(Savona, 1º gennaio 1949 – San Benedetto del Tronto, 28 novembre 2014)
Moriva, 65enne, otto anni fa: il tastierista Joe Vescovi, il cuo nome è riportato anche sulle enciclopedie straniere del rock:
Keyboardist Joe Vescovi is a member of The Trip from 1969 till now, Acqua Fragile from 1974-75, and Dik Dik in the mid '70s.
At the beginning of the 80's he founded Knife Edge with members from Vanadium, Vanexa and Kaos Rock
He also play with Atomic Rooster during the 1982 Italian tour.
A self-proclaimed imitator of Keith Emerson, Vescovi was popular for his histrionic stage presence and eccentric clothing as much as for his virtuoso keyboard playing.
E noi, su Topolàin, scrivevamo questo elogio funebre:
R.I.P. Joe.
Joe Vescovi nel 2010
Almeno
quando se ne vanno loro, i musicisti, rimangono i suoni...
Sto ascoltando
Atlantide di The Trip su Spotify. Una band talmente importante che si
merita la citazione anche su Wikipedia in inglese. E pensare che quando è
nato il gruppo non c'era Internet, non c'erano nemmeno i CD, per tacere
degli mp3. Oggi il suono del progressive viaggia veloce, un tempo ci si
informava solo tramite poche riviste specializzate e radio pirate
disturbatissime, si faceva fatica a procacciarsi le opere prog su vinile
e spesso, una volta fatto, le si copiava su nastro magnetico per
poterle ascoltare anche quando si era in viaggio ("trip"!!) o comunque
per gustarsele più agevolmente e senza "incidenti di puntina".
Joe
Vescovi era davvero all'avanguardia con il suo gruppo storico, proiettandosi in un niente dal beat al rock progressivo di taglio internazionale: mi sta
dando tantissimo questo riascolto per così dire post mortem. Trattasi,
più precisamente, di un trip... post human. Non lasciamoci prendere
dalla tristezza. Anzi: questa musica (la musica di Atlantide, ma anche degli album successivi che risalgono agli Anni Settanta) racchiude il senso del divenire
eterno, il trasformarsi instancabile di spirito e materia, e forse era
anche ciò che Joe, tastierista d'eccezione, voleva comunicarci: che tutto
scorre.
Vaffanculo alla morte, sì, e ridiamo, o piangiamo
euforici. Grazie Joe Vescovi per tutto.
"Io e te e l'infinito", una composizione di Joe Vescovi per i Dik Dik
Proponiamo due degli album di Santana che senza dubbio risentono dell'influsso della musica di Pharoah Sanders (jazz spaziale... e grande spiritualità).
Pharoah Sanders, celebre sassofonista di free jazz, si è spento oggi all'età di 81 anni. A darne notizia, l'etichetta Luaka Bop:
“Siamo devastati nel comunicare che Pharoah Sanders è scomparso”, si legge nel post. “È morto pacificamente, circondato dall’amore di familiari e amici a Los Angeles questa mattina. Sempre e per sempre l’essere umano più bello. Possa riposare in pace”.
Stava per compiere 82 anni, essendo nato a Little Rock, nell’Arkansas, il 13 ottobre 1940. Raggiunse la fama nel 1965, quando John Coltrane, all’apice del successo, aveva deciso di rifondare il proprio gruppo scegliendo di farsi affiancare da un secondo strumento analogo al proprio. Quasi un passaggio di consegne dal risvolto drammatico: due anni dopo, "Trane" moriva prematuramente per un tumore non diagnosticato. Sanders era uno dei rappresentanti più radicali del free jazz, musica sperimentale dalla forte valenza sociale che si sviluppò parallelamente con le grandi battaglie razziali di Martin Luther King e, soprattutto, di Malcolm X: il Black Power sarà sempre un marchio distintivo dei musicisti "Free".
