Visualizzazione post con etichetta hard rock. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta hard rock. Mostra tutti i post

5/23/25

Versatilità e inglesità: gli Haken

Tutte le cronache iniziano con: "Gli Haken si sono formati a Londra nel 2007". In realtà i tre amici di scuola che diedero inizio alla band l'avevano formata già nel 2004, solo che "il lato serio della vita" (ossia lo studio) li separò. Dunque si concentrarono per un po' sui libri. Stiamo parlando di Ross Jennings, cantante, e dei due chitarristi Richard Henshall e Matthew Marshall. Volevano suonare un prog rock moderno ed è quello che cominciarono a fare tre anni dopo, insieme ad altri tre musicisti - tra cui il batterista Ray Hearne

Nel luglio dello stesso anno (2007) diedero già il loro primo concerto, insieme ai polacchi Riverside. Registrarono un demo - Enter the 5th Dimension e il primo album, Aquarius, era già sulla rampa di lancio. Ogni cosa si presentava promettente; tuttavia, il chitarrista Matthew Marshall e il tastierista Peter ("Pete") Jones se ne partirono per altri lidi. Con i nuovi componenti, il giovane sestetto si esibì ancora, sempre nella zona di Londra; tra gli altri, come supporto ai King's X (a Wolverhampton e Camden, nel gennaio 2009). Nell'ottobre 2009, la band divise il palco con i losangelini Bigelf nel loro tour attraverso il Regno Unito.




Intanto, al posto di Jones era subentrato il tastierista Diego Tejeida. La formazione a questo punto era composta da:

Ross Jennings (cantante), Richard "Hen" Henshall (chitarra, tastiere, cori), Charles Griffiths (chitarra, cori), il suddetto Tejeida, Thomas MacLean al basso e Raymond Hearne alla batteria. Oggi, di quella line up (che compare anche nei credits di Aquarius) sono ancora presenti Jennings, Henshall, Griffiths e Hearne; Peter Jones (il tastierista) è ritornato 4 anni fa circa per sostituire Tejeida, e Corner Green è, dal 2014, il nuovo bassista.

Ross Jennings

Gli Haken sono considerati - e non da oggi! - una delle band più talentuose e autentiche del progressive metal moderno. Sono noti per la loro abilità strumentale straordinaria e per la capacità di fondere in modo assai fluido elementi di progressive rock classico, metal, jazz, pop e perfino djent. Album come The Mountain (2013, il loro primo per Inside Out Music) e Vector (2018) mostrano una grande varietà stilistica, con composizioni complesse ma accessibili.

   The Mountain, l'album del 2013


Pur richiamando influenze di gruppi del rango di Dream Theater o Porcupine Tree, hanno un suono distintivo, spesso caratterizzato da armonie vocali ricche e cambi di atmosfera dinamici. Paragonati ad altre formazioni famose, come ad esempio i Transatlantic, gli Haken hanno dalla loro - oltre all'"inglesità", che giustamente viene spesso sottolineata - anche la compattezza degli album. The Mountain o anche Fauna sono focalizzati su atmosfere cinematografiche e melodie accattivanti, pur presentando l'obbligatorio groviglio calcolato di suoni e combinazioni nodali. 

 Richard Henshall
 Raymond Hearne


Haken vs Transatlantic

(Un tentativo di capire le differenze tra i due gruppi)

Mentre i Transatlantic hanno un approccio più ottimista e spirituale, con testi che spesso evocano temi universali o narrativi grandiosi, tipici del prog americano che guarda a un’etica di speranza e trascendenza, gli Haken tendono a esplorare temi introspettivi, surreali o concettuali (es.: Vector, album che parla di esperimenti psicologici), con un tocco di ironia britannica (es.: "Cockroach King", brano che richiama il Re Crimson con un pizzico di umorismo; è molto in stile Queen, a dire il vero).

Gli Haken hanno un sound più moderno e pulito, con una produzione che enfatizza riff pesanti e dinamiche contrastanti.

Di contro, i Transatlantic hanno un suono più caldo e organico, che richiama il prog vintage, con tastiere analogiche e un’atmosfera più "retro".


