"Nei giardini del faraone"
10/05/25
Popol Vuh - 'In den Gärten Pharaos'
"Nei giardini del faraone"
1/04/25
Triumvirat (GER)
Jürgen Fritz, un maestro delle tastiere, fondò nel 1969 i Triumvirat.
Triumvirat, formazione tedesca di buon successo (Anni Settanta, seconda metà). Fritz è quello a sinistra nella foto.Il debutto: Mediterranean Tales (1972)
Una lunga suite ("Across the Waters") vive nella prima facciata di questo loro primo lavoro, che rimarrà, coram populo, il loro migliore. La formazione è dominata dall'organo con influenze classicheggianti, con inserimento di pianoforte, batteria e basso. Siamo in quel di Colonia...
I Triumvirat sono (ancora) un trio che prende le mosse da Emerson, Lake & Palmer, Focus e dintorni. E, essendo Mediterranean Tales uscito nel '72, reca, oltre alle sonorità davvero stupende nella loro ingegnosità insieme prog-anglosassone e di rock sperimentale/alternativo germanico alias #Krautrock, un tocco di esotismo antico alle platee di allora, perlopiù mittel e nordeuropee, dedite ai (se non primissimi, quantomeno primi) viaggi turistici nei meridiani caldi, che li conducevano fin sulla rena bagnata dal Mare Nostrum. Questa opera insomma parla, già nel titolo e nel packaging, proprio a queste masse agognanti un cambio di pelle a tempo - ma lo fa, certo, in maniera colta e non nel linguaggio della musichetta commerciale.
È rock dalle sfumature barocche e con un tocco di Brian Auger e forse anche di Peter Hammill, oltre che dei Nice di Keith Emerson.
"Across the Water", il primo lungo brano (una 'suite' di 16 minuti), è stato ispirato da W.A. Mozart. In questo modo si replica il connubio tra classica e rock; tuttavia i Triumvirat non sono la carta carbone di nessuno e sanno inserirsi nella già nota nicchia con una buona dose di innovativa originalità.
- Jürgen Fritz: Hammond B3 organ, electric piano, Grand piano, Moog synthesizer, vocals on "Eleven Kids", vocals & chorus on "Broken Mirror"
- Hans-Georg Pape: bass, lead vocals (except on "Eleven Kids"), vocals & chorus on "Broken Mirror"
- Hans Bathelt: drums, percussion, words & lyrics
Tracks:
1. "Across the Waters" 16:31
2. "Eleven Kids" 6:00
3. "E Minor 5/9 Minor/5" 7:55
4. "Broken Mirror" 7:14
Bonus tracks
5. "Be Home for Tea" 3:40
6. "Broken Mirror (Single Edit)" 3:25
7. "Ride in the Night" 4:29
8. "Sing Me a Song" 4:42
#Krautrock
Illusion on a Double Dimple, il secondo album (1974)
Ed ecco che... si fanno in quattro.
- Jürgen Fritz: Hammond organ, electric and Steinway grand piano, Moog synthesizer, Mellotron, producer, arranger
- Hans-Georg Pape: bass on "Illusions on a Double Dimple"
- Helmut Köllen: bass, acoustic & electric guitars on Mister Ten Percent, vocals on both sides
- Hans Bathelt: drums, percussion, lyrics
Con
- The Cologne Opera House Orchestra
- Kurt Edelhagen Brass Section
- Brigitte Thomas, Hanna Dölitzsch, Ulla Wiesner: backing vocals
Spartacus (1975)
Il terzo album del Triumvirat ne sancì le fortune anche negli U.S.A. e in Canada, oltre che in Portogallo e in Brasile.
Jürgen Fritz alle tastiere (comprendenti organo Hammond e sintetizzatore Moog), Helmut Köllen alla voce, al basso e alle chitarre acustica ed elettrica, Hans Bathelt (autore dei testi) alla batteria e alle percussioni.