L'ultimo suo disco, Promises, molto acclamato dalla critica, è stato registrato nel 2021 insieme al DJ Floating Points e alla London Symphony Orchestra.
I due album di Santana cui accennavamo sono Caravanserai (1972, con Mike Shrieve alla batteria) e Love Devotion Surrender (1973, che Carlos Santana registrò insieme a un altro virtuoso della chitarra: John McLaughlin).
Due dei migliori prodotti non solo del jazz-rock ma di tutta la musica contemporanea.
Sono stati associati ai Gryphon e ai Pentangle; ma tra i paragoni c'è persino quello, totalmente sballato, con i Jethro Tull.
Signore e signori: gli Amazing Blondel!
La formazione classica:
John Gladwin
Eddie Baird
Terry Wincott
John David Gladwin e Edward Baird erano nati e cresciuti a Scunthorpe, Lincolnshire; mentre Terence Alan Wincott, che era nato nell'Hampshire, a Scunthorpe si era trasferito da bambino.
Si rivelarono tre musicisti straordinari. Gladwin cantava, oltre a suonare la chitarra a 12 corde, il liuto, il contrabbasso, la tiorba, la cetra, il tabor (tamburo di Provenza) e le campane tubulari. Wincott cantava e suonava la chitarra a 6 corde, l'armonio, la chitarra a 12 corde, il liuto, il flauto dolce, il flauto traverso, l'ocarina, le conga, il cromorno, l'organo a canne, il tabor, il clavicembalo, il pianoforte, il mellotron e i bongos e altri strumenti a percussione. Baird era altresì alla voce; e suonava il liuto, il glockenspiel, la cetra, il dulcimero, la chitarra a 12 corde e varie percussioni.
Dal 1969 al 1972, Gladwin, Baird e Wincott registrarono una manciata di LP per la Island Records (e servendosi di validi collaboratori). Il loro era un tentativo di proporre la musica medievale - più precisamente: della "Renaissance" - usando strumenti tradizionali. Tuttavia vennero spesso catalogati come band di "psychedelic folk". Molto più azzeccata è l'altra denominazione: "medieval folk rock".
Fatto è che riuscirono a conferire al folk-rock inglese dei primi Anni Settanta una propria impronta, sebbene non raggiunsero mai la fama dei Fairport Convention o degli Steeleye Span. Oppure dei Magna Carta, band che ebbe una carriera parallela alla loro ma con meno interruzioni e qualche riconoscimento in più.
I titoli dei primi, "classici" album degli Amazing Blondel sono noti a tutti i loro aficionados:
The Amazing Blondel (1970),Evensong (1970), Fantasia Lindum (1971), England (1972).
All'approssimarsi degli ominosi Anni Ottanta, con la disco music che furoreggiava e la perdita di popolarità del folk, Eddie Baird e Terry Wincott smisero di volersi esibirsi con il repertorio tradizionale. Gladwin intanto aveva dichiarato di voler rimaner fedele ai suoni tipicamente elisabettiani e si era separato da Baird e Wincott per dare concerti in compagnia di altri vecchi compagni di avventura. (Inizialmente il nome di questo ensemble era "John David Gladwin's Englishe Musicke").
I rimanenti due menestrelli realizzarono, sotto l'eponimo "Amazing Blondel", Blondel ("The Purple Album" ossia "l'album viola", come viene altresì chiamato). Era il 1973. Blondel (DJM Records), che vede tra gli altri la partecipazione di Steve Winwood nonché di Paul Rodgers e Simon Kirke durante il loro passaggio dai Free ai Bad Company, è una raccolta di canzoni davvero molto belle (Edward "Eddie" Baird è del resto un compositore eccezionale) e per molti versi differenti dai brani pastorali di England e dagli album precedenti. Queste canzoni (ballate, madrigali...) sono a loro modo capaci di conferire al folk medievaleggiante dell'originale trio un'aura di pop, di levità sonora radio-friendly.