Haken vs. Dream Theater

Pur essendo influenzati dai Dream Theater, gli Haken prediligono meno i virtuosismi individuali e si concentrano piuttosto sull’equilibrio tra melodia e passsaggi intricati. I loro pezzi sono generalmente più concisi (5-10 minuti, con le ovvie eccezioni) e incorporano elementi non-metal, come pop o elettronica, dando alla musica un tocco più "europeo".

I notissimi Dream Theater, pionieri del progressive metal, come cifra stilistica hanno una tecnica estrema (soprattutto il batterista Mike Portnoy e il chitarrista John Petrucci) e nelle loro composizioni si spingono fino al limite del virtuosismo. È il caso di Images and Words o Metropolis Pt. 2. Il loro sound è più ancorato al metal americano, con riff potenti e assoli spettacolari.

Gli Haken usano testi più astratti o narrativi, con un’ironia sottile e un’estetica che ricorda decisamente il prog britannico (richiami a King Crimson o Genesis). La loro musica ha dunque un tocco di eccentricità e raffinatezza.

I Dream Theater tendono a testi più diretti o emotivi, spesso incentrati su aspetti personali, conflitti interiori o storie epiche, con un approccio che può sembrare più "cinematografico" nel senso hollywoodiano.

Le differenze più evidenti sono nella struttura: gli Haken bilanciano momenti tecnici con melodie accessibili, rendendo la loro musica più immediata per un pubblico moderno, mentre i Dream Theater spesso si lasciano andare a lunghe sezioni strumentali e alle già accennate dimostrazioni di abilità tecnica.


Haken vs altri gruppi

Rispetto ad altre band prog/metal americane come Spock’s Beard (più melodici e vicini al prog rock classico), Symphony X (più sinfonici e power metal) o Tool (più oscuri e atmosferici), gli Haken si distinguono per il sound più eclettico, che spazia tra generi senza rimanere ancorati a un’unica corrente o a un unico genere. Anche la raffinatezza melodica è evidente: in confronto al prog americano, che tende a essere più diretto o enfatico, gli Haken hanno una sensibilità melodica più delicata e stratificata. La loro è una produzione che si rivolge sì ai fan del prog classico, ma forse soprattutto a un pubblico giovane abituato al metal contemporaneo. Il loro output è meno “epico” o “grandioso” in confronto a quello di band come Symphony X.

   Fauna, del 2023


L’“inglesità” degli Haken è evidente?

La loro origine britannica si percepisce certamente, anche se non è sempre esplicita come in band prog classiche quali Genesis o Yes. Essa emerge grazie all'eccentricità e all'ironia. Gli Haken hanno infatti un senso dell’umorismo e un gusto per il surreale che può essere quasi solo britannico! I loro testi spesso giocano con immagini bizzarre o concetti intellettuali, tipici appunto della tradizione inglese.

Come già detto, è abbastanza evidente che il loro suono sia stato plasmato dal prog britannico. Così, nella musica degli Haken sentiamo risuonare echi non solo dei Genesis (nelle armonie vocali) e dei King Crimson (nella sperimentazione), ma anche dei Porcupine Tree (nell’atmosfera moderna).

               
                     


Estetica visiva e concettuale

Le copertine dei loro album (es. The Mountain o Affinity) e gli argomenti trattati hanno un’aura “artistica” e intellettuale che si allinea con la tradizione del prog inglese, più che con l’approccio spesso più viscerale o narrativo degli americani.


Performance dal vivo

I loro concerti sono molto apprezzati per l’energia e la precisione, con una fanbase fedele che ne loda l’impatto dal vivo.


Evoluzione

Ogni album tende a esplorare nuove direzioni, mantenendo un equilibrio tra sperimentazione e melodie memorabili. Il loro ultimo full-lenght, Fauna (2023), ha ricevuto ottime recensioni per la sua ambizione e coesione. (Interessante anche l'EP Lovebite, dello stesso anno.)


Storia o meglio non-storia del nome

A differenza di gruppi con nomi legati a concetti filosofici o letterari (i già citati Genesis e King Crimson, i Van der Graaf Generator, i Gentle Giant...), gli Haken hanno scelto un nome più astratto, lasciando che sia la loro musica a definire la loro identità.

