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8/31/26

L'anniversario progressive di oggi ha a che fare con l'arte

 Oggi: compleanno di Roger Dean, figura centrale dell’immaginario visivo del progressive rock.



"Compleanno"? Dovremmo parlare piuttosto di "genetliaco"!

Il celebre illustratore e designer britannico ha creato le copertine iconiche di molti album prog: Yes (Fragile, Close to the Edge, Tales from Topographic Oceans e molte altre), Uriah Heep, Asia, Gentle Giant, Atomic Rooster, Focus, Greenslade ecc.
Il suo stile fantasy/organico è indissolubilmente legato all’estetica "progressive" degli anni ’70.







L'82enne Dean continua a essere attivo. Vive a Lewes, East Sussex (Inghilterra).

Negli ultimi anni ha realizzato nuove opere, tra cui la copertina dell’album Aurora degli Yes (2026, realizzata insieme alla figlia Freyja), ha tenuto sessioni di 'live painting', mostre e ha partecipato a eventi (incluso una crociera con musicisti come Rick Wakeman).

Il suo sito ufficiale e la pagina Facebook sono aggiornati regolarmente.


Ecco l'homepage dell'artista: https://www.rogerdean.com/


... e la sua pagina Fecebook: https://www.facebook.com/rogerdeanofficial



5/04/24

Eloy

        

Presentazione del gruppo fondato ad Hannover nel 1969 dal chitarrista Frank Bornamann




    "Land of Nobody"- da Inside, 1973

Eloy è un altro valido gruppo Krautrock.
Ocean (cantato con spiccato accento tedesco) è del 1977 e ci racconta la storia di Atlantide. 
Il batterista, Jürgen Rosenthal, veniva dagli Scorpions.


#artrock 
Kosmische Musik
 #progressive #rock


Grandissimi! Ancora oggi producono un symphonic prog all'altezza dei dischi risalenti ai loro anni d'oro. Hanno avuto, agli inizi, drammatici rimescolamenti di line up dovuti a discussioni interne anche e soprattutto a proposito dello stile da abbracciare pienamente, ecco come mai Frank Bornemann è rimasto l'unico elemento della band a risultare costantemente presente. Il vecchio "marinaio del prog" rimane saldo sulla tolda, ma si può già prevedere che, quando l'età non glielo consentirà più, perderemo anche questa band. La loro discografia è comunque sconfinata e possiamo e potremo usufruire a ogni momento di molte, moltissime ore di ascolto. Il cantato "teutonico" di Bornemann, per anni deriso da tanti detrattori, viene oggi amato e riconosciuto come tipico marchio di fabbrica degli Eloy.
     



Debuttarono nel 1971 con un album eponimo.
Bornemann, cantante e chitarrista, è inamovibile (con il basco o meno sul capo) e gli Eloy ben presto diventano in pratica la "sua" band. 
Formatisi ad Hannover (Germania Settentrionale) nel 1969, decisero di chiamarsi secondo un popolo descritto nel romanzo utopistico La Macchina del Tempo, di H.G. Wells. 
Sono presenti elementi di fantascienza nella loro musica, particolarmente nei concept album di tutti gli Anni '70. 
Di Bornemann abbiamo già detto. Gli altri membri attuali sono: 

   - Steve Mann: chitarra (2000-2007; 2022-presente)
   - Hannes Folberth: tastiere (1979-1984; 1992-presente)
   - Klaus Peter Matziol: basso (1980-1984; 1988-presente)
   - Stephan Emig: batteria (2016-presente)


Inside (1973) vedeva in formazione Frank Bornemann (voce, chitarra, percussioni), Fritz Randow (batteria, chitarra acustica, percussioni e flauto), Wolfgang Stocker (basso) e Manfred Wieczorke (organo, chitarra, voce e percussioni).