Helmut qualche tempo dopo lascerà il gruppo per iniziare la carriera solista. Morirà, appena 27enne, stroncato dalle inalazioni di monossido di carbonio della sua auto mentre era intento ad ascoltare alcune cassette musicali - riguardanti un suo proprio album - dentro il garage. Alcuni hanno sostenuto l'ipotesi del suicidio.
1. "I Believe" (7:51)
2. "A Day in a Life" (8:14) :
- a) "Uranus' Dawn"
- b) "Pisces at Noon"
- c) "Panorama Dusk"
3. "The History of Mystery (Part One)" (7:50)
4. "The History of Mystery (Part Two)" (3:59)
5. "A Cold Old Worried Lady" (5:50)
6. "Panic on 5th Avenue" (10:30)
7. "Old Loves Die Hard" (4:26)
Bonus track on 2002 remaster:
8. "Take a Break Today" (single) (3:44)
- Barry Palmer: vocals
- Jürgen Fritz: Hammond organ, Wurlitzer, Fender & Hohner electric pianos, grand piano, Moog synthesizer, String Ensemble, 12-string guitar, arranger & producer
- Werner "Dick" Frangenberg: bass
- Hans Bathelt: drums & percussion
With
- The Cologne Kinder Choir: chorus children vocals (1)
- Hans-Günter Lenders: choir leader (1)
- Sondra Fritz (uncredited): spoken word (1)
- Jane Palmer: backing vocals (7)
- Charly Schlimbach: saxophone (2)
New Triumvirat - Pompei (1977)
Il gruppo di Colonia subì tanti cambi di formazione. Il 3 maggio del 1977, Helmut Köllen, come sopra riportato, muore tragicamente. In seguito allo shock psicologico (pur se il cantante aveva de facto già lasciato la band), ma anche per varie implicazioni legali, Pompeii viene pubblicato sotto il nome New Triumvirat.
Tracks:
1. "The Earthquake 62 A.D." (6:18)
2. "Journey of a Fallen Angel" (6:15)
3. "Viva Pompeii" (4:16)
4. "The Time of Your Life...(?)" (4:35)
5. "The Rich Man and the Carpenter" (5:57)
6. "Dance on the Volcano" (3:31)
7. "Vesuvius 79 A.D." (6:40)
8. "The Hymn" (7:04)
Bonus track on 2002 remaster:
9. "The Hymn" (single edit) (4:11)
- Barry Palmer: lead & backing vocals
- Jürgen Fritz: Steinway grand piano, Hammond C3, Moog, Yamaha polyphonic CS-80/GX-1 & ARP String Ensemble synths, Fender Rhodes, Hohner clavinet, bells, timpani, arranger & conductor (strings, horns & choir), producer
- Dieter Petereit: Fender, Rickenbacker & Yamaha basses
- Curt Cress: drums, roto toms, timbales, cymbals, gongs, handclaps, electronic percussion
With:
- Sondra Fritz: vocals (4)
- Ulla Wiesner: backing vocals
- Hanna Dölitzch: backing vocals
- Brigitte Witt: backing vocals
- Hanne Wilfert: trumpet solo (2)
- Karl Löhe: string section master
Di nuovo con il nome Triumvirat - Á la carte (1978)
Attorno al tastierista Jürgen Fritz i musicisti continuano a ruotare, i cambi di formazione sono frequenti e così, anche se la production continua ad essere di livello eccellente, capita che negli ultimi album manchino le progressioni e ci si avvicini di più all'art pop. Niente da eccepire, eh, la qualità rimane alta, ma comincia a intravedersi qualche ammiccamento eccessivo in direzione charts.
Russian Roulette (1980), che segna la fine
Solo per i curiosi: questo è il link per ascoltare l'album su Youtube
Attenti: non è più progressive rock. Dal 3°-4° brano l'album inizia un po' a diventare più "sperimentale" e coraggioso, ma solo per lo spazio di qualche titolo o meglio di qualche passaggio. In generale si mantiene molto al di sotto del livello di quei Triumvirat che erano considerati "gli ELP germanici". Qui ci sono addirittura atmosfere reggae, a volte. Il rock'n'roll è comunque più presente. (E perché? Perché alla batteria c'è Jeff Porcaro?)