Sono state formulate varie ipotesi, ma il nome "Haken" non ha un significato specifico o chissà che elaborata genealogia. Secondo quanto è stato riportato in varie interviste dagli stessi componenti, la denominazione è stata scelta principalmente perché "non suona male", perché ha un impatto fonetico e, nel contempo, per la sua semplicità. 

Qualcuno ha notato che, in tedesco, "Haken", significa "gancio", "uncino". In effetti questo sarebbe un vocabolo che riflette l'obiettivo dei londinesi di creare musica "accattivante" (hooky, in inglese), con melodie che catturano l’ascoltatore, anche in presenza di strutture intricate. Tuttavia, nessuno della band ha mai dichiarato esplicitamente la connessione del nome con il termine tedesco. Fino a...

Nell'agosto 2019, il programma 'Rock et cetera' della Deutschlandfunk ha trasmesso un ritratto dettagliato della band (durata: un'ora). È stata una delle tante occasioni per domandare al frontman, Ross Jennings, il significato di "Haken". Jennings ha spiegato che originariamente avevano scelto la denominazione "Haaken", poiché suonava come se provenisse dalla mitologia nordica, per poi appunto trasformarla in "Haken" ("gancio in lingua tedesca").

La Germania è la seconda patria di molti artisti anglosassoni e lo è diventato fin da subito per gli Haken. Ottenuto un contratto da Sensory Records, hanno potuto registrare il loro album di debutto proprio in Germania, presso gli Spacelab Studios di Christian "Moschus" Moos, a Kempen. Anche il mastering è avvenuto in Germania, nello Eroc’s Mastering Ranch, esistente fin dagli Anni Sessanta. (Responsabile: Joachim Heinz Ehrig, conosciuto come Eroc, tra l'altro batterista dei Grobschnitt.) 

Vari concerti seguirono nel 2010, insieme a (per citare due nomi) Karmakanic e Agents of Mercy. Nel settembre 2011 gli Haken si esibirono negli U.S.A. nella cornice del 'ProgPower' e lo stesso anno (a novembre) suonarono con Threshold e Vanden Plas. Nel frattempo, sempre per Sensory Records, ecco uscire il loro secondo lavoro, Visions.

   “Drowing in the Flood”


Il cantante Ross Jennings, sui primissimi passi della band e il primo album Aquarius, ha dichiarato:

"Dopo le demo, eravamo ben consapevoli di essere una band prog rock e prog metal e sentivo che dovevamo fare una dichiarazione chiara e programmatica con l'album di debutto: doveva essere un concept possibilmente perfetto. Così, ho lavorato a stretto contatto con Richard, che ha scritto la musica, e ho ideato la storia e i testi. Inizialmente parlava di acqua, poi è diventata una storia sul riscaldamento globale, sulle inondazioni. E quindi sono entrati in gioco i personaggi. Aquarius si è evoluto in modo abbastanza naturale".

Charlie Griffiths spiega: "Con il progressive puoi fare qualsiasi cosa, è una tela bianca. Ciò, da una parte può rivelarsi un problema, perché a volte diversi pezzi non si incastrano. Ultimamente, sono stato molto attento ad assicurarmi che la musica fosse coerente, che una canzone fosse coerente, ma in Aquarius ci sono molti cambiamenti bruschi. Se dovessimo ri-registrarlo ora, proverei a dividerlo in brani più brevi invece che in lunghe 'suite'. Ma è così: si vive e si impara".

    “Celestial Elixir


Charlie Griffiths: "Nel secondo album, che la band ha registrato un anno dopo, i brani arrivano al dunque più rapidamente, ma il suono è lo stesso. E Visions, così come Aquarius, è un concept".

Ross Jennings: "Non era previsto all'inizio, ma sono venuti fuori appunto due concept album già in partenza. Però volevamo rimanere più sul lato prog metal, attenerci al sound orecchiabile e stare attenti a non mescolare gli stili in modo  irregolare. La differenza di Visions rispetto al primo album è questa. Ma è pur sempre un concept, e se devo spiegare la storia... Dio mi aiuti! È basata su un sogno che ho fatto. 'Premonition' parla di una premonizione, di qualcuno che "si vede morire". Mi son chiesto: e se succedesse davvero? Potrei influenzare il mio destino?"

