggeva ben bene, per evitare ai suoi protetti di incappare in qualche trucchetto sgradevole che ne limitasse la libertà creativa e li portasse a ricevere poco o niente dalle vendite delle loro opere. La serie di dischi d'oro e di platino conquistati da band e cantanti da lui managerializzati, usava appenderli nel bagno degli ospiti: un'ironica mostra permanente! A parte Kraan, Neu! e altri "eroi" del Krautrock, Plank aiutò alla scalata delle classifiche i Kraftwerk, fin dagli inizi della loro attività. L'album Autobahn nacque nella sala di registrazione di Wolperath (novembre 1974). Poi la band si incamminò su sentieri meno innovativi (divenendo una "designer band") e Conny Plank decise di rivolgere loro le spalle.
Bröselmachine, gli Harlis da Hannover e tanti altri erano spesso ospiti del "Connys Studio", in quella frazione rurale 
di Neunkirchen-Seelscheid. I membri dei Guru Guru si aggiravano tra le case del villaggio nei giorni in cui stavano rifinendo Tango Fango. C'erano inoltre i già citati La Düsseldorf (simili ai Kraftwerk) e una band rock in dialetto renano nota come Black Fööss. Infine arrivarono anche gli stranieri: Ultravox (che finora avevano registrato solo a Londra sotto la supervisione di Brian Eno e Steve Lillywhite), Eurhytmics (due album con Conny), Gianna Nannini... Una delle collaborazioni più stimolanti di Conny Plank fu quella con Eno. Intanto, andava ai concerti per registrare dal vivo questa o quell'esibizione delle "sue" band e... suonava musica propria. Lavorò, a questo scopo, con Dieter Moebius (Moebius & Plank; il duo esistette dal 1979 al 1986) e registrò un paio di dischi con un quartetto che comprendeva Hans-Joachim Roedelius oltre a Moebius e a Brian Eno (l'ensemble venne chiamato Eno Moebius Roedelius Plank).



Dopo la morte di Conny Plank, Christa Fast (1942-2006) prese il comando dello studio, ma dovette venderlo nel 2006 a causa di una grave malattia. Il figlio Stephan Plank si occupò di rinnovare il "Connys Studio"; tuttavia, la sua speranza di continuarne l'attività durò poco: nel 2009 la fattoria venne demolita.



    Avevano contatti nella Abbey Road e Ringo Starr parlò molto bene di loro. L'album di debutto, Legend, venne prodotto dal celebre ingegnere del suono Conny Plank... e tuttavia il cammino della band tedesca di prog folk Parzival si interruppe appena dopo il secondo album.

   "Senseless No. 6" è una loro canzone antibellica.

     #Krautrock

    Un altro dei numerosi album prodotti da Conny Plank: Die Kleinen und die Bösen, dei D.A.F.