5/04/24

Eloy

        

Presentazione del gruppo fondato ad Hannover nel 1969 dal chitarrista Frank Bornamann




    "Land of Nobody"- da Inside, 1973

Eloy è un altro valido gruppo Krautrock.
Ocean (cantato con spiccato accento tedesco) è del 1977 e ci racconta la storia di Atlantide. 
Il batterista, Jürgen Rosenthal, veniva dagli Scorpions.


#artrock 
Kosmische Musik
 #progressive #rock


Grandissimi! Ancora oggi producono un symphonic prog all'altezza dei dischi risalenti ai loro anni d'oro. Hanno avuto, agli inizi, drammatici rimescolamenti di line up dovuti a discussioni interne anche e soprattutto a proposito dello stile da abbracciare pienamente, ecco come mai Frank Bornemann è rimasto l'unico elemento della band a risultare costantemente presente. Il vecchio "marinaio del prog" rimane saldo sulla tolda, ma si può già prevedere che, quando l'età non glielo consentirà più, perderemo anche questa band. La loro discografia è comunque sconfinata e possiamo e potremo usufruire a ogni momento di molte, moltissime ore di ascolto. Il cantato "teutonico" di Bornemann, per anni deriso da tanti detrattori, viene oggi amato e riconosciuto come tipico marchio di fabbrica degli Eloy.
     



Debuttarono nel 1971 con un album eponimo.
Bornemann, cantante e chitarrista, è inamovibile (con il basco o meno sul capo) e gli Eloy ben presto diventano in pratica la "sua" band. 
Formatisi ad Hannover (Germania Settentrionale) nel 1969, decisero di chiamarsi secondo un popolo descritto nel romanzo utopistico La Macchina del Tempo, di H.G. Wells. 
Sono presenti elementi di fantascienza nella loro musica, particolarmente nei concept album di tutti gli Anni '70. 
Di Bornemann abbiamo già detto. Gli altri membri attuali sono: 

   - Steve Mann: chitarra (2000-2007; 2022-presente)
   - Hannes Folberth: tastiere (1979-1984; 1992-presente)
   - Klaus Peter Matziol: basso (1980-1984; 1988-presente)
   - Stephan Emig: batteria (2016-presente)


Inside (1973) vedeva in formazione Frank Bornemann (voce, chitarra, percussioni), Fritz Randow (batteria, chitarra acustica, percussioni e flauto), Wolfgang Stocker (basso) e Manfred Wieczorke (organo, chitarra, voce e percussioni).

Floating.
Un bell'Hammond ci fa scivolare sull'autostrada psichedelica di un Deutschrock parecchio anglesizzato; e non si paga pedaggio!
L'etichetta americana Chess / Janus pubblicò per il mercato americano sia il secondo - Inside - che il terzo album degli Eloy - Floating. La label purtroppo sparì già nel 1975 e da quel momento i dischi degli Eloy in America sarebbero stati disponibili solo come "import". Il  successo della band comunque era indiscutibile. L'etichetta madre era la EMI, anche se Floating viene pubblicato da Harvest. L'album esce dopo un ulteriore cambio di formazione (con il bassista originale Stöcker sostituito da Luitjen Jansen) e riprende le atmosfere del precedente, basandosi su sonorità Krautrock dove spiccano la chitarra elettrica di Bornemann e l'organo (e ora anche i synth) di Manfred Wieczorke. "Castle in the Air" e "Madhouse" hanno arrangiamenti che non prevedono le tastiere. Il sintetizzatore viene usato per la prima volta in "Plastic Girl".
Copertina fantascientifica. Il tema che lega quasi tutti i brani dell'LP: la fine del mondo.

Per molti, il miglior album dei tedeschi Eloy: Power and the Passion, 1975.
Lo stile qui è - secondo noi - ancora spigoloso, ma la band si va avvicinando al proprio suono. Il concept narra una storia bella e fantasiosa: il giovane Jamie, nell'anno 1975, beve una pozione o meglio droga inventata da suo padre e si ritrova proiettato nel 1375, a Parigi, dove si innamora di Jeanne (Giovanna), figlia di un ricco possidente terriero. Entrambi fumano uno spinello, il ragazzo viene coinvolto in una rivolta e finisce in carcere. Tornerà nel proprio tempo e nella propria realtà grazie all'aiuto di un mago. 