Charlie Griffiths: "Per una band come la nostra, a volte è più difficile scrivere canzoni non troppo tecniche, con un riff o un assolo dietro l'altro. Noi, in questo caso, volevamo semplificarle, con un semplice cambio di accordi e una bella melodia. E penso che abbia funzionato con 'Deathless': mi piace la canzone!"

Ross Jennings: "È una ballata, ma posso assicurarvi che non è una canzone d'amore. È piuttosto triste, però molto bella da suonare, e i fan la vogliono ascoltare spesso".


   “Deathless”


Consiglio dell'esperto

Prima di The Mountain, gli Haken erano ormai una chicca tra gli appassionati di progressive, considerati una delle migliori band dal vivo sulla scena. Avevano suonato insieme a King's X, Anathema, IQ e Dream Theater. Le aspettative per il terzo disco erano grandi. Nei primi due, Jennings si occupò dei testi e Henshall della musica: questa volta il processo creativo fu più democratico. Tutti i membri scrissero i testi. E, sebbene The Mountain sia chiaramente rock progressivo con forti riferimenti alla musica degli anni '70, Haken vi inserisce elementi di altri generi come ambient, soul, jazz ed elettronica. "Questa volta, la posta in gioco per la band era alta" afferma il chitarrista Charlie Griffiths.

Per The Mountain arrivò un contratto con InsideOut Music (la label sotto cui ancora sono). The Mountain contiene "Cockroach King", di 8 minuti, uno dei loro brani più noti e amati in assoluto.

Il 25 settembre 2013 gli Haken annunciarono che il bassista Tom MacLean si separava da loro. Un'altra separazione sarebbe arrivata nel novembre 2021: quella di Diego Tejeida. E ciò segnò il ritorno del tasterista originario Peter Jones (attenzione: esiste un altro tastierista inglese con quel nome, Peter e/o Pete Jones, anche lui bravissimo: è quello noto per il progetto Tiger Moth Tales...).

    Vector, 2018


Discografia

                              Album in studio

2010: Aquarius (Sensory Records)

2011: Visions (Sensory Records)

2013: The Mountain (InsideOut Music)

2016: Affinity (InsideOut Music)

2018: Vector (InsideOut Music)

2020: Virus (InsideOut Music)

2023: Fauna (InsideOut Music)

                       Album dal vivo

2018: L-1VE (InsideOut Music)

2018: L+1VE (solo vinile e come download; InsideOut Music)

2025: Liveforms: An Evening With Haken (InsideOut Music)

                     Altre pubblicazioni

2007: Demo (pubblicazione in proprio)

2008: Enter the 5th Dimension (demo, pubblicazione in proprio)

2014: Restoration (EP, InsideOut Music)


    Virus, l'album del 2020 

Homepage ufficiale   


Gli Haken su Bandcamp   


12/20/23

Novità Lorenzo Giovagnoli

   Lorenzo Giovagnoli - "Learn To Fly"

         

Questo è il single che il tastierista e cantante degli Odessa ha realizzato nel novembre 2022. Una grandiosa performance vocale, oltre all'accurato lavoro pianistico/tastieristico cui ci ha abituati Giovagnoli. Il testo, profondo e attuale, è un invito a liberarsi dalle catene...

----> Il 10 dicembre '23 - alle ore zero - è uscito un secondo single dell'artista marchigiano. Vedi giù! <-----




   "There's Nothing Here"
                                           Uscito di fresco!

Secondo single del frontman degli Odessa, dopo "Learn To Fly" del novembre 2022 che ci ha regalato e continua a regalarci belle emozioni. (Disponibile su Bandcamp e sulle altre piattaforme online.)
Anche qui la prestazione vocale è grandiosa. L'accurato lavoro alle tastiere e gli arrangiamenti sono tipici di questo artista, che ha di nuovo messo in musica versi suggestivi, dai risvolti esistenziali. 