Floating.
Un bell'Hammond ci fa scivolare sull'autostrada psichedelica di un Deutschrock parecchio anglesizzato; e non si paga pedaggio!
L'etichetta americana Chess / Janus pubblicò per il mercato americano sia il secondo - Inside - che il terzo album degli Eloy - Floating. La label purtroppo sparì già nel 1975 e da quel momento i dischi degli Eloy in America sarebbero stati disponibili solo come "import". Il  successo della band comunque era indiscutibile. L'etichetta madre era la EMI, anche se Floating viene pubblicato da Harvest. L'album esce dopo un ulteriore cambio di formazione (con il bassista originale Stöcker sostituito da Luitjen Jansen) e riprende le atmosfere del precedente, basandosi su sonorità Krautrock dove spiccano la chitarra elettrica di Bornemann e l'organo (e ora anche i synth) di Manfred Wieczorke. "Castle in the Air" e "Madhouse" hanno arrangiamenti che non prevedono le tastiere. Il sintetizzatore viene usato per la prima volta in "Plastic Girl".
Copertina fantascientifica. Il tema che lega quasi tutti i brani dell'LP: la fine del mondo.

Per molti, il miglior album dei tedeschi Eloy: Power and the Passion, 1975.
Lo stile qui è - secondo noi - ancora spigoloso, ma la band si va avvicinando al proprio suono. Il concept narra una storia bella e fantasiosa: il giovane Jamie, nell'anno 1975, beve una pozione o meglio droga inventata da suo padre e si ritrova proiettato nel 1375, a Parigi, dove si innamora di Jeanne (Giovanna), figlia di un ricco possidente terriero. Entrambi fumano uno spinello, il ragazzo viene coinvolto in una rivolta e finisce in carcere. Tornerà nel proprio tempo e nella propria realtà grazie all'aiuto di un mago. 

   - Frank Bornemann: voce solista, chitarra elettrica
   - Manfred Wieczorke: tastiere, pianoforte, Mellotron, sintetizzatore
   - Luitjen Janssen: basso
   - Detlef Schwaar: chitarra
   - Fritz Randow: batteria 

... E arrivò una crisi. Una prima ma bella grossa crisi tra le tante che hanno caratterizzato il percorso degli Eloy. E accadde perché l'influenza negativa dell'allora manager della band, Jay Partridge, portò sfortunatamente a delle rotture. Alla fine il gruppo si sciolse e Frank Bornemann si ritrovò solo e senza compagni. Ma la EMI rimase al suo fianco, continuando a fidarsi delle capacità artistiche dell'ormai esperto frontman: gli venne offerto di ricostruire gli Eloy con nuovi musicisti.

 Il celebre logo

 Una delle copertine più belle: Chronicles I, 1993


Dawn, di questo gruppo come detto tuttora attivo (malgrado i tanti terremoti) e in qualche modo sempre coerente alla propria linea, è del 1976. Come si noterà, gli Eloy alternano momenti lirici a un furor quasi wagneriano. Fantasmagorie corali a parentesi di alto lirismo che sembrano essere concepite in una cameretta adolescenziale. Tra le loro fonti di ispirazione erano, sono e sempre saranno - com'è facile arguire - i Pink Floyd.

"Poseidon's Creation", live 1978.
"Poseidon's Creation" è il brano che apre l'album Ocean del 1977. Lo ascoltiamo qui in una versione dal vivo.
Il 6. full-lenght della band prog rock di Hannover ebbe notevole riscontro soprattutto in patria. Fuori dai confini tedeschi, rimproveravano a Frank Bornemann di cantare in inglese con un troppo smaccato accento... accento che lui ha ancora oggi! E che non ha impedito al suo gruppo di divenire famoso anche all'estero.

         Line up del periodo d'oro degli Eloy (1976-1979):
   - Frank Bornemann: voce, chitarra elettrica e acustica
   - Klaus-Peter Matziol: basso, seconda voce
   - Detlev Schmidtchen: organo, tastiere, sintetizzatori
   - Jürgen Rosenthal: batteria, percussioni, flauto

Rosenthal e Bornemann avrebbero poi avuto delle dispute a proposito dei testi, che erano appannaggio del primo, nonché dissapori circa il nuovo studio di registrazione; e il batterista decise di abbandonare la band insieme a Schmidtchen. Solo uno dei numerosi "rimescolamenti" della formazione degli Eloy!

