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5/23/25

Versatilità e inglesità: gli Haken

Tutte le cronache iniziano con: "Gli Haken si sono formati a Londra nel 2007". In realtà i tre amici di scuola che diedero inizio alla band l'avevano formata già nel 2004, solo che "il lato serio della vita" (ossia lo studio) li separò. Dunque si concentrarono per un po' sui libri. Stiamo parlando di Ross Jennings, cantante, e dei due chitarristi Richard Henshall e Matthew Marshall. Volevano suonare un prog rock moderno ed è quello che cominciarono a fare tre anni dopo, insieme ad altri tre musicisti - tra cui il batterista Ray Hearne

Nel luglio dello stesso anno (2007) diedero già il loro primo concerto, insieme ai polacchi Riverside. Registrarono un demo - Enter the 5th Dimension e il primo album, Aquarius, era già sulla rampa di lancio. Ogni cosa si presentava promettente; tuttavia, il chitarrista Matthew Marshall e il tastierista Peter ("Pete") Jones se ne partirono per altri lidi. Con i nuovi componenti, il giovane sestetto si esibì ancora, sempre nella zona di Londra; tra gli altri, come supporto ai King's X (a Wolverhampton e Camden, nel gennaio 2009). Nell'ottobre 2009, la band divise il palco con i losangelini Bigelf nel loro tour attraverso il Regno Unito.




Intanto, al posto di Jones era subentrato il tastierista Diego Tejeida. La formazione a questo punto era composta da:

Ross Jennings (cantante), Richard "Hen" Henshall (chitarra, tastiere, cori), Charles Griffiths (chitarra, cori), il suddetto Tejeida, Thomas MacLean al basso e Raymond Hearne alla batteria. Oggi, di quella line up (che compare anche nei credits di Aquarius) sono ancora presenti Jennings, Henshall, Griffiths e Hearne; Peter Jones (il tastierista) è ritornato 4 anni fa circa per sostituire Tejeida, e Corner Green è, dal 2014, il nuovo bassista.

Ross Jennings

Gli Haken sono considerati - e non da oggi! - una delle band più talentuose e autentiche del progressive metal moderno. Sono noti per la loro abilità strumentale straordinaria e per la capacità di fondere in modo assai fluido elementi di progressive rock classico, metal, jazz, pop e perfino djent. Album come The Mountain (2013, il loro primo per Inside Out Music) e Vector (2018) mostrano una grande varietà stilistica, con composizioni complesse ma accessibili.

   The Mountain, l'album del 2013


Pur richiamando influenze di gruppi del rango di Dream Theater o Porcupine Tree, hanno un suono distintivo, spesso caratterizzato da armonie vocali ricche e cambi di atmosfera dinamici. Paragonati ad altre formazioni famose, come ad esempio i Transatlantic, gli Haken hanno dalla loro - oltre all'"inglesità", che giustamente viene spesso sottolineata - anche la compattezza degli album. The Mountain o anche Fauna sono focalizzati su atmosfere cinematografiche e melodie accattivanti, pur presentando l'obbligatorio groviglio calcolato di suoni e combinazioni nodali. 

 Richard Henshall
 Raymond Hearne


Haken vs Transatlantic

(Un tentativo di capire le differenze tra i due gruppi)

Mentre i Transatlantic hanno un approccio più ottimista e spirituale, con testi che spesso evocano temi universali o narrativi grandiosi, tipici del prog americano che guarda a un’etica di speranza e trascendenza, gli Haken tendono a esplorare temi introspettivi, surreali o concettuali (es.: Vector, album che parla di esperimenti psicologici), con un tocco di ironia britannica (es.: "Cockroach King", brano che richiama il Re Crimson con un pizzico di umorismo; è molto in stile Queen, a dire il vero).

Gli Haken hanno un sound più moderno e pulito, con una produzione che enfatizza riff pesanti e dinamiche contrastanti.

Di contro, i Transatlantic hanno un suono più caldo e organico, che richiama il prog vintage, con tastiere analogiche e un’atmosfera più "retro".