Insomma, lo spirito imminente degli Anni Ottanta ha rovinato del tutto i Triumvirat. Tanto che questo fu l'ultimo loro album. Detto ciò, a prescindere dai generi, è un disco che si può ascoltare se avete bisogno di qualcosa di leggero per la spiaggia o per il vostro viaggio in auto. Grazie anche ai musici niente male convocati in studio.
Ma Jürgen Fritz era dispiaciuto di essere chiamato il "Keith Emerson tedesco"?
Dopo il già debole Á la Carte, questo prodotto ibrido dei Triumvirat rappresenta una delusione immensa per i fan genuini della band. Una band che di fatto non esisteva più dai tempi di Pompeii.
- Arno Steffen: lead vocals
- Jürgen Fritz: piano, Moog, organ, percussion, synthesizers, arranger & producer
With:
- Mike Gong: guitar
- Steve Lukather: guitar, bass
- Tim May: electric & acoustic guitars
- Pete Christlieb: saxophone, clarinet
- David Hungate: bass
- Neil Stubenhaus: bass
- Jeff Porcaro: drums
- Robert Greenidge: steel drums
- Alan Estes: congas, maracas
5/04/24
Eloy
Copertina fantascientifica. Il tema che lega quasi tutti i brani dell'LP: la fine del mondo.
#progrock #artrock #symphonic
#rock #music
Time to Turn (1982).
Time to Turn fu suonato dalla stessa formazione di Planets (ma senza Jim McGillvray, che era poco apprezzato dai fan del gruppo e aveva abbandonato per via di incomprensioni durante la registrazione dell'album precedente, sostituito alla batteria da Randow, già nella band dal 1972 al 1975).
La storia narrata da questo concept non è che la continuazione di Planets, che, per volere della EMI/ Electrola, non divenne un doppio album come invece avrebbe voluto Bornemann.
La lunghezza dei brani va da 4 minuti e mezzo a ("End of an Odissey") 9 minuti e mezzo.
Gli Eloy tengono viva la fiaccola del progressive rock anche negli Anni Ottanta.
Performance (1983).
Stessa etichetta e stessa line up ma cambio di stile in questo che è l'11° album in studio degli Eloy, con un Frank Bornemann a discutere con il resto dei membri, i quali premevano per un "miglioramento dei costumi di scena" e un suono più Anni '80!
In Germania imperava la Neue Deutsche Welle (una variante del punk e della new wave) e Frank dovette abbassarsi a rinunciare al suo leggendario basco e ad assumere una pettinatura alla moda. I compromessi da lui accettati a denti stretti e le scintille con gli altri quattro si avvertono (e si sentono) benissimo nel corso delle 7 tracce.
Alla maggior parte dei fan, Performance non piacque né per i contenuti musicali né per come si presentava visualmente. Le vendite furono più che deludenti. Così gli Eloy decisero di tornare a fare... gli Eloy.
Metromania (1984).
Frank Bornemann non era soddisfatto con la situazione, per via del calo di vendite ma non solo. La band avrebbe dovuto fare da apripista per i Marillion ma la EMI decise di cancellare quei concerti, per tema che gli Eloy sul palco eclissassero il gruppo inglese.
Metromania è il ritorno alle antiche virtù della band e sia i supporters che i critici apprezzarono pienamente. Ci fu un invito della BBC e i due concerti in terra inglese - nel leggendario 'Marquee Club' - furono un successone.
In Metromania, le chitarre sono più dure del solito ma i sintetizzatori (Hannes Folberth, Hannes Arkona) lavorano davvero a tutta canna, sebbene la musica non sia quella "sferica" di album come Planets.
Il protagonista di questo concept vive in un mondo dove computer e androidi hanno il comando; lui siede sul tetto di una casa e fa musica, sognando intanto di scappare altrove.