Silent Cries and Mighty Echoes.
Una casa in Normandia divenne il fulcro creativo di Silent Cries and Mighty Echoes, settimo album in studio degli Eloy (Electrola, 1979). 
"Un album astrale" lo ha definito qualcuno. È, di certo, uno dei punti massimi del German rock.
Ricalca stilisticamente Ocean, pur non possedendone la compattezza e l'intensitâ. Delle cinque tracce, una ha la durata di oltre 20 minuti e due addirittura superano la mezz'ora.

   - Frank Bornemann: canto, cori, chitarra acustica, chitarra elettrica 
  - Detlev Schmidtchen: organo Hammond, cori, mini Moog, synthesizer, Solina String-Ensemble, tastiere, pianoforte
   - Klaus-Peter Matziol: basso, cori, synthesizer
   - Jürgen Rosenthal: batteria, rototom, piatti, gong, percussioni, flauto
   - Brigitte Witt: voce in "Vision - Burn"

    "Ranking the Eloy albums"

L'ottavo album in studio: Colours, del 1980.
Finora - come abbiamo visto - i testi erano stati scritti da Jürgen Rosenthal, il batterista. Dopo Silent Cries and Mighty Echoes Rosenthal lascia la band con Detlev Schmidtchen (tastiere e altri strumenti) e rimangono Frank Bornemann e il bassista Klaus-Peter Matziol. Si aggregano ai due Hannes Arkona alle chitarre (che aveva già accompagnato gli Eloy nella tournée del 1979),  Hannes Folberth alle tastiere e Jim McGillivray batteria e percussioni. McGillivray è anche il nuovo autore dei testi. 
Brani in generale più brevi del solito: è questo il modo con cui gli Eloy salutano il nuovo decennio. 
L'album si apre con "Horizons", completo di Clavinet e coro femminile; le lyrics di questa canzone fanno pensare a Tales From Topographic Oceans degli Yes. "Child Migration", "Giant", "Silhouette" e "Gallery" sembrano più focalizzate, intense, concentrate e richiamano spesso all'orecchio l'Alan Parsons Project. C'è anche qualche passaggio AOR. "Sunset", l'ultimo titolo, è una traccia strumentale, dominata dai synth e con un Moog "spaziale".
Ho sentito alcuni commentare: "Il loro album numero uno! Insuperabile!" 
Di certo è tra quelli più accessibili.

   - Frank Bornemann: lead vocals, acoustic & electric guitars, co-producer
   - Hannes Arkona: acoustic & electric guitars
   - Hannes Folberth: keyboards
   - Klaus-Peter Matziol: bass, backing vocals
   - Jim McGillivray: drums & percussion

Planets (1981).

   - Frank Bornemann: voce, chitarra
   - Hannes Arkona: tastiera
   - Hannes Folberth: tastiera
   - Klaus-Peter Matziol: basso
   - Jim McGillivray: batteria
#progrock #artrock #symphonic 
#rock #music


Time to Turn (1982).
Time to Turn fu suonato dalla stessa formazione di Planets (ma senza Jim McGillvray, che era poco apprezzato dai fan del gruppo e aveva abbandonato per via di incomprensioni durante la registrazione dell'album precedente, sostituito alla batteria da Randow, già nella band dal 1972 al 1975).
La storia narrata da questo concept non è che la continuazione di Planets, che, per volere della EMI/ Electrola, non divenne un doppio album come invece avrebbe voluto Bornemann.
La lunghezza dei brani va da 4 minuti e mezzo a ("End of an Odissey") 9 minuti e mezzo.
Gli Eloy tengono viva la fiaccola del progressive rock anche negli Anni Ottanta.


Performance (1983).
Stessa etichetta e stessa line up ma cambio di stile in questo che è l'11° album in studio degli Eloy, con un Frank Bornemann a discutere con il resto dei membri, i quali premevano per un "miglioramento dei costumi di scena" e un suono più Anni '80!
 
In Germania imperava la Neue Deutsche Welle (una variante del punk e della new wave) e Frank dovette abbassarsi a rinunciare al suo leggendario basco e ad assumere una pettinatura alla moda. I compromessi da lui accettati a denti stretti e le scintille con gli altri quattro si avvertono (e si sentono) benissimo nel corso delle 7 tracce.

