Francesco Chiummento è un bravo ciclista; specialità: le scalate. E chi volesse vederlo sulla cima più alta da lui raggiunta, dovrà ascoltare Delirio, del 2016.
Ma poi il suo percorso è continuato: Segnali di pace, dove il misticismo del cuore viene eguagliato, se non superato, dal realismo della mente. ... E ora è uscito questo Il Viaggio. Ancora tristezza, ribellione a fronte delle ingiustizie, ancora tornanti in salita e momenti di lirismo improvvisi e quasi sorprendenti.
Sto ascoltando giusto quest'album. Chiummento, per accompagnare le sue composizioni, si è servito pure stavolta di un ensemble straordinario. I componenti: Grandi della musica 'alia', della musica jazz, rock, sperimentale ed elettronica, tutti o quasi tutti residenti e attivi nel Torinese.
È prog? Indie rock di sicuro (dove l'accento cade su "indie": indipendente). E anche world music. Non è facile capire il messaggio artistico di certi combattenti. Ma il presente lavoro racconta proprio ciò che esprime il titolo: un viaggio, e Francesco ha avuto il fegato di affrontarlo... partendo in salita.
"È un viaggio e ognuno lo affronta come può" ci ha detto lo stesso Chiummento. "Con la storia della sua vita. E nel paese in cui si trova. C'è inquietudine..."
E l'inquietitudine spesso rimane.
Come sempre, la musica dell'ex frontman dei Forza Maggiore porta il marchio "not for everyone". Là dove le idee e il progetto funzionano, esiste anche la barriera, rappresentata proprio dalle capriole vocali - e talvolta flautistiche - di Chiummento. Ma il suo gesto canoro è di sicuro volutamente alternativo, strampalato, e la valenza delle canzoni (molte magistralmente eseguite dai suonatori) portano la sua inconfondibile firma appunto per tale alternatività sbandierata ai quattro venti, che, se da una parte rende difficilmente commerciabile il prodotto, dall'altra mette il sigillo sul pregio artistico.
Iniziamo quindi l'esplorazione del 'Viaggio' andando di tappa in tappa.
"Souvenir de Tuscania" (prima track) racconta di un francese innamorato del passato della nostra bella regione del Centro Italia (Tuscania...), e in particolare del periodo etrusco. Pur non comprendendo noi il francese, intuiamo benissimo la meraviglia del viaggiatore a fronte di tanta bellezza. Ballata piacevole: una buona partenza!
"Adesso è il futuro" vede, come meta, il Brasile, con i suoi colori e la sua vivacità. Questi primi due brani, per quanto possano sembrare assai distanti a causa dei luoghi cui si riferiscono, si meritano la complimentarietà sull'album. Alle dolci colline toscane, osservate come nel clima e nell'illuminazione da candelabri di una dimensione "cameristica", segue un'atmosfera diversa. Non necessariamente carioca al 100%, ma certo "variata". Bella la tromba di Valter Valerio!
Perché il mondo gira al contrario.
Scambiamoci. Se tu vuoi il fuso orario.
Perché prolifera la menzogna, dimmi
mi preferiresti. Se fossi una carogna.
(...)
Il personaggio di "Allucinazione" è - ovvio! - in preda a incubi, sotto l'effetto di droghe. Questa track ha momenti da far elettrificare i capelli. Alex Cataniaalla chitarra.
Polvere di stelle, ridevo a crepapelle
quando mi parlavi delle figurelle.
Fammi una istantanea, Ines scopa con Gianni.
Altro che illusione cutanea, tu non ridi
cacciatrice di nidi.
Ne "I fiori del mare", il protagonista immagina che solo una sirena possa salvarlo. Il testo è trilingue:
je t'ai ornée des vetements blues, de la mer
je me suis refletee, dans une eau deuce, et, claire,
salée, dans une eau douce et claire salée.
sirena. sirena, che ulisse, il marinaio, incanti.
con proibite armonie, sono i fiori del mare.
one step away, from the dream, one step away...
E così via.
In "Lentamente" invece è un padre che parla - con rabbia - ai giovani, incitandoli a lottare.
Fino ad ora appare chiaro quanto possa essere stato difficile scegliere l'ordine finale dei brani. Comunque, c'è una buona alternanza di "sballo" e di musiche più accessibili. Una cosa è certa, e ci teniamo a ribadirlo: questa non è un'opera commerciale! E non vuole essere una considerazione "contro" la musica di Francesco Chiummento, ma piuttosto un complimento. Nessuno si sognerebbe che Schönberg e Scriabin scalassero le hit parade mondiali... Ebbene, con le debite distanze, ciò vale anche per questo artista. È un genere di nicchia; e c'è chi sa apprezzare.