Quindi, di nuovo sulla cresta dell'onda? Ahiloro, no! Invece di emergere più forti e più motivati dalle esibizioni nell'Isola di Albione, torna a rinfocolarsi il dibattito sulle posizioni artistiche di ciascuno. Il terreno si è rinsecchito, i musicisti sembrano non avere proprio più nulla in comune. Tutto ciò che definiva gli Eloy - lo spirito, la magia, il carisma e la gioia di suonare - è svanito. Perciò, si separano con un "ciao e grazie".
Uno dei brani da un album mitico: "Decay of the Logos", da Ocean
Un nuovo tastierista... per ricominciare. Michael Gerlach e Frank Bornemann si incontrarono nel 1985. Gerlach, cresciuto a Berlino, veniva da una famiglia di musicisti. Studiò pianoforte, ma era destinato a dedicarsi agli strumenti a tasti elettronici oltre che diventare produttore di band in stile "gothic". Gli Eloy si erano sciolti ma Bornemann già scriveva nuovo materiale e, in compagnia di Gerlach, decise di dare la stura a un nuovo inizio (l'ennesimo). Insieme ad alcuni collaboratori ingaggiati per l'occasione, Frank Bornemann e Michael Gerlach registrarono Ra (1988) e, quattro anni dopo, Destination.
***
"Voyager Of The Future Race" (live 1988).
- Hannes Folberth: keyboards
- Klaus-Peter Matziol: bass
- Bodo Schopf: drums & percussion
La trilogia su Giovanna d'Arco
By the rays of the morning lightDriven by confidence insideShe's leaving her home without a wordWith sadness in her heartSnow is falling to the groundThe winter's wind is piercing coldGoing through the garments on her skinOn the way to VaucouleursBehold the virgin of DomremySo pure and fearless in her heart insideReady to fight for our LibertyUntil the day we all will be forever freeAt last inside of the castle's wallShe's talking about her heavenly callHer aura irresistible – penetrating mind and soulIn belief we decide to follow heroChinon where the King dwells in despair(Now) We're departing Vaucouleurs 6 guardians at her sideBehold the virgin of DomremyWe place reliance in her holy missionWe pray for her in humilityMay the angels of heaven guide her on her way
9/05/23
Conny Plank, maestro del suono
Ecco il fantastico produttore musicale / ingegnere del suono (che però a quanto pare non aveva alcuna specializzazione di studi tecnici universitari) Conny Plank, figura centrale del Krautrock.
Oltre a produrre e assistere gli "eroi" del rock alternativo, psichedelico e sperimentale tedesco, Plank arrivò a collaborare con Gianna Nannini. (Era di Plank lo studio di registrazione dove la cantante italiana produsse i suoi primi veri grandi successi.)
In altri post abbiamo già accennato a Conny Plank e alla sua importanza per il Krautrock, la Kosmische Musik e non solo... [Ecco alcuni link sul nostro blog relativi al Krautrock:]
Renate Knaup, la voce femminile del Krautrock
Si incontravano tutti nello studio di Conny Plank negli Anni '70 e '80: gruppi come Kraftwerk, Neu!, Can, Whodini (formazione hip hop statunitense), DAF (più propriamente D.A.F.: Deutsch-Amerikanische Freundschaft - "Amicizia Tedesco-Americana" -, gruppo di musica elettronica esponente di punta della Neue Deutsche Welle), Ultravox, Eurythmics e - come detto - anche la Nannini incidevano e masterizzavano lì i loro album. La sala di registrazione era impiantata all'interno di una fattoria vicino a Colonia; un villaggio renano dove arrivarono nientedimeno che David Bowie e Brian Eno.
Conny Plank: uno dei fonici più innovativi del suo tempo. Le registrazioni effettuate da lui nello spazio di due decenni furono per certi versi rivoluzionarie...
Guru Guru - Hinten (1971)
Durante la produzione dei propri dischi, i musicisti vivevano insieme alla famiglia di Conny: nel vero senso del termine. Condividevano il bagno dei Plank e mangiavano insieme a loro al tavolo della cucina.
