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5/30/23

Rick Wakeman

 Nato a Perivale, Inghilterra, il 18 maggio 1949, da piccolo sognava di principesse da liberare e altre romantiche tenzoni... e fu anche questa sua passione, da lui trasposta in musica, a portarlo un'infinità di volte sulle copertine di riviste di progressive rock e di classic rock! Quella qui sotto è la cover di Prog di febbraio 2023, n. 137, dedicata al celebre tastierista.


"Quando suoni, stai dipingendo usando le note". Così diceva a Rick Wakeman la sua insegnante di pianoforte. Una lezione che Rick non dimenticò mai. In una galleria di quadri ci sono temi, forme e colori diversi e Wakeman cercò sempre di comporre come se fosse un pittore.

È uscito lo scorso novembre A Gallery of the Imagination, album realizzato insieme alla sua English Rock Ensemble.



La line-up è la medesima dello scorso disco di Wakeman, The Red Planet: si tratta dei componenti di un gruppo (ERE o, appunto, English Rock Ensemble) che, con gli inevitabili rimescolamenti di formazione, accompagna il mago delle tastiere fin dalle sue prime scorribande musical-imprenditoriali. Nella fattispecie:

Lee Pomeroy al basso, il chitarrista Dave Colquhoun, il batterista Ash Soan e, al canto, Hayley Sanderson, nota per aver partecipato al programma della BBC Strictly Come Dancing (il nostro Ballando con le stelle).


Link: Una recensione/presentazione di A Galery of the Imagination

 


Richard Christopher Wakeman
(questo il suo nome completo) si formò come pianista classico prima di passare alle tastiere e ai sintetizzatori. Fece da session man per diversi artisti (David Bowie, Elton John, Cat Stevens, Lou Reed, i Black Sabbath, John Williams, Al Stewart...) ed entrò negli Strawbs per poi passare agli Yes. 

In "Space Oddity", straordinario brano cantato da David Bowie, è Rick a suonare il Mellotron.


  Yes - 'Fragile'

Anno 1971. Affinché l'astronave Yes possa per davvero decollare, occorre che arrivi il tastierista Rick Wakeman al posto di Tony Kaye. Il gruppo ha già alle spalle due gradevoli album di pop sinfonico che non sono dissimili dallo stile dei Moody Blues e in più ha pubblicato The Yes Album, che è già una svolta verso il progressive rock.

La formazione è adesso:

Anderson, Howe, Squire, Bruford e Wakeman,

ed è questa che, oltre a Fragile, produrrà anche il successivo, altrettanto fantastico album Close To The Edge. 

  


Link: Rick Wakeman e la sua esperienza con i Black Sabbath


 Yes - 'Close To The Edge' (1972)

"Close To The Edge", brano di 18 minuti  dall'album eponimo, ha tutto ciò che caratterizza il progressive rock. Ripetiamo i nomi: Jon Anderson, Bill Bruford, Rick Wakeman, Steve Howe, Chris Squire. Si recita come una poesia.
Subito dopo questo lavoro, Bill Bruford, il batterista, abbandonerà inaspettatamente gli Yes per passare ai King Crimson.

 La copertina dell'LP è di Roger Dean e stavolta non presenta un disegno fantastico e arzigogolato, eppure un certo effetto lo fa, con quel verde diffuso e la scritta (che dovremo definire, d'ora in poi, "roger-deaniana") con il logo della band, oltre al titolo, scritto con caratteri simili. "Close To The Edge" è un'espressione traducibile: "vicini al bordo".

Per molti, questo è il concept album più bello della storia del rock. Per altri, una delle dieci pietre miliari del progressive (ma noi crediamo che siano più di dieci; fermo restando che i più famosi rimangono Foxtrot, Pawn Hearts, In The Court..., Red, Thick As A Brick, Third...). Resta comunque uno dei capolavori del nostro genere preferito e, in termini di bellezza assoluta, nella discografia degli Yes si rimane indecisi se dare la corona a questo oppure a Fragile. (O a The Yes Album!)

Certo è che, tra tanti dischi stupendi, sarebbe utopico voler stilare una classifica. 

   

 Link: Pietre miliari: Close To The Edge.- Recensione sul sito Metallized

 Periodo di registrazione di Close To The Edge: dal febbraio 1972 al giugno dello stesso anno. (Pubblicazione: a settembre.)