E arriviamo alla traccia numero 6. Chi è "Katy"? Katy è una donna moderna che, durante una manifestazione di protesta alla quale lei partecipa, trova la risposta ai suoi quesiti... nella persona di colui che diverrà l'uomo della sua vita.
"Je veux savoir" parla di un uomo che ama la vita bucolica ed è alla ricerca dell'amore. Scomposto l'accompagnamento di flauto, ma ciò forse è voluto. Anzi: sicuramente voluto, poiché dopo "parte" la voce dell'ex cantante dei Forza Maggiore (un gruppo di rock psichedelico che tendeva al progressive e al jazz-rock ed esprimeva, anche nei testi, un messaggio chiaro di rottura), ed ecco il solito Chiummento spiazzante che fotografa le piazze piene di mercantizie e i deserti di un pianeta sempre più bitorzoluto e sempre più inclinato a Est. E, alla melodia irregolare dell'inizio, fanno da scorta strumenti che sembrano cercare chiavi di pentagramma e toni e semitoni discordanti di continenti inaccessibili, nel tentativo di riportarceli alla memoria. (Con la chitarra che imita archi mediorientali.)
In "Madesh" invece c'è un giovane che lotta contro le sue gabbie mentali. Suoni stridenti sperimentali vengono ricoperti da un flauto un po' troppo forte (intendo proprio: nel volume), per poi riaffiorare pian piano quando decolla il canto. Musica interessante!
"Senor" è ambientata nei Caraibi ed è El Ninho il terrore di chi ci abita. Brano trascinante, con un commento chitarristico davvero niente male (Riccardo Moffa).
"Shaban" invece è la risposta di un indonesiano alle difficoltà economiche che gravano su di lui e la sua gente. Questo brano è l'accrescimento, il tentativo di inserire la classica "marcia in più". Uno sviluppo, sembrerebbe, sia della ballata classica sia del canto tribale (o salmo primitivo che si voglia).
In "Sostenersi", il personaggio è avvolto nei troppi dubbi che vive quotidianamente. Canzone "chiummentesca", dove il gesto è anarchico ma si va sempre a cavallo di una linea monodica riconoscibile, senza accordi. Con qualche discordanza "obbligatoria". Eppure ci ritroviamo a fischiettare, chiedendoci quale versione stellare potrebbe ricavarne un gruppo che abbia un cantante più "easy", più dedito alle canzoni ordinarie.
"Storie del presente" rappresenta la richiesta di aiuto di qualcuno che desidera uscire dalla sua mediocrità.
C'è un manuale
per ogni stagione.
Ho tutta una vita
da programmare.
Datemi un Windows,
così potrò sognare.
La cosa più memorabile qui è rappresentata, senza ombra di dubbio, dagli assoli chitarristici di Marco Roagna.
Amarezza e nel contempo speranza caratterizzano"Strana è la vita", dove l'uomo che è al centro della vicenda riflette su quanto gli accade. Godibili e azzeccate, come sempre, le tastiere di Paolo Ricca.
Sul web e sui giornali
imperversan storie disumane
di violenze su donne e bambini.
(...)
E in questo kaos io voglio danzare
alla vita, alla natura ridere con chi
mi vuole amare mi vuole amare i problemi
e i pensieri voglio lasciare andare,
lasciare andare, in fondo al mare,
in fondo al mare.
L'urlo angoscioso di un credente si libera in "The Supreme". E anche i suoni fanno presagire la presenza di Qualcuno che incombe... Qui il pensiero va a Philip K. Dick, lo scrittore con problemi di mente (ma grandissimo!) che ha scritto anche romanzi di fantascienza teologica.
Il personaggio di "Lo devi fare" racconta dei suoi amici, impegnati - come lo era lui - a lottare contro le ingiustizie. "Lo devi fare" lo incitano questi. "Io vado al mare!" è la sua risposta.
E con questo si conclude il lungo (e in certi punti, sinceramente, sfinente) Il Viaggio. C'è tanto mondo, un universo eterogeneo, in 15 canzoni. (Forse due-tre in meno non avrebbero tolto nulla al prodotto...) Tuttavia, i canoni seguiti sono quelli occidentali; è musica a noi nota, non vi si riscontrano esotismi di sorta (come già in Segnali di pace)... anche se l'album risulta sperimental-avanguardistico ("The Supreme" su tutti!).