Conny Plank si spense troppo presto, all'età di 47 anni. Lasciando in eredità alla sua compagna di vita, l'attrice Christa Fast, e al figlio Stephan allora tredicenne, uno studio musicale che a quel punto era ormai conosciuto ben oltre i confini d'Europa.
Vent'anni dopo (nel 2017) Stephan andò alla ricerca simbolica del padre e gli dedicò un film: Conny Plank - Mein Vater der Klangvisionär. ("Conny Plank - Mio padre il visionario del suono")
Davvero emozionante, con numerose interviste a musicisti che hanno lavorato con Conny e dove si parla delle loro hit e degli exploits ottenuti grazie a un ingegnere del suono che, ci dice la sua biografia, era nato in un piccolo e semisconosciuto comune: Hütschenhausen (non lontano da Kaiserslautern, nella Renania-Palatinato). Molte carriere del mondo della musica sono iniziate proprio grazie al biondobarbuto Conny Plank... che, per inciso, era anche un buon tastierista. E in un paio di album suonò la chitarra e cantò...
Il docufilm intero realizzato da Stephan Plank (in tedesco)
En Route, album di Conny Plank e Dieter Moebius. (1986) (Elettronica.)
Il suo nome è un po' dappertutto dove c'è l'etichetta "Krautrock" o anche "Deutschrock". Ha lavorato alquanto spesso con Dieter Moebius (nei Liliental, per dirne una, e in due album ancora precedenti firmati "Moebius & Plank"). En Route uscì appena un anno prima della scomparsa di Plank (47enne, come detto; aveva il cancro).
Conny (Conrad) Plank aveva iniziato il suo percorso lavorativo presso diverse emittenti regionali e nazionali, dalle quali veniva licenziato oppure si licenziava: sentiva che lì gli impedivano di sviluppare la sua creatività... Alla consolle non gli consentivano di fare quasi nulla e perciò, tra un periodo di disoccupazione e l'altro, si sbizzarriva (facendosi le ossa) in vari studi di registrazione, finché non aprì il proprio, dove appunto sarebbe capitata anche Gianna Nannini. Il manager della Nannini era lo svizzero Peter Zumsteg, il quale le consigliò di lavorare con il tedesco. Questi era diventato nel frattempo produttore degli Ultravox, degli Eurhytmics e dei Kraftwerk, tra gli altri. Da Latin Lover in poi, molti dei successi della Gianna nazionale targati Anni Ottanta nacquero in collaborazione con Conny Plank e/o furono registrati nel suo studio. Furono tre gli album della cantante su cui Plank lasciò la sua impronta: il sunnominato Latin Lover (1982), Puzzle (1984) e Profumo (1986).
Lo studio di registrazione si chiamava "Connys Studio" ed era a Wolperath, nella provincia di Neunkirchen-Seelscheid, a circa 35 km a sud-est di Colonia.
Era stato inaugurato all'inizio del 1974 dentro un ex porcile appartenente a una tipica fattoria a graticcio (con travi di legno esterne). Plank aveva cercato apposta un posto dove poter lavorare in maniera rilassata, lontano dal caos dei grossi centri urbani. Secondo le stesse affermazioni di Plank e più tardi della consorte e del figlio, l'atmosfera rurale, ritirata, serviva a creare un clima psicologico particolare, che permettesse di essere “liberi da paure e riserve”. In quel modo, si potevano realizzare sonorità spontanee, usando metodi non convenzionali pur rimanendo a contatto con la realtà o - letteralmente - "con i piedi per terra". Il marchio di fabbrica di Plank, ossia la voce moderna della macchina, nel suo nuovo studio avrebbe dovuto trovare maggiore espressione... E così fu.
Conosciamo Plank come pioniere della musica elettronica. Tuttavia, prima ancora si era affermato come produttore di numerosi album folk (canti popolari e musica folk, negli Anni '70).