Haken vs. Dream Theater

Pur essendo influenzati dai Dream Theater, gli Haken prediligono meno i virtuosismi individuali e si concentrano piuttosto sull’equilibrio tra melodia e passsaggi intricati. I loro pezzi sono generalmente più concisi (5-10 minuti, con le ovvie eccezioni) e incorporano elementi non-metal, come pop o elettronica, dando alla musica un tocco più "europeo".

I notissimi Dream Theater, pionieri del progressive metal, come cifra stilistica hanno una tecnica estrema (soprattutto il batterista Mike Portnoy e il chitarrista John Petrucci) e nelle loro composizioni si spingono fino al limite del virtuosismo. È il caso di Images and Words o Metropolis Pt. 2. Il loro sound è più ancorato al metal americano, con riff potenti e assoli spettacolari.

Gli Haken usano testi più astratti o narrativi, con un’ironia sottile e un’estetica che ricorda decisamente il prog britannico (richiami a King Crimson o Genesis). La loro musica ha dunque un tocco di eccentricità e raffinatezza.

I Dream Theater tendono a testi più diretti o emotivi, spesso incentrati su aspetti personali, conflitti interiori o storie epiche, con un approccio che può sembrare più "cinematografico" nel senso hollywoodiano.

Le differenze più evidenti sono nella struttura: gli Haken bilanciano momenti tecnici con melodie accessibili, rendendo la loro musica più immediata per un pubblico moderno, mentre i Dream Theater spesso si lasciano andare a lunghe sezioni strumentali e alle già accennate dimostrazioni di abilità tecnica.


Haken vs altri gruppi

Rispetto ad altre band prog/metal americane come Spock’s Beard (più melodici e vicini al prog rock classico), Symphony X (più sinfonici e power metal) o Tool (più oscuri e atmosferici), gli Haken si distinguono per il sound più eclettico, che spazia tra generi senza rimanere ancorati a un’unica corrente o a un unico genere. Anche la raffinatezza melodica è evidente: in confronto al prog americano, che tende a essere più diretto o enfatico, gli Haken hanno una sensibilità melodica più delicata e stratificata. La loro è una produzione che si rivolge sì ai fan del prog classico, ma forse soprattutto a un pubblico giovane abituato al metal contemporaneo. Il loro output è meno “epico” o “grandioso” in confronto a quello di band come Symphony X.

   Fauna, del 2023


L’“inglesità” degli Haken è evidente?

La loro origine britannica si percepisce certamente, anche se non è sempre esplicita come in band prog classiche quali Genesis o Yes. Essa emerge grazie all'eccentricità e all'ironia. Gli Haken hanno infatti un senso dell’umorismo e un gusto per il surreale che può essere quasi solo britannico! I loro testi spesso giocano con immagini bizzarre o concetti intellettuali, tipici appunto della tradizione inglese.

Come già detto, è abbastanza evidente che il loro suono sia stato plasmato dal prog britannico. Così, nella musica degli Haken sentiamo risuonare echi non solo dei Genesis (nelle armonie vocali) e dei King Crimson (nella sperimentazione), ma anche dei Porcupine Tree (nell’atmosfera moderna).

               
                     


Estetica visiva e concettuale

Le copertine dei loro album (es. The Mountain o Affinity) e gli argomenti trattati hanno un’aura “artistica” e intellettuale che si allinea con la tradizione del prog inglese, più che con l’approccio spesso più viscerale o narrativo degli americani.


Performance dal vivo

I loro concerti sono molto apprezzati per l’energia e la precisione, con una fanbase fedele che ne loda l’impatto dal vivo.


Evoluzione

Ogni album tende a esplorare nuove direzioni, mantenendo un equilibrio tra sperimentazione e melodie memorabili. Il loro ultimo full-lenght, Fauna (2023), ha ricevuto ottime recensioni per la sua ambizione e coesione. (Interessante anche l'EP Lovebite, dello stesso anno.)