   - Frank Bornemann: voce solista, chitarra elettrica
   - Manfred Wieczorke: tastiere, pianoforte, Mellotron, sintetizzatore
   - Luitjen Janssen: basso
   - Detlef Schwaar: chitarra
   - Fritz Randow: batteria 

... E arrivò una crisi. Una prima ma bella grossa crisi tra le tante che hanno caratterizzato il percorso degli Eloy. E accadde perché l'influenza negativa dell'allora manager della band, Jay Partridge, portò sfortunatamente a delle rotture. Alla fine il gruppo si sciolse e Frank Bornemann si ritrovò solo e senza compagni. Ma la EMI rimase al suo fianco, continuando a fidarsi delle capacità artistiche dell'ormai esperto frontman: gli venne offerto di ricostruire gli Eloy con nuovi musicisti.

 Il celebre logo

 Una delle copertine più belle: Chronicles I, 1993


Dawn, di questo gruppo come detto tuttora attivo (malgrado i tanti terremoti) e in qualche modo sempre coerente alla propria linea, è del 1976. Come si noterà, gli Eloy alternano momenti lirici a un furor quasi wagneriano. Fantasmagorie corali a parentesi di alto lirismo che sembrano essere concepite in una cameretta adolescenziale. Tra le loro fonti di ispirazione erano, sono e sempre saranno - com'è facile arguire - i Pink Floyd.

"Poseidon's Creation", live 1978.
"Poseidon's Creation" è il brano che apre l'album Ocean del 1977. Lo ascoltiamo qui in una versione dal vivo.
Il 6. full-lenght della band prog rock di Hannover ebbe notevole riscontro soprattutto in patria. Fuori dai confini tedeschi, rimproveravano a Frank Bornemann di cantare in inglese con un troppo smaccato accento... accento che lui ha ancora oggi! E che non ha impedito al suo gruppo di divenire famoso anche all'estero.

         Line up del periodo d'oro degli Eloy (1976-1979):
   - Frank Bornemann: voce, chitarra elettrica e acustica
   - Klaus-Peter Matziol: basso, seconda voce
   - Detlev Schmidtchen: organo, tastiere, sintetizzatori
   - Jürgen Rosenthal: batteria, percussioni, flauto

Rosenthal e Bornemann avrebbero poi avuto delle dispute a proposito dei testi, che erano appannaggio del primo, nonché dissapori circa il nuovo studio di registrazione; e il batterista decise di abbandonare la band insieme a Schmidtchen. Solo uno dei numerosi "rimescolamenti" della formazione degli Eloy!

Silent Cries and Mighty Echoes.
Una casa in Normandia divenne il fulcro creativo di Silent Cries and Mighty Echoes, settimo album in studio degli Eloy (Electrola, 1979). 
"Un album astrale" lo ha definito qualcuno. È, di certo, uno dei punti massimi del German rock.
Ricalca stilisticamente Ocean, pur non possedendone la compattezza e l'intensitâ. Delle cinque tracce, una ha la durata di oltre 20 minuti e due addirittura superano la mezz'ora.

   - Frank Bornemann: canto, cori, chitarra acustica, chitarra elettrica 
  - Detlev Schmidtchen: organo Hammond, cori, mini Moog, synthesizer, Solina String-Ensemble, tastiere, pianoforte
   - Klaus-Peter Matziol: basso, cori, synthesizer
   - Jürgen Rosenthal: batteria, rototom, piatti, gong, percussioni, flauto
   - Brigitte Witt: voce in "Vision - Burn"

    "Ranking the Eloy albums"