Alla maggior parte dei fan, Performance non piacque né per i contenuti musicali né per come si presentava visualmente. Le vendite furono più che deludenti. Così gli Eloy decisero di tornare a fare... gli Eloy.



Metromania (1984).
Frank Bornemann non era soddisfatto con la situazione, per via del calo di vendite ma non solo. La band avrebbe dovuto fare da apripista per i Marillion ma la EMI decise di cancellare quei concerti, per tema che gli Eloy sul palco eclissassero il gruppo inglese.
Metromania è il ritorno alle antiche virtù della band e sia i supporters che i critici apprezzarono pienamente. Ci fu un invito della BBC e i due concerti in terra inglese - nel leggendario 
'Marquee Club' - furono un successone.
In Metromania, le chitarre sono più dure del solito ma i sintetizzatori (Hannes Folberth, Hannes Arkona) lavorano davvero a tutta canna, sebbene la musica non sia quella "sferica" di album come Planets.

Il protagonista di questo concept vive in un mondo dove computer e androidi hanno il comando; lui siede sul tetto di una casa e fa musica, sognando intanto di scappare altrove.

Quindi, di nuovo sulla cresta dell'onda? Ahiloro, no! Invece di emergere più forti e più motivati ​​dalle esibizioni nell'Isola di Albione, torna a rinfocolarsi il dibattito sulle posizioni artistiche di ciascuno. Il terreno si è rinsecchito, i musicisti sembrano non avere proprio più nulla in comune. Tutto ciò che definiva gli Eloy - lo spirito, la magia, il carisma e la gioia di suonare - è svanito. Perciò, si separano con un "ciao e grazie".



    Uno dei brani da un album mitico: "Decay of the Logos", da Ocean


Un nuovo tastierista... per ricominciare. Michael Gerlach e Frank Bornemann si incontrarono nel 1985. Gerlach, cresciuto a Berlino, veniva da una famiglia di musicisti. Studiò pianoforte, ma era destinato a dedicarsi agli strumenti a tasti elettronici oltre che diventare produttore di band in stile "gothic". Gli Eloy si erano sciolti ma Bornemann già scriveva nuovo materiale e, in compagnia di Gerlach, decise di dare la stura a un nuovo inizio (l'ennesimo). Insieme ad alcuni collaboratori ingaggiati per l'occasione, Frank Bornemann e Michael Gerlach registrarono Ra (1988) e, quattro anni dopo, Destination. 

          ***

"Voyager Of The Future Race" (live 1988).

Gli Eloy: temi fantascientifici, distopici, a volte profetici; tastiere e chitarre spaziali nonché intesa perfetta di basso e batteria. Musica piacevole attraverso i decenni - ora un po' più hard, ora più tendente al symphonic prog - con un "adattarsi" negli Anni Ottanta alle sonorità in voga in quel decennio.
In questo video abbiamo Bornemann con il suo famoso basco, che ha portato in testa per quasi l'intera sua carriera.

    Destination, l'album del 1992.

Nel 1994, con il rientro di Klaus-Peter Matziol, gli Eloy ritornarono ad essere un gruppo vero. Gerlach rimase per altri due dischi e relative tournée; in seguito tornò a lavorare con Bornemann saltuariamente.

The Tides Return Forever (1994). Alla batteria: Nico Baretta. È, a quanto ne sappiamo, l'unica partecipazione di questo misterioso batterista dal nome italiano a un album, degli Eloy o di qualsiasi altra band!

Reincarnation On Stage è un doppio disco dal vivo (davvero grandioso!) uscito nel 2014. 
Line up:
   - Frank Bornemann: lead vocals, guitar
   - Michael Gerlach: keyboards
   - Hannes Folberth: keyboards
   - Klaus-Peter Matziol: bass
   - Bodo Schopf: drums & percussion

  
La trilogia su Giovanna d'Arco


"Vaucouleurs",
da The Vision, The Sword, And The Pyre, Part 1, full-lenght dedicato alla storia di Joan of Arc.