Storia o meglio non-storia del nome

A differenza di gruppi con nomi legati a concetti filosofici o letterari (i già citati Genesis e King Crimson, i Van der Graaf Generator, i Gentle Giant...), gli Haken hanno scelto un nome più astratto, lasciando che sia la loro musica a definire la loro identità.

Sono state formulate varie ipotesi, ma il nome "Haken" non ha un significato specifico o chissà che elaborata genealogia. Secondo quanto è stato riportato in varie interviste dagli stessi componenti, la denominazione è stata scelta principalmente perché "non suona male", perché ha un impatto fonetico e, nel contempo, per la sua semplicità. 

Qualcuno ha notato che, in tedesco, "Haken", significa "gancio", "uncino". In effetti questo sarebbe un vocabolo che riflette l'obiettivo dei londinesi di creare musica "accattivante" (hooky, in inglese), con melodie che catturano l’ascoltatore, anche in presenza di strutture intricate. Tuttavia, nessuno della band ha mai dichiarato esplicitamente la connessione del nome con il termine tedesco. Fino a...

Nell'agosto 2019, il programma 'Rock et cetera' della Deutschlandfunk ha trasmesso un ritratto dettagliato della band (durata: un'ora). È stata una delle tante occasioni per domandare al frontman, Ross Jennings, il significato di "Haken". Jennings ha spiegato che originariamente avevano scelto la denominazione "Haaken", poiché suonava come se provenisse dalla mitologia nordica, per poi appunto trasformarla in "Haken" ("gancio in lingua tedesca").

La Germania è la seconda patria di molti artisti anglosassoni e lo è diventato fin da subito per gli Haken. Ottenuto un contratto da Sensory Records, hanno potuto registrare il loro album di debutto proprio in Germania, presso gli Spacelab Studios di Christian "Moschus" Moos, a Kempen. Anche il mastering è avvenuto in Germania, nello Eroc’s Mastering Ranch, esistente fin dagli Anni Sessanta. (Responsabile: Joachim Heinz Ehrig, conosciuto come Eroc, tra l'altro batterista dei Grobschnitt.) 

Vari concerti seguirono nel 2010, insieme a (per citare due nomi) Karmakanic e Agents of Mercy. Nel settembre 2011 gli Haken si esibirono negli U.S.A. nella cornice del 'ProgPower' e lo stesso anno (a novembre) suonarono con Threshold e Vanden Plas. Nel frattempo, sempre per Sensory Records, ecco uscire il loro secondo lavoro, Visions.

   “Drowing in the Flood”


Il cantante Ross Jennings, sui primissimi passi della band e il primo album Aquarius, ha dichiarato:

"Dopo le demo, eravamo ben consapevoli di essere una band prog rock e prog metal e sentivo che dovevamo fare una dichiarazione chiara e programmatica con l'album di debutto: doveva essere un concept possibilmente perfetto. Così, ho lavorato a stretto contatto con Richard, che ha scritto la musica, e ho ideato la storia e i testi. Inizialmente parlava di acqua, poi è diventata una storia sul riscaldamento globale, sulle inondazioni. E quindi sono entrati in gioco i personaggi. Aquarius si è evoluto in modo abbastanza naturale".

Charlie Griffiths spiega: "Con il progressive puoi fare qualsiasi cosa, è una tela bianca. Ciò, da una parte può rivelarsi un problema, perché a volte diversi pezzi non si incastrano. Ultimamente, sono stato molto attento ad assicurarmi che la musica fosse coerente, che una canzone fosse coerente, ma in Aquarius ci sono molti cambiamenti bruschi. Se dovessimo ri-registrarlo ora, proverei a dividerlo in brani più brevi invece che in lunghe 'suite'. Ma è così: si vive e si impara".

    “Celestial Elixir


Charlie Griffiths: "Nel secondo album, che la band ha registrato un anno dopo, i brani arrivano al dunque più rapidamente, ma il suono è lo stesso. E Visions, così come Aquarius, è un concept".