L'ottavo album in studio: Colours, del 1980.
Finora - come abbiamo visto - i testi erano stati scritti da Jürgen Rosenthal, il batterista. Dopo Silent Cries and Mighty Echoes Rosenthal lascia la band con Detlev Schmidtchen (tastiere e altri strumenti) e rimangono Frank Bornemann e il bassista Klaus-Peter Matziol. Si aggregano ai due Hannes Arkona alle chitarre (che aveva già accompagnato gli Eloy nella tournée del 1979),  Hannes Folberth alle tastiere e Jim McGillivray batteria e percussioni. McGillivray è anche il nuovo autore dei testi. 
Brani in generale più brevi del solito: è questo il modo con cui gli Eloy salutano il nuovo decennio. 
L'album si apre con "Horizons", completo di Clavinet e coro femminile; le lyrics di questa canzone fanno pensare a Tales From Topographic Oceans degli Yes. "Child Migration", "Giant", "Silhouette" e "Gallery" sembrano più focalizzate, intense, concentrate e richiamano spesso all'orecchio l'Alan Parsons Project. C'è anche qualche passaggio AOR. "Sunset", l'ultimo titolo, è una traccia strumentale, dominata dai synth e con un Moog "spaziale".
Ho sentito alcuni commentare: "Il loro album numero uno! Insuperabile!" 
Di certo è tra quelli più accessibili.

   - Frank Bornemann: lead vocals, acoustic & electric guitars, co-producer
   - Hannes Arkona: acoustic & electric guitars
   - Hannes Folberth: keyboards
   - Klaus-Peter Matziol: bass, backing vocals
   - Jim McGillivray: drums & percussion

Planets (1981).

   - Frank Bornemann: voce, chitarra
   - Hannes Arkona: tastiera
   - Hannes Folberth: tastiera
   - Klaus-Peter Matziol: basso
   - Jim McGillivray: batteria
#progrock #artrock #symphonic 
#rock #music


Time to Turn (1982).
Time to Turn fu suonato dalla stessa formazione di Planets (ma senza Jim McGillvray, che era poco apprezzato dai fan del gruppo e aveva abbandonato per via di incomprensioni durante la registrazione dell'album precedente, sostituito alla batteria da Randow, già nella band dal 1972 al 1975).
La storia narrata da questo concept non è che la continuazione di Planets, che, per volere della EMI/ Electrola, non divenne un doppio album come invece avrebbe voluto Bornemann.
La lunghezza dei brani va da 4 minuti e mezzo a ("End of an Odissey") 9 minuti e mezzo.
Gli Eloy tengono viva la fiaccola del progressive rock anche negli Anni Ottanta.


Performance (1983).
Stessa etichetta e stessa line up ma cambio di stile in questo che è l'11° album in studio degli Eloy, con un Frank Bornemann a discutere con il resto dei membri, i quali premevano per un "miglioramento dei costumi di scena" e un suono più Anni '80!
 
In Germania imperava la Neue Deutsche Welle (una variante del punk e della new wave) e Frank dovette abbassarsi a rinunciare al suo leggendario basco e ad assumere una pettinatura alla moda. I compromessi da lui accettati a denti stretti e le scintille con gli altri quattro si avvertono (e si sentono) benissimo nel corso delle 7 tracce.

Alla maggior parte dei fan, Performance non piacque né per i contenuti musicali né per come si presentava visualmente. Le vendite furono più che deludenti. Così gli Eloy decisero di tornare a fare... gli Eloy.



Metromania (1984).
Frank Bornemann non era soddisfatto con la situazione, per via del calo di vendite ma non solo. La band avrebbe dovuto fare da apripista per i Marillion ma la EMI decise di cancellare quei concerti, per tema che gli Eloy sul palco eclissassero il gruppo inglese.
Metromania è il ritorno alle antiche virtù della band e sia i supporters che i critici apprezzarono pienamente. Ci fu un invito della BBC e i due concerti in terra inglese - nel leggendario 
'Marquee Club' - furono un successone.
In Metromania, le chitarre sono più dure del solito ma i sintetizzatori (Hannes Folberth, Hannes Arkona) lavorano davvero a tutta canna, sebbene la musica non sia quella "sferica" di album come Planets.