Dopo Blondel, Eddie Baird e Terry Wincott sfornarono, in rapida successione:
Mulgrave Street(1974)
Inspiration(1975)
Bad Dreams(1976)
Tutti usciti per la DJM Records, etichetta inglese indipendente che prese sotto contratto anche Elton John e Bernie Taupin. La DJM faceva capo a Dick James, cantante ed editore musicale, il quale, insieme a Brian Epstein, dirigeva Northern Song (le edizioni musicali dei Beatles).
Ci fu poi uno iato produttivo di circa due decenni e nel 1997 (grazie anche all'interesse manifestato su Internet dai vecchi fan) i tre Amazing Blondel (sì, con John Gladwin) si riunirono e diedero alle stampe Restoration (HTD Records), che riportava le sonorità più vicine alla musica inglese medieval-rinascimentale. Il rinato trio suonò svariati concerti nel continente europeo fino al 2000.
Restoration fu la degna chiusura di un sogno anacronistico, a base di liuto e altri strumenti antichi, che aveva preso l'avvio in una vivace quanto inquinata cittadina industriale del Lincolnshire e che arrivò a entusiasmare caterve di ascoltatori di entrambi gli emisferi terrestri.
Si può dire che, nel periodo post-Blondel, il più attivo rimase Eddie Baird. Nel 2005, Baird diede due concerti insieme alla cantautrice e "diva" della chitarra acustica Julie Ellison e in seguito passò a lavorare con il musicista e cantante Darryl Ebbatson (nome del progetto: "Ebbatson Baird"). Oltre a pubblicare, come artista solista, vari album acclamati dai critici.
Il 23 settembre esce, ufficialmente, il concept con cui il Banco festeggia il 50° anno di attività! Ancora un'operazione impegnata e impegnativa, un'opera intensa e di vasto respiro, a coronare una storia che ha portato il gruppo a essere considerato, anche all'estero, tra le punte di diamante del rock progressivo (di tutti i tempi e di tutti i luoghi geografici!).
"La Pianura Rossa" è uno dei brani tratti da Orlando: Le Forme dell'Amore (Inside Out Music). L'altro single - derivato dallo stesso concept e presentato in precedenza - è "Cadere o volare".
Ineguagliabile, questa band! Che (si può già adesso affermare tranquillamente) raggiunge, conOrlando..., un nuovo apice della sua lunga e onorata carriera.
Tracklist:
Proemio (cover version)
La Pianura Rossa
Serve Orlando Adesso
Non Mi Spaventa Più L’amore
Non Serve Tremare
Le Anime Deserte Del Mondo
L’isola Felice
La Maldicenza
Cadere O Volare
Il Paladino (
L’Amore Accade
Non Credere Alla Luna
Moon Suite
Come È Successo Che Sei Qui
Cosa Vuol Dire Per Sempre
La lunghezza dei brani va dai 3 minuti ca. ai 6-7 minuti, tranne "Moon Suite", che supera gli 11.
Vittorio Nocenzi ha lavorato al progetto per anni, insieme al figlio Michelangelo e al paroliere Paolo Logli. Narrare il poema dell'Ariosto in un italiano moderno e non in quello del XVI secolo e renderlo "commestibile" in un mix di forma e spirito, di musica immaginifica e narrazione di senso compiuto, dev'essere stata un'operazione intellettuale non da poco.
Formazione attuale:
Vittorio Nocenzi
Voce, pianoforte e tastiere
Filippo Marchegianni
Chitarra e voce
Nicola Di Già
Chitarra
Marco Capozi
Basso
Fabio Moresco
Batteria
Tony D'Alessio
Voce
... senza mai dimenticare Francesco Di Giacomo
La scelta di cantare solo in italiano (come sul precedente Transiberiana) conferma la volontà del Banco di rimanere fedele alla propria linea. Incluse nel booklet ci saranno comunque le traduzioni in inglese, insieme a delle note esplicative per il pubblico fuor d'Italia.
