Come sempre, è festa doppia a casa Fripp, in quanto la data - 16 maggio - è la stessa del suo anniversario di matrimonio con l'attrice e cantante Toyah Willcox. La coppia convolò a nozze nel 1986.
Robert Fripp è i King Crimson e i King Crimson sono lui. Non sorprendono i vari cambi di formazione della band nel corso dei decenni: il leader dei Crimson ha sicuramente un carattere non facile. Litigò con David Bowie perché ritenne di essere stato truffato dei diritti che gli spettavano per la sua partecipazione agli album Heroes e Scary Monsters. Non un carattere facile ma... sa essere autocritico. Una volta disse di sé: "Quando iniziai a suonare la chitarra, ero stonato e non possedevo il senso del ritmo".
Grande ingegnere del suono progressive: Robert Fripp
Leggiamo su Prog Archives, che è un po' la Bibbia - o forse l'elenco telefonico -, in inglese, del prog internazionale:
>> Their music is symphonic prog in the Italian tradition with some Arabic and modern experimental sounds. This makes the music a fusion of different expressions. The closest comparisons from the seventies scene could be bands like OSANNA and SAINT JUST. Lino Vairetti from OSANNA makes a guest appearance in one track in their debut album "Danze D'incenco". This album has strong keyboard work by Oderigi Lusi and the vocal sections between the male singer & guitarist Pas Scarpato and female singer & flautist Solimena Casoria are especially delicate. <<
Sono notizie non aggiornate.
I Malaavia si sono sciolti nel 2017, diciamolo fin da subito. Tuttavia la loro storia non è completamente finita, essendo uno dei suoi iniziatori attivissimo e pronto a far debuttare i Malaavia 2.0, sotto il monikerSud Arkhé. Costui risponde al nome di Pas Scarpato ed è tra l'altro il compositore e musicista (basso, chitarra) che aveva traghettato l'idea, il concetto e i suoni dei Malaavia da Napoli a Bergamo.
Anche Sud Arkhé si prospetta essere non un semplice gruppo, bensì un intero circolo culturale, essendo coinvolte, nelle performances, altre forme di arte. Ma circa i Sud Arkhé avremo ancora tempo e occasione di parlare, poiché è in lavorazione un loro CD.
A questo proposito, occorre porre l'accento sulla sensibilità artistica e sull'attenzione di Massimo Orlandini (Ma.Ra.Cash Records), promotor di gruppi e di stili spesso presi sotto gamba (dal grande pubblico, ma non, per fortuna, dalla critica più accorta).
Pas
Lo stesso Pas Scarpato, a proposito di sé e della propria storia, ci racconta:
"Non sono un cantautore. Ho sempre lavorato con delle band dove, oltre che suonare, scrivevo tutto io e arrangiavo. Come le altre, anche Sud Arkhé è una mia creatura. Mi piace rapportarmi ad altri musicisti con bagagli di esperienze diverse. Io e gli altri compagni d'avventura siamo grati a Massimo Orlandini perchè è stato il primo a credere nel potenziale della band e tuttora sostiene i nostri progetti."
"Lakmidi"
Per chi ama inquadrare la musica in generi e sottogeneri: con i Malaavia stiamo calpestando il terreno del progressive folk, anche se i confini sono vaghi. Le influenze dichiarate di Pas Scarpato e dei suoi accoliti: gli Osanna, la PFM, le Orme, ma anche Compagnia di Canto Popolare, Teresa de Sio, Pino Daniele... e Battiato.
Tutto iniziò con/da i Blue Tango. "Cafè" (Blue Tango dal vivo, 1998)
All'epopea dei Malaavia venne data la stura alla fine degli Anni Novanta e l'idea non arrivò proprio dal nulla: già allora i musicisti in questione avevano raccolto un'eredità, ossia quella dei Blue Tango, attivi a Napoli. Pas Scarpato fu accompagnato, nella nuova avventura, dai membri superstiti di quella formazione, ovvero il pianista Oderigi Lusi (noto oggi forse soprattutto per La Stanza dei Burattini) ed Egidio Napolitano (maestro di percussioni). A loro si unì Tullio Ippodamia, bassista (che di recente ritroveremo nei Summani), oltre a Solimena Casoria (flauto, vocalist) e al tastierista Antonio Casoria.
Nomi che suonano mitici; e in molti sensi lo sono anche i personaggi in questione.
I Malaavia entrarono ben presto nel circuito musicale comprendente veri e propri "brand" viventi quali Napoli Centrale, Enzo Avitabile e Alan Wurtzburger. Vennero scritturati come gruppo di accompagnamento di Giovanni Mauriello, storica voce di NCCP (Nuova Compagnia di Canto Popolare).
Pas Scarpato
Malaavia + Solisti Dell'Anima, Santuario di Visciano (AV), 1999
Giunse il decennio Duemila, il "millennium bug" risparmiò il mondo civile insieme alla sua ormai vasta rete informatica e Pas Scarpato e Oderigi Lusi si ritrovarono a collaborare con membri del Banco e delle Orme: un sicuro riconoscimento della loro bravura. Iniziò un sodalizio con il batterista Lucio Fontana (altro maestro, proveniente dal conservatorio) e la band condivise il palco con i Solisti Dell'Anima, noto quartetto d'archi partenopeo. Già nel 2002 però ci fu una cesura importante: Fontana e Oderigi Lusi presero altre strade e Pas Scarpato si trasferì a Bergamo, deciso a rivitalizzare il progetto Malaavia.
Fondamentale l'incontro con Raoul Caprio e con il già citato Massimo Orlandini, della label Ma.Ra.Cash, cui seguì la realizzazione del primo concept del gruppo, Danze d’Incenso. Tra gli ospiti dell'album figurano Lino Vairetti degli Osanna, Giovanni Mauriello - NCCP, come già accennato - e Michele Mutti de La Torre dell’Alchimista.
Danze d'Incenso contiene 22 canzoni che costituiscono le tre parti del disco - denominate "sequenze" -, con un gran lavoro alle tastiere di Oderigi Lusi. Molti i riferimenti colti, come "Coda Di Luna Calante" che richiama a D'Annunzio (forse alcuni di noi ricorderanno: "O falce di luna calante / che brilli su l'acque deserte, / o falce d'argento, qual mèsse di sogni / ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!") e si ha peraltro, nel brano "Ombre", un intervento tenorile in latino.
Testi: Pas Scarpato
Musiche di Pas Scarpato e Oderigi Lusi in collaborazione con Antonio Casoria ed Egidio Napolitano.
Il testo di "Vivi Nascosto" è stato scritto da Matilde Mayla Nuzzo.
Il brano recitato in "Coda di luna calante" è tratto da "Falce di luna calante" di Gabriele D'Annunzio.
Progetto di Massimo Orlandini, Pas Scarpato, Oderigi Lusi, Raoul Caprio.
Produzione artistica: Oderigi Lusi, Peppe Sasso, Pas Scarpato.
Arrangiamenti: Oderigi Lusi, Pas Scarpato.
Orchestrazione e direzione: Oderigi Lusi.
Collaboratori ed ospiti:
Michele Mutti (La Torre dell’Alchimista): Sintetizzatore su "Gnoti sautòn"
Lino Vairetti (Osanna): Voce su “Abraham, where is the land?”
Giovanni Mauriello (Nuova Compagnia di Canto Popolare): Voce su "Kyrie eleison"
Franco Malapena: Mandolino e voce tenore
Stefano Larizza: Voci corali
Giulio Cozzuto: Chitarra solista
Umberto Muselli: Sax tenore
Paolo Sasso: Violino elettrico, violino acustico e viola
Pas Scarpato: Basso elettrico e acustico, chitarre acustica, classica, elettrica; voce solista
Lucio Fontana: Batteria
Solimena Casoria: Flauto traverso, voce
Egidio Napolitano: Percussioni e rumori d’ambiente
I Malaavia (da Napoli... e da Bergamo) non ci sono più da qualche annetto, ma Pas Scarpato ci ha già informati: presto arriveranno novità da... Malaavia 2.0, ovvero "Sud Arkhé"! Stay tuned.
Nel 2003 nasce “La Carovana dell’Interiorità”, gruppo di estimatori della band e delle sue tematiche trascendenti, che si organizzerà online. Eh sì, perché, riguardo ai temi e ai testi dei Malaavia, vediamo che vengono affrontati argomenti introspettivi e addirittura filosofici, con una tendenza all'esoterismo. E anche la musica si inquadra in quello che loro, i Malaavia, definiscono "art rock esoterico". Chiaro che i testi hanno un ruolo di primo piano! Si parte dall'interno, poi però l'obiettivo si allarga e tali introspezioni vengono proiettate nel mondo circostante, con il focus su temi sociali.
Proprio l'altro giorno, Pas Scarpato ci confermava:
"Sì. I testi sono altamente introspettivi, frutto di esperienze personali di ricerca interiore. E il secondo step della ricerca è il calarsi nella realtà. Cosa che abbiamo sempre fatto."
Dopo aver aperto alcuni show per il Banco del Mutuo Soccorso, per Gianni Leone del Balletto di Bronzo, per la PFM e addirittura per gli Yes (vedi foto soprastante: Malaavia con guest Tony Pagliuca sul palco di Yes e PFM. A quella data seguì un tour, organizzato da Orlandini e da Iaia de Capitani, manager della PFM), nel 2008 la nuova formazione realizza il secondo studio album, Vibrazioni Liquide, pubblicato stavolta dall'etichetta Multiforce (di Tiziano Giupponi).
Songs / Tracks Listing
Libro primo Intra moenia: Movimenti di spiriti inquieti
1. Deus dementat? (5:17) 2. Lakmidi (5:33) 3. Listen To The Voices (4:47) 4. Vagando (7:24) 5. Intro la rosa (1:11) 6. La rosa (5:52) 7. Il cedro (2:48) 8. Elevazione (recitativo) (3:49) 9. Salmo di Lode Universale (1:58)
Libro secondo Extra moenia: Stati superiori dello spirito
10. Stati superiori (suite in 5 movimenti) (13:41) I. La crisi II. Il sonno III. Il risveglio dello spirito IV. Canticus (hora est!) V. Beatitudine
Total time: 52:22
Line-up / Musicians
- Pas Scarpato / bass, classical and acoustic guitars, tammorra, vocals - Joe La Viola / flute, sax, oboe, samples - Helèna Biagioni / vocals - Jacov Leone / drums, drums programming - Donato Zoppo / recitative vocals - Fabrizio Garofoli / Piano - Sebastiano Mazzoleni / keyboards
Guest musicians: - Gianni Lamagna / vocals - Francesco Magni / vocals - Sophya Baccini / vocals - Enrico Iglio / vintage keyboards - Eris Salvador / tenor vocals - Fabrizio Frigeni / guitar - Davide Rossi / organ, piano - Francesco Napolitano / viola - Chiara Boldreghini / vocals - Alfio Costa / organ, minimoog, mellotron - Christian Monje / didgeridoo
Ricordiamo la figura di Fabrizio Garofoli, pianista in studio e dal vivo in Vibrazioni Liquide, scomparso il 30 aprile 2021.
E anche ad un altro importante musicista che ha partecipato a questo album occorre purtroppo dire "Requiescat In Pace": a Francesco Magni, "lo chansonier di Brianza", grande amico della band e che ha prestato la sua voce nel brano "Il cedro". Magni si è spento il 12 gennaio 2021.
Pas insieme a Francesco Magni (Premio della Critica a Sanremo nel 1980)
Superato un periodo di stasi nel 2009, la line-up si arricchisce di Shana Stucchi, vocalist dall’impostazione teatrale, e di Carlo Leone, il quale gestirà tutti i suoni in studio dei Malaavia. Alla fine del 2014 esce, di nuovo per Ma.Ra.Cash Records, Frammenti Compiuti, un album nel quale i Malaavia mettono a frutto tutte le esperienze accumulate negli anni per dar vita a un sound rinnovato e forse ancor più progressivo. Ma la vera originalità consiste nelle atmosfere mediorientali. D'altronde, l’incontro con il poeta e traduttore dall’arabo Francesco Medici ha offerto a Pas Scarpato lo stimolo per trasporre in musica una prima lirica ("Canto Sufi") di Ameen Rihani, poeta arabo della diaspora.
Qui svolgono un gran lavoro di composizione il batterista Giacomo "Jacov" Leone e la tastierista Michela Carrobbio. La voce nel disco è di Shana, ma nella tournée che seguì ritornò Helèna Biagioni (dopo una maternità).
“La Carovana dell’Interiorità” dei Malaavia si è rimessa in cammino...
"Specchi del tutto" Da: Frammenti Compiuti
Da una recensione:
>> Terzo album per la band orobico-partenopea con una line-up rinnovata, come è nella tradizione del gruppo. I temi filosofici ed esistenzialisti sviluppati in musica e testi costituiscono da sempre il marchio di fabbrica di questa formazione che ha saputo inventare il filone del new-prog esoterico. <<
A questo punto i Malaavia sono:
Pas Scarpato: voce, chitarre, synt guitar
Jacov Leone: batteria e campionamenti
Michela Carobbio: tastiere, voce
Shana Stucchi: voce solista
Gionata Giardina: percussioni, pianoforte
Piero Pasini: basso elettrico e contrabbasso
In alcune date dello spettacolo "Frammenti Compiuti" è stato presente il bassista Piero Pasini, al quale è presto subentrato Carmelo Vecchio. Durante la registrazione dell'album, il basso è stato suonato da Pas, come del resto già accaduto per i due album precedenti.
La band "chiude i battenti" per così dire dopo un ultimo concerto al Teatro Qoelet di Bergamo, nel 2017. Da allora, Pas Scarpato si è dedicato alla musica folk e di ricerca. A breve, il suo primo album con il Collettivo Sud Arkhè.
Nei Sud Arkhé sono presenti la tastierista Michela Carobbio e la vocalist Helèna Biagioni, entrambe provenienti dai Malaavia.
Parallelamente, Pas Scarpato collabora con il bassista Carmelo Vecchio in un altro progetto che riguarda il jazz italiano: il Mocamblue (Mocamblue su Faceboook).
Pas Scarpato qui sul palco con Helèna Biagioni e Antonio Nardelli ('Rua Parthenope'). Si trattava di un recital di canzoni napoletane classiche e di rivista. Helèna canta perfettamente in napoletano, sia antico che coevo. Probabilmente è l'unica bergamasca D.O.C. a saperlo fare...
Un momento di raccoglimento intorno alla figura del poeta Ameen Rihani
E, per concludere:
"Lei ballando va", brano dei Sud Arkhé con Tiziana Radis
Liquid Tension Experiment, l'album uscito ad aprile. 2 CD, etichetta Inside Out
[Ca. 22 anni dopo l'uscita di 'LTE 2', ecco 'LTE 3'! E tra i quattro vecchi orsi del progressive rock risulta esserci ancora tanta sintonia.]
Il progetto parallelo dei Dream Theater, voluto dal batterista/percussionista Mike Portnoy (Transatlantic, Sons of Apollo ed ex Dream Theater) e che include il tastierista Jordan Rudess (Dream Theater), il celeberrimo bassista Tony Levin (King Crimson, Peter Gabriel) e il chitarrista John Petrucci (Dream Theater), rischia di essere arrivato alla fine con questo - nonostante tutto eccellente - terzo album. Già nelle interviste precedenti all'uscita del medesimo, Portnoy lasciava intendere che c'erano state difficoltà (soprattutto con la sua casa discografica Magna Carta, che non aveva mai voluto una 'reunion' del superquartetto) e che un disco n. 4 è poco probabile.
Portnoy:
"3 lo abbiamo registrato tra un impegno e l'altro con i nostri gruppi-madre. Durante la registrazione di un album a New York, mi sono imbattuto nei miei compagni di Liquid Tension Experiment, impegnati a loro volta con un album dei Dream Theater. Jordan Rudess era appena uscito dallo studio quando mi sono precipitato con la macchina fotografica per immortalare me stesso con Jordan e con John Petrucci. Tony Levin, come al solito, è arrivato dopo, unendosi a noi quando è stata l'ora delle recording sessions..."
Sono troppi impegnati tutti quanti e, forse, le sonorità dei Liquid Tension Experiment sono assai simili a quelle dei Dream Theater!
Questa è stata la seconda reunion (dopo quella del 2008). Ce ne sarà un'altra tra dieci o venti anni??
Il 28 maggio i Marillion pubblicheranno l'album dal vivo With Friends At St. David's, registrato nel novembre 2019 a Cardiff (Galles).
Il preludio all'album è stato dato dalla loro collaborazione con In Praise Of Folly, quartetto d'archi "based in Belgium" con cui nel 2019 hanno registrato il disco With Friends From The Orchestra. Con il supporto di Sam Morris (corno) ed Emma Halnan (flauto), hanno allora creato un album davvero eccellente (vedi video sottostante) con re-interpretazioni di molti dei brani "marillioniani" più apprezzati.
In quello stesso anno 2019 i Marillion sono andati in tour con le versioni speciali delle loro canzoni, presentandosi al pubblico sotto una luce nuova (più elegiaca e romantica, meno rock) e aggiungendo alla scaletta highlights del tipo di "Gaza" e "Zeperated Out".
***
Con With Friends At St David's, i nostri Steve Hogarth – voce, tastiera, chitarra, percussioni -, Steve Rothery – chitarra -, Pete Trewavas – basso, cori; chitarra, campionatore ed effetti aggiuntivi -, Mark Kelly – tastiera, campionatore ed effetti, programmazione, cori - e Ian Mosley – batteria, percussioni - non solo offrono una brillante performance visiva e acustica, ma ci mostrano anche quali meraviglie possono nascere quando vengono attraversati i confini dei generi musicali.
La novità discografica serve anche ad accorciare un po' l'attesa del loro prossimo lavoro in studio. Il successore del famoso F*** Everyone And Run (F E A R) (discone che ha avuto buon riscontro commerciale) è parecchio agognato dai fan...
Marillion in una foto recente. Nell'era post-Fish, con Steve Hogarth alla voce, la band ha calpestato nuovi sentieri sonori. Il periodo "hogarthiano" si inquadra dal 1989 al 2004. Oggi (anche per il loro distanziamento dall'industria discografica e il tentativo di autoprodursi anche tramite crowdfunding) sono addirittura più oltre - e difficilmente possono inquadrarsi nel filone "neo-progressive".
Lo sappiamo: le leggi del mercato sono dure. Glass Hammer, celebre gruppo progressive 'made in USA' esistente fin dal 1992, si arrangia così:
>> Non su CD né su vinile, non su iTunes e neppure su Amazon o siti consimili. Lo trovate solo sul nostro sito web! In vero formato 'wav'. E per questo i files hanno tale qualità! <<
A Matter Of Time - album-novità dei Glass Hammer, in esclusiva nel negozio della band - al link:
Dal loro album del 2020 The Second Sun, questo è il brano omonimo.
Sono un quartetto. Alla voce: Romilda Bocchetti (che inoltre suona il piano, le tastiere, la darbuka).
Il gruppo ha dalla sua il fattore spigliatezza, misto a un interessante multiculturalismo e a una spiccata tendenza per la ricerca sonora. Insomma: gli Alias producono musica colta... ma con una certa levità, e quindi musica ballabile, se si vuole! Almeno a tratti. È una di quelle formazioni che possiamo benissimo immaginare esibirsi sia a un festival popolare che sul palco di una manifestazione dedicata alla musica progressive.
Siamo più che certi che ci daranno ancora diverse soddisfazioni... Scommettiamo?
Tra Napoli Centrale e... Medio Oriente. Con qualche accenno di tarantella.
Il dipinto della cover e dell'interno del CD, opera del maestro Raffaele Bocchetti, raffigura la Wardenclyffe Tower, stazione sperimentale che Nikola Tesla fece costruire a Long Island nel 1901 per le sue trasmissioni senza fili.
Romilda Bocchetti: voce, piano e tastiere, darbuka
Giovanni Guarrera: chitarra classica, cori
Ezio Felaco: basso
Fredy Malfi: batteria.
Con la partecipazione di Max Fuschetto all'oboe in "Red Six"
Tre dei componenti degli Alias provengono dall'OMM (Orchestra Multietnica Mediterranea) mentre Fredy, il batterista, dai Napoli Centrale. Si sono coesi negli Alias per continuare a suonare e sperimentare progressive rock e musica etnica.
Le influenze diverse che l'album ci suggerisce sono di folk tradizionale, folk-rock, jazz, rock, pop (ma un pop di tipo artistico: art pop)...
Si parte con "Red Six", traccia di 4 minuti che disegna e stabilisce le coordinate dell'opera. Una sorta di latin jazz arricchito da passaggi ariosi. Per certi versi, qui gli Alias ci ricordano un'altra scoperta degli ultimi anni: gli Aliante (ma questi ultimi sono privi dei cori...).
Si passa a "Pitch Black", forse il brano migliore (ma è difficile dirlo!), che ci porta a un rock psichedelico con una melodietta ossessiva cantata che arriva ad entrarti in testa e che ci richiama certe egregie produzioni francofone degli ultimi decenni (sebbene il canto sia, qui come nel resto del disco, in inglese). Il significato di "Pitch Black" va comunque oltre. Vi si evocano, sia con le note del pentagramma che con il testo, i sogni e le speranze dei migranti. "Pitch Black" ci riporta alla mente quelle fragili imbarcarzioni cariche di persone meno fortunate di noi le quali cercano un futuro migliore... e alla fine si ritrovano ad annaspare in acque nere. Acque nere, picee; in tutti i sensi.
L'inizio di "Mediterraneo Prog" ci fa riprendere un po' fiato, con il suo clima più amichevole, relaxed... apparentemente. Poi parte un tema veloce, un inserto di stampo jazz che tradisce l'eleganza e il buon gusto di tutta la band (non solo della brava cantante, la quale lungo tutto l'album ci fornisce vocalizzi gradevoli). Si trovano qui le influenze medio-orientali cui accennavamo più sopra. Dal dolce assolo di pianoforte, un venticello caldo ci agguanta teneramente per sollevarci in volo. Ancora acqua, ancora una distesa enorme, ma stavolta c'è molto blu...
Arriva poi “Around The Universe” che, davvero, sembra volerci far continuare il viaggio: tra diverse etnie - e diverse stelle - tramite una chitarra classica che sa di latin. Il nostro procedere in volo si è fatto più siderale... La canzone è basata su versi di Raffaele Bocchetti.
"Danza Dei Due Mondi" è una suite strumentale contraddistinta da un continuo scambio tra chitarra folk classica (a corde di nylon) e modulazioni prog tastieristiche, non dissimile dal prog-rock Anni Settanta. Tarantella-wise. Poco da invidiare alla PFM...
Il brano che dà il titolo all'album, e dunque "The Second Sun", è di una brillantezza non facile né scontata. È qui che entrano in gioco Nikola Tesla e i suoi esperimenti che ai profani sanno di stregoneria futuristica. L'aura misteriosa evocata da note cupe si infrangono in luce, in un forte raggio di fotoni. Vediamo tante scintille (e le "sentiamo"pure! Bravi tutti a rendere frizzante ed elettrica l'atmosfera) ed entriamo in un tunnel di vento magnetico. Finché, tra echi suggestivi, non vedremo stagliarsi nel cielo il secondo sole...
"Samsara" è, di nuovo, folk etnico con incursioni nel progressive tradizionale. Prog folk, insomma. Che riesce però a liberarsi da ogni confinamento e si fa... gioia. Non gioia assoluta: c'è qualche inquietitudine tra le corde. Ma gioia, tuttavia. Il titolo si riferisce ovviamente al ciclo della vita eterna attraverso il vagolare dell'anima (vita, morte e rinascita: la ruota dell'esistenza). Un brano allegro o, diciamo, allegro moderato, di una lietezza non proprio spensierata, nient'affatto sciocca, che conclude degnamente l'album, lasciandoci con un senso di speranza e, sì, anche ricchi di una qualche saggezza confermata o riscoperta.
La celebre esibizione tenutasi a Venezia - video completo (RAI)
Insieme al concerto nell'ex "zona franca" di Berlino (1988), quello di Venezia si svolge in uno scenario "storico" similmente all'ormai mitico Concerto a Pompei (1971). Nel 1989 i Pink Floyd avevano ormai "perso" Roger Waters, anima del gruppo fin dall'auto-dissolvenza di Syd Barrett, e David Gilmour e Nick Mason si sforzarono di infondere uno spirito positivo al tour mondiale che serviva a promuovere A Momentary Lapse Of Reason, e ciò nonostante le beghe legali in corso con Waters per l'uso del nome della band e per l'esecuzione di vari brani da The Wall che l'ex membro considerava di sua proprietà. Il tour fu un successo persino maggiore di tutti quelli che lo avevano preceduto, ma si avvertiva chiaramente che, de facto, trattavasi dell'epilogo: i Pink Floyd appartenevano già alla storia e non avrebbero potuto più offrire niente di veramente grande e geniale. L'ultima impennata sarebbe stata rappresentata da The Division Bell (1994); quindi, di nuovo stagnazione e, immancabilmente, the end.
Alcuni però affermano di no...