11/10/21

'Stazione Getsemani' (Odessa)

 Questo fu l'esordio degli Odessa nel 1999, allora per la Mellow Records. Stazione Getsemani: album molto promettente e, se si realizza che la band marchigiana ha da allora pubblicato in effetti solo un altro disco (The Final Day, nel 2007; il tanto atteso L'Alba della civiltà difatti non uscirà prima del gennaio 2022), sorgono molti quesiti su quella che è la vita di artisti, musicisti, e persone che creano in generale, e ci si chiede perché alcuni di loro hanno successo mondiale e molti altri - magari più quotati - faticano persino a farsi notare nel proprio Paese.



                                               Disponibile su Spotify


La musica degli Odessa è un progressive che tende verso l'hard rock. Il cantato è spesso in italiano. Spesso... ma non obbligatoriamente!



In Stazione Getsemani la formazione di base contava:

- Lorenzo Giovagnoli / vocals, keyboards
- Boris Bartoletti / electric & acoustic guitars
- Valerio de Angelis / bass
- Federico Filonzi / drums

Soltanto Giovagnoli e de Angelis sono rimasti come perni fissi. La formazione attuale (quella di L'alba della civiltà) infatti recita:

- Lorenzo Giovagnoli / vox and keys
- Giulio Vampa / guits
- Valerio de Angelis / bass
- Marco Fabbri / drums

e tra parentesi occorre dire che quello di Milanese al flauto è un gradito come-back, avendo questo musicista già impreziosito diversi brani di Stazione Getsemani... prima di collaborare con un altro gruppo progressive in odore di "cult", ossia con i salentini Aria Palea. Vai alla pagina di Milanese per leggere la straordinaria e intensa carriera di questo flautista uscito dal conservatorio.

Sul cantante degli Odessa, Giovagnoli, leggi invece questo nostro articolo.






Alcuni recapiti degli Odessa:






Occhio all'uscita (assai prossima) di L'alba della civiltà, terzo album in oltre venti anni di esistenza del gruppo!


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"Di buio e luce" è la seconda traccia di Stazione Getsemani degli Odessa. L'album, del 1999, consiste di 9 tracce e contiene due riuscitissime cover: "Caronte" di The Trip e "Alzo un Muro Elettrico" de Il Rovescio della Medaglia.




"Di buio e luce - parte seconda" sarà contenuto nel nuovo album degli Odessa (il loro terzo in oltre 20 anni che il gruppo esiste), L'alba della civiltà, label: Lizard Records. Dateline: gennaio 2022.




L'album Final Day uscì nel 2009 per la Lizard Records. Questa è la title track.




Odessa - "Esilio" (primo track del primo album Stazione Getsemani, risuonato "in quarantena" oltre 20 anni dopo, nel 2020).





11/04/21

Wish, da Roma, e il loro album sull'amicizia (o sulla solitudine?)

 Molto valido il CD dei Wish, sia come fattura (nonostante si tratti di un'autoproduzione: grafiche e foto formidabili, tra l'altro), sia per il contenuto - cosa, quest'ultima, non sempre ovvia. 

La data di pubblicazione dice "2019" e, essendo da allora ormai trascorsi due anni, è lecito attendersi, da Patti Salvatore e accoliti, un seguito di questo Stay Here My Friends.



Il quartetto romano apre le danze con lo strumentale "Like A Yes", che può darsi sia nato da una seduta jam, ma è talmente complesso e ben orchestrato da farci credere che il risultato finale sia frutto di lungo lavoro. Non è certo una sonatina semplice, ma per un gruppo del genere equivale al classico esercizio per "scaldarsi le mani". 

Già l'inizio di "Deep Wish", il secondo brano, ci fa addirittura salire di grado. Qui conosciamo la voce di Franceschelli (il canto è in inglese) calata in un'atmosfera cupa, distopica forse. È una traccia dalla quale probabilmente si sarebbe potuto ricavare un tantino di più, anche a livello canoro, ma tra toni strumentali bassi e cantato quasi incerto, impaurito, l'esito rimane quello forse voluto dalla band: creare visioni di un'attesa o di un desiderio che null'altro è che un'utopia, come di chi aspetta Godot. Un perdersi in una dimenticanza senza speranza. (Un po' di prog metal nel pentagramma.) E:


"At night words are lighter 

but in the sleepless dark

they turn in circle..."


Arriviamo così a "Dancing With Myself".