#musica #Bandcamp produzioni indipendenti
I MUSICISTI de IL VIAGGIO
Francesco Chiummento - voce e flauto
Paolo Ricca - computer programming. Fonico, keyboards
Riccardo Moffa - guitars electric e acustic tracce 1, 4, 6, 7, 8, 9, 11, 13
Alex Catania - guitars e keyboards tracce 3, 5
Stefano Priola - guitar traccia 5
Marco Roagna - guitar traccia 12
Valter Valerio - tromba traccia 2
"The Supreme" è un brano realizzato con Ottone Pesante.
"I fiori del mare" scritta con Giorgio Bonino.
Cover: Cosimo Malorgio
Grafica: Gaia Chiummento
Tracce realizzate tra il gennaio 2019 e il maggio 2020 negli studi Liquid Air di Torino
Francesco Chiummento (classe 1954) è un operaio con la passione per la musica. Ha lavorato per 40 anni in fabbrica come elettromeccanico; l’ultima sua esperienza è stata la Thyssen Krupp di Torino, dove nel 2007 morirono sette operai.
La sua grande passione per la musica lo ha portato a suonare in diverse formazioni musicali di Torino fin dal 1975 e a incidere alcuni dischi autoprodotti. Nel 2001 ha vinto il premio della critica al “Premio Ciampi” di Livorno. Alcuni suoi dischi solisti:Segnali di pace, Delirio.
Okay, d'accordo. Tutti hanno infisso il primo paletto al momento dell'uscita di In The Court Of The Crimson King, esordio su 33 giri dei King Crimson.Ma...
I primi vagiti del rock progressivo si possono ricercare in Rubber Soul (1965), sesto album dei Beatles, dove vengono utilizzati strumenti atipici quali l’armonium ("The Word"), il sitar ("Norvegian Wood"), il bazouki ("Girl") e il mellotron ("In My Life"). Nel successivo Revolver (1966), i Fab Four da Liverpool azzarderanno ancora di più con meticolosi arrangiamenti orchestrali, curati da George Martin, lasciandosi andare a sorprendenti alchimie sonore. Revolver: un 33 giri essenziale –perché non si era mai sentito prima di allora nulla di simile –che modifica alla radice i semplicistici canoni del beat melodico.
Molti appassionati sono per la soluzione "canonica", ossia In The Court Of The Crimson King come primo album progressive e - ovvio - i King Crimson iniziatori del "genere" prog-rock. "Al massimo", ci ha scritto uno di loro, "andando indietro nel tempo posso risalire a Freak Out! di Frank Zappa and The Mothers of Invention".
Non abbiamo voluto contraddirlo. Dunque il progressive sarebbe una creazione americana (Zappa)?
Rimaniamo piuttosto sull'Isola di Albione. Ci furono i Moody Blues a proporre tra i primi il Mellotron nella musica "pop" (così era chiamata allora). Il tastierista Mike Pinder fece conoscere lo strumento a John Lennon e i Beatles lo utilizzarono in "Strawberry Fields Forever". Peraltro, l'album dei "Moodies" On the Threshold of a Dream (aprile 1969) viene ritenuto essere stato di ispirazione per i King Crimson così come per gli allora ancora molto giovani Genesis.
Tempi dispari e inconsueti; tastiere e sintetizzatori: queste le principali caratteristiche del rock progressivo. Musica classica, jazz, folk, musica elettronica e musica sperimentale, e sonorità indiane: ecco quelle che sono le fonti ispiratrici - ma non sempre e non per tutti - degli artisti progressive.
Ancora The Nice
Esempi di contaminazione classica sono brani come "A Whiter Shade of Pale" dei Procol Harum, ispirata alla celebre Aria sulla quarta corda dalla Suite nº 3 BWV 1068 di Johann Sebastian Bach; la "Toccata per pianoforte" di Alberto Ginastera eseguita da Emerson, Lake & Palmer, che peraltro nel 1971 registreranno l'album Pictures at an Exhibition, lavoro quasi totalmente orientato all'opera omonima di Mussorgskij; oppure "Rain and Tears" degli Aphrodite's Child, adattamento in chiave pop del celebre Canone in re maggiore di Pachelbel o "The Thoughts of Emerlist Davjack", eseguita nel 1967 dai The Nice di Keith Emerson sull'album di debutto del gruppo, intitolato proprio The Thoughts of Emerlist Davjack. È del 1968 l'omonimo disco degli Arzachel (originariamente noti come Uriel), che resterà il loro unico, e The Aerosol Grey Machine dei Van der Graaf Generator. Il brano "Horizons", dei Genesis, si richiama chiaramente alla Suite per violoncello BWV 1007 di J.S. Bach, e c'è la celeberrima "Bourrée" dei Jethro Tull - dal loro album Stand Up -, composizione originariamente sempre di J.S. Bach. Brani di classica vennero ripresi anche dai Renaissance, dai Focus, dagli Ekseption, da Beggars Opera.