          


La chitarra che sentiamo è quella di Paolo Pedretti ("Red Crotalo"). La Crotalo band, o meglio Crotalo Company (vedi su Facebook), è un gruppo che porta sul palco i grandi pezzi della storia rock. Funziona così: a rappresentanza di ciascuna band celebre del passato, viene invitato un cantante, un musicista; Lorenzo Giovagnoli è chiamato dalla Crotalo Company ad eseguire brani dei Deep Purple.
L'artwork di "There's Nothing Here", un dipinto ad olio di Rita Rinci, illustra Il Ponte della Concordia, sul Metauro. È la stessa visuale che ha il musicista quando guarda dalla finestra della sua casa a Fossombrone.




 "There's nothing here for me, nothin' to live or die for / just make it through the day / I'm packing up, I'm leaving, for the sake of it, / I'm leaving, make a leap of faith / time will be sooothin’ time will find its way / untill your reflection won't blow my mind away / and ache anymore and bleed nevermore."


                               Links:




 Gli Odessa



   Odessa - "Invocazione"

Attention attention! L'Alba della Civiltà (Lizard Records) ha quasi due anni di età! "Invocation" è uno dei single, che linkammo sul gruppo FB 'Prog Bar Italia' nel gennaio 2022.
L'Alba della Civiltà: una produzione digitale, ma realizzata usando tutte le sonorità analogiche. Dal punto di vista delle tastiere, oltre al Kurzweil, che Lorenzo Giovagnoli (tastierista e cantante della band) usa sin dal 2001, si segnala l'impiego di emulatori Hammond, di Roland, di GSI (italiani, eccezionali) e IK Multimedia. Poi: Fender Rhodes e Wurlitzer, con tremolo e riverbero a molle.
Per il piano, un emulatore a livelli fisici, Pianoteq. E per gli archi i modelli Anni '70 analogici: Roland Jupiter, Solina, Roland Juno. Inoltre anche organi a transistor Farfisa.
Per un brano solo voce, tastiere e flauto, ad esempio, c'è un organo a transistor che passa per un Leslie e un riverbero a molle. Dà un'idea un po' inquietante stile fantascienza Anni '60. 
Importanti e riconoscibili le influenze, gli amori musicali di Giovagnoli e degli altri membri. Il pezzo dal titolo "Invocazione" ha, nella parte centrale, quello che è praticamente un omaggio ai Pink Floyd e a Morricone.

           Odessa - formazione attuale

  - Lorenzo Giovagnoli: vox and keys
  - Giulio Vampa: guits
  - Valerio de Angelis: bass
  - Marco Fabbri: drums
  - Gianluca Milanese: flute

          


Links:

Il gruppo marchigiano Odessa su Bandcamp...

... e su Facebook




3/25/23

Hawkwind e dintorni

Tra hard rock, prog e proto-punk: Hawkwind

Space rock dalle sonorità aggressive e dai testi fantascientifici



Cominciamo dai nostri giorni. Il 17 marzo 2023, all'età di 77 anni, si è involato Mick Slattery, chitarrista del gruppo psichedelico The Famous Cure e uno dei co-fondatori degli Hawkwind.

Così lo ricorda Dave Brock, chitarrista-tastierista-cantante e unico componente costante della band:


Me and Mick played together in a band called Famous Cure in 1967, touring Holland  before going on to form Hawkwind in 1969. (...)

Ho molti bei ricordi di quei giorni di gioventù, quando suonavamo insieme in Olanda e frequentevamo L'Auberge Cafe a Richmond [Richmond è un quartiere di Londra: Richmond upon Themse. N.d.R.] e andavamo alla Eel Pie Island.

Verso la fine degli Anni '60 eravamo soliti provare nel mio appartamento al piano superiore in quel di Putney [altro distretto di Londra, a sud della metropoli. N.d.R.] e anche nella cantina del negozio di musica di Bob Kerr nella Gwalior Road, facendo musica a volume alto. Davamo fastidio, e non poco, ai vicini di casa...

Slattery ha suonato in una versione originale di "Hurry On Sundown", registrata dalla band sotto il nome Hawkwind Zoo durante il periodo iniziale trascorso in studio a produrre demo. Quei nastri alla fine sono riemersi e sono stati utilizzati in una ristampa del 1996 dell'album di debutto Hawkwind (originariamente pubblicato nel 1970). Mick Slattery continuò poi a fare musica, anche orbitando intorno alla band: collaborando con Nik Turner così come negli Hawkestrel di Alan Davey.