Con Eberhard Kranemann, suo amico e collabratore fin dagli Anni Sessanta, Plank inaugurò anche un progetto multimediale (il nome: Fritz Müller Rock) e, alla morte di Plank, Kranemann lo ha commemorato dedicandogli un tributo postumo, con il suo trio krautrock Bluepoint Underground: "Conny Plank". Il brano è contenuto nell'album dal titolo In New York City (1999). Insieme a Eberhard Kranemann, anche il direttore di produzione dei Bluepoint Underground, Klaus Dinger, si poteva definire amico di Plank. Conny aveva conosciuto i due quando militavano in gruppi della zona di Düsseldorf e non solo: Neu!, La Düsseldorf, Kraftwerk.
Il geniale produttore e fonico si considerava "uno strumento di mediazione tra i musicisti, i suoni e il nastro". Come testimoniato da Kranemann, Dinger e tanti altri che hanno lavorato con lui, la sua apertura e la sua curiosità aiutavano a creare "suoni di ampio respiro".
Spesso Plank si accollava il rischio economico di un disco. Se un gruppo o un artista gli piaceva, lui lo finanziava di tasca propria. Così, molti poterono registrare un album nonostante fossero ignorati dalle grandi label. Dopo la fine del missaggio, era lo stesso Conny Plank a prendere contatto con i responsabili delle "major" e, una volta che c'era un contratto da sigillare, lui lo leggeva ben bene, per evitare ai suoi protetti di incappare in qualche trucchetto sgradevole che ne limitasse la libertà creativa e li portasse a ricevere poco o niente dalle vendite delle loro opere. La serie di dischi d'oro e di platino conquistati da band e cantanti da lui managerializzati, usava appenderli nel bagno degli ospiti: un'ironica mostra permanente! A parte Kraan, Neu! e altri "eroi" del Krautrock, Plank aiutò alla scalata delle classifiche i Kraftwerk, fin dagli inizi della loro attività. L'album Autobahn nacque nella sala di registrazione di Wolperath (novembre 1974). Poi la band si incamminò su sentieri meno innovativi (divenendo una "designer band") e Conny Plank decise di rivolgere loro le spalle.
Bröselmachine, gli Harlis da Hannover e tanti altri erano spesso ospiti del "Connys Studio", in quella frazione rurale di Neunkirchen-Seelscheid. I membri dei Guru Guru si aggiravano tra le case del villaggio nei giorni in cui stavano rifinendo Tango Fango. C'erano inoltre i già citati La Düsseldorf (simili ai Kraftwerk) e una band rock in dialetto renano nota come Black Fööss. Infine arrivarono anche gli stranieri: Ultravox (che finora avevano registrato solo a Londra sotto la supervisione di Brian Eno e Steve Lillywhite), Eurhytmics (due album con Conny), Gianna Nannini... Una delle collaborazioni più stimolanti di Conny Plank fu quella con Eno. Intanto, andava ai concerti per registrare dal vivo questa o quell'esibizione delle "sue" band e... suonava musica propria. Lavorò, a questo scopo, con Dieter Moebius (Moebius & Plank; il duo esistette dal 1979 al 1986) e registrò un paio di dischi con un quartetto che comprendeva Hans-Joachim Roedelius oltre a Moebius e a Brian Eno (l'ensemble venne chiamato Eno Moebius Roedelius Plank).
Dopo la morte di Conny Plank, Christa Fast (1942-2006) prese il comando dello studio, ma dovette venderlo nel 2006 a causa di una grave malattia. Il figlio Stephan Plank si occupò di rinnovare il "Connys Studio"; tuttavia, la sua speranza di continuarne l'attività durò poco: nel 2009 la fattoria venne demolita.
Avevano contatti nella Abbey Road e Ringo Starr parlò molto bene di loro. L'album di debutto, Legend, venne prodotto dal celebre ingegnere del suono Conny Plank... e tuttavia il cammino della band tedesca di prog folk Parzival si interruppe appena dopo il secondo album.
"Senseless No. 6" è una loro canzone antibellica.
#Krautrock
Un altro dei numerosi album prodotti da Conny Plank: Die Kleinen und die Bösen, dei D.A.F.










