E anni più tardi (dal '79 in poi) arrivarono gli anglo-australiani Sky, che entrarono nella hit parade - capitalizzando le esperienze di band precedenti - con la loro "Toccata" ("Toccata and Fugue in D Minor" di J.S. Bach) e altri pezzi di compositori dei secoli andati.
"Toccata"
Riguardo alla commistione col jazz, è emblematico il jazz-rock dei Soft Machine, di Hatfield and the North(scena di Canterbury) e dei Nucleus. Ma anche in questo caso andrebbero ricordate molte altre formazioni, tra cui i Caravan (anche loro appartenenti alla scena canterburiana; "Nine Feet Underground") e i King Crimson ("21st Century Schizoid Man").
In relazione alle radici folk, i già menzionati Jethro Tull - che non hanno certo bisogno di presentazioni - hanno sfornato album quali Aqualung, Thick as a Brick e Songs from the Wood: fusione tra la musica popolare (anche folk-blues, blues-rock) e il progressive. Interessanti nel ramo prog folk gli Amazing Blondel, i Gryphon, i Pentangle...
I Nucleus e la loro jazz fusion
Originariamente da Canterbury: la Third Ear Band, che univa, al rock, elementi attinti dalla musica indiana, da quella sacra medievale, nonché dalla musica psichedelica
Ascoltando "Knots" dei Gentle Giant e "The Gates of Delirium" degli Yes si riscontra l'attenzione agli arrangiamenti con la creazione di articolati intrecci musicali. In questo campo, peraltro, sono imbattibili i Genesis (vedi Storia dei Genesis, su Prog Bar Italia), fuoriclasse soprattutto nello scovare e nel proporre melodie di bellezza insuperabile, madrigali, motivi che si rincorrono armonizzando.
"Time Table"
Cos'altro caratterizza il progressive rock? Predilizione per i brani lunghi, per le suites, e uso di strumenti classici (pianoforte, archi, fiati), etnici (sitar), elettrici o elettronici (organo Hammond, Mellotron e sintetizzatori), insieme al basso elettrico e alle percussioni.
"Fountain Of Salmacis"
I britannici East Of Eden produssero i loro migliori lavori insieme al violinista Dave Arbus - il quale tra l'altro era in grado di suonare pure il flauto e il sassofono
In non pochi casi, si tratta davvero di... musica assoluta! O meglio: ricerca del bello, dell'assoluto, tramite le note del pentagramma.
Ci basti pensare ai Pink Floyd, già esperti in proprio di sperimentazione (A Saucerful of Secrets, More, Ummagumma), i quali, con il supporto di un esperto come Alan Parsons, hanno dato un ancora più accresciuto contributo alla ricerca sonora e compositiva, con Atom Heart Mother (1970). E più tardi raggiungendo il picco assoluto con The Dark Side of the Moon (1973). Ma l'intera opera di questa band (anche dopo il distacco di Roger Waters) è da antologia.
"Astronomy Domine"
The Final Cut, l'album
Che cos'è il progressive per Leonardo Pavkovic, fondatore della MoonJune Records (di New York):
>> Per molti la nascita del progressive rock avvenne con il celebre concerto dei King Crimson in apertura ai Rolling Stones nell'estate del 1969, ad Hyde Park a Londra, e con il loro primo disco In The Court Of Crimson King. Una band che certamente ha sconvolto il mondo musicale. Ma io non amo limitare la dimensione "progressiva" solo a queste band “ovviamente” progressive. Parlando della musica prima del 1969, io considero i Cream una band di rock-blues molto progressive. Considero un album di John Mayall del 1968, Bare Wires, come un disco progressivo. Comunque, il clima della rivoluzione progressive si avvertiva oramai a Londra e San Francisco sin dalla metà degli Anni Sessanta. Le band inglesi come Moody Blues, Beatles, The Who, Pretty Things, Graham Bond Organization, o le band americane come Mothers of Invention, Doors, Jefferson Airplane, Moby Grape, Spirit, tutte facevano un suono nuovo che fluttuava come un'idea progressive sulla rivoluzione musicale degli anni 60. Prima dell'avvento dei King Crimson, Brian Auger parlava di una specie di "progressive pop with jazz influence" sin dal 1967. Il celebre disco dei Beach Boys, Pet Sounds del 1966, era considerato come "progressive pop" da parte della stampa inglese.