Link: l'articolo dedicato a Nick Slattery su Louder Sound


Gli Hawkwind vennero formati nel 1969 da Brock e Slattery insieme al bassista John Harrison; poi arrivarono il batterista Terry Ollis, il sassofonista e cantante Nik Turner e Michael Davies alias Dik Mik.

   "Master of the Universe", da In Search of Space (1971). Contenuto anche in Master of the Universe, album-compilation del 1977.


La line-up dell'album:

Dave Brock: chitarra elettrica, chitarre acustiche a 6 e 12 corde, armonica, audio generator [generatore sonoro programmabile], vocals
Del Dettmar: synthesizer, keyboards
Dik Mik (Michael Davies): audio generator
Nik Turner: flauto, sax alto, audio generator, vocals
Dave Anderson: basso, chitarre elettrica e acustica (nell'album originale)
Terry Ollis: batteria, percussioni (nell'album originale)

Remastered CD del 1996 (con aggiunta di bonus tracks):

Robert Calvert: vocals
Lemmy (Ian Kilmister): basso, vocals in "Silver Machine"
Simon King: drum

 

 Nik Turner e Robert Calvert. Calvert, poeta di fantascienza sudafricano, scriveva i testi.

L'11 novembre si era spento un membro importante della band: Nik Turner, che aveva ormai 82 anni.

Sul suo account Facebook era apparso questo messaggio:

We are deeply saddened to announce the passing of Nik Turner - The Might Thunder Rider, who passed away peacefully at home on Thursday evening. (...)

Si è spostato verso la prossima fase del suo Viaggio Cosmico, guidato dall'amore dei suoi familiari, degli amici, dei fan. 


Anche i Motorhead avevano comunicato la dolorosa perdita: 

"We lost Lemmy's old bandmate Nik Turner today. Play some Hawkwind nice and loud!"

Nik aveva iniziato come roadie per gli Hawkwind nel '69, quindi fin dagli inizi. Ben presto divenne loro membro fisso come sassofonista, flautista e cantante. Rimase con loro fino al 1976, decidendo di andarsene quando se ne andò Lemmy Kilmister. Formò la propria band, Nik Turner's Sphynx, dove suonarono componenti dei Gong e degli Hawkwind. Subito dopo fondò Inner City Unit. Seguì una breve parentesi lavorativa di nuovo con gli Hawkwind (negli anni '80), poi formò gli Space Ritual e, dopo ancora, i Nik Turner's Hawkwind.  Ma la sua "invenzione" maggiore fu Hawklords, gruppo nato per commemorare in un concerto-"tribute" Robert Calvert (vedi giù) e che sviluppò in seguito vita propria.

Numerosi gli artisti e le band con cui Nik Turner collaborò: Sting, Psychic TV, Sham 69, Mother Gong... 

Link: Nik Turner in memoriam


 Hawkwind nel '75

 Robert Calvert


Il più grande successo commerciale degli Hawkwind fu il single "Silver Machine" nel 1972 (ancora con il bassista Lemmy Kilmister). Molti  album degli Hawkwind si piazzarono tra i Top 50 della hit parade britannica: In Search of Space (1971) 18. posto, Doremi Fasol Latido (1972) 14. posto, Space Ritual (1973) al 9. posto, Hall of the Mountain Grill (1974) alla posizione numero 16, Warrior on the Edge of Time (1975) al 13. posto e Live 79 (1979) al 15.

"Cymbaline", un brano dei Pink Floyd, composto da Roger Waters e inserito nella colonna sonora di More, fu "coverato" dagli Hawkwind. La cover venne inserita tra i bonus tracks del loro album eponimo - il debutto, del 1970



Tra le ramificazioni degli Hawkwind c'è la Hawkwind Light Orchestra, con tre-quattro soli componenti-base: Dave Brock (chitarre, tastiere, voce), Magnus Martin (chitarra, voce), Niall Hone (basso, chitarra, tastiere), Richard Chadwick (batteria, voce; suo anche l'artwork e il design degli album).