L’album sarà disponibile come Limited CD Digipak, Gatefold 180g 2LP+CD e in digitale.
Al Coronavirus non poteva non essere dedicato un album (di rock progressivo)! Ci hanno pensato i Fascination Curve. Il titolo: Corona Time In Amerika. Che è qualcosa a metà tra il concept e un'opera rock.
Karl Lundeberg, tastierista, cantante e compositore della band, ne ha avuto abbastanza delle imposizioni legate al Covid 19 ma ancora più dello sbandamento degli Stati Uniti d'America (che è una delle sue patrie: Lundeberg, di famiglia norvegese-americana, è infatti cresciuto a Washington DC ma anche in Inghilterra e in Norvegia). Ha prodotto, insieme a questo suo gruppo, un disco che parla di razzismo, di estremismo politico e degli altri problemi a tutti noi noti. Il brano più lungo è anche quello da cui l'album prende il nome, e cioè la suite di 20 minuti intitolata appunto "Corona Time In Amerika".
(Notare quell'"Amerika", con la 'k'.)
I Fascination Curve sono una crew di musicisti che hanno collaborato con vari protagonisti del rock e non solo: dai Rolling Stones a John Cage, passando per Miroslav Vitous, Elton John, Rick Wakeman, Ringo Starr, Gilberto Gil, Phil Collins, Madonna, Ambrosia, Stev Vai, Steve Gadd, Keith Emerson, Michael Jackson.
Sud Arkhè - "Villanella a lu ciardino", con la voce di Marilla Talarico.
Dall'album Direzione Sud Vol. 1, uscito per Ma.Ra.Cash
Questo articolo si occupa di uno straordinario collettivo di musicisti capaci di portare dappertutto il clima e l'indole del Mezzogiorno - e di Napoli in particolare. Sud Arkhè: una creatura nata dalla volontà di Pas Scarpato, chitarrista, cantante, compositore fin da sempre attivo un po' dovunque in Italia, da nord a sud. Tramite diversi progetti; i Malaavia tra gli altri, dei quali abbiamo già riferito qui.
Il 17 settembre i Sud Arkhè saranno in concerto a Chiuduno (BG). Ed eseguiranno ovviamente molti brani da Direzione Sud
Teniamo in mano questo primo CD dei Sud Arkhè: Direzione Sud Vol. 1. Nonostante il titolo, l'album - curato da Nello D'Anna - lascia intendere anche altre direzioni: la natura, la libertà dei campi aperti, i cieli di colore e speranza. Ciò ci suggerisce l'immagine della cover. Ma - certo - il pentagramma è quello partenopeo.
Quando parte la prima traccia, "Lei ballando va", il cuore già si adagia su un letto di raso. I ritmi e i colori ricordano la Nuova Compagnia di Canto Popolare e dintorni. Del resto non è un caso che i Sud Arkhè abbiano fatto da "opener" a un concerto di Eugenio Bennato!
Direzione Sud - Vol. 1 è un'opera caratterizzata da un bel folk-rock mediterraneo dove le canzoni autorate da Pas Scarpato si abbinano a fior fiore di voci femminili, tra le quali quella di Tiziana Radis.
Lo scopo di 'Vol. 1'? Presto detto: finanziare il 'Vol. 2'! Né più né meno. Già si è contenti così...
Ci sono realtà musicali straordinarie in Italia (e non solo) che cercano uno sbocco. E a volte lo trovano, ma per poco: il tempo di lanciare qualche bagliore, di catturare qualche attenzione. Poi, si torna a una sorta di quarantena... in attesa che si apra un nuovo palco su cui esibirsi.