Io sono amante della musica buona. Pur essendo un grande collezionista della musica di quegli anni, non mi considero uno storico, ma direi piuttosto che "progressive music" per me è qualsiasi musica che va oltre il banale ed ovvio e semplice. <<
Il Rockpalast è una trasmissione/serata (o festival) rock che fin dagli Anni Settanta viene organizzata e trasmessa dal Westdeutscher Rundfunk o WDR, uno dei terzi programmi televisivi tedeschi.
Nel video:lo show del quartetto svedese MaidaVale (rock psichedelico / sperimentale) del marzo 2020 al Rockpalast. La sede: il locale 'Harmonie Bonn'... a Bonn, appunto.
Il Rockpalast si tiene ovviamente in club e sale di concerti della parte occidentale della Germania ("Westdeutsch", lo dice anche il nome) e, più precisamente, nella Vestfalia e nella Renania. (Essen, Dortmund, Colonia, Düsseldorf ecc.)
>>>> Qui c'è l'elenco completo di tutti i gruppi che si sono succeduti sul palco - o sui vari palchi - del Rockpalast, e che sono stati trasmessi in TV dalla WDR. Dalla A alla Z! <<<<
Pongono le loro radici nel rhythm and blues per poi giungere al rock psichedelico e a quello progressivo, grazie anche all'uso del Mellotron (Michael Pinder). Fu questo il marchio di fabbrica di The Moody Blues nel periodo aureo, dal 1967 al 1974. Rispetto ad altri gruppi definiti progressivi, loro prediligono però la forma "canzone", con melodie ad ampio respiro. Esempio calzante è il loro più grande successo, "Nights in White Satin" del 1967.
A tutt'oggi è una delle rock band più longeve della storia, con oltre 50 anni di attività live e 70 milioni di dischi venduti.
Ah, eccola: "Nights In White Satin"!
Quando si parla dei Moody Blues, si pensa subito a questo pezzo.
La lunghezza, 7 minuti e 37 secondi, che eccedeva di molto la lunghezza media di un singolo, fece sì che il brano non divenisse popolare subito. Esistono due versioni denominate 'single edit', entrambe senza la partecipazione dell'orchestra, elemento invece predominante nella versione dell'album.
"I’m a melancholy man, that’s what I am,
All the world surrounds me, and my feet are on the ground.
I’m a very lonely man, doing what I can,
All the world astounds me and I think I understand
That we’re going to keep growing, wait and see."
"Melancholy Man"
I primi sette LP sono quasi un'esperienza religiosa per i fan del gruppo. Per via dei testi e delle atmosfere musicali completamente nuove. È un approccio poetico all'esistenza - poetico e per certi versi misticheggiante, pur se in maniera laica.
Questo è il disco del 1971, il sesto: Every Good Boy Deserves Favour
Già l'artwork era alquanto speciale
Una registrazione che spiega (quasi) tutto: The Moody Blues live at the Isle Of Wight Festival 1970
Facciamo un momentino un salto quantico e diamo una sbirciatina ai Moody Blues del 1999. Strange Times (ultimo album con il flautista e cantante Ray Thomas) vede l'aggiunta di un musicista italiano: Danilo Madonia — tastiere, organo, orchestrazione - e qui anche sound engineer.
La formazione è: Justin Hayward — vocals, guitar; John Lodge — vocals, bass guitar, guitar; Ray Thomas — vocals, flute, tambourine; Graeme Edge — drums, percussion, vocals.
Madonia, genovese, e in Italia molto noto nell'ambito della musica leggera, collaborò con i Moody Blues durante un suo soggiorno londinese di due anni e mezzo.
... mentre quella seguente è una loro canzone amata dai fans della prima ora. Pensiamoci bene: fu scritta prim'ancora dell'uscita di Sgt. Pepper, dei Beatles.
"Now you know that you are real,
Show your friends that you and me
Belong to the same world..."
Un altro capolavoro, tra i loro "standard". Per molti, un'esperienza trascendentale!