By the rays of the morning light
Driven by confidence inside
She's leaving her home without a word
With sadness in her heart
Snow is falling to the ground
The winter's wind is piercing cold
Going through the garments on her skin
On the way to Vaucouleurs

Behold the virgin of Domremy
So pure and fearless in her heart inside
Ready to fight for our Liberty
Until the day we all will be forever free

At last inside of the castle's wall
She's talking about her heavenly call
Her aura irresistible – penetrating mind and soul
In belief we decide to follow hero
Chinon where the King dwells in despair
(Now) We're departing Vaucouleurs 6 guardians at her side

Behold the virgin of Domremy
We place reliance in her holy mission

We pray for her in humility
May the angels of heaven guide her on her way



The Vision, The Sword and The Pyre - Part 2 (2019)

   - Frank Bornemann: E-guitar, guitar, voice, keyboards
   - Klaus-Peter Matziol: E-bass
   - Michael Gerlach: keyboards
   - Hannes Folberth: keyboards
   - Stephan Emig: drums, percussion

... e si giunge, dopo quattro anni, al terzo capitolo della trilogia su Jeanne d'Arc, che è anche il più "heavy", se possiamo definirlo così.
In Echoes From The Past, Jean de Metz, un nobiluomo sostenitore di Giovanna d'Arco, si ricorda di lei, spesso in forma di monologo interiore. 
Grazie alla varietà musicale, dovuta alle diverse tastiere e anche a un bel coro femminile, questo disco risulta essere il migliore della trilogia.
Unica pecca, se vogliamo proprio chiamarla così: la voce più sottile, meno potente dell'ormai stravecchio Bornemann. Il tempo passa per tutti; tuttavia, qui addirittura questa fragilità vocale si inserisce bene nel quadro drammatico del concept - e sembra anzi essere fatta apposta per l'interpretazione di un de Metz che ci immaginiamo stanco e disperato.




La vita continua... con tutte le sue storie. Gli Eloy, gruppo musicale di rock progressivo tedesco che esiste da quando esiste il prog, prosegue la sua favola grazie alla caparbietà del chitarrista e cantante originale. 
Ebbene, Frank - nato nel 1945 - porta tuttora avanti il marchio (con nuovi musicisti, mentre altri si sono ritirati via via...) e nel giugno 2023, dopo un paio di anni di lavoro, ce l'ha fatta dunque a fare uscire Echoes From The Past.
...Che non sarà certo l'ultima opera che viene pubblicata sotto l'egida 'Eloy'!
O almeno si spera.


   The Story of Eloy
(docufilm in German language)
                           #spacerock / #progrock band from Germany




11/03/23

Novità Pallas

 Il 15 dicembre esce The Messenger, degli scozzesi Pallas


Dopo il ritorno del cantante Alan Reed (che aveva lasciato il gruppo nel 2010), abbiamo alcuni dei vecchi pilastri dei Pallas di nuovo riuniti: il bassista Graeme Murray, il chitarrista Niall Matthewson, il tastierista Ronnie Brown. Alla batteria dovrebbe esserci Colin Fraser, ma costui stranamente non appare nelle foto di presentazione destinate alla stampa. Apparentemente Colin ha trovato nuova sistemazione: presso l'Andi Watson Project.


Al posto di Reed c'è stato per oltre und decennio l'altrettanto bravo cantante Paul Mackie, che con i Pallas aveva registrato XXV (2011), Wearewhowerae (2014) e The Edge Of Time (2019). Ad oggi, Mackie sembra non avere trovato una nuova band degna del suo talento. Ma, conoscendolo, sappiamo che si accaserà presto.


   Ecco il "mega mixer trailer" del nuovo album:


Leggi l'articolo "Pallas, carro trainante del neo-progressive"



I dinosauri del prog rock da Aberdeen iniziarono a suonare nel 1976 sotto il nome "Rainbow" ma, quando Ritchie Blackmore lasciò i Deep Purple e formò una band con lo stesso nome, decisero di ribattezzarsi. E i loro primi successi arrivarono dopo essere diventati ospiti graditi del londinese Marquee, che nel frattempo era mutato in un tempio del neo prog.
Esordirono con The Sentinel nel 1984, cui seguì due anni dopo The Wedge: due album importanti di quell'epoca e di quel genere. Seguì una prima, lunga pausa: ci vollero 12 anni prima di poter risentire un nuovo disco dei Pallas. Beat the Drum uscì infatti nel 1998. The Cross & The Crucible nel 2001 e quattro anni dopo The Dreams of Men. Con Mackie al posto di Reed alla voce, i Pallas pubblicarono XXV (2011) e Wearewhoweare (nel '14). Tenendo intanto un numero niente male di concerti.