Frasi come "I'm scared by shadows I'm a fly in a jar" ("spaventato dalle ombre, sono una mosca dentro un barattolo") fanno capire che la canzone ci racconta - di nuovo - una situazione di dubbi, di inanità. La musica però si snoda con positività, come se, almeno a livello di desiderio onirico (già: "wish"!), si fosse superata l'impasse. E anche il ritmo cresce.

"Scrambled Eggs", strumentale, è certamente uno dei pezzi migliori dei sei che costituiscono l'album. Sei minuti circa di... "uova strapazzate", proprio: c'e tutto l'armamentario sonoro della storia del rock sinfonico a convogliare nel brano. Atmosfera mediterranea a tratti (a ricordarci gli Alias, da Napoli), poi anche un alito di Nord. Ad ogni modo: più cambi di scene che cambi di tempo. 


"Church" si apre - giustamente - con un organo che si direbbe a canne, poi parte la chitarra di Giorgio Simonetti. E Piergiorgio Franceschelli intona: "Seven the notes and / Seven the days and  / Seven the seals..."  Tutto un elenco di cose che sono "sette": "Seven the verses / Seven the sins and / Seven the branches of Menorah"... Segue un lungo intermezzo carico di lirismo riflessivo (e per questo la canzone si fa volere bene), prima che, attraverso interessanti soluzioni sonore, si torni al tema iniziale: "SEVEN the virtues / SEVEN the wonders..."

L'album si chiude con il brano che dà il titolo al disco: "Stay Here My Friends", molto riuscito. Diciamo pure: il migliore in assoluto, quello per cui vale la pena comprare il CD.



Poiché i testi sono esclusivamente di Franceschelli, è forse da imputare a lui il carattere "dark" di questo disco (unico barlume di speranza proprio nell'ultima traccia: "Standing here, / I'm lonely in this moment / Looking off / here and there to find you / in a frantic crowd / Waiting for the moment to come") ma la sua "filosofia" sembra essere stata abbracciata in pieno dalla band, che lo accompagna facendosi specchio, in fondo, della realtà là fuori; qua fuori.


Sì, siamo curiosi di ascoltare il seguito!

Del resto, i Wish esistono fin dal 1992. Giusto dunque che intensifichino gli sforzi per farsi conoscere meglio e di più!




Piergiorgio Franceschelli - Lead and Backing vocals

Giorgio Simonetti - Guitar, Bass, Backing Vocals 

Massimo Mercurio - Drums

Salvatore Patti - Keyboards



Compra il CD su GT Music

       L'album su Bandcamp


                                   Wish su Spotify


 




 Foto pubblicata poco prima del Trasimeno Prog Festival 2020




11/02/21

Tony Pagliuca - 'Rosa mystica'

 


In uscita il 19 novembre per M.P. & RECORDS, 

 mprecords@mprecords.it



L'ultimo album solista dell'ex Orme prima di questo risaliva al 2018 e si trattava di una rilettura prettamente pianistica di brani della famosa band in cui lui ha militato per decenni. Il titolo di quel lavoro: Canzone d'amore. Che è una replica di un'operazione precedente, Apres Midi (2010, CD autoprodotto, anche lì solo pianoforte). Un'idea davvero buona, questa riproposta raffinata di celebri canzoni delle Orme: i fan della band hanno gradito il cadeau.
Con Rosa mystica abbiamo un prodotto ancora - o di nuovo - sorprendente. E per molti inaspettato.

 Tolo Marton, Tony Pagliuca e Aldo Tagliapietra, 2010. Pagliuca è fautore di tante iniziative e ama le sperimentazioni. Ha suonato tra l'altro con musicisti degli Henry Cow (Chris Cutler) e dei Soft Machine (Hugh Hopper)...



Sappiamo che la musica può agire da supporto spirituale; ebbene, qui - in Rosa mystica - la spiritualità è programmatica. Tuttavia non c'è nulla di enigmatico o esoterico: è un tuffarsi nella luce. Nella certezza. 
Certo, quest'opera ci fa riflettere spingendoci verso una precisa direzione - devozione, ascetismo, gioia effimera della vita (la nascita, il divenire)... Ma se è vero, com'è vero, che "Rosa mystica" non è soltanto una meraviglia botanica ma, nel Credo cattolico, pure un chiaro riferimento alla Madonna (provate a googlare "litania lauretana"), è pure vero che non occorre essere religiosi per apprezzare appieno l'album in questione.