Il film Yessongs, sugli Yes e sulla loro musica, venne prodotto nel 1975. Regia: Peter Neal. Qui vediamo gli Yes durante il loro 'Close To The Edge Tour' (dicembre 1972).  Sul palco c'era già Alan White alle pelli d'asino. Fino ad allora White aveva suonato con e per Steve Winwood, John Lennon (nonché nella Plastic Ono Band), George Harrison (nell'album All Things Must Pass) e, dal vivo, con Joe Cocker.

   Starring (nel docufilm): 

      - Jon Anderson

      - Chris Squire

      - Steve Howe

      - Rick Wakeman

      - Alan White

   





    Le Sei Mogli di Enrico VIII

Usciva il 23 gennaio 1973: The Six Wives of Henry VIII, primo album solista di Rick Wakeman.

Un rock a tratti ridondante (con il gentile aiuto degli altri membri degli Yes) a base di Mellotron, Moog, organo Hammond, organo di chiesa, piano elettrico, pianoforte a coda, vari synth.


  Yes - 'Tales From Topographic Oceans'

L'attività degli Yes continua senza soluzione di continuità. 7 dicembre 1973: esce Tales From Topographic Oceans, un doppio LP, sesto lavoro in studio della band. 

Le opinioni di critici e fan furono assai discrepanti... Gli Yes qui erano - come abbiamo detto - senza Bill Bruford, che aveva imboccato la strada dei King Crimson ma, comunque, per lui era subentrato, alle pelli d'asino, l'eccellente Alan White.

Doppio album, ripetiamo; e una delle critiche principali mosse a Tales From... è proprio la lunghezza. Secondo alcuni recensori di allora, l'album avrebbe potuto avere maggiore coerenza e impatto se fosse stato contenuto in sole due facciate di vinile.

Questione di punti di vista. Fatto è:

Side One e Side Two dell'opera risultano essere eteree, cristalline a tratti e a tratti nebbiose, fumose; con qualche lungaggine, certo. Side Three e Four sono invece più ritmiche, vi si sente più acciaio.

In tutto e per tutto, ad ogni modo, traspare lo stile tipico degli Yes. E, anche se non sempre è magia, trattasi di certo di buona musica. 

Yes:

   - Jon Anderson (Lead Vocals, Acoustic Guitar, Percussion)

   - Steve Howe (Guitar, Electric Sitar, Backing Vocals)

   - Chris Squire (Bass, Backing Vocals)

   - Rick Wakeman (Keyboards)

   - Alan White (Drums, Percussion, Backing Vocals)

Cover: Roger Dean


https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_kb8xEtrxemjdLgHaZzOfS5MFHI7oBseQc

   



    Il Viaggio al Centro della Terra di Rick Wakeman

Un po' più di fantascienza stavolta e meno saghe medievali e fantasy... Journey to the Centre of the Earth. Il fascino di questo racconto divenuto sinfonia rock è inalterato ancor oggi e, fin dalle battute iniziali, pare di tornare al momento della genesi dell'opus, all'esecuzione con registrazione in presa diretta. E "vediamo" la pomposità della messa in scena, con l'orchestra di là, la band di qua e, immerso in decine di vari strumenti a tastiera, lui, lo stregone, l'alchimista, ancora molto giovane e bello e dalla lunga capigliatura bionda.

   


 'No Earthly Connection' (1976)

Con l'album The Myths & Legends of King Arthur and the Knights of the Round Table e la sua implementazione teatrale (con tanto di orchestra e persino balletto sul ghiaccio!), Rick Wakeman si era superato; in tutti i sensi. Anche in senso finanziario. Così nel 1976 dovette ridimensionare la squadra che lo accompagnava, facendone un "ensemble rock". E quale tema si sarebbe potuto adattare al suo nuovo album? Certo, qualcosa che rendesse giustizia al suo ego smisurato! Il tema glielo fornirono i libri di Erich von Däniken, uno dei guru della cosiddetta paleoarcheologia, un sostenitore dell'esistenza degli alieni.
No Earthly Connection è musica del futuro, ha testi esoterico-filosofici e, quasi obbligatoriamente per quell'epoca e per musicisti come Wakeman, è un concept album. La copertina interna mostra il tastierista degli Yes che salta dal cerchio di pietre di Stonehenge. E la copertina esterna? Beh, insomma! Non bellissima. Sembra il risultato di un trip andato a male e non ci guadagna neppure come cover per il CD. Anzi... Solo chi possedeva l'edizione originale del disco (dell'LP) sa che l'immagine anteriore e quella posteriore possono essere visualizzate... con la pellicola a specchio che era inclusa nel disco. 
È il suo quarto album da solista (alcuni dicono il sesto...) e, almeno fino a Prayers del 1993, quello in questione è uno degli ultimi degni di nota nella sua tentacolare discografia! (Però i due a noi più vicini sono molto belli, secondo noi.) Considerando che Rick Wakeman è senza dubbio uno dei musicisti più acclamati, occorre dire che ha realizzato un'incredibile quantità di dischi solisti alquanto... scarsi. Passiamoli velocemente in rassegna: colonne sonore snervanti (Crimes of Passion), dischi rock che dicono poco e niente (Rhapsodies), pasticci vari a sfondo "divino" (A Suite Of Gods), una cover dei Beatles di sicuro superflua (Tribute To The Beatles) e un sacco di deliri magico-esoterici (come Aspirant Sunshadows). Recentemente ha realizzato The Red Planet e poi anche A Gallery of the Imagination, che lo hanno riportato ai livelli di classici come The Six Wives of Henry VIII, ...King Arthur..., del live Journey To The Center of the Earth o perlomeno di Two Sides of Yes; tuttavia negli ultimi anni ha sfornato anche materiale deboluccio. Tra le cose che si possono salvare, l'album The Living Tree, insieme al collega degli Yes Jon Anderson.
No Earthly Connection del '76 è energia elettronica e poesia ad un tempo, è spazio infinito e mistero. Sembra svanita la pesantezza dei full-length orchestrali. È un disco che testimonia dell'abilità e della capacità espressiva del tastierista e contiene alcune parti vocali non proprio malvagie.

   


   Link: Rick Wakeman e il Minimoog (Video) 


   Rick Wakeman a 'The Old Grey Whistle Test' (BBC) nel 1976

   



 
'1984' (1976)

Dopo aver abbandonato gli Yes all'inizio del 1980, Wakeman riprese la sua carriera da solista. Riformò la propria band, l'English Rock Ensemble, che altro non erano che i suoi vecchi amici del pub Valiant Trooper capitanati dal cantante Ashley Holt (curiosa omonimia con un'attuale chef televisiva statunitense), e completò un tour europeo. Per uno dei progetti precedenti, il tastierista si era assicurato un contratto discografico con la Charisma Records, che gli garantì un anticipo per realizzare un album.

Wakeman aveva programmato circa due anni e mezzo per il concept in questione, dall'ideazione al completamento. (E si sa che, per lui, quasi ogni concept è in realtà una rock opera!) Il suo desiderio di lavorare con altri musicisti che non fossero gli Yes era forte già prima della sua fuoruscita. E d'altronde non era mai scemata la sua passione di fondere le tastiere elettroniche con un'orchestra e un coro. Anche in questo caso non voleva scrivere un album ambientato nel passato di Britannia, bensì nel futuro. Scelse, come tema del suo nuovo lavoro, 1984, il celebre romanzo distopico - del 1948 - di George Orwell. 

Compose la musica del nuovo progetto durante le pause del tour con gli Yes, incluso un periodo di tempo trascorso nella casa francese a Beaulieu-sur-Mer, vicino Monaco. Chiese poi a Tim Rice - affermato "lyricist" - di dargli una mano con i testi. E arruolò uno stuolo di cantanti.

Non c'era stavolta, tra di loro, l'amico Ashley Holt... che, tanto, lo aveva accompagnato in tournée con l'English Rock Ensemble e che avrebbe cantato ancora in altri suoi album. I cantanti di 1984 erano: Chaka Khan, Kenny Lynch, Steve Harley, Tim Rice, Jon Anderson.

Ecco i musicisti principali (calcolando che, aggiungendoci l'orchestra, i cantanti e le coriste, si arriva a una squadra di 82 persone!):

   - Rick Wakeman : piano, Prophet-5, Prophet 10, RMI synthesiser, Hammond organ, Oberheim OB-X 1 synthesiser, Mini-moog synthesiser, Yamaha CS80 organ, string machine, Synclavier synthesiser

   - Steve Barnacle (aka "Boghead"): Fender bass guitar

   - Tim Stone (aka "Beaky"): guitar

   - Tony Fernandez: drums

   - Gary Barnacle: selmer saxophone

   - Frank Ricotti: Ludwig drums

   

Che cosa spinse Rick Wakeman e Jon Anderson a lasciare gli Yes nel 1980? Beh, ci furono - come accadeva in altre band - dispute finanziarie e disaccordi sullo stile musicale da seguire. Anderson e Wakeman erano per una musica più melodica ed "easy" mentre Steve Howe, Chris Squire e Alan White tendevano a un suono più prossimo all'hard rock. 

Fu una separazione dolorosa. Ma il destino del tastierista Wakeman e del cantante Anderson era legato agli Yes, loro navicella-madre. Entrambi infatti vi avrebbero fatto ritorno negli Anni Novanta... previo un gruppo chiamato  Anderson Bruford Wakeman Howe.


   Rick Wakeman insieme ad Anderson, Bruford e Howe in 'An Evening of Yes Music Plus', tour degli Anni '90. Ci sono qui parti soliste di Wakeman davvero fantastiche. Brani consigliati: "Madrigal", "Gone But Not Forgotten", "Catherine Parr" e "Merlin the Magician"

   


   Rick Wakeman e uno dei suoi medley (Montreux Jazz Festival, 14 luglio 2003) 

                                               Guarda il video su Youtube




Ecco cosa succede quando alcune leggende del Rock (con la "r" maiuscola) si ritrovano insieme su un palco a fare "jam". Questa è "Würm", parte finale di "Starship Troopers" (Yes). Rick Wakeman e Brian May le stelle dello show.
Ma ammirate soprattutto l'assolo di David Calcqoun (è quello con la Les Paul blu)!

   



  Concerto di Rick Wakeman e la sua ERE, English Rock Ensemble, all'isola di Tenerife ("Live at Starmus", festival della musica e dell'astronomia)

   


  
  Rick Wakeman - "The Dinner Party"

   


 


Piccoli geni crescono... Oliver Wakeman, figlio di Rick, suona anche lui le tastiere.

   Clive Nolan & Oliver Wakeman - The Hound of the Baskervilles (2002)

   



     Da uno degli ultimi album di Rick Wakeman, questo è "The North Plain"

   

2/25/23

Baroness (U.S.A.)

 Gold & Grey (2019)



Una tavolozza di 17 brani stilisticamente liberi. John Baizley è il chitarrista e cantante della band heavy metal / prog Baroness (da Savannah, Georgia; poi trasferitisi a Philadelphia, in Pennsylvania) e anche "maestro di cerimonie" nonché artista figurativo (suo l'artwork delle copertine). La traccia che apre Gold & Grey si fa ammirare per un basso "scricchiolante" al quale dopo un minuto si aggiungono le eccellenti chitarre. Dopo questa partenza brachiale e heavy, abbiamo la narrazione lirica di "I'm Already Gone", con l'aggiunta di una linea di basso sognante che fa il duetto con il cantato di Baizley. Un riff progressive caratterizza "Seasons 1". "Sevens", con la sua totale decelerazione e la trama ambient ci prepara a "Tourniquet", a base di chitarra acustica e vocals stavolta pink-floydiani. Su vinile, questa sarebbe già la prima di tre facciate. Ogni "side" ha la propria drammaturgia. Dopo la disperata richiesta di aiuto di "Throw Me An Anchor", i Barobess si avvitano sulla malinconica "I'd Do Anything". "Blankets Of Ash" suona alquanto... nichilistica, e lo è, infatti., con drones, passaggi disarmonici e - di nuovo - urla di disperazione. Dalle ceneri sorge "Emmet - Radiating Light", una bella ballata. "Cold-Blooded Angels" inizia sulla stessa falsariga per poi portarci a un furioso finale, o showdown (rende meglio l'idea).
Energia punk accanto all'arte della filigrana: questo è Gold & Grey.





Il gruppo era originariamente composto, oltre dal cantante e chitarrista John Baizley, dal chitarrista Tim Loose, dal bassista Summer Welch e dal batterista Allen Blickle.
 Firmarono con la Hyperrealist Records pubblicando due primi EP nel 2004 e nel 2005, intitolati semplicemente First e Second.
Nel luglio 2007 venne pubblicato A Grey Sigh in a Flower Husk, che conteneva due brani di Baroness e quattro degli Unpersons, altro gruppo di Savannah.


 Le copertine sono opera di John Baizley







 Dopo che Tim Loose fu sostituito da Brian Blickle, la band pubblicò l'album di debutto - Red Album - per la Relapse Records (sett. 2007). 

Un secondo cambio di chitarrista seguì esattamente un anno dopo: Brian Blickle se ne andò e arrivò Pete Adams.





Ottobre 2009: viene pubblicato l'album Blue Record, che vede per la prima volta i Baroness entrare nella Billboard 200 (al posto 117). 
Aprile 2012: il bassista Sammy Welch getta la spugna e al suo posto arriva Matt Maggioni, ma questi non fa in tempo a registrare il terzo album della band, dove tutte le parti di basso sono opera di Baizley. Il doppio Yellow & Green, pubblicato nel luglio 2012, raggiunge il numero 30 della Billboard 200 e il primo singolo, "Take My Bones Away", si piazza alla posizione 38 della classifica Billboard Mainstream Rock Songs.


Poi ci fu il terribile incidente stradale. Era l'agosto del 2012, mentre era in corso la tournée per promuovere Yellow & Green. A causa delle ferite riportate, Baizley, Allen Blickle e Maggioni rimasero ricoverati in ospedale per diverse settimane. Qualcosa lì non funzionò, o forse furono i postumi dell'incidente: appena arrivò l'annuncio che il gruppo avrebbe ripreso il tour, Allen Blickle e Maggioni fecero sapere che se ne sarebbero andati.
Furono sostituiti da Nick Jost (al basso) e Sebastian Thomson (alla batteria).

Uscì il quarto album dei Baroness: Purple, nel dicembre 2015.
Purple raggiunge la posizione 70 della Billboard 200, mentre il secondo singolo "Shock Me" arriva al numero 28 dei Mainstream Rock Songs.


Di Gold & Grey abbiamo parlato sopra. Dopo il doppio album Yellow & Green, Gold & Grey rimane il loro output più di successo. 




La band ha inoltre pubblicato due dischi  dal vivo:

Live at Maida Vale (2013)
e 
Live at Maida Vale BBC – Vol. II (2020).





5/10/21

Liquid Tension Experiment: '3' è la loro ultima volta insieme?

 Liquid Tension Experiment: 

3 è stato forse il loro ultimo album? 

Liquid Tension Experiment, l'album uscito ad aprile. 2 CD, etichetta Inside Out

 


[Ca. 22 anni dopo l'uscita di 'LTE 2', ecco 'LTE 3'! E  tra i quattro vecchi orsi del progressive rock risulta esserci ancora tanta sintonia.]

 


Il progetto parallelo dei Dream Theater, voluto dal batterista/percussionista Mike Portnoy (Transatlantic, Sons of Apollo ed ex Dream Theater) e che include il tastierista Jordan Rudess (Dream Theater), il celeberrimo bassista Tony Levin (King Crimson, Peter Gabriel) e il chitarrista John Petrucci (Dream Theater), rischia di essere arrivato alla fine con questo - nonostante tutto eccellente - terzo album. Già nelle interviste precedenti all'uscita del medesimo, Portnoy lasciava intendere che c'erano state difficoltà (soprattutto con la sua casa discografica Magna Carta, che non aveva mai voluto una 'reunion' del superquartetto) e che un disco n. 4 è poco probabile. 

Portnoy: 

"3 lo abbiamo registrato tra un impegno e l'altro con i nostri gruppi-madre. Durante la registrazione di un album a New York, mi sono imbattuto nei miei compagni di Liquid Tension Experiment, impegnati a loro volta con un album dei Dream Theater. Jordan Rudess era appena uscito dallo studio quando mi sono precipitato con la macchina fotografica per immortalare me stesso con Jordan e con John Petrucci. Tony Levin, come al solito, è arrivato dopo, unendosi a noi quando è stata l'ora delle recording sessions..."

 

Sono troppi impegnati tutti quanti e, forse, le sonorità dei Liquid Tension Experiment sono assai simili a quelle dei Dream Theater!
Questa è stata la seconda reunion (dopo quella del 2008). Ce ne sarà un'altra tra dieci o venti anni??






3/26/21

Time Haven Club - album n.1


Nel mondo germanico, intorno a Natale ai bambini si dice, per minacciarli bonariamente: "Se non fai il bravo viene Krampus!"

Iniziamo così questa recensione dell'album dei catanesi Time Haven Club, in quanto molti si chiederanno chi è questo strano personaggio al quale è dedicato il secondo brano di Gathered At Dusk.

Time Haven Club... THC! Non può essere un caso. Voi che ne dite?


In pratica, Krampus è il demone asservito da San Nicola (il Babbo Natale della tradizione occidentale). E Krampus è solito portare carbone ai piccini cattivi...

A noi, di contro, è arrivato un regalo gradevole. Gathered At Dusk consiste di otto brani di qualità, otto brani di chiaro genere progressive metal che il "Club del Rifugio del Tempo", insieme alla M.P. & Records, ha impacchettato in una confezione dalla copertina davvero suggestiva. 



Dalla pagina Facebook del gruppo, nonché dalle varie interviste e da diversi indizi sul web, si evince che l'album ha avuto una lunga gestazione, ma forse è meglio così: i particolari risultano più curati, le songs meno raffazzonate. Uno dei punti di garanzia è la presenza di Enzo "Jester" Somma, chitarrista e cantante. (Suoi peraltro i testi.)


Gathered At Dusk contiene anche i tre brani dell'EP del 2015 che per l'ensemble siciliano rappresenta una sorta di "incipit all'incipit", e che portava - e porta - il titolo Despite all this darkness. La terza traccia dell'album (e di sicuro la migliore) è appunto una di quelle dell'EP, anzi: proprio quella che aveva dato il nome all'EP. "Despite All The Darkness" vuole lanciare, sia musicalmente che nel testo, un messaggio di speranza. "Nonostante tutta l'oscurità": eh già! Potrebbe divenire l'inno di questi giorni...

 

Living in my private hell

I try to hide the heavy smell of shame

It will be the same ?


I move in a dark room / cage (Without) 

time seems to stand still , but it goes slowly


Take my hands , but leave my soul apart

I do not think I can heal

I am another me


Tired to fight in all this dark

the light reveals the truth 

that I carry within......me


We live in a time already dying

despite all this darkness

I feel the blood

under my skin


The beats of your heart can not lie

do not be afraid to say

I'm alive

despite the fading light


Never alone

Welcome my son

the only way to live

Then we'll find out


Living in my private hell

I try to hide the heavy smell of shame

It will be the same ?


I move in a dark room / cage (Without) 

time seems to stand still , but it goes slowly


We live in a time already dying

despite all this darkness

I feel the blood

under my skin


The beats of your heart can not lie

do not be afraid to say

I'm alive

despite the fading light


Never alone

Welcome my son

the only way to live

Then we'll find out



Time Haven Club - GATHERED AT DUSK (CD) 

Esce per la M.P. & Records,distribuito da G.T. MUSIC Distribution il primo album della band catanese... un sound prog ispirato dai Pink Floyd, e dai  Marillion.....

First album album for the prog rock band from Sicily.....

 

Tutto suona epico e molto suona gothik, da "Black Dot" a "Gathered At Dusk". Esempio: "Seas Of Prayer", oltre ovviamente alle tracce con voci femminili. 

Quello sottostante è ancora un "vecchio" video. Tutti i brani di Gathered At Dusk (non c'è bisogno di spiegarlo, tuttavia traduciamo ugualmente il titolo dell'album, che è anche quello della traccia n. 8: significa "Riuniti [assembrati] al crepuscolo") sono stati rimasterizzati a puntino.



La scena musicale sicula ribolle come la lava di quel vulcano che giganteggia sulla costa orientale e di sicuro i Time Haven Club sono tra i migliori. La menano della brutta. Saranno pure "ispirati da Pink Floyd, Marillon..." come si legge nella descrizione della M.P. & Records, ma il fatto è che, anche grazie alla voce e alla chitarra di Enzo Somma, loro contano tra i veri rappresentanti dell'heavy rock / prog metal. 




Questo prodotto contiene otto splendide ballate oscure, dark, e liberatrici a un tempo. Fondamentale: il lavoro di Marcello Romeo al basso. 

Il loro Gathered At Dusk non demolisce schemi ma non li asseconda neppure per intero e, come accennato, è un disco che arriva da lontano. 

Dal 1991 al 1998 esistevano i Golconda; nel 2003 sono nati i Time Haven Club. Varie vicissitudini bloccarono il progetto per un buon decennio (!) ma i ragazzi (gli stessi!) si riunirono con la ferma convinzione di dover e poter riaffermare la propria volontà.