In questi giorni, la loro carriera è arrivata al giro di boa dei 40 anni; e gli album dal vivo sovrastano, seppure di poco, le registrazioni in studio (!). Con The Messenger (uscita ufficiale: 15 dicembre 2023, lo ribadiamo), i Pallas cercano di riequilibrare questo rapporto. Non si contano, tra gli articoli di merchandise che li riguarda, le collezioni, le demo, le versioni alternative... e ci sono anche quattro o cinque bei DVD di musica dal vivo da poter acquisire.


    "Midas Touch", da The Cross & The Crucible (2001). Questo e The Dreams of Men (2005) sono tra gli album migliori dei Pallas.


Vai a: "Pallas, carro trainante del neo-progressive"

***

I Pallas su Bandcamp


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rock sinfonico

prog sinfonico

6/14/23

'Ipsilon', dedicato a Michele "Mike" Capriolo

 Canzoni dalle sfumature psichedeliche e classiche in una cornice progressive 


"Over the hills and far away" sta scritto sul retro del libretto: un pensiero poetico e nostalgico che abbraccia sia il ricordo del compagno prematuramente dipartito sia la bellezza malinconica - e assertiva a un tempo - del paesaggio rupestre umbro.



Grande CD! Uno di quelli che, appena ascoltati, si fanno ripartire immediatamente nel 'player'. Questo ipsilon (o Y) è l'opera di un trio noto come Old Rock City Orchestra, accasato a Orvieto.

Fin dalle prime battute capiamo che si tratta di un ensemble esperto e ben armonizzante. Poi, tramite la loro homepage, scopriamo, non senza sorpresa, che ipsilon è già il loro quarto album.

   Album trailer


ipsilon inizia con un brano strumentale molto interessante, "Y", seguito da 10 canzoni di cui buona parte dalla struttura più semplice, altre arzigogolate al punto giusto.

Cinzia Catalucci è responsabile del canto e opera anche alle tastiere, Michele "Mike" Capriolo [R.I.P.] aziona batteria e percussioni. Un'abbondante porzione del lavoro la fa Raffaele Spanetta (acoustic ed electric guitars, bass, backing vocals, keyboards).



La label: M.P. & Records. Sulla loro homepage, 'ipsilon' viene presentato così: click!


    "Daimon"


   OLD ROCK CITY ORCHESTRA:


- Cinzia Catalucci: voce, tastiere

- Raffaele Spanetta: chitarre elettriche ed acustiche, basso, voce, tastiere

- Michele “Mike” Capriolo: batteria



   TRACKLIST :


1 – "Y" (3:30)

2 – "The Warning" (2:23)

3 – "Gypsy’s Prediction" (4:35)

4 – "Take My Hand" (3:37)

5 – "Preacher" (3:26)

6 – "No Way" (4:11)

7 – "Daimon" (3:12)

8 – "The Magic Pathways" (2:48)

9 – "Stranger" (4:09)

10 – "Fly Away" (3:01)

11 – "We’ll Be One" (4:18)


Nostri brani preferiti: "Y" (lo strumentale d'apertura, che giustamente dà il titolo all'album), "Gypsy's Prediction" (terza traccia), "Take My Hand" (quarta traccia)... Beh, quelle di ipsilon sono tutte composizioni molto belle ed eseguite fantasticamente. Difficile fare una classifica di preferenza. 




Suggestivi i testi, che hanno il pregio di non essere "sovraccarichi" e lasciano abbastanza spazio alla fantasia, regalandoci immagini in movimento, che si rincorrono e si incastrano navigando sul pentagramma. Si tratta di narrazioni di vita impermeate di figure e situazioni misteriose, da sogno; il sogno che, coadiuvato dall'accompagnamento musicale stretto e avviluppante, sgorga dalla bella, kate-bushiana voce di Cinzia Catalucci. (Soprattutto nel brano "Take My Hands"; in alcune altre tracks ci pare di cogliere somiglianze con Annie Haslam dei Renaissance e, qualche volta, con le ugole di Stevie Nicks e Christine McVie dei Fleetwood Mac... fermo restando che Cinzia - elegante e sicura di sé - mantiene il proprio carattere vocale distinto).