   Hawkwind Light Orchestra: brano da Stellar Variations, 2013

   Hawkwind Light Orchestra: brano da Carnivorous, 2022


Acid / psychedelic rock: Lemmy Kilmister ancor prima dei Motorhead (e degli Hawkwind).
Si sente che Lemmy amava i Cream...





Questo è l'album del 2020 del quartetto svedese Yuri Gagarin, esperti di psichedelia e cosmic rock. Sono gli Hawkwind scandinavi... 
Perché mai si sono battezzati Yuri Gagarin anziché Christer Fuglesang (nome del primo cosmonauta svedese che ha abbandonato l'orbita terrestre), rimane un loro segreto!



Sempre 2020: La Black Widow Records celebra così i leggendari Hawkwind: con un "tribute" sotto forma di triplo (!) album, dove sono presenti due gruppi italiani: Universal Totem Orchestra e The Black. 

 Daze Of The Underground, omaggio agli Hawkwind della label Black Widow



                  Membri importanti degli Hawkwind

Il primo bassista fu John Harrison, co-fondatore della band e morto il 26 maggio 2012 a 69 anni. (Dal 2005, Harrison soffriva della malattia di Huntington.) Fu un elemento importantissimo: la sua maniera di suonare il basso gettò le fondamenta di quel che è ritenuto il suono primigeneo degli Hawkwind: la psichedelia spaziale. Uno dei suoi successori più celebri è senza ombra di dubbio Lemmy Kilmister.

Altro membro fondatore: il chitarrista Huw Lloyd-Langton. 

Il cantante Robert Calvert e il musicista e cantante Michael Moorcock (quest'ultimo considerato soprattutto uno dei migliori scrittori inglesi di fantascienza del XX secolo) furono rilevanti per i loro testi, testi che definirono i temi (visionari!) della band nel corso di tanti anni e di tanti album. 

Altri componenti celebri degli Hawkwind sono stati, oltre al già citato bassista Lemmy Kilmister (dal 1972 al '75), il tastierista  Tim Blake, come abbiamo visto anche il sassofonista Nik Turner (dal 1969 al 1976 e poi ancora negli anni '80: Turner creò diverse "filiali" della band) e il batterista Richard Chadwick (salito a bordo nel 1988). 


   Hawkwind - "Moonglum" (Live at the Hammersmith Odeon, London, UK, 1985)


Alan Powell (batteria)
Nel 1974 Powell si unì agli Hawkwind come secondo batterista e registrò con loro due album, Warrior on the Edge of Time (1975) e Astounding Sounds, Amazing Music (1976), e contribuì all'album solista di Michael Moorcock (sì, lo scrittore-editore di fantascienza con il pallino della musica) New Worlds Fair (1975). Dopo gli Hawkwind, Powell partecipò nel 1978 alle sessioni di registrazione dell'album di Nik Turner dal titolo Xitintoday.

Responsabile per la grafica e il design - almeno fino al 1983, quando si suicidò - era il celebre artista Barney Bubbles




Robert Newton Calvert. Calvert era nato a Pretoria (Sudafrica) nel 1945 e si spense nel 1988 in Inghilterra. Fu il frontman degli Hawkwind dal 1971 al 1978, con diverse interruzioni. Oltre a cantare scriveva canzoni; la sua presenza è dunque forte negli album Astounding Sounds, Amazing Music (1976), Quark, Strangeness and Charm (1977), 25 Years On (1978) e anche in PXR 5 (1979). Calvert è coautore dell'unica canzone della band che raggiunse la Top 10: "Silver Machine" (1972). 
Nel 1974 pubblicò l'album solista Captain Lockheed and the Starfighters, cui parteciparono membri della band e anche Arthur Brown. Il disco racconta una storia tutta particolare: le esperienze negative della Luftwaffe (l'aviazione militare tedesca) con i caccia Lockhead Starfighter, comprati dagli USA allo scopo di sorvegliare il proprio spazio aereo durante la Guerra Fredda... e molti dei quali precipitarono per vari difetti tecnici! 