I Sud Arkhè forse stanno avendo più visibilità di altri gruppi, grazie anche all'intelligenza, alla sensibilità e alla caparbietà di Pas Scarpato. Avevamo lasciato Pas nella Bergamasca (di nuovo: vedi questo nostro servizio sui Malaavia) e lo ritroviamo a Sciacca, in Sicilia. Quella Sicilia dove poco tempo fa (ad inizio agosto) i Sud Arkhè hanno potuto presentare il loro sound napoletano, nell'ambito della rassegna Dedalo Festival, a Caltabellotta.
Sud Arkhè: uno dei molti progetti sonori creati da Pas Scarpato, talento napoletano da qualche tempo trapiantato a Sciacca ed esploratore di suoni e ritmi del Sud. Hanno partecipato, poche settimane fa, al siciliano Dedalo Festival (XV edizione, in quel di Caltabellotta): giorni ricchi di eventi culturali, tra musica e letteratura
Ancora bei ricordi del Dedalo Festival 2022. Foto sotto: la musica dei Sud Arkhè conDavide CampisieRoberto Ligàmmari
Sud Arkhè - "Comme quanno..."
(da: Direzione Sud, 2022)
Le tracce si succedono in chiave di ritmo allegro, anche se i testi spingono a una certa riflessione critica. "Tammuriata d'a fatica" ha delle parti che fanno muovere da sole le gambe, "Sole ca nun more" è già più una composizione romantica... Com'è tipico del prog folk, alle ballads di gusto popolare si alternano momenti di riflessioni metafisiche. C'è spazio anche per una poesia della solitudine, pur se l'accento generale cade sulla società, sulla comunità, sullo stato di salute del popolo; popolo che certe volte intravediamo come da dietro una finestra e altre, di contro, elevato a vero protagonista delle canzoni.
Questa la track list:
1. "Lei ballando va" (Armonizzazioni vocali di Tiziana Radis)
2. "Tamurriata d'a fatica"
3. "Sole ca nun more" (Musiche di Pas Scarpato ed Egidio Napolitano)
4. "Mercato d'o spasso"
5. "Villanella a lu cirdino" (liberamente ispirata al celebre dipinto "Il Giardino delle Delizie" di Hieronymus Bosch)
6. "Senza pensieri"
7. "Comme quanno"
8. "Vico Sisina" (Arrangiamenti: Pas Scarpato, Michela Carobbio e Nello D'Anna)
8. "Guagliù guagliù"
10. "Fenesta a mmare"
Al disco hanno partecipato musicisti di varie parti d’Italia. Nella formazione da concerto, invece, trovano posto diversi artisti, comunque protagonisti del progetto nel corso dei tre lustri da quando esso - sotto svariati nomi - esiste. Naturalmente, non manca neppure qualche nuovo innesto.
Sud Arkhè vede la direzione di Guido Locatelli (batteria) e - ovvio - Pas Scarpato (chitarra).
La line-up live (soggetta a variazioni) è composta da:
Pas Scarpato: voce e chitarre;
Max Barba: basso elettrico;
Gaspare Bonafede: percussioni;
Maria Laura Talarico: voce e tamburi a cornice;
Giorgio Khawam: chitarra solista;
Guido Locatelli: batteria.
Tra gli artisti che hanno inciso l'album insieme a Scarpato e Locatelli: Max Barba, Marilla Talarico, Chiara Boldreghini, Elena Biagioni, Giorgio Khawam; il percussionista Gaspare Bonafede, la già citata Tiziana Radis...
Al 'Druso', locale di Bergamo
Sono una band che si diverte molto durante i live: i Sud Arkhè. E, come i grandi gruppi di esperienza, quando non si esibiscono dal vivo, si dedicano alla ricerca musicale. Direzione Sud, uscito per la Ma.Ra.Cash, contiene 10 brani
A questo punto occorre porre l'accento sulla sensibilità artistica e sull'attenzione di Massimo Orlandini (Ma.Ra.Cash Records), promotor di gruppi e di stili spesso presi sotto gamba (dal grande pubblico, ma non, per fortuna, dalla critica più accorta).