Quando si giunge alla traccia n. 3, "Despite All This Darkness", sembra che il quintetto dia la stura a una nuova coscienza, una nuova realtà. Le chitarre acquisiscono un'epicità (adesso sì) davvero pinkfloydiana, il tempo si dilata, gli attributi dei singoli musicisti crescono, la voce di Somma sembra voler cantare anche per le generazioni future.

Ecco alcune altre riflessioni che abbiamo svogliatamente scribacchiato durante l'ascolto:

... il tempo si dilata, impronta gilmouriana qua e là, ma profondità autoidentificativa con quel quid di "sballataggine" che (proprio nell'anno di Dante!) fa oscillare l'ascoltatore da una parte dell'Inferno all'altra, forse con qualche puntatina nel Purgatorio. E no, il Cielo Supremo lo vediamo soltanto guardando in alto.
Qualche richiamo agli Evanescence, e non vuole essere una critica. Anzi...! Il Paradiso? Esiste, esiste, ma è lontanissimo...

E:

 Certamente noi li poniamo più vicini a band heavy metal come gli Iron Maiden, i Megadeth... pur se è chiaro il tentativo di non calpestare completamente il sentiero dei suoni ruvidi, addomesticando i brani in forma di plasma sinfonico o sinfonizzante.


   Trailer
 


Enzo Somma: voce e chitarre

Marcello Romeo: basso

Salvo Savatteri: chitarra solista

Gino Asero: tastiere

Concetto Santonocito: batteria

Valeria Ronsisvalle e Chiara Monaco: voci su "Almost Me"; Chiara Monaco: voce su "Gathered at Dusk".



      TRACKLIST:

 

1. Black Dot (9:07)

 

2. Dance Of Krampus (7:21)

 

3. Despite All This Darkness (12:03)

 

4. Untold Memories (7:33)

 

5. Seas Of Prayer (6:39)

 

6. Almost Me (5:00)

 

7. The White Page (6:51)

 

8. Gathered At Dusk (11:16)


M.P. & Records con distribuzione                         BUY!   

G.T. MUSIC DISTRIBUTION , edizioni musicali MICIO

POLDO.



Altri due testi di canzoni:



Dance Of Krampus


Down, down in the bowels

i can see my roots

oh, how I feel far away

stranger even to myself 


Memories dancing in this morning 

one step from every day

oh, how I feel far away

step by step

I sing alone...

My dance of Krampus


I fall, i fall in my nightmares

running away from my rooms

how many years of decay

I spent to live another day 


I await the night to embrace the darkness

demons start to move

oh, they are closer to me

dead by dawn

I walk alone in

My dance of Krampus

Oh...in my dance of Krampus


Down, down in the bowels

i recognize my face

now i understand where i am

maybe it was just a game


I wait my turn to go beyond now

not nothing else to say

So, I wait just another day

always, always was you

My dance of Krampus

You...

My dance of Krampus


Take me home

in the land of rain and sand

take me alone

no lies,

we are the children of the dark...

We'll see beyond the veils

where there will be 

a new day

we are the children of the sun!




Seas Of Prayer


Between the lines of my black book, i know the life

I would not be buried alive as a foolish little bird.

Run in the hill but my tired legs are gone...

 I make my way through memories, but they ignore me!


Haughty my ego seeks solace in the shadows who sees behind

there are distortions in the lines, but regular and mocking grins

Seeking everywhere roads or paths of a second life

I see your lips moving, but I do not understand what it says...


High tide in the seas of prayers when the wind blows in my mind

and now in this well of tears I am alone,

cold and solitude.

I paint with my hand the dark walls of my life

I feel that is not over, please someone help me.


Afraid my ego seeks know faces and not look, not look behind

Start by lighting a fire and a look toward himself

He runs up the hill, forgetting the pain,

between the lines of his heart and those of  an old book


High tide in the seas of prayers when the wind blows in my mind

and now in this well of tears I am not alone

I found myself

I want to cry and I want to laugh,

now that the song is over and the seas sleep again, again


I will break down the limits, the limits of my mind

I'll stay awake all night it will take

A pleasant shade of madness will heal me

And now it's time to pray for me.

 Cover of old EP

 The THC-band!



Speriamo che questo gruppo rimanga insieme (nella formazione attuale!) e che ci fornisca presto nuovo cibo per le nostre notti bisognose di impulsi consolatori... e, nel contempo, di rabbia! È il crepuscolo. E noi attendiamo, "in a time already dying".


È uscito, è uscito (TG Roseto)

Time Haven Club - la loro pagina su Facebook

La loro musica su Spotify