Nel 1969 la musica dei Moody Blues era progredita a tal punto che il primo dei due album di quell'anno, On the Threshold Of A Dream, viene considerato punto di riferimento per i Genesis e i King Crimson. Il tema ricorrente del disco è incentrato sull'"esplorazione dei sogni". La suite finale è composta da un poema e da 4 brani: idea molto innovativa per l'epoca.
Ecco un brano da Octave (1978), nono album di The Moody Blues. Michael Pinder, il tastierista, qui già è in procinto di lasciare la band (si era fatto una famiglia in California) e presto al suo posto subentrerà l'ex-Yes Patrick Moraz (e il suono dei Moody Blues assumerà connotazioni "moderne"... nel senso di "discotecare"!). Pinder rimarrà nella storia come pioniere del Mellotron; tra l'altro introdusse il Mellotron al suo amico John Lennon e i Beatles lo avrebbero utilizzato in "Strawberry Fields Forever".
Moody Blues. Commerciali anche nel primo decennio di attività... ma con quel 'quid' di progressive che attira sempre l'attenzione.
Poche altre parole su questo gruppo.
Ray Thomas (R.I.P. 2018), suonava il flauto e cantava. Ma era soprattutto un bravo compositore. Scrisse, tra il 1967 e il 1972, alcuni classici della band, come "Dear Diary", "Legend of a Mind (Timothy Leary's Dead)", "And the Tide Rushes In" e "For My Lady", tra gli altri, prediligendo spesso uno stile vicino al folk.
Ray Thomas è in basso a destra
Il gruppo esiste ancora (!). I membri originali tuttora presenti sono: Graeme Edge - batteria, percussioni; Justin Hayward - chitarra elettrica ed acustica, voce; John Lodge - basso elettrico, chitarra, voce. Hayward iniziò a scrivere la maggior parte delle canzoni dei Moody Blues a partire dall'album The Other Side of Life del 1986, dal momento che Ray Thomas diede sempre meno il suo apporto.
John Lodge
Quello sottostante è un album del 1969 (il secondo in quell'anno) e dunque del periodo d'oro. Disco certamente proto-progressive se non progressive 'tout court'!
Discografia (parziale)
Days Of Future Passed (1967)
In Search of the Lost Chord (1968)
On the Threshold Of a Dream (1969)
To Our Children’s Children’s Children (1969)
A Question of Balance (1970)
Every Good Boy Deserves Favour (1971)
Seventh Sojourn (1972)
Caught Live +5 (1977)
Octave (1978)
Out Of This World (1979)
Long Distance Voyager (1981)
The Present (1983)
The Other Side Of Life (1986)
Sur La Mer (1988)
Keys Of The Kingdom (1991)
Strange Times (1999)
Hall of Fame: Live At the Royal Albert Hall (2000)
Jon Hiseman, il batterista, era scettico o addirittura riluttante quando, negli Anni Novanta, gli proposero di riformare la band; fatto sta che l'interesse per i Colosseum era ancora vivo e, anzi, a distanza di vent'anni dagli album "classici", tale interesse risultava addirittura aumentato grazie agli eccellenti lavori dei vecchi componenti con nuove, svariate formazioni. Una volta, Hiseman si trovava in tournée in Germania quando lo convinsero a cedere alle insistenze degli appassionati. Così il gruppo rinacque, e lo fece con uno storico "Reunion Concert" al festival-tenda di Friburgo nel giugno 1994, seguito da un concerto all'E-Werk di Colonia.
La storia dei Colosseum (I & II)
I britannici Colosseum devono essere ascritti più al blues/jazz rock che al progressive, ma vengono riportati nelle enciclopedie di entrambi i generi musicali. Fu il gruppo che servì da pedana di lancio per il tastierista Dave Greenslade, il drummerJon Hiseman cui abbiamo già accennato, il sassofonista Dick Heckstall-Smith, il chitarrista James Litherland e il bassista Tony Reeves: tutti nomi che poi avrebbero fatto un percorso straordinario sotto altre egide e con altri compagni di viaggio.
I primi due album vengono tuttora reputati i migliori dei primi Colosseum: Those About To Die Salute You (1969)eValentyne Suite(stesso anno).
Hiseman si era fatto le ossa nel power blues di John Mayalle la sua specialità era sposare il suono blues con una solida sezione ritmica di impronta rock. Praticamente i Colosseum fecero col blues ciò che i Soft Machine di Third avrebbero fatto (o stavano già per fare) col jazz.Mentre ancora Those About To Die Salute You sa troppo di blues, il secondo album,Valentyne Suite, offre un gruppo maturo e up-to-date, più aperto alle sperimentazioni e con sfumature psichedeliche.