    Facit

Splendido album, che invita automaticamente al reiterato ascolto. E ad approcciarsi anche alle opere "passate" della band progressive - decisamente progressive! - orvietana.



      Piccola storia 

Apprendiamo che l'Old Rock City Orchestra inizialmente era un quartetto: c'era anche Giacomo Cocchiara al basso. Il primo EP lo realizzarono nel 2010; poi, ampliandolo di quattro canzoni, lo trasformarono in un album: Once Upon A Time, che uscì nel 2012 per M.P. & Records.

Il gruppo si è esibito fin da subito in vari eventi importanti e in alcuni pub e club d'Italia. L'esordio non ufficiale era stato un promo, registrato nel 2010 al Doremilla Studio di Perugia con la partecipazione di musicisti classici come il Maestro Laurence Cocchiara, violinista eclettico e special guest durante i 'live' dell'Old Rock City Orchestra. (Da molti anni Laurence Cocchiara lavora anche nella scena rock indipendente italiana.)

Dopo varie recensioni positive e l'aggiunta delle nuove canzoni per completare l'album, la band venne citata anche su Rock Progressivo Italiano. An introduction to Italian Progressive Rock, un libro di Andrea Parentin.

Nel 2013 la Old Rock City Orchestra si imbarcò in un tour europeo che toccò l'Inghilterra, la Francia, il Belgio, l'Olanda e la Bulgaria. Quest'ultimo Paese sembra aver assunto un ruolo non secondario nella storia dell'"Orchestra", come vedremo presto.

2014: la band funse da opening act per l'ex-PFM Bernardo Lanzetti. Dopodiché uscì la loro opera seconda, Back To Earth, edizione M.P. & Records, distribuito da G.T. Music.

L'anno successivo, al festival 'Prog to Rock' di Torino, la Old Rock City Orchestra fece da apripista per i giganti del prog italiano Biglietto per l’Inferno.

Fu a novembre dello stesso anno che Cocchiara lasciò il gruppo. Il resto dei membri decise di rinunciare al bassista e di proseguire come trio. Registrarono in studio una magnifica cover di "Need", dei Circus 2000... 

2017: composero un nuovo ventaglio di canzoni e a ottobre suonarono al Capstone Theatre di Liverpool.


The Magic Park of Dark Roses
è del 2018. [ Dettagli su Prog Archives. ]

Y ('ipsilon') viene registrato nell'estate del 2021 e pubblicato nel marzo 2023 con una dedica all'intanto scomparso batterista Michele "Mike" Capriolo.

Una delle particolarità di questo album è che è stato masterizzato - nell'agosto 2021 - a Sofia, Bulgaria: da Maxim Goranov, al Max Sound Studios.



L’album esce su etichetta M.P. & Records, distribuito da G.T. Music di Antonino Destra. Edizioni Musicali Micio Poldo. Promozione a cura di Micio Poldo Communication.

Elaborazioni grafiche e video di OndemediE

Prodotto da Vannuccio Zanella e Old Rock City Orchestra.


Canale YouTube Micio Poldo Edizioni Musicali 



      Altri links sparsi


      Homepage dell'Old Rock City Orchestra       

Facebook-sito del compianto Michele "Mike" Capriolo

Su Orvieto News, un elogio funebre del batterista dell'"Orchestra"

Una recensione in tedesco di 'Y (ipsilon)'



BUY ipsilon (1)

BUY ipsilon (2) 


The Magic Park of Dark Roses, l'album del 2018 su Youtube

Intervista di Donato Ruggiero del 2020 agli Old Rock City Orchestra


Old Rock City Orchestra su Spotify!


    "Swan of the lake" (2012)


Cinzia Catalucci (soprano leggero diplomata in solfeggio; tastierista) su FB