Il protagonista di questo concept vive in un mondo dove computer e androidi hanno il comando; lui siede sul tetto di una casa e fa musica, sognando intanto di scappare altrove.

Quindi, di nuovo sulla cresta dell'onda? Ahiloro, no! Invece di emergere più forti e più motivati ​​dalle esibizioni nell'Isola di Albione, torna a rinfocolarsi il dibattito sulle posizioni artistiche di ciascuno. Il terreno si è rinsecchito, i musicisti sembrano non avere proprio più nulla in comune. Tutto ciò che definiva gli Eloy - lo spirito, la magia, il carisma e la gioia di suonare - è svanito. Perciò, si separano con un "ciao e grazie".



    Uno dei brani da un album mitico: "Decay of the Logos", da Ocean


Un nuovo tastierista... per ricominciare. Michael Gerlach e Frank Bornemann si incontrarono nel 1985. Gerlach, cresciuto a Berlino, veniva da una famiglia di musicisti. Studiò pianoforte, ma era destinato a dedicarsi agli strumenti a tasti elettronici oltre che diventare produttore di band in stile "gothic". Gli Eloy si erano sciolti ma Bornemann già scriveva nuovo materiale e, in compagnia di Gerlach, decise di dare la stura a un nuovo inizio (l'ennesimo). Insieme ad alcuni collaboratori ingaggiati per l'occasione, Frank Bornemann e Michael Gerlach registrarono Ra (1988) e, quattro anni dopo, Destination

          ***

"Voyager Of The Future Race" (live 1988).

Gli Eloy: temi fantascientifici, distopici, a volte profetici; tastiere e chitarre spaziali nonché intesa perfetta di basso e batteria. Musica piacevole attraverso i decenni - ora un po' più hard, ora più tendente al symphonic prog - con un "adattarsi" negli Anni Ottanta alle sonorità in voga in quel decennio.
In questo video abbiamo Bornemann con il suo famoso basco, che ha portato in testa per quasi l'intera sua carriera.

    Destination, l'album del 1992.

Nel 1994, con il rientro di Klaus-Peter Matziol, gli Eloy ritornarono ad essere un gruppo vero. Gerlach rimase per altri due dischi e relative tournée; in seguito tornò a lavorare con Bornemann saltuariamente.

The Tides Return Forever (1994). Alla batteria: Nico Baretta. È, a quanto ne sappiamo, l'unica partecipazione di questo misterioso batterista dal nome italiano a un album, degli Eloy o di qualsiasi altra band!

Reincarnation On Stage è un doppio disco dal vivo (davvero grandioso!) uscito nel 2014. 
Line up:
   - Frank Bornemann: lead vocals, guitar
   - Michael Gerlach: keyboards
   - Hannes Folberth: keyboards
   - Klaus-Peter Matziol: bass
   - Bodo Schopf: drums & percussion

  
La trilogia su Giovanna d'Arco


"Vaucouleurs",
da The Vision, The Sword, And The Pyre, Part 1, full-lenght dedicato alla storia di Joan of Arc.

By the rays of the morning light
Driven by confidence inside
She's leaving her home without a word
With sadness in her heart
Snow is falling to the ground
The winter's wind is piercing cold
Going through the garments on her skin
On the way to Vaucouleurs

Behold the virgin of Domremy
So pure and fearless in her heart inside
Ready to fight for our Liberty
Until the day we all will be forever free

At last inside of the castle's wall
She's talking about her heavenly call
Her aura irresistible – penetrating mind and soul
In belief we decide to follow hero
Chinon where the King dwells in despair
(Now) We're departing Vaucouleurs 6 guardians at her side

Behold the virgin of Domremy
We place reliance in her holy mission

We pray for her in humility
May the angels of heaven guide her on her way



The Vision, The Sword and The Pyre - Part 2 (2019)

   - Frank Bornemann: E-guitar, guitar, voice, keyboards
   - Klaus-Peter Matziol: E-bass
   - Michael Gerlach: keyboards
   - Hannes Folberth: keyboards
   - Stephan Emig: drums, percussion

... e si giunge, dopo quattro anni, al terzo capitolo della trilogia su Jeanne d'Arc, che è anche il più "heavy", se possiamo definirlo così.
In Echoes From The Past, Jean de Metz, un nobiluomo sostenitore di Giovanna d'Arco, si ricorda di lei, spesso in forma di monologo interiore. 
Grazie alla varietà musicale, dovuta alle diverse tastiere e anche a un bel coro femminile, questo disco risulta essere il migliore della trilogia.
Unica pecca, se vogliamo proprio chiamarla così: la voce più sottile, meno potente dell'ormai stravecchio Bornemann. Il tempo passa per tutti; tuttavia, qui addirittura questa fragilità vocale si inserisce bene nel quadro drammatico del concept - e sembra anzi essere fatta apposta per l'interpretazione di un de Metz che ci immaginiamo stanco e disperato.




La vita continua... con tutte le sue storie. Gli Eloy, gruppo musicale di rock progressivo tedesco che esiste da quando esiste il prog, prosegue la sua favola grazie alla caparbietà del chitarrista e cantante originale. 
Ebbene, Frank - nato nel 1945 - porta tuttora avanti il marchio (con nuovi musicisti, mentre altri si sono ritirati via via...) e nel giugno 2023, dopo un paio di anni di lavoro, ce l'ha fatta dunque a fare uscire Echoes From The Past.
...Che non sarà certo l'ultima opera che viene pubblicata sotto l'egida 'Eloy'!
O almeno si spera.


   The Story of Eloy
(docufilm in German language)
                           #spacerock / #progrock band from Germany




4/15/24

L'ultima fatica di Francesco Chiummento

In Italia non mancano i talenti e neppure la genialità. Anzi!

Signori e signore, ecco a voi il cantautore e performer Francesco Chiummento

Chiummento (voce e flauto) ha appena pubblicato il suo nuovo album, The Dreamer. Lo abbiamo ascoltato più di una volta: secondo noi, è probabilmente il suo miglior lavoro finora.




In copertina, il profilo di un uomo vissuto. Chiummento, lavoratore di lungo corso, ha sempre trovato nella musica il suo mezzo di espressione oltre al modo d'essere proprio. Usa la voce spesso come uno strumento e i suoi testi sono sempre interessanti perché scavano nel sociale, anche se non vi si rinuncia alla dolcezza, alle suggestioni di pace e amore. Per il suo gesto canoro, possiamo definire Chiummento un "cantautore punk".
"Punk e Prog"? Certo! 
I due termini non sono necessariamente in contraddizione. E non vogliamo scomodare Peter Hammill dei Van Der Graaf Generator per spiegare il "link" tra i due generi.


Ascolta qui una delle tracce, la seconda, dal titolo "Primavera"

Siamo prigionieri di un destino 
che fatica ultimamente alzarsi al mattino 
a volte capisco chi si inebria nel vino 
sentivo un meteorologo che parlava di siccità, 
qualcuno ipotizzava una danza della pioggia 
altri di tornare a pregare 
ai giovani proporrei di provare a sognare 
di voler lottare per un pianeta diverso. 
Un amico mi raccontava dei suoi viaggi al mare 
era un dolce ascoltare
è difficile vivere nell'emergenza...



Francesco Chiummento. Brevi cenni biografici. 

 



         I soldi sono pochi e l'arte è tanta...


Francesco Chiummento (classe 1954) è un operaio - o, meglio, ex operaio - con la passione per la musica. Ha lavorato per oltre 40 anni in fabbrica come elettromeccanico; l’ultima sua esperienza è stata la Thyssen Krupp di Torino, dove nel 2007 morirono sette operai.