 Tony Pagliuca (foto di qualche anno fa)




Che cos'è Rosa mystica?
È la trasposizione in musica, grazie alla collaborazione del compianto Maestro Vittore Ussardi, dei "Misteri Gaudiosi del Rosario".

Che cosa ci offre Rosa mystica?
Un crescendo, un ripetersi del coro, poi di nuovo bellezza in ascesa, note in progressione, un insistere, come mantra... Ci viene da pensare a Florian Fricke dei Popol Vuh e al contemplativo - anche quello in chiave cristiana ma non solo; anche quello ecumenico - Hosianna Mantra.

 


La grafica è stata curata da OndemediE, con inseriti degli splendidi quadri di Beatrice Cignitti.

 


Abbiamo ascoltato Rosa mystica quattro-cinque volte (in anteprima): è insita una grande gioia nel nuovo lavoro a firma Tony Pagliuca, e, come detto, non occorre necessariamente essere religiosissimi né pensare a un'ispirazione strettamente mistica o esoterica che sia alla base dell'opera: Rosa mystica, pur se si snoda come un rosario (con diverse "variazioni sul tema", mentre si alternano l'"Ave, Maria" e il "Pater Noster"), denota la felicità - anche fisica - di chi ha suonato nel disco. Partecipare a tale progetto è stato certamente soddisfacente - e quasi un'esperienza di vita più unica che rara - per Giuseppe Vio (chitarre), Alberto Pagliuca (ukulele) e Paolo Vianello (batteria), i quali, insieme a Tony Pagliuca (tastiere), hanno accompagnato le voci di Elisabetta Montino (ex Quanah Parker) e di Andrea Saccoman (per notizie su Saccoman, cantante di Mestre, vedi anche il progetto Pagliuca Ensemble). C'è una certa "sacralità" di fondo, chiaro, ma questa è legata alla tradizione e alla storia tipiche di una civiltà che credevamo perduta (come se fosse quella assiro-babilonese!) e che invece ha continuato a vivere parallelamente a noi "moderni"... E questa musica sacra si sviluppa in chiave di affrancamento, di riscatto di stampo terapeutico: per chiunque. 

 "Rosa mystica". Un esemplare del fiore




Ma come mai Tony Pagliuca, il cui curriculum extra-Orme è ricco di scelte avanguardistiche, si è concentrato adesso sul tema della "Rosa mystica"?
La spiegazione l'abbiamo sottomano: il tastierista e compositore (ma è anche autore di testi teatrali) ha collaborato, non troppo tempo fa, alla realizzazione del CD di Papa Francesco Wake Up! Go! Go Forward! 

Papa Francesco e un album prog rock?

Eh sì. (Leggi questa... meta-recensione.) La base musicale di quel disco, scritta da Don Giulio Neroni e da Pagliuca, è un rock dalle varie sfumature in buona parte anche prog rock - e accompagna i discorsi del pontefice in diverse lingue. Undici le tracce presenti su Wake Up!, e la "mano" di Tony Pagliuca si sente: eccellenti le tastiere.

E adesso questa Rosa mystica, che esibisce la seguente scaletta



MISTERI DELLA GIOIA.

1. L'ANNUNCIAZIONE DELL'ANGELO A MARIA
2. LA VISITA DI MARIA AD ELISABETTA
3. LA NASCITA DI GESU' NELLA GROTTA DI BETLEMME
4. LA PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO
5. IL RITROVAMENTO DI GESU' TRA I DOTTORI NEL TEMPIO


ma, di fatto, ci offre un rosario (Pater Noster e Ave, Maria) che si snoda, nelle sue sottili varianti, per 33 minuti. Probabilmente i 5 capitoli della tracklist, chiamiamola così, vogliono servire principalmente a ritrarre l'animo con cui sono state registrate le diverse fasi della Rosa mystica. Gli episodi della vita di Gesù - fin dal suo concepimento - devono essere dunque pensati quale semiografia musicale, notazione. 

Il simbolismo mariano e l'allegoria mistica in forma di opera musicale iniziano in maniera fantastica, sacrale possiamo affermare, e la tensione viene sminuita un po' dal canto che riprende il Pater Noster con accompagnamento a intermittenza di ukulele (soluzione davvero originale in un concept siffatto, e riuscita).


L'Ave, Maria in latino che si avvicenda con il Pater Noster...


Ave, Maria, grátia plena,
Dóminus tecum.
Benedícta tu in muliéribus,
et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta María, Mater Dei,
ora pro nobis peccatóribus,
nunc et in hora mortis nostræ.
Amen.

Pater noster, qui es in caelis :
sanctificetur nomen tuum :
adveniat regnum tuum :
fiat voluntas tua, sicut in caelo, et in terra.

Panem nostrum quotidianum da nobis hodie :
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris
et ne nos inducas in tentationem.
Sed libera nos a malo.


È un accelerando, un accrescimento, che effettivamente diventa giocondo e, a un paio di minuti o addirittura a solo un minuto dalla fine, si distende infine in maniera liberatoria, per lasciare il posto a una coda gioiosa e semplice (ukulele + voce maschile). 

Si "sente" la partecipazione convinta dei singoli protagonisti di questo gioco prodigioso, che fonde ogni pensiero e senso di spiritualità in un magma di luce, di positività. Alla base del progetto c'è un'idea forse bizzarra - almeno per chi per anni si è occupato di rock e cose pagane -, ma Tony e consorti l'hanno abbracciata e l'hanno saputa ben interpretare, e così viene ribaltato ogni pronostico e il lavoro che altri avrebbero subdorato gravoso, cupo, sboccia invece in meraviglia e in joie de vivre


    Le più belle canzoni de Le Orme in una fantastica riscrittura per Piano Solo.


Breve biografia dell'artista

 

Pagliuca Antonio ("Tony") nasce a Pescara ma fin da piccolo vive in Veneto (è in pratica margherotto, più che pescarese). Impara la musica da autodidatta e con Le Orme attraversa l'epoca beat con il grande successo di "Senti l'estate che torna". Subito la band - grazie anche al suo suggerimento e ai suoi impulsi - fa il grande salto verso il prog, o meglio rock psichedelico (allora il prog rock era "pop"), con l'album Ad Gloriam. (La formazione classica delle Orme: Aldo Tagliapietra al basso, alle chitarre e voce, Pagliuca alle tastiere e Michi Dei Rossi alla batteria.) Dopo le esperienze londinesi (era il periodo post Beatles e Londra era popolata da gruppi come Quatermass, The Nice, Yes, Emerson, Lake & Palmer, Pink Floyd, Soft Machine: tutti argomenti convincenti, per Tony Pagliuca, affinché il suo gruppo si lasciasse il beat alle spalle e si dedicasse tout court al pop sinfonico e ancora meglio a sperimentare e creare cose nuove), ecco un altro LP poi divenuto cult, Collage, per la "regia" di Gian Piero Reverberi: apripista del progressive italiano. Il resto è la favola delle Orme che tutti conosciamo, da Uomo di pezza (il singolo "Gioco di bimba" rimase un bel po' nella hit parade!) attraverso tutti gli Anni Settanta (mitico Felona e Sorona!) e al paio di partecipazioni al Festival di Sanremo negli Ottanta. 



Con alcuni brani romantici (ma non smancerosi: intelligenti, eleganti e misteriosi), la band ebbe successo e, delle tre Orme, era lui, Tony, a prendersi la briga di rispondere alle critiche e cercare di spiegare che il riscontro di pubblico e dunque il successo commerciale non poteva essere demonizzato. E altre volte doveva spiegare invece la cosa opposta, ossia che la ricerca musicale della band doveva proseguire sempre e comunque, anche a costo di adottare svolte brusche e radicali.

Durante quel periodo assai fecondo, le musiche godettero più volte della supervisione del produttore Gian Piero Reverberi; e Pagliuca scriveva i testi, spesso criptici.


 Young Tony


Dagli Anni Novanta in poi, Pagliuca intraprende la carriera solista. L'attività concertistica è intensa, le collaborazioni che può vantare sono numerose. Gli album che incide (avanguardistici ma anche con canzoni di un certo impegno ecologico e sociale, come "Io chiedo", oltre che  reinterpretazioni di brani delle Orme) arriveranno a superare la mezza dozzina, e portano i titoli


Io chiedo (1990)

Immagin-arie (1993)

La notte della stella (1999)

Demos a Marghera (2003)

Re-Collage (2004)

Apres Midi (2010)

Canzone d'amore (2018)



Al Prog Exhibition di Roma del 2010 Tony Pagliuca e gli amici celebrano "40 anni di musica immaginifica". E gli amici sono Aldo Tagliapietra, Tolo Marton (altro ex componente delle Orme) e David Cross, già dei King Crimson. Il nome di quella straordinaria formazione: Once Were Le Orme.

A un certo punto del suo divenire professionale (agosto 2014; il luogo: Mulini di Dolo, VE) ha anche la soddisfazione di suonare insieme ai due figli Alberto Pagliuca - chitarre, basso e voce - ed Emanuele Pagliuca - percussioni. È il Pagliuca Trio, con papà all'Hammond e ai synthesizers. Direzione artistica - come in un'ideale chiusura del cerchio -: Gian Piero Reverberi.



  Solo al piano


   Re-Collage (con David Jackson)



Ordina Rosa mystica (M.P. & Records) presso G.T. Music


M.P. & Records è un marchio della G.T. Music Distribution di Antonino Destra
Via Municipio, 5 – 35019 TOMBOLO (Padova) – Tel. 049-9470749
email: mprecords@mprecords.it



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11/01/21

Billy Joel e la sua parentesi prog-psichedelica

Da adolescente Billy Joel (New York, 9 maggio 1949) si interessò di musica classica ma a 16 anni, come tanti della sua età, entrò in un gruppo rock, The Echoes.  


Dopo alcune vicissitudini, alla fine del 1965 gli Echoes cambiarono il loro nome in Emeralds e successivamente in Lost Souls. Joel abbandonò la band nel 1967 per unirsi a The Hassles,  gruppo di Long Island che aveva firmato addirittura con la United Artists Records. Nel corso dell'anno e mezzo successivo, The Hassles pubblicarono quattro singoli e due album (The Hassles e Hour of the Wolf). Furono fallimenti, dal punto di vista comemrciale. Joel e il batterista degli Hassles, Jon Small, lasciarono la formazione nel 1969 e decisero di tentare la fortuna come duo: ed ecco nati gli Attila

 Joel e Jon Small: gli Attila!


Pubblicarono l'album di debutto (Attila) nel luglio 1970. Però già ad ottobre i due musicisti si separarono: Joel aveva iniziato una relazione con la moglie di Small, Elizabeth...

 (La coppia si è poi sposata.)


In Attila, Joel usò un organo Hammond che alimentava direttamente gli amplificatori, ottenendo un suono più puro, e aggiunse un pedale wah-wah per ottenere maggiori effetti, nonché una tastiera per basso progettata da lui stesso: e così eccolo entrare a pieno titolo nella storia della musica elettronica popolare.



L'album è un mix di rock progressivo, psichedelia e hard rock. Stephen Thomas Erlewine (AllMusic) ci va giù alquanto duro: 

"Trattasi senza dubbio del peggior album uscito nella storia del rock & roll! Anzi: nella stessa storia della musica registrata! Abbiamo visto applicare molte cattive idee ad album di rock, ma niente eguaglia la colossale stupidità di Attila."

Lo stesso Billy Joel, del resto, definisce il disco come "merda psichedelica". In realtà - e siamo sinceri! - non è poi così malaccio. A volte ricorda Keith Emerson che combina cose folli con l'Hammond...


(Fonte: Federico Agüera, blog "Historia del la musica electronica popular") 



Elenco tracce


1 Wonder Woman  (0:00)

2 California Flash (3:35)

3 Revenge is Sweet (7:10)

4 Amplifier Fire / Part I: Godzilla (11:15)

5 Amplifier Fire / Part II: March of the Huns (14:40)

6 Rollin' Home (18:58)

7 Tear This Castle Down (23:54)

8 Holy Moses  (29:45)

9 Brain Invasion  (34:31)

    Billy Joel: tappe di una carriera coronata dal successo   
             




Band romana davvero ottima: Wish

Stay Here My Friends è il titolo del loro - finora - unico album, sospinto dalle tastiere di Salvatore Patti e con un bel reticolato sonoro di chitarra elettrica (Giorgio Simonetti, anche basso) e  batteria (Massimo Mercurio).


Belli anche i testi e gradevolissimo il canto in inglese (Piergiorgio Franceschelli). 



Wish su Bandcamp  



Format: CD, Album, Digipack CD
Country: Italy     Released: 2019
Genre: Rock      Style: Prog Rock

Tracklist

1Like A Yes
2Deep Wish
3Dancing With Myself
4Scrambled Eggs
5Church
6Stay Here My Friends

Credits

    • Drums – Massimo Mercurio
    • Guitar, Bass, Backing Vocals – Giorgio Simonetti
    • Keyboards – Salvatore Patti
    • Lead Vocals, Backing Vocals – Piergiorgio Franceschelli


CD presente anche sul catalogo GT Music Distribution


Dateci un ascolto e, se possibile... contribuite alla realizzazione di un'opera seconda, comprando il CD - anche in digitale...


Wish su Bandcamp  


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10/23/21

Mauro Mulas Trio - 'Chiaroscuro'

 Biografia di Mauro Mulas



 Mauro Mulas nasce a Nuoro il 31/05/1977.

Inizia lo studio del pianoforte all’età di quattro anni.

La possibilità sin dall’età di otto anni di suonare ed esibirsi con una band di suo zio è determinante nel suo backgroud culturale oltreché nell’approccio con la musica, e questo lo porta ad avvicinarsi a generi come il rock, il blues e il jazz.

Nascono cosi i primi esperimenti musicali orientati decisamente verso il Rock progressive con il gruppo Entity, da lui fondato, con cui incide due demo; “Il Naufragio della speranza” del 1999 ed “Entità Doppia” del 2002, e il disco pubblicato a fine 2013 Il Falso Centro, edito dalla Locanda del Vento, una diramazione dell’etichetta Lizard.

La ricchezza di spunti del progressive lo stimola all’approfondimento degli studi musicali.

Studia presso il conservatorio di Cagliari dove consegue il compimento inferiore di composizione sotto la guida del Maestro Franco Oppo nel 1999 e la laurea di I e II livello in musica elettronica nel 2007 a pieni voti con Sylvian Sapir ed Elio Martusciello.

Compie inoltre numerosi studi Jazzistici con musicisti di fama internazionale come Dave Liebman, John Taylor, Steve Lacy, Paolo Fresu, Roberto Cipelli e Peter Waters, approfondendo lo studio del pianoforte jazz, della composizione e arrangiamento.

Ha collaborato con il Centro Sardo Studi e Ricerche, con “Gli amici della musica” e con Spazio Musica in qualità performer, tecnico del suono e curatore del live electronics in numerosi concerti.

Svolge un’attività concertistica in qualità di tastierista e pianista jazz collaborando con numerosi musicisti.

Nel 2001 apre il concerto dei Jethro Tull a Cagliari con il gruppo KTL.

Nel 2004 suona al Festival “Time in Jazz”.

Nel 2006 suona con il gruppo Blu:z Tep al festival Narcao Blues.

Sempre nel 2006 suona al festival In progress one con il gruppo KTL.

Nel 2007 suona al festival Sant’Anna Arresi jazz con il saxofonista Max Ionata.

Nel 2011 suona all’European Jazz Expo con la Paolo Nonnis Super Band.

Nel 2014 suona con Antonella Ruggiero in una rassegna presso Villa Piercy, nelle montagne di Bolotana.

Continuano le numerose rassegne e concerti come pianista della Paolo Nonnis Big Band, con la resident band del club Jazzino di Cagliari, con cui accompagna numerosi ospiti nazionale ed internazionali.

Collabora inoltre con altri numerosi artisti, tra cui il cantautore Flavio Secchi e lo storico gruppo hip pop sardo Balentia.

Ha composto ed eseguito due pezzi in piano solo nel disco lliad, prodotto da Colossus project ed edito dalla Musea nel 2010. Prende parte anche ai progetti Decameron part II e Decameron Part III, entrambi prodotti da Colossus project ed editi da Musea, per i quali realizza due suite.

Nel febbraio 2012 viene pubblicato il cd del progetto originale M’organ Quartet, edito da Ultrasound records, nel quale viene registrato anche un brano di sua composizione.

 


Svolge una intensa attività in studio di registrazione lavorando come turnista, performer, produttore e tecnico del suono specializzato in mixaggi e mastering in numerose produzioni.

Ultimamente sta lavorando ad un suo progetto solista con una imminente uscita discografica e collabora ad un progetto recentemente finanziato dalla Regione Sardegna, che relaziona la musica con il nuoto, legato sia ad atleti agonisti che paraplegici, lavorando sulla musica che serve ad aiutare gli atleti nella loro attività sportiva.



 Buy!   (G.T. Music)

    Distribuzione: G.T. Music Distribution

       Pubblicato da: Micio Poldo Edizioni Musicali

 

La formazione a tre sembra essere la dimensione ideale per Mauro Mulas, il quale anche in passato ha fatto spesso uso di questa formula. 


   Un trio di Mauro Mulas leggermente diverso: mentre alla batteria vediamo Pierpaolo Frailis (presente anche in Chiaroscuro), invece del contrabbasso di Atzori c'è qui Roberto Deidda alla chitarra; e Mulas non suona il piano ma le tastiere elettriche.


Chiaroscuro è certamente uno dei capisaldi della pur lunga e intensa carriera del musicista nuorese. Dopo gli studi (composizione e musica elettronica) e le esperienze con il gruppo Entity, nonché innumerevoli esibizioni e lavori di registrazione e produzione per vari artisti, si è unito a due compagni di palco -  il contrabbassista Alessandro Cinzio Atzori e il batterista Pierpaolo Frailis - ed ecco questo album, con musica scritta e arrangiata da Mauro Mulas, qui al pianoforte e non, come altrove, ai sintetizzatori.


   Mauro Mulas Trio - "Il senso della vita", breve spezzone dal vivo




Da un'intervista a Mauro Mulas su 'Arlequins' a proposito del progetto "prog" Entity.


"Come musicista hai qualche tastierista a cui ti ispiri, o che ti piace particolarmente?"


"A parte Keith Emerson, sicuramente Jan Hammer. Anche Chick Corea mi piace molto. Per restare in campo progressive, un altro è Rick Wakeman, anche se non apprezzo in particolare il suo modo di restare spesso ancorato a certe soluzioni barocche. Un lavoro che mi piace molto degli Yes è Tales from Topographic Ocean, che contiene a mio avviso molte idee originali."




 
Chiaroscuro


Tracklist

1. Un Giorno Ancora 3:52

2. Agitazione 6:40

3. Grey 7:27

4. Bobcat 5:51

5. Equilibrio Precario 5:04

6. Milonga 5:37

7. Trash Blues 4:47

8. Ballad 5:51

9. Chiaroscuro 6:40

10. Vertical 3:09

11. Il Senso Della Vita 3:48



L'incipit, "Un giorno ancora", è una fantasia pianistica, quasi memoria della "sapienza" prog rock, non solo strettamente classica e jazzistica. Il motivo viene ripetuto con lievi variazioni, esplorato nelle sue potenzialità. Da questo punto si dipana una serie di note che ci prende, ci intriga, e ancora Atzori e Frailis accompagnano con una certa discrezione... finché non parte "Bobcat" e allora questo lavoro prende davvero quota anche in senso ritmico. 

Sono tutti pezzi gradevoli, alcuni entusiasmanti ("Vertical": quanta giocosità creativa!). Ma, muovendosi dall'alfa all'omega, e dunque dalla prima all'11sima traccia, il momento più alto in cui ci si imbatte nel CD è "Trash Blues", brano che ci costringe a battere il  tempo... se non addirittura a schizzare in piedi e ballare. Davvero ben fatto.

Il lirismo di "Ballad" (ottava traccia) precede la straordinarietà di "Chiaroscuro", pezzo giustamente scelto per battezzare l'album, per via della sua complessità e dell'interplay importante della pariglia bass+drums. Non stiamo comunque qui a parlare nel dettaglio delle altre tracce singolarmente: occorre solo ascoltarle, e goderne. 

In certi istanti, l'ascolto di Chiaroscuro ci riproietta dentro un club pieno di fumo, di quelli che un tempo si era soliti frequentare (e non solo a Harlem o a St. Louis!), con un palcoscenico angusto sopra a cui si scatena la grandezza di geni sconosciuti del jazz e la cameriera che fa la spola tra il bar e le zone d'ombra.

La song dal titolo "Il Senso Della Vita" è una chiusura "a fronte serena", il messaggio di uno spirito illuminato, di qualcuno che ha finalmente trovato pace.

Donando questa pace, questa nuova consapevolezza, anche a noi.

E rimettiamo il disco sul piatto (cioè: facciamo ripartire l'album sul nostro mp3-player), tornando ad assaporarne ogni nota, tutte le sfumature...


   "Un giorno ancora", una delle composizioni presenti in Chiaroscuro


 


 Un particolare dell'immagine della cover



La bella copertina, opera di OndemediE, dà il senso "crepuscolare-tranquillo" della musica, con il vento al minimo (si deduce dalla manica a vento nella foto) e un paesaggio anch'esso "minimale", si direbbe, rarefatto: simbolo di libertà e forse anche di rassegnata solitudine. Nei brani di Chiaroscuro c'è energia, competenza, a tratti gioia, ma scaturita - si direbbe - dopo vari alti e bassi e per la raggiunta coscienza di dover mettere il sé (non l'ego, attenzione!) davanti al mondo.


Registrato a Cagliari nell'ottobre 2020 presso "La Lavanderia Studio" da Flavio Laconi


Mixaggio e mastering: Mauro Mulas e Andrea Locci

Producer – Mauro Mulas, Vannuccio Zanella

Mauro Mulas è anche su Spotify

L'album su G.T. Music

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Come già detto, prima di arrivare a Chiaroscuro, da protocollare la pubblicazione - "tarda", purtroppo - de Il Falso Centro, album degli "storici" Entity, banco di prova progressive del musicista sardo e di alcuni suoi accoliti di allora. Parliamo al passato poiché lo 'studio album' in questione venne realizzato tra il 2009 e il 2012, e, quando la Lizard (o meglio la Locanda del Vento, sua sottoetichetta) lo pubblicò nel 2013-2014, degli Entity in vero stavano pian piano svanendo le tracce: un altro capitolo assai interessante ma in pratica forse già chiuso di Mauro Mulas, il quale si muove in continuazione... per tornare ancora e sempre al suo grande amore, il jazz. 



Il Falso Centro è comunque un prodotto da scoprire, un "concept" tipicamente progressive, una serie di brani che formano un'unica storia. La narrazione si accentra sul risveglio di coscienza di un uomo, un uomo che vuole reimpossessarsi della propria vita e, per farlo, sa che occorre abbattere l'ego, che è frutto dell'invadenza di una società che risucchia le persone nei propri meccanismi. Il cantato è in italiano.



Songs / Tracks Listing (album Il Falso Centro)

1. Davanti allo specchio (4:45)

2. Il Desiderio (16:37)

3. Il Tempo (8:41)

4. Il Trip dell'ego (5:26)

5. "ANT" (9:27)

6. L'armatura (12:42)

7. La Notte oscura dell'anima (5:59)


Total Time 63:47


Line-up / Musicians

- Sergio Calafiura / vocals

- Marco Panzino / drums

- Marcello Mulas / guitars

- Gigi Longu / bass

- Mauro Mulas / keyboards


Releases information

Label: Lizard Records/Locanda del Vento (LDV0000007)

Country: Italy

Release date: 1st February 2014


Su etichetta e distribuzione GT Music Distribution

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   Mauro Mulas omaggia Keith Emerson: "Manticore"


In Chiaroscuro siamo più vicini a Thelonius Monk e a Chick Corea che non a Keith Emerson. Come abbiamo già largamente visto, Mulas padroneggia sia il linguaggio jazz che quello prog rock (genere che, è risaputo, tanto attinge dal jazz) e si districa molto bene sia con le impressioni marca John Coltrane che con le suites degli ELP. 

A John ('Trane') questo album sarebbe piaciuto. Ma anche a Markus Miller, a Pat Metheny... Il Mauro Mulas Trio, noi speriamo, non si fermerà a tale prova (superata alla grande), ma continuerà a suonare e pubblicare insieme.




 Mulas in una foto scattata sul palco insieme a Rubens Massidda ('Massidda & Mulas live'), 2013



Quest'altro progetto (vedi video sottostante) si chiamava KTL, nato dalle idee del musicista e producer Marco Angioni, che con l'aiuto di Mulas e di parte dei componenti degli Entity ha portato quei pezzi nati in studio in concerto.
Nel 2001 KTL ha aperto il concerto dei Jethro Tull al Molo Ichnusa e nel 2006 il gruppo si è esibito nel festival "InProgress One" di Sestu.


A parte le cose con gli Entity e i KTL, Mulas vanta numerosi collaborazioni con artisti e gruppi non solo sardi. Ha partecipato all'album I racconti del mare degli Akroasis di Pierpaolo Meloni, organizzatore del festival InProgress One, rivisitando per pianoforte due loro tracce. Ha partecipato al progetto Colossus Iliad, di Marco Bernard, con due brani per pianoforte di propria composizione (vedi su Spotify: Iliad, a Grand Piano Extravaganza). C'è poi da segnalare l'album del M'Organ Quartet, con il chitarrista Massimo Ferra: un lavoro di jazz-rock con qualche influenza progressiva.

Ha inoltre realizzato una composizione per l'ambizioso progetto Colossus sul Decameron: una suite in quattro parti dove suona pianoforte e tastiere e dove si sentono anche il clarinetto di Marco Argiolas e la batteria di Marcello Mameli. 




Molto belle anche le sue esibizioni in duo con Sergio Calafiura (cantante degli Entity), una delle voci più gradevoli della canzone italiana. (Cercate i video su Youtube!)





Mauro Mulas su Spotify

Chiaroscuro su G.T. Music

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