Ai Colosseum I si devono anche Daughter of Time ('70), Grass Is Greener ('70: è l'album "americano"), Colosseum Live('71), Collector's Colosseum ('71).
Per referenze e similitudini, vedi Greenslade, Mogul Thrash, Tempest. (I Tempest furono la parentesi "hard" della carriera di Jon Hiseman.)
Da notare ancora che nel 1969 si cominciava appena a parlare di rock progressivo... (Il primo disco prog in assoluto viene da molti considerato In the Court of the Crimson King, celebre debutto dei King Crimson.)
I Colosseum II (quelli senza Greensdale, per intenderci) sono responsabili di un fusion/progressive tipo Brand X, Arti+Mestieri e simili. A me ricordano occasionalmente i Tangerine Dream.
Gli album di questa (seconda) formazione, che tra le loro fila vedeva Don Airey alle tastiere, Gary Moore alle chitarre, John Hiseman alla batteria e John Mole al basso, sono: Strange New Flesh ('76), Electric Savage ('77), Wardance ('77), Variations ('78).
Tra i nomi che rotearono attorno ai Colosseum II c'è da aggiungere quello del cantante Mike Starrs. Sebbene la musica del gruppo fosse prevalentemente strumentale, Starrs partecipò a Strange New Flesh. I primi tre album dei Colosseum II sono considerati una trilogia. Il quarto album (Variations) consiste in arrangiamenti di un tema di Nicolò Paganini; alla sua realizzazione presero parte anche Rod Argent, Phil Collins e Herbie Flowers.
Suonarono con i Colosseum (I e/o II) Chris Farlowe (voce; dal 1970), Mark Clarke (basso e voce; dal 1970), Clem Clempson (chitarra e voce; dalla fine del 1969), Barbara Thompson (dal 2004; vedi poco sotto).
Come abbiamo visto, il gruppo tornò a riunirsi nel 1994 in occasione della registrazione di un doppio album + DVD dal vivo a Colonia, e lo fecero con gli stessi musicisti presenti in The Grass Is Greener del 1970 (il disco "americano"). Vennero ripubblicate anche versioni estese di Valentyne Suite e diColosseum Live(disco del 1971 secondo me tra i migliori 10 mai realizzati in assoluto), nonché diverse "compilation".
La moglie di Hiseman, la sassofonista Barbara Thompson, si aggregò alla band dopo la morte di Dick Heckstall-Smith nel 2004.
I Colosseum III, per così dire: quelli con la Thompson
Sintetizzatore oscillante e splendidi assoli di chitarra, insieme a testi con atmosfere misteriose o "end of the world" (ispirati, a quanto pare, alle opere di certi grandi nomi della letteratura fantastica). È cambiato qualcosa dal loro debutto a oggi? Diremmo che, in concreto, i milanesi Silver Key sono rimasti fedeli a se stessi!
Il loro terzo album è del giugno 2019, e segna il passaggio a una dimensione 'alia' che potremmo chiamare di crescita consapevole, se non fosse che anche nei primi due lavori il gruppo si presentava propositivo nelle idee e tecnicamente già all'apice. Third - questo il titolo del loro ultimo lavoro - vede la band senza più i membri fondatori Yuri Abietti, cantante e compositore principale (Yuri ha lasciato "per inconciliabili divergenze personali e artistiche con gli altri membri"), e Viviano "Vivio" Crimella, batterista. Al termine di un annoso cammino che era iniziato con cover dei Marillon e sfociato in figure ispiratrici della narrativa fantasy e fantascientifica (Lovecraft in primis; tra l'altro il gruppo ha preso il nome proprio dal titolo di un racconto del celebre scrittore visionario... e poi Asimov, Philip K. Dick, Orwell...), gli attuali pilastri sono Davide Manara ai tasti (comunque presente fin dal 1992), Ivano Tognetti - basso - e Roberto "Buc" Buchicchio - chitarra elettrica e acustica - (entrambi dal 2013). E il nuovo cantante è Dino Procopio, che (come Abietti) potrebbe senz'altro far parte di qualsiasi gruppo angloamericano, pur se il suo stile è diverso da quello del predecessore.