Il suo grande amore per l'universo dei suoni e il suo incontenibile impulso creativo lo ha portato a suonare in diverse band torinesi fin dal 1975, nonché a incidere alcuni dischi autoprodotti. Nel 2001 ha vinto il premio della critica al “Premio Ciampi” di Livorno. Alcuni suoi dischi solisti: Segnali di paceDelirioIl ViaggioResilience/The Story of Daniel.


 

Le registrazioni di The Dreamer sono state effettuate da marzo 2022 a gennaio 2024. 12 i brani. 

1. "Andare Verso" 04:24
2. "Primavera" 05:23
3. "Confusione" 05:08
4. "The Dreamer" 05:24
5. "Sogno Irreale" 06:10
6. "Ripartenza" 05:21
7. "Na Dira Da'" 04:19
8. "Epitaph" 05:02
9. "Sono normale" 06:21
10. "Saies" 06:27

     Bonus tracks:

11. "Fantasmi" 05:12
12. "Momenti" 06:36


Non c'e Mirko Jymi in questo disco (contrariamente a quello precedente, il doppio Resilience / The Story of Daniel), ma la qualità è alta. 

Un disco eccezionale, coraggioso come al solito, alternativo al punto giusto, un disco che "rocka" ma che si deve distribuire anche al gregge come fosse un'ostia! Quindi, spargete la voce affinché questo CD validissimo non cada nel dimenticatoio.
Possiamo ribadire che si tratta della migliore produzione, fino ad oggi, di Chiummento? Sì, ribadiamolo.
Complimenti non solo a Francesco Chiummento ma anche ad Alex Catania, che oltre ad aver suonato nel disco ha pure curato gli arrangiamenti. 
Nella storia della musica, tutti i grandi artisti si sono saputi cercare i giusti collaboratori. E una cifra ormai costante nella musica di Francesco Chiummento è, appunto, Alex Catania.
Docente e polistrumentista, Catania suona tastiere, drums, chitarre. E mixa.




In due brani c'è anche la mano di un altro musicista della scena torinese: Paolo Ricca, storico collaboratore di Francesco Chiummento.

               Line up:

Francesco Chiummento: voce, flauto, testi e musica. 

Alex Catania: tastiere, chitarra, basso, batteria e computer programming tracce 1-10

Paolo Ricca: tastiere e computer programming tracce 11 e 12

 Catania e Ricca sono anche i tecnici del suono.
Illustrazione di copertina: Cosimo Malorgio. Illustrazioni a fumetto: Gabriele Pellistri.
Grafica: Gaia Chiummento. Stampa: CDClick. 
 

 


E l'angelo sterminatore sul suo cavallo alato spiccò il volo. 
Dall'Ade tenea sul lato destro del suo corpo una spada acuminata. 
Io porto morte laddove è svanito l'amore 
là dove vige solo il linguaggio delle armi 
madre natura mi ha chiesto di fare pulizia 
non c'è altra via. 
Là sulla striscia della morte una bimba urlava disperata 
dov'è il mio cane 
voglio dargli un pezzo di pane. 
Queste bombe erano solo tombe solo tombe solo tombe...

***

     Link

      

                       ... e su Bandcamp

Richiedete la sua musica direttamente a lui! francesco.chiummento@gmail.com



Due passioni di Chiummento sono la montagna e la bici




               Altri Link

 

4/05/24

Evento sabato 13 aprile: Massimo Pieretti e la sua band

 Vale soprattutto per chi è della caput mundi!





Sabato 13 aprile a Roma,
nello storico e suggestivo Teatro Arciliuto:

Massimo Pieretti, in compagnia di una band d'eccezione, performerà l'intero suo primo album, A New Beginning, più alcuni brani dal secondo full-lenght di prossima uscita!

Informazioni (anche per prenotare) qui:


#massimopieretti #soulprog #prog #songs #progsoul

3/22/24

La saga degli U.K.

Primavera 1978. Usciva U.K., del gruppo (o meglio, supergruppo) omonimo consistente in Eddie Jobson (violino elettrico, sintetizzatore Yamaha CS 80, piano), John Wetton (basso, voce solista), Allan Holdsworth (chitarre) e Bill Bruford (batteria e percussioni). A U.K. seguirà un solo album, dapprima: Danger Money.

Più tardi (a iniziare dal 1995) ci furono vari tentativi di reunion, reunion effettive (con due nuovi album dal vivo) e la creazione di qualche progetto... collaterale (come UKZ e Ultimate Zero, di Eddie Jobson).



Link Articolo in inglese: la storia del debutto degli U.K.

(Con ampi, interessanti stralci sul ruolo decisivo che ebbe Allan Holdsworth nella riuscita dell'album.)


U.K. 

Fondati nel 1977 da John Wetton, Bill Bruford (entrambi ex King Crimson), Eddie Jobson e Allan Holdsworth





L'altro capolavoro in studio della band è Danger Money, uscito il 31 marzo 1979.

Holdsworth e Bruford avevano lasciato il gruppo e ora gli U.K. erano un trio...

  - Eddie Jobson: tastiere, violino elettrico 

  - John Wetton: basso, voce

  - Terry Bozzio: batteria, percussioni 


U.K. live in Tokyo 2013:

"Alaska" / "Time to Kill"

Eddie Jobson tastiere e violino, John Wetton basso e voce solista, Marco Minnemann alla batteria e Alex Machacek alla chitarra.

(Doppio CD Curtain Call uscito in Giappone nel 2015 e poi, nel 2023, rimasterizzato in U.S.A. nell'edizione Global Media Arts, anche su DVD.)





Eddie Jobson
 

Nato in Inghilterra nel 1955. Curved Air e Roxy Music i suoi gruppi prima degli U.K., poi l'entrata nei Jethro Tull... e nel 1976-77 fece parte della band di Frank Zappa. Oltre alla sua abilità da tastierista, Jobson si è creato una fama come violinista (elettrico). Nel 2017 ha ottenuto il premio alla carriera ai Progressive Music Awards e nel 2019 è stato introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame quale storico membro dei Roxy Music. 



Allan Holdsworth

Chitarrista eccezionale, fu uno dei primi a usare il SynthAxe e se la cavava anche con il violino. Nato in Inghilterra nel 1946, Holdsworth morì in California, 70enne, nel 2017. A parte i suoi oltre venti album tra studio e live, questo veterano del prog e della jazz fusion ha fatto parte di formazioni come Soft Machine, Pierre Moerlen's Gong, Bruford, Planet X... e ovviamente gli U.K. E ha suonato nel gruppo di Jean-Luc Ponty e in album di Gordon Beck, Derek Sherinian e diversi altri. 



John Wetton
 

Questo bassista (ma sapeva suonare anche la chitarra e le tastiere) visse solo 67 anni. Era di casa nel progressive rock così come nel rock più accessibile (AOR, classic rock, pop rock, hard rock) e nella jazz fusion. Soprattutto, suonava il basso e cantava. Lavorò come session man, compositore (e a volte produttore) per diversi artisti. E lo si ricorda in qualità di membro delle seguenti band: Mogul Thrash, Family, King Crimson, Roxy Music, Uriah Heep, U.K. (come sappiamo), Wishbone Ash, Steve Hackett Band, Asia, Renaissance, Qango!



Bill Bruford

Il collegamento degli U.K. con i King Crimson passa anche per questo straordinario batterista (anche lui inglese, classe 1949) che ha suonato nei gruppi Mabel Greer's Toyshop, Yes, King Crimson, Gong, National Health, Genesis, U.K. (eccoli!), Bruford, Brand X, Earthworks, Anderson Bruford Wakeman Howe, Bruford Levin Upper Extremities. Oltre alle svariate collaborazioni.
È considerato, a ragione, tra i migliori batteristi del mondo.



Terry Bozzio

Terry Bozzio, americano nato nel 1950 (in California), è un batterista attivissimo. Oltre ai vari album solisti, vanta una gloriosa e lunga militanza con Frank Zappa e con Missing Persons, oltre a più di cento collaborazioni.


  Gli U.K. live nel 1979 in Giappone