Lo stesso Pas Scarpato, a proposito di sé e della propria storia, ci ha raccontato già nel 2021, quando stilammo l'articolo sui Malaavia:
"Non sono un cantautore. Ho sempre lavorato con delle band dove, oltre che suonare, scrivevo tutto io e arrangiavo. Come le altre, anche Sud Arkhè è una mia creatura. Mi piace rapportarmi ad altri musicisti con bagagli di esperienze diverse. Io e gli altri compagni d'avventura siamo grati a Massimo Orlandini perché è stato il primo a credere nel potenziale della band e tuttora sostiene i nostri progetti."
"Tammurriata d'a fatica"
L'album dei Sud Arkhè è una realtà.
--- Direzione Sud Vol. 1
Per riceverlo a casa basta inviare una mail a: sudarkhe@gmail.com
Direzione Sud, vol. 1è la loro prima uscita discografica: un tessuto abilmente cesellato nel quale, tra i ricami, è possibile accarezzare i fili dorati della più profonda cultura partenopea, elementi basilari per la costruzione del disegno centrale: un omaggio ispirato alla continuità e alla semplificazione più diretta e genuina.
“Balli, villanelle e mercati, musiche e canti che sanno di grano e che ti spruzzano in viso la schiuma del mare”... Più che una direzione, la tappa finale del viaggio risulta essere proprio il Sud, col suo epicentro, col suo vociare livellato ed equalizzato dal volume del tempo. Incanalandosi, la musica se ne infischia delle curvature e degli argini ma fluisce gioiosa e libera come acqua di torrente. Mentre il canto indossa sgargianti vestiti corali, fuori dall’uscio chiedono udienza anche i riverberi confinanti col famigerato rap. Per gli amanti della musica e del folk meno ecumenico la prenotazione del viaggio in direzione Sud diventa quasi un obbligo.
Il primo album dei Moon Letters, da Seattle, si intitola Until They Feel the Sun ed è uscito tre anni fa. Da pochi giorni è disponibile il secondo, Thank You from the Future. I Moon Letters si rifanno a miti e leggende del mondo celtico. Il loro stesso nome è un palese riferimento alla scrittura lunare (segreta) dell'universo di Tolkien.
Era il 2019 quando cinque elementi di diverse band di Seattle si misero insieme per formare un gruppo di hard prog, chiamandolo appunto Moon Letters..
Due album finora: Until They Feel the Sun (2019) e Thank You from the Future (2022). Per quanto possa sembrare strano (in vari concerti la band ha fatto da apripista a grandi nomi del progressive rock, e mira chiaramente a diventare una delle formazioni di punta del prog americano), ambedue i dischi sono stati autoprodotti.
Line-up:
John Allday (Chaos and the Cosmos): tastiere, canto
Mike Murphy (Cantrip): basso, canto
Kelly Mynes (Panther Attack!, Bone Cave Ballet): batteria
Michael Trew (Autumn Electric): voce solista, flauto
Dave Webb (Wah Wah Exit Wound, Spacebag): chitarre
La cover del loro album di debutto, Under They Feel the Sun
Nel video sottostante: "Yesterday Is Gone".
Dal CD appena uscito Thank You from the Future (2022).
I Moon Letters sono molto tecnici. I loro brani mettono in risalto la ritmica pur non rinunciando ai passaggi melodici "teatrali" tipici del symphonic prog "originale", Anni '70 dunque. Ottime le armonie vocali.
La copertina del nuovo album (uscito l'8 agosto) è di un artista di collages surreali, Mariano Peccinetti, il quale, nel corso della sua carriera, ha già realizzato la grafica di oltre una ventina di album.
L'album 2022 dei Moon Letters, Thank You from the Future
Il nome della band si riferisce alle "lettere lunari" descritte ne Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien: lettere che è impossibile vedere, a meno che la luce della luna non brilli dietro alla pietra o alla tavoletta su cui esse sono incise.
Questo un altro brano dall'album Thank You from the Future: