Non tutti gli album (e i CD) riescono col buco, e In the Region of the Summer Stars
ne è un esempio clamoroso. Basti pensare che durante l'ascolto ci siamo
ripetutamente sorpresi a rimpiangere i buoni, vecchi - e tanto
bistrattati - Ekseption...
Enid versione Terzo Millennio. Tuttora la band dà concerti o entra in studio di registrazione. Sporadicamente.
The Enid è un progetto creato da Robert John Godfrey,
ex pianista classico che decise di tentare la fortuna nel rock. Dopo
una parentesi relativamente lunga (fin dal 1969) con i Barclay James Harvest (dai quali venne allontanato presuntemente per la sua omosessualità) e dopo un album firmato col proprio nome (Fall Of Hyperion,
ispirato a poesie di Keats), si mise insieme ai chitarristi Stephen
Stewart e Francis Lickerish, fondando appunto The Enid. Il gruppo - a
volte fu un quintetto, a volte un quartetto - sembrò avere fin
dall'inizio un futuro roseo: numerosi i suoi estimatori; primo tra tutti
Tony Stratton-Smith, proprietario della leggendaria label Charisma.
L'eccentrico
Godfrey ci tenne a sottolineare fin da subito che The Enid non era un
gruppo progressive, e tuttavia non si fece scrupoli di usare le riviste e le
fanzine dedicate a quel genere per fare pubblicità al suo progetto.
L'eco fu abbastanza grande; e immeritato, secondo noi. Non abbiamo
niente contro la musica strumentale (abbiamo già citato gli Ekseption),
ma siamo del parere che The Enid non aggiungano niente né al prog rock,
né tantomeno all'universo dei suoni in generale.
Di difficile classificazione il loro output. Avevamo letto che si tratta di "fusione tra rock e classica", ma secondo noi è solo neoclassica. Di grande livello, sicuro, ma di "rock" c'è poco. In the Region of the Summer Stars,
album-debutto della band cosi tanto acclamato ("una grande
riscoperta!"... "cresce dopo ogni ascolto!"...), è stato ristampato con
l'aggiunta di ben sei tracce; ed è questa l'edizione in nostro possesso.
È un'opera strumentale, come dicevamo... e ciò sebbene fosse stata concepita per essere un album cantato. Il fatto è che il cantante, Peter Roberts, commise suicidio nel capodanno del 1975. Roberts venne ritenuto insostituibile e, di conseguenza, l'album venne ri-registrato senza le parti vocali.
Altra curiosità: avrebbe dovuto chiamarsi The Voyage of the Acolyte, ma Steve Hackett prese in contropiede Godfrey & Co. con un lavoro dallo stesso titolo e persino con lo stesso concetto (una sequenza di narrazioni basate sulle figure dei tarocchi). Ne In the Region of the Summer Stars Godfrey si lascia ispirare anche da testi dello scrittore Charles Williams.
Il nostro responso: cresce di poco soltanto al secondo o terzo ascolto. Ma davvero di poco! Ci abbiamo messo
tutta la buona volontà (incoraggiati da un amico che evidentemente
stravede per il progetto-di-tutta-una-vita di Robert John Godfrey), ma inutilmente. L'ascolto rimane
un'esperienza sciatta... Almeno per chi si aspetta di trovare un'opera di rock progressivo.
Ma
immergiamoci nell'analisi del disco - che, non a torto, viene
ritenuto tra i migliori in assoluto di The Enid, i quali hanno una discografia quantitativamente non proprio scarsa -: i brani "The Fool", "The
Tower of Babel" e "The Reaper" ci trasferiscono già in un'atmosfera
inconsistente, con sorprendenti sbirciatine al Concerto Grosso dei New Trolls (quelli sì maestri di fusion!) e addirittura a C'era una volta il West
di morriconiana memoria. Sentire per credere. "The Loved Ones", quarto
solco, è un melodramma per pianoforte e orchestra che fallisce
assolutamente di suscitare la benché minima emozione.
E al più tardi da questo momento abbiamo il sospetto di stare ascoltando musiche da film.
Un primo squarcio tra le nubi è "The Demon King", track vivace, rapsodica, con interessanti discordanze volute. Purtroppo, con il pezzo successivo - il sesto: "Pre-Dawn" -, si ricade in una New Age per sempliciotti. Fa paura, nonché rabbia, la presuntuosa grandesse di "Sunrise". E merita un discorso a parte "The Last Day", track n. 8. "The Last Day" inizia come una parodia del Bolero di Ravel che si trasforma poi in una parodia di Pierino e il lupo di Stravinsky e sfocia in una simil-sinfonia in pompa magna (God Save The Queen!) per, infine, gentilmente assottigliarsi in una sorta di Aprés-midi d'un faune. E' certamente tra le composizioni più varieggianti dell'album, ma non convince appunto per la sua natura meramente imitativa.
Al breve intermezzo "The Flood" segue "Under the Summer Stars", pastiche
dove c'è proprio di tutto: dal flauto dolce alla chitarra acida, ma - ancora - con lo snervante effetto orchestrale in gran spolvero.
Senza un briciolo di fantasia compositoria la track 12: "Judgement". Che lascia però spazio al brano migliore in assoluto (insieme a "The Demon King"), ovvero a quel "In the Region Of The Summer Stars" che dà il titolo all'opus. Il secondo e ultimo raggio di sole che filtra da una cortina assai plumbea.
Facit: regalate questo album a chi si fa beffe dei mitici Ekseption e afferma che non fanno parte della grande famiglia del prog rock! Vedrete che si ricrederà.
Al di là della diatriba stilistica, inutile specificare che The Enid erano musicisti "with the balls". Eccoli qui esibirsi dal vivo all'Hammersmith Odeon di Londra (noto anche come Hammersmith Apollo) nel 1979.
Qualche annetto fa, intervistato dal magazine tedesco Eclipsed, Mikael Åkerfeldt, cantante e chitarrista degli Opeth, nonché grande collezionista di dischi, ha affermato che letteralmente ama l'unico album mai realizzato dal gruppo italiano Il Paese dei Balocchi, e che non comprende come mai tali maestri del prog non siano andati avanti con il loro progetto.
"L'album è innaturalmente buono" ha dichiarato "e contiene tutti gli elementi che io apprezzo del progressive rock. È epico, e viene meravigliosamente accompagnato dall'orchestra. Gli archi sono grandiosi, ogni cosa è inscenata in maniera triste e oscura..."
Una conferma ci arriva da Giuseppe Tosi, che su Youtube commenta:
"Decisamente bello anche per l'uso misurato dell'orchestra sinfonica. Alcune parti rimandano a Stravinskij, ma si spazia con grande creatività, con citazioni buttate qui e la (da Morricone ai King Crimson) e un'atmosfera generale pacata e romantica che li rende unici nel panorama prog italiano (qualche similitudine col Museo Rosenbach, ma il loro Zarathustra arriverà un'anno dopo). E' un peccato che tra le tante, recenti rivalutazioni di molte opere del nostra progressive, questa continui inspiegabilmente ad essere ignorata. Assolutamente da ascoltare e rivalutare."
A quanto pare Mikael Åkerfeldt ha già fatto grande pubblicità per questa perla smarrita del prog italiano: sulla pagina dov'è presente il video, si sono infatti raccolti ascoltatori da ogni parte del mondo, e quasi tutti dicono di essere stati "mandati" da lui...
Allora, sorbiamoci insieme questo capolavoro.
01 Il Trionfo Dell'egismo,Della Violenza, Della Presunzione e Dell'Indifferenza 02 Impotenza Dell'umilta' E Della Rassegnazione 03 Canzone Della Speranza 04 Evasione 05 Risveglio E Visione Del Paese Dei Balocchi 06 Ingresso E Incontro Con I Baloccanti 07 Canzone Della Carita' 08 Narcisismo Della Perfezione 09 Vanita' Dell'intuizione Fantastica 10 Ritorno Alla Condizione Umana
LP cover
Line-up:
Armando Paone (vocals, keyboards)
Fabio Fabiani (guitar)
Marcello Martorelli (bass)
Sandro Laudadio (drums, vocals)
Il Paese Dei Balocchi nacque sui resti della band Under 2000, che si era formata a Roma nel 1965. L'unico loro LP sembrerebbe quasi aver ispirato gruppi come Rovescio Della Medaglia e Museo Rosenbach...
A comprovare ciò ci sarebbe il fatto che un breve brano iniziale de Il Paese Dei Balocchi viene eseguito da un secondo tastierista, nella persona diFranco Di Sabbatino, il quale sarà poi il tastierista del Rovescio Della Medaglia. Tra l'altro in "Evasione" a me pare di riconoscere un po' di Parsifal dei Pooh, che uscirà appena l'anno dopo...
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Il chitarrista del Paese Dei Balocchi, Fabio Fabiani, racconta l'intera storia del disco in questo sito di progressive rock (in inglese), sottolineando che, sebbene le vendite fossero state scarse, c'era addirittura in ballo un secondo album. Il gruppo però non riuscì ad andare al di là del disco d'esordio e finì per sfasciarsi nel 1974, quando il tastierista, Armando Paone, emigrò nel Golfo Persico, guadagnandosi laggiù la vita come pianista di piano bar.
Leggete l'intervista: è un romanzo di amicizia, di delusioni e di emigrazione.
Si tratta sicuramente di divulgazione di alto livello, cultura musicale con le maiuscole (cioè "with the balls") e dunque... Cultura Musicale. L'appuntamento del venerdì sera è ormai un "must" storico per tutti gli appassionati.
Molto belle le puntate a tema. Esiste una serie di documenti - vera e propria piccola antologia - dedicata al jazzrock italiano. Poiché la trasmissione è stata ribattezzataProg 2.0 & Dintorni, a sottolineare quindi una specializzazione sui gruppi degli ultimi decenni, si incontrano qui (vedi gli ultimi quattro video in questo post) non solo nomi come gli Area, i Perigeo e gli Arti & Mestieri, ma anche DFA (Duty Free Area), Accordo dei Contrari, Gli Ingranaggi della Valle, i Möbius Strip, gli Aliante, Il Rumore Bianco ecc., ovvero le nuove realtà della fusion e del jazz-rock.
"Formed in 1970 in Milan, Italy - Disbanded in 1973 - Reformed in 2010"...
Gli Alphataurus sono uno di quei gruppi leggendari che, dopo un primo, formidabile album (Alphataurus, 1973), sembravano svaniti nel nulla - rimanendo noti solo ai veri cultori del genere - per poi fare capolino negli Anni Novanta grazie a un'iniziativa della Mellow Records (ma trattavasi di una serie di demo più che altro) e per riformarsi finalmente nel 2009-2010 ca., appunto, per volere di alcuni membri originari.
Il loro prog rock ha sfumature heavy e ricorda i Museo Rosenbach e il Balletto Di Bronzo. Se dobbiamo citare gruppi stranieri che potrebbero somigliare a loro, i due poli sono certamente i Deep Purple per quanto riguarda il blues-rock e i Van Der Graaf Generator per il rock sinfonico dall'impronta esistenzialista.
Il loro debutto venne pubblicato dall’etichetta Magma, fondata nello stesso anno 1973 da Vittorio De Scalzi (chitarra e voce dei New Trolls) e dal fratello Aldo. Alphataurus è un disco di prog melodico elegante ed evocativo fin dalla copertina, dove si vede una colomba con un ramoscello d’ulivo nel becco intenta a sganciare una sfilza di bombe. Spiccano senz'altro i brani "La mente vola" e "Peccato d'orgoglio". "Ombra muta" è nata da una jam originaria dalla durata di 25 minuti. Ottimo anche l'hard rock "Dopo l'uragano" (parente stretto dei New Trolls dell'epoca, oltre che dei già citati Deep Purple), mentre "Croma", pur se scritta in poco tempo per completare il minutaggio, è uno strumentale godibile, efficace nell'economia del vinile. In quest'opera si mettono in luce il cantante Michele Bavaro (uno dei più bravi nel panorama dell'IPR, ossia "Italian Progressive Rock") e il tastierista Pietro Pellegrini.
Il complesso decise di sciogliersi proprio mentre erano in corso le registrazioni del loro secondo full-length; registrazioni che, per via dello scarso riscontro ottenuto dall'album eponimo, rimasero "in archivio" fino al 1992, quando la Mellow Records le pubblicò su CD con il titolo Dietro l’uragano... e ciò nonostante esse contengano brani abbozzati e privi del cantato.
Formazione in Alphataurus:
Pietro Pellegrini: tastiere, sintetizzatore, vibrafono
Alfonso Oliva: basso
Giorgio Santandrea: batteria
Guido Wasserman: chitarra
Michele Bavaro: voce
Tracklist:
01- Peccato d’orgoglio
02- Dopo l’uragano
03- Croma
04- La mente vola
05- Ombra muta
Latte e Miele, Murple, il Cerchio d’Oro, Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, Garybaldi... sono solo alcuni dei nomi dei gruppi che, a quarant'anni e oltre dal debutto nel pieno della stagione d'oro del progressive ( = ricerca, sperimentazione, contaminazione), hanno deciso di riproporsi al pubblico celebrando una reunion, grazie anche al rinfocolarsi dell'interesse per l'universo prog rock.
Stesso destino per gli Alphataurus: Pietro Pellegrini (tastiere), Giorgio Santandrea (batteria) e Guido Wasserman (chitarra e voce) decidono di far risuscitare la band, completando la line-up con i colleghi Andrea Guzzetti (tastiere e voce), Fabio Rigamonti (basso e voce) e Claudio Falcone (voce solista). Dopo un periodo di rodaggio con concerti live (da cui nasce un disco: Live in Bloom), presentano nel settembre 2012 un lavoro in studio dal titolo AttosecondO, con composizioni originali e confermando la formazione dei live di sei elementi con due tastiere. Il disco vede ai drums Alessandro "Pacho" Rossi, giacché Giorgio Santandrea aveva lasciato la formazione a fine 2011 per dedicarsi ad altri progetti.
La strumentale "Ripensando e…", "Claudette" e "Valigie di terra", già apparse in versioni primigenee sul postumo Dietro l’uragano (il CD che riesumava vecchi provini), ora appaiono in tutto il loro splendore, con le tastiere in gran spolvero a rimandare al miglior symphonic rock italiano e internazionale - e non senza chiari riferimenti emersoniani (gli ELP sono sempre un faro per tanti gruppi anche di casa nostra...). Ottimi gli interventi chitarristici, che spingono talvolta sul versante hard rock. "Gocce" è forse il pezzo più apprezzabile di AttosecondO, più vario, più eclettico, quello che racchiude tutte le caratteristiche del più classico progressive rock.
Claudio Falcone: lead & backing vocals
Guido Wassermann: guitars, keyboards (4), vocals
Andrea Guizzetti: piano, synths, vocals
Pietro Pellegrini: Hammond organ, synths
Fabio Rigamonti: bass, vocals
Alessandro "Pacho" Rossi: drums, percussions
Nell'aprile 2013 Fabio Rigamonti, bassista della band dal 2010, con cui ha realizzato sia il disco dal vivo che il secondo album in studio, lascia gli Alphataurus e viene sostituito da Marco Albanese. Nell'ottobre 2013 Alessandro "Pacho" Rossi, batterista in formazione dalla fine del 2011 che ha suonato in AttosecondO, lascia per venire sostituito da Diego Mariani.
Nel 2018 gli Alphataurus partecipano al meeting prog StratosFestival assieme a The Winstons presso il Parco Increa di Brugherio. Il 2 maggio 2019 sono stati a Cinisello Balsamo per un concerto di beneficenza. E il 21 novembre 2020 suoneranno al Club il Giardino di Lugagnano di Sona (Verona) insieme ai QDT (Quel che Disse il Tuono).
La storica formazione meneghina viene tuttora sorretta da due colonne vetuste ma salde: Pietro Pellegrino (Hammond, synth) e Guido Wassermann (chitarra, tastiere). Un acquisto sicuramente vincente si è rivelato fin da subito il cantante, Claudio Falcone.
La musica sembra New Age, ma la seguente canzone, dal titolo "Don't Give Up" ("Non arrenderti"), è cantata da due miei idoli: Peter Gabriel e Kate Bush.
Fate attenzione al testo: dà i brividi. Racconta infatti del nostro presente...
La dedico a tutte le donne, le donne che ci sono vicine e ci danno conforto in questi tempi grami, in cui i furbetti si prendono il potere e chi è serio e onesto viene messo in disparte, impoverito e umiliato.
Ecco Gabriel & Bush, dunque.
Lei è formidabile. Chi non vorrebbe tenere tra le braccia una donna come Kate ("Cat", la gatta) Bush?
Don't Give Up
Peter Gabriel
In this proud land we grew up strong We were wanted all along I was taught to fight, taught to win I never thought I could fail
No fight left or so it seems I am a man whose dreams have all deserted I've changed my name, I've changed my face But no one wants you when you lose
Don't give up 'Cause you have friends Don't give up You're not beaten yet Don't give up I know you can make it good
Though I saw it all around Never thought I could be affected Thought that we'd be the last to go It is so strange the way things turn
Drove the night toward my home The place that I was born, on the lakeside As daylight broke, I saw the earth The trees had burned down to the ground
Don't give up You still have us Don't give up We don't need much of anything Don't give up 'Cause…
David Gilmour conobbe la sedicenne Kate nel 1975.
“Ero intrigato da quella strana voce" spiegò Gilmour. "Sono andato a casa sua nel Kent e ho incontrato i suoi genitori. Lei ha suonato per me e ho pensato che avrei dovuto provare a farle sfruttare il suo talento.”
Gilmour lavorerà con la Bush come produttore esecutivo per il suo primo album, The Kick Inside (1978), avviandone così l'incredibile carriera.
Un paio delle foto che vi presentiamo in questa sede sono tratte dal photoshooting per l'artwork dell'album Hounds of Love (1985).
Per certa parte degli Anni Novanta e l'inizio dei 2000 Kate sembrò volersi nascondere dalla vita pubblica e non volere più aver nulla a che fare con il mondo dello spettacolo. Si ritirò a tutti gli effetti dalla scena musicale, probabilmente a causa della morte del chitarrista e collaboratore Alan Murphy, a causa della fine del suo rapporto affettivo con il musicista Del Palmer e per via della dolorosa perdita di sua madre. Inoltre, nel 1998 diede alla luce un bambino, il cui padre è il chitarrista Danny MacIntosh. Ma neppure molti suoi fans conoscevano i dettagli della sua vita privata ed erano inconsolabili. La grande Kate aveva forse già espresso tutto quello che aveva da esprimere? Poi, nel 2005, uscì Aerial...
E' tornata! Dopo 12 anni, la più indipendente tra tutte le artiste mainstream d'Inghilterra si riaffaccia alla ribalta con un album eclettico (Aerial) riproponendoci la sua inconfondibile voce.
Kate Bush, "La Boush", trasse dall'album anche un singolo,"King Of The Mountain". La canzone parla di Elvis Presley ma allude pure all'affaire Jonathan King.
La vicenda, in breve: nel 2001 scoppiò uno brutto scandalo a Londra, che vide coinvolto l'ex produttore e re dell'easy listening King (scopritore tra l'altro dei Genesis). King fu arrestato con l'accusa di aver abusato sessualmente di alcuni adolescenti e fu condannato a scontare una pena.
...
Prima di Aerial c'erano stati dei "contentini" per i fans, come ad esempio collezioni su CD. E tanti articoli che ne commemoravano le gesta canore. Vedi il seguente, su The Songs of Kate Bush.
Se amate Kate Bush (per alcuni una diva intramontabile, per altri una gatta isterica...) visitate il link soprastante. È un bell'articolo davvero.
Per quanto riguarda Prog Bar Italia... ebbene, non c'è niente di cui vergognarsi: noi adoriamo Kate e due sue canzoni in particolare: "Wuthering Heights" e "Babooshka":
Bella ovviamente anche quest'altra pietra miliare del suo canzoniere:
Il gruppo di Lodi ha iniziato quest'opera ovviamente ben prima dell'avvento del Covid-19, ma è stato durante il vero e proprio "virus time" che si è ritrovato a farlo uscire. Fatto sta che già alcuni brani sono diventati proposte ricorrenti su varie progrock-webradio. A piedi nudi sull'Arcobaleno è un bell'esempio di come sia importante resistere, crederci sempre. Attinendosi alla filosofia del fare.
"Se l'uomo rabbia avrà su rabbia che c'è già chi vincerà?"
Due anni fa la band si era praticamente sciolta (a lavoro già iniziato con Fabio Zuffanti). Simone Pesatori - che, in qualità di cantautore, è noto anche come Émonis - ha riattaccato tutti i cocci e il risultato è questo disco. Il CD è di ottima manifattura, con un libretto contenente foto e belle grafiche, oltre ai testi. Non soltanto la produzione artistica di Zuffanti: è da sottolineare il mastering, effettuato dall'Eleven Mastering Studio.
Il rock (heavy a tratti) dal carattere altamente lirico può essere associato a lavori "radio-friendly" di gruppi prog dal successo internazionale. Nelle lunghe sequenze prettamente progressive, il cuore ha sbalzi di gioia, riconoscendo la felice mistura tra rock sinfonico (diciamo pure: pinkfloydiano, negli assoli chitarristici) e la bellezza espressiva della lingua di Dante. L'energia della melodia suggerisce la compiutezza della ricerca estetica, contraddistinta dalla voglia di confermare il canone già fissato nel primo album (Frammenti d'Incanto). Qui un medley di quel CD.
In realtà la produzione in toto dei Sintonia Distorta (che esistono dal 1995) comprende un archivio ben più vasto, come si può appurare consultando la loro homepage, e include diverse cover di brani celebri del pop, del pop rock. Ma Frammenti d'Incanto (2015) viene citato perchè, insieme a quello presente, è l'unico lavoro uscito per una label - si tratta della Locanda del vento, affiliata della Lizard Records.
"La rivincita di Orfeo" è il brano forse più rappresentativo di A piedi nudi sull'Arcobaleno. Il flauto di Marco Miceli qui è dominante; con Paolo Viani come guest alla chitarra (sentite il 'solo' nella seconda parte!).
"Fui un uomo che visse in armonia ridendo del freddo Gaudio e melodia dispensai col suono della mia lira"
01. Solo un Sogno (...dimmi che ti basta) feat. Roberto Tiranti alla voce 02. A piedi nudi sull'Arcobaleno feat. Luca Colombo alla chitarra 03. Alibi 04. Sabri 05. La rivincita di Orfeo feat. Paolo Viani - chitarra 06. Madre Luna feat. I Musici Cantori di Milano Label: Lizard Records
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Proprio Miceli sembra essere l'asso nella manica dei Sintonia Distorta. La sua sensibilità e la sua bravura risaltano, deliziando, durante le digressioni fiatistiche.
È il momento di soffermarsi sui guest musicians. Roberto Tiranti canta la seconda parte del primo brano ("Solo un sogno...") oltre che il refrain insieme a Pesatori.
Luca Colombo suona in "A piedi nudi sull'Arcobaleno" (track 2, assolo solista). E la chitarra di Paolo Viani è presente nella seconda parte di "Orfeo" (il primo assolo è suonato da Marchiori).
Il brano di chiusura dell'album è una traslazione in italiano di "Mother Moon" dei Black Jester (band del chitarrista ospite Viani). La canzone si pregia del contributo delle voci bianche de I Musici Cantori di Milano.
"Mother Moon": canzone scritta dal boss della Lizard, Loris Furlan, dopo la prematura morte della madre, a cui è dedicata...
Comprate l'album. È un ascolto piacevole. Un CD che si può portare in macchina e che potrebbe diventare il compagno fedele dei vostri viaggi. Garantito: due-tre canzoni entreranno a far parte della vostra hit parade personale.
Quantitativamente, da questa band ci si può e ci si deve aspettare di più. Anche alla luce delle reazioni positive riscontrate in altri appassionati di musica rock (non solo progressive!). Qualcuno degli ascoltatori ha addirittura scomodato il termine "capolavoro"...
Nel 1972 viene registrata questa opera straordinaria:
Il Buon Vecchio Charlie è nella formazione seguente:
Richard Benson (vocals, guitar) Luigi Calabrò (guitar, vocals) Sandro Cesaroni (sax, flute) Sandro Centofanti (keyboards) Paolo Damiani (bass) Rino Sangiorgio (drums)
Il gruppo si forma a Roma nel 1970 e, dopo qualche cambio di personale, viene realizzato l'album omonimo. Che rimarrà su nastro magnetico. Infatti, nonostante l'interesse di diversi produttori, il disco non vedrà mai la luce...
... se non nel 1990 sotto forma di CD in numero limitato di copie. E poi ci saranno diverse ristampe, anche su vinile.
Un album davvero bello, dominato dal flauto, con influenze classiche e con sagge ed entusiasmanti scorribande nel jazzrock.
Buon Vecchio Charlie - Akarma LP/CD
Buon Vecchio Charlie - LP AMS
Mistero Richard Benson
Un personaggio che - si dice - è di origini sconosciute. C'è chi sostiene sia nato in Inghilterra con il nome di Richard Philip Henry John Benson, chi invece lo vuole nato in Italia con il nome di Riccardo Bensoni... Fatto sta che costui si è costruito una più che discreta fama di "web star" grazie agli innumerevoli video che lo ritraggono, soprattutto durante i suoi spettacoli "live", qui ricoperto di ortaggi ed insulti per via delle performance spesso e volentieri al limite del ridicolo, lì intento a inneggiare a Satana durante un tentativo di sacrificio di un pollo lanciatogli sul palco... Eppure, in un passato remoto, questo stesso Benson è stato voce solista nonché chitarrista ritmico di uno dei gruppi più sorprendenti della scena progressive italiana Anni ’70!