Ross Jennings: "Non era previsto all'inizio, ma sono venuti fuori appunto due concept album già in partenza. Però volevamo rimanere più sul lato prog metal, attenerci al sound orecchiabile e stare attenti a non mescolare gli stili in modo  irregolare. La differenza di Visions rispetto al primo album è questa. Ma è pur sempre un concept, e se devo spiegare la storia... Dio mi aiuti! È basata su un sogno che ho fatto. 'Premonition' parla di una premonizione, di qualcuno che "si vede morire". Mi son chiesto: e se succedesse davvero? Potrei influenzare il mio destino?"

Charlie Griffiths: "Per una band come la nostra, a volte è più difficile scrivere canzoni non troppo tecniche, con un riff o un assolo dietro l'altro. Noi, in questo caso, volevamo semplificarle, con un semplice cambio di accordi e una bella melodia. E penso che abbia funzionato con 'Deathless': mi piace la canzone!"

Ross Jennings: "È una ballata, ma posso assicurarvi che non è una canzone d'amore. È piuttosto triste, però molto bella da suonare, e i fan la vogliono ascoltare spesso".


   “Deathless”


Consiglio dell'esperto

Prima di The Mountain, gli Haken erano ormai una chicca tra gli appassionati di progressive, considerati una delle migliori band dal vivo sulla scena. Avevano suonato insieme a King's X, Anathema, IQ e Dream Theater. Le aspettative per il terzo disco erano grandi. Nei primi due, Jennings si occupò dei testi e Henshall della musica: questa volta il processo creativo fu più democratico. Tutti i membri scrissero i testi. E, sebbene The Mountain sia chiaramente rock progressivo con forti riferimenti alla musica degli anni '70, Haken vi inserisce elementi di altri generi come ambient, soul, jazz ed elettronica. "Questa volta, la posta in gioco per la band era alta" afferma il chitarrista Charlie Griffiths.

Per The Mountain arrivò un contratto con InsideOut Music (la label sotto cui ancora sono). The Mountain contiene "Cockroach King", di 8 minuti, uno dei loro brani più noti e amati in assoluto.

Il 25 settembre 2013 gli Haken annunciarono che il bassista Tom MacLean si separava da loro. Un'altra separazione sarebbe arrivata nel novembre 2021: quella di Diego Tejeida. E ciò segnò il ritorno del tasterista originario Peter Jones (attenzione: esiste un altro tastierista inglese con quel nome, Peter e/o Pete Jones, anche lui bravissimo: è quello noto per il progetto Tiger Moth Tales...).

    Vector, 2018


Discografia

                              Album in studio

2010: Aquarius (Sensory Records)

2011: Visions (Sensory Records)

2013: The Mountain (InsideOut Music)

2016: Affinity (InsideOut Music)

2018: Vector (InsideOut Music)

2020: Virus (InsideOut Music)

2023: Fauna (InsideOut Music)

                       Album dal vivo

2018: L-1VE (InsideOut Music)

2018: L+1VE (solo vinile e come download; InsideOut Music)

2025: Liveforms: An Evening With Haken (InsideOut Music)

                     Altre pubblicazioni

2007: Demo (pubblicazione in proprio)

2008: Enter the 5th Dimension (demo, pubblicazione in proprio)

2014: Restoration (EP, InsideOut Music)


    Virus, l'album del 2020 

Homepage ufficiale   


Gli Haken su Bandcamp   


2/17/23

Etichetta discografica Kscope

 Kscope, label che è tra le colonne portanti del nuovo prog-rock



Ancora nel XXI secolo il progressive rock dà molti bei frutti e ciò si deve anche alla vivace etichetta britannica Kscope, sotto la cui egida sono uscite diverse pietre miliari del neo-prog.

         
    Giancarlo Erra e i Nosound sono sul catalogo della Kscope, così come The Pineapple Thief    




Fondatore nonché capo dei reparti di marketing e di vendite della Kscope è Johnny Wilks. Alla fine degli Anni Novanta, Wilks fondò la Kscope esclusivamente per i Porcupine Tree ma presto la label londinese assunse un'identità propria anche al di fuori dell'orizzonte artistico di Steven Wilson. Un passo decisivo fu quello di prendere sotto contratto The Pineapple Thief. Poi venne il turno degli Anathema e dei Lunatic Soul. Era il 2008 e l'avventura era appena iniziata...

Curiosamente, il marchio "Kscope" appartiene a Wilson, il quale è rimasto nell'azienda come musicista nonché prezioso consigliere.

Il rapporto tra la Kscope e il frontman dei Porcupine Tree raggiunse l'apice nel 2013, con la pubblicazione di The Raven That Refused To Sing (And Other Stories), album che aiutò l'etichetta a crescere.

"La nostra politica è quella di sentirci e far sentire ciascun artista come parte di una grande famiglia, dove il colloquio e le cooperazioni hanno un ruolo primario" dice Johnny Wilks. 

Le strategie vanno applicate individualmente... 

"e perciò il nostro metodo di lavoro muta sensibilmente a seconda se il prodotto fa parte dell'ambito 'meditative rock' - per esempio di un gruppo ancora relativamente sconosciuto come i Nordic Giants - oppure se è di un vecchio leone del prog, tipo Ian Anderson. Ci sono inoltre shooting stars dei quali prendersi cura, come i TesseracT..."

 

Una delle band dell'etichetta Kscope: TesseracT

(Acle Kahney [tutti gli strumenti]· Ashe O`Hara per un certo periodo, ora di nuovo Daniel Tompkins [vocals] · Amos Williams [basso] · Jay Postones [drums]), 

qui con l'album del 2021 

   P o r t a l s


"L'importante è che le singole formazioni non abbiamo paura a sperimentare, per non replicare a menadito lo stile barocco e i virtuosismi autocompiacenti delle icone del prog-rock classico."

"Post-progressive" è l'appellativo che la stessa etichetta ha scelto per l'indirizzo musicale che la contraddistingue. Dopo appena dieci anni, il nome "Kscope" faceva parte già degli standard del genere progressive; e ne è oggi - dicono in tanti - la pietra angolare.

Articolo sui Klone (Brescia Oggi)


Alcuni degli atti che hanno pubblicato e pubblicano con la Kscope: Giancarlo Erra (Nosound), Anathema, Mariusz Duda (Lunatic Soul), Gazpacho, Aviv Geffen (Blackfield è il progetto che Aviv conduce insieme a Steven Wilson), The Pineapple Thief con Gavin Harrison, il duo russo iamthemorning composto da Marjana Semkina e Gleb Kolyadin...


Gli Empyre dagli Stati Uniti, una delle ultime acquisizioni della Kscope 


Articolo (in inglese) sul passaggio degli Empyre all'etichetta londinese (su: Heavy Magazine)


Altri link

Il "Kscope Podcast" (su Soundcloud) presenta varie e interessanti selezioni, come questa "Top 10 Steven Wilson Songs"


The Kscope (Video-)Podcast with Billy Reeves


Dove poter comprare i vinili e i CD degli artisti della Kscope? Nel Kscope store su Burningshed! 


                                "... post-progressive"?



Kscope Homepage



1/02/22

Transatlantic - 'SMPT:e'

Il debutto del supergruppo Transatlantic, avvenuto nel 2000

Il titolo SMPT:e sta - in altro ambito - per "Society of Motion Picture and Television Engineers", ma in questo caso indica i membri della band:

Stolt, Morse, Portnoy, Trewavas.

(Di quest'ultimo è stata presa la lettera iniziale nonché la "e").

Altri leggono nel titolo: "sempiternal", "sympathetic", "sunptuaree"...






L'album - registrato a New York - è pieno di grandi idee e di energia, convinzione, bellezza. Con richiami ai grandi momenti del rock anni '60 e '70 e inserti jazzrock che rammentano la Scuola Canterburiana.

L'ultimo brano, "In Held ('Twas) In I", è una cover della canzone dei Procol Harum contenuta nell'LP di questi Shine On Brightly (1967-'68).

Canzone suddivisa così:


In > Glimpses of Nirvana (Teil 1)
Held > Glimpses of Nirvana (Teil 2)
’Twas > ’Twas Teatime at the Circus
in > In the Autumn of My Madness
I > Look to Your Soul

e che molti considerano la prima vera suite del progressive rock.


Di SMPT:e è uscita anche una "Limited Edition" con un Bonus-CD.
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Roine Stolt : Guitars
Neal Morse : Keyboards
Mike Portnoy : Drums
Pete Trewavas : Bass




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01 - 00:00 "All Of The Above"
I. Full Moon Rising
II. October Winds
III. Camouflaged in Blue
IV. Half Alive
V. Undying Love
VI. Full Moon Rising (Reprise)
02 - 30:57 "We All Need Some Light"
03 - 36:42 "Mystery Train"
04 - 43:33 "My New World"
05 - 59:48 "In Held ('Twas) In I"


Alcuni vinili e CD dei Transatlantic (Amazon):











 




>>>>>>> The Official Site <<<<<<<






1/01/22

Kumorigahara (JAP)

 KUMORIGAHARA (nome che significa "Nuvoloso")


#progressive dal Giappone

 


 

Formati a settembre 2013, hanno subito numerosi cambi di formazione, fino a raggiungere una stabilità a novembre 2019. Sono i Kumorigahara, un quartetto composto da Shodai Ishigaki, Viola Ito, a_Kira e Mu Japan (aka "Muchio"). La loro musica può essere considerata come un misto di Anekdoten e King Crimson. Hard prog rock.


Le idee dei Kumorigahara sgorgano soprattutto dalla mente di Shodai Ishigaki (bassista, cantante, chitarra 12 corde).

I loro brani ricordano le periferie morenti, schiere su schiere di appartamenti in cemento armato dalle pareti esterne screpolate, strade commerciali solitarie, parcheggi di biciclette davanti a ogni stazione, i vicoli stretti - spesso, vicoli ciechi - e lo scenario delle lunghe strade nazionali percorse da camion che si dirigono verso le metropoli.
Se il tuo mondo è questo, suona una canzone per farti sentire!




a_Kira, membro dei Maria Kannon ed ex JA Caesar e The Devil's House, aziona varie tastiere (organo, pianoforte, ecc.). Preziosa anche Viola Ito, chitarrista d'eccezione. E ad arricchire la tecnica solida dei sunnominati c'è la batteria potente di Japan (Dr), ossia Mu Japan, chiamato "Muchio".


"King Crimson incontra Doji Morita"

Brano prescelto da noi, da questo album 2021: "Kurigahara" ("Lacrime di coniglio")

Elenco tracce (i titoli sono qui tradotti in italiano):

1. Strada prefettizia 334
2. 3472-1
3. Nakano Dori
4. Alba sulla sabbia
5. Insetto di neve
6. Triptano
7. Lacrime di coniglio
8. Fiori di ciliegio Kawazu

 


Kurogahara fece un patto con il Signore dell'Oscurità all'incrocio oscuro, ove si intersecano Showa e Reiwa...

È un bel prog rock "pesante". Oltre a King Crimson e Anekdoten, si possono intuire gli influssi dei mitici Jacks (1968-69) e della cantante Doji Morita.

"Puoi sentire i passi di una nuova era in questi testi introspettivi in ​​giapponese..." (Koichiro Iwamoto)

"Il dolce dolore della passione, le due utopie irrealizzate che si nascondono negli spazi vuoti della vita quotidiana, e la calda luce del sole attraverso gli alberi... Questa è la vendetta del rock progressivo degli Anni '80 di Doji Morita. Grande!" (Tosuke Kibata, della band Maria Kannon)

La musica dei Kumorigahara in formato .mp3 su Amazon





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