Dato che, anche per i fan più affezionati, la mancanza di Yuri Abietti rappresenta una cesura dolorosa, più che parlare di crescita possiamo dire che la band era chiamata a confermare se stessa, a giustificare - quasi - il prolungato dasein. E c'è riuscita con una mutazione impercettibile, pur se concreta, virando verso un progressive "dark" a tratti rogerwatersiano, poi ancora industrial. La copertina di Third è una fotografia, debitamente effettata, di una porta dell'ex manicomio di Limbiate. "Ci sembrava giusto fosse pertinente ai contenuti dell'album" spiega Buchicchio.
"Dim Carcosa"(narrazione tratta da "The King in Yellow" di R.W. Chambers)
Percorriamo un po' il divenire discografico del gruppo. Venti anni dopo essersi formati ed essersi fatti conoscere suonando dal vivo, arriva il primo album: In the Land of Dreams (2012; etichetta: Ma. Ra. Cash). Debutto senza dubbio lodevole, che si lascia riascoltare volentieri. 13 tracce in qualche maniera legate tra di esse e dove si fa fatica a trovare sfasature. Diciamo pure che non ce n'è: abbiamo a che fare con un blocco ben solido e dotato di splendidi intarsi. In pratica, Yuri Abietti (vocals, acoustic guitar, sampler), Davide Manara (keyboards, synths, sampler), Viviano Crimella (drums), Alberto Grassi (bass), Carlo Monti (lead, acoustic and classical guitar), con l'aiuto di qualche collaboratore "esterno", sono partiti in quarta, in maniera assai convincente. Suggestivo anche l'artwork curato da Claudio Bergamin (https://www.facebook.com/claudiobergamin.art), che come illustratore ha collaborato, e collabora, con gruppi e artisti del rango di Ayreon, Arjen Lucassen, The Flower Kings, Judas Priest... I brani si snodano rivelandoci oscure, fantastiche città. Ci viene suggerito un senso di oppressione in cui accettiamo di calarci quale gioco intellettuale e non solo. Sembra quasi di toccare con mano i muri ricoperti da strane muffe... La musica è grandiosa.
"Adrift" (dal secondo album. "Adrift" è la ballata di un astronauta che si perde nello spazio)
The Screams Empire (2015, sempre per la Ma. Ra. Cash) ribadisce la loro vena creativa nonostante il cambio di formazione. Al momento dell'uscita della seconda pubblicazione, infatti, i Silver Key sono: Yuri Abietti (vocals, acoustic guitar), Davide Manara (keyboards, synths, samples), Viviano Crimella (drums), Ivano Tognetti (bass), Roberto Buchicchio (lead and acoustic guitar). Il tema: futuro distopico. Solitudine esistenziale e abbondanza tecnologica non necessariamente vantaggiosa per l'umanità. La band suona in scioltezza e la voce di Abietti ha più che mai venature e nuances à la Michael Stipe (quello dei R.E.M., proprio). Lavoro molto valido anche questo. Per non dire superlativo. Cover art di Daniele Aimasso (https://www.nerogallery.com/tag/daniele-aimasso).
"Ulysses" (da 'Third')
"Last Love" (da 'Third')
Third (feat. Davide Manara keyboards, synths and samples, Dino Procopio vocals e testi, Ivano Tognetti bass, Roberto Buchicchio lead and acoustic guitar) (Ma. Ra. Cash, 2019) è composto da 5 brani lunghi e spiccatamente "prog" e 5 brani meno lunghi, elegiaci e risolutivi. Questi ultimi, considerati insieme, formano una sorta di suite. "5" è del resto la cifra speciale dell'album, che racconta cinque storie umane. L'intreccio è simile a quello di un romanzo animato da svariati protagonisti (un pentagramma esistenziale, appunto) i cui fili, anche se non sembra, sono destinati a intrecciarsi. Ho letto da qualche parte di "volontà schopenhaueriana" a proposito di questo concept, ma a me viene più da pensare ai giochi del caso (o del fato), a coincidenze e necessità di vita. Il tutto ovviamente nella solita cornice di apocalissi incombente. Musicalmente, l'elemento aggiunto è Mr. Drummer, responsabile anche di "Special effects and Ambience". Oltre 50 minuti di ascolto soddisfacente e da dover reiterare, come la visione di un film bizzarro e drammatico che si vuole assorbire in toto, fotogramma per fotogramma.
1. A common soldier (7:16)
2. V.R. (7:00)
3. Ulysses (7:37)
4. I Wish (5:15)
5. Last Love (6:09)
6. A rude awakening (4:13)
7. Back to the present (3:29)
8. Murder (4:07)
9. Endless war (3:06)
10. The door shuts (2:55)