I testi di Robert Calvert rilavorano l'attualità con uno sguardo al futuro. È del 1971 la sua poesia "The Starfarer’s Dispatch", circa un astronauta che sa bene che la sua donna sarà morta quando lui farà ritorno sulla Terra. In "The Clone's Poem", di cinque anni dopo, trattò il tema della clonazione, allora poco diffuso. I versi di questi due componimenti ispirarono la canzone degli Hawkwind "Spirit of the age", contenuta nell'album Quark, Strangeness and Charm
Nel 1977 Calvert e i suoi compagni si esibirono nel programma televisivo condotto da Marc Bolan (della band T-Rex). Bolan propose a Calvert di incidere un album insieme, ma morirà poco dopo in un incidente stradale. 
Il quinto lavoro solista di Calvert, Test-Tube Conceived (1986), contiene una canzone ("On-Line") che parla di un hacker; e ciò in un periodo in cui nessuno o quasi nessuno sapeva di cosa si trattasse e forse non aveva neppure mai visto un computer.



Se è vero che gli Hawkwind influenzarono molti artisti (John Lydon alias Johnny Rotten dei Sex Pistols, Joe Strummer di The Clash, Pete Shelley dei Buzzcocks...) è dovuto anche ai loro testi visionari e futuristici.
D'altronde Robert Calvert aveva un piede nelle letteratura: arrivò a scrivere per il teatro. Nel 1981 pubblicò il suo primo racconto, "Hype", il cui titolo è anche quello del suo terzo album, uscito quell'anno. La storia parla di una rock star (Tom Mahler) e le canzoni dell'album sono quelle di questo artista fittizio. Hype (l'album di Calvert) è considerato capostipite di una musica del tipo di quella di Midge Ure e degli Ultravox (synth pop, new romantic). 
Nel 1987 fu rappresentato il suo lavoro per il teatro Test Tube Baby  Of Mine, che tratta di esperimenti genetici mal riusciti. Scrisse anche musical (The Kid from Silicon, 1980).
Negli Anni '80 collaborò con la cantante, compositrice e poetessa Gilli Smyth  (Gong) e con il chitarrista Allan Holdsworth (Gong, UK). Nel 1988 fece delle registrazioni con gli Amon Düül.
Morì d'infarto a soli 43 anni. Sulla sua tomba, nel cimitero di uno sperduto villaggio del Kent, sono incise le parole 

"Love's not Time's fool",

dal sonetto n. 116 di William Shakespeare. Con lui è sepolto uno dei suoi quattro figli, Daren (1967–85).

 Robert Calvert  


   Hawkwind: "Hurry on Sundown" (1996)

Un elemento importante dal 1974 al 1978 e ri-subentrato successivamente nella band fu Simon House, ex violinista degli High Tide e passato poi ad arricchire il suono di Third Ear Band, David Bowie, Japan, Mike Oldfield et alia. House (1948-2025) suonava anche le tastiere.




La band nel 2021 


Studio albums: 35
Live albums: 13
Compilation albums: 17
EPs: 8
Singles: 22


10 migliori album (in studio) degli Hawkwind

Hall of the Mountain Grill (1974; contiene "Paradox")
Warrior on the Edge of Time (1975)
Doremi Fasol Latido (1972; ocontiene "Brainstrom") 
Space Ritual (1973)
In Search of Space (1971; contiene "Children of the Sun")
The Chronicles of the Black Sword (1985; contiene "Elric The Enchanter")
Astounding Sounds, Amazing Music (1976)
Sonic Attack (1981)
Church of Hawkman (1982)
Space Bandits (1990)

      


   Hawkwind - "The Golden Void" (contenuto in Warrior On The Edge Of Time del 1975 e riproposto nel live Palace Springs del 1991 con il titolo "Void Of Golden Light")




NEWS

Gli Hawkwind hanno annunciato il loro 35° studio album, intitolato The Future Never Waits, in uscita il 28 aprile 2023. La nuova release segue il loro acclamato album del 2021 Somnia e il doppio live album del 2022 We Are Looking In On You.




    Tracklist:

1 – "The Future Never Waits"
2 – "The End"
3 – "Aldous Huxley"
4 – "They Are So Easily Distracted"
5 – "Rama (The Prophecy)"
6 – "USB1"
7 – "Outside Of Time"
8 – "I’m Learning To Live Today"
9 – "The Beginning"
10 – "Trapped In This Modern Age"

 

Gli Hawkwind e le canzoni sul "futuro